stan & ollie stanlio e ollio

''STANLIO E OLLIO: UNO LAVORAVA, L'ALTRO SI DAVA DA FARE COL GOLF'': L'ELEGIA FUNEBRE CHE DICK VAN DYKE PRONUNCIÒ ALLA MORTE DI STAN LAUREL. NEL FILM IN USCITA IL 1 MAGGIO È INTERPRETATO DA UNO STRAORDINARIO STEVE COOGAN, CON JOHN C. REILLY NEI PANNI DI OLLIO NELLA FASE DISCENDENTE (ANZI PROPRIO ATTERRATA) DELLA LORO CARRIERA (VIDEO)

 

Elogio funebre di Dick van Dyke pubblicato da ''il Fatto Quotidiano''

 

Arriva in sala il 1º maggio "Stanlio e Ollio", il film con Steve Coogan e John C. Reilly che ripercorre una parte della storia del duo. Cos' erano loro realmente lo ha raccontato il collega Dick Van Dyke nell' elogio funebre per Stan Laurel, nel febbraio 1965. Il testo è riportato in "Mr Laurel & Mr Hardy" di John McCabe edito in Italia da Sagoma (www.libridivertenti.it).

 

Trent' anni fa, quando nella mia città natale, in Illinois, arrivava il nuovo film di Stanlio e Ollio, lo andavo a vedere alle proiezioni del sabato mattina; vale a dire dalle undici del mattino fino a, forse, le nove o le dieci di sera, o comunque fino all' ora in cui mia madre o mio padre venivano per riportarmi a casa. [] L' influenza che ha avuto Stan su di me mi ha spinto per prima cosa a entrare nel mondo dello spettacolo e la sua influenza ha formato il mio punto di vista, il mio modo di pormi verso la comicità.

 

[] Quando Stan ci ha lasciato, la sua piccola scrivania è rimasta stracolma di lettere scritte da fan che lo inondavano di corrispondenza da tutte le parti del mondo; questo avveniva regolarmente nei suoi ultimi anni; restava seduto là, a quella piccola macchina per scrivere portatile, a rispondere a ognuna di esse, personalmente, e certamente aveva accumulato degli arretrati; ma anche se era indietro di mesi e mesi nelle risposte, non si è mai fermato.

[] Alle ore piccole di una delle sue ultime mattine sulla terra, un' infermiera entrò nella camera di Stan per una terapia d' urgenza. Stan la guardò e le disse: "Sa cosa? Preferirei essere a sciare".

 

L' infermiera rispose: "Le piace sciare, Signor Laurel?" e lui: "Lo detesto! Ma meglio sciare piuttosto che stare qui!" Stan una volta raccontò che Chaplin e Lloyd avevano girato dei film importanti mentre lui e Babe (uno dei soprannomi di Oliver Hardy, ndr) avevano realizzato solo dei piccoli film poco costosi. "Ma mi hanno detto", continuava, "che i nostri piccoli film sono stati visti da molte più persone negli anni rispetto a quelli importanti.

La gente si deve essere accorta di quanto amore ci mettevamo nel farli". E questo è ciò che pone Stan Laurel una spanna sopra tutti gli altri, sia come artista che come uomo.

 

Mise nel suo lavoro un ingrediente speciale. È stato un maestro della comicità e un grande artista, ma è stato anche in grado di usare quell' ingrediente che è parte solo dell' essere umano, che è l' amore. L' amore per il proprio lavoro, l' amore per la vita, l' amore per il suo pubblico. Eccome se amava quel pubblico: non è mai stato ignorante o stupido, per Stan Laurel. [] Stan non fu mai elogiato per la sua arte perché si preoccupò troppo di nasconderla: celava le ore di duro lavoro creativo che aveva messo nei suoi film.

Non voleva che voi vedeste le sue abilità: voleva soltanto farvi ridere, e voi avete riso!

Non sareste mai riusciti a farlo pontificare sulla comicità.

 

[] Se doveva capitare qualcosa di brutto in un film di Stanlio e Ollio, Stan lo riservava al personaggio di Stanlio. Stan era il creativo della coppia, e questo Babe lo apprezzava moltissimo. Quest' ultimo passava il tempo libero sui campi da golf. Era un uomo gioviale, disinvolto, estroverso, e a Ollie piaceva che le cose stessero così. Stan si sentiva realizzato nelle ore in più che passava allo Studio, adorava lavorare su nuove gag o su nuove idee comiche. La comicità era la sua vita. Quando qualcuno gli chiedeva dei progetti futuri, Ollie aveva una risposta ricorrente: "Chiedete a Stan".

 

[] Una volta ho provato a fare l' imitazione di Stanlio nel mio show televisivo e sono stato meticolosamente attento a cercare il cappello giusto, i vestiti adatti e a fare in modo che tutto fosse al posto giusto. Siamo andati in onda e, tutto eccitato, dopo la trasmissione l' ho chiamato e gli ho chiesto "che ne pensi?".

 

Ha risposto "Andava bene, Dicky, ma" per i successivi quaranta minuti mi ha elencato dettagliatamente tutto ciò in cui avevo sbagliato. Era un perfezionista. Alla fine ha salutato con il suo "Che dio ti benedica" e ha chiuso. Avrei voluto avere una registrazione di quella telefonata: mi ha insegnato più cose in quell' occasione sul mio lavoro, o sull' importanza dell' essere umano di essere in grado di ridere di se stesso, di quanto io non abbia mai imparato in tutta la mia vita.

 

Un uomo come Stan Laurel ha insegnato a milioni e milioni di persone a ridere di se stessi. [] Tre generazioni di persone hanno trovato la sua comicità ugualmente umana, calorosa e divertente attraverso i suoi film, di cui in realtà non è mai stato proprietario, e forse accadrà anche alle future generazioni; ma uno come lui non ci sarà mai più e il mondo sembra essersene accorto.

 

[] Ci sono strani posti dove sono andati Stan e Ollie - non si sono mai presi in verità lunghi periodi di vacanza - ma una volta fecero un viaggio da turisti e andarono in Cina. Erano nella più lontana, recondita parte della profonda Cina e, da forestieri, visitarono un tempio Buddista. Furono invitati a entrare e a guardare l' altare, e proprio là ci ritrovarono una gigantografia enorme, stampata addirittura a colori, di Ollie e Stan. Una volta si trovavano in Inghilterra - in tournée - e si meravigliarono del fatto che, ovunque andassero, venivano seguiti da folle di persone.

 

Non avevano ancora capito quanto fossero amati dalla gente. Un giorno, erano in incognito a Cobh, in Irlanda, per riposarsi un po', e all' improvviso sentirono le campane della chiesa di quel paese che cominciavano a suonare Era la "Danza dei Cuculi". Stan ha dichiarato: "Ci siamo commossi fino alle lacrime quella volta, perché abbiamo sentito quanto amore proveniva dalle persone".

 

[] Stan e Ollie ora non ci sono più e io riesco a percepire il suono delle risate divine che provengono dai corridoi del Paradiso allo scorgere della coppia.

Vorrei augurare a Stan quel che augurava sempre a tutti noi quando ci salutava: "Che Dio ti benedica".

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