adrian di adriano celentano -6

ADRIAAAN! NUOVO FLOP PER CELENTANO: 15,4% LO SHOW, 10,4% IL CARTONE - QUESTA VOLTA ADRIANO C’È, CI SONO LE SUE PAUSE, L’ACQUA, IL TAVOLO, LA FINTA USCITA, LE CANZONI, I SUOI CAVALLI DI BATTAGLIA, OSPITI DA GRANDE EVENTO: BONOLIS, CHIAMBRETTI, CONTI, SCOTTI, GILETTI. IL DIBATTITO DELLA TAVOLA ROTONDA ABBONDA DI ANALISI BANALI E SI TRASFORMA IN UN ''TVTALK CELEBRITIES'' - A.MINUZ: ''SENTI CHE CONCEPT: SEI UOMINI INTORNO A UN TAVOLO PARLANO DEI MASSIMI SISTEMI, POI ENTRA UNA FICA''

 

Giuseppe Candela per www.ilfattoquotidiano.it

ligabue adrian di adriano celentano 3

 

Nuovo flop di ascolti per Adriano Celentano nove mesi dopo il suo ritorno su Canale 5: lo show è stato visto da appena 3.869.000 telespettatori con il 15,41%, situazione che peggiora ulteriormente con la messa in onda del cartone animato visto da appena 1.859.000 e il 10,44%. Un risveglio amaro per i vertici Mediaset, numeri preoccupanti a fronte degli investimenti importanti sostenuti per questo progetto. Il Molleggiato soccombe anche contro la fiction di Rai1 con Daniele Liotti, Un passo dal cielo porta a casa infatti 4.407.000 telespettatori e il 19,95% di share.

 

Questa volta Adriano c’è, ci sono le sue pause, l’acqua, il solito tavolo, la finta uscita, le canzoni, i suoi cavalli di battaglia, gli ospiti. La location è differente, non più il Teatro di Verona ma gli studi di Cologno Monzese. Questa volta bisogna fare sul serio ma c’è soprattutto il già visto con Celentano che, purtroppo, è diventato prevedibile. Si apre con il dibattito sulla tv con il trio Mediaset Bonolis, Chiambretti, Scotti, in quota Rai Conti e da La7 Massimo Giletti. Mancano Fazio, Amadeus e Costanzo per creare il G8 della tv italiana, il dibattito della tavola rotonda abbonda di analisi banali e si trasforma dopo pochi minuti in un TvTalk Celebrities.

adrian di adriano celentano 6

 

 “Con questi quattro abbiamo l’intrattenimento, mentre con Massimo Giletti abbiamo la guerra, i furti e le catastrofi. Qui c’è la televisione. Loro sono la nostra finestra sul mondo, attraverso di loro ci arriva il bello e il brutto dell’umanità. Io credo che dobbiamo cambiare la tv: cambiare è sempre positivo, anche quando si sbaglia. Bisogna essere più diretti, più schietti, meno caramellosi”, esordisce il Mollegiato nei panni del conduttore. La giuria di Tale e Quale Show è buonista “metterei una giuria che giudica la giuria”, a Scotti consiglia di non regalare soldi nei quiz, a Giletti critica l’assenza di un freno quando gli ospiti litigano nel suo talk, a Bonolis di evitare troppe ragazze seminude.

 

alessio boni adrian di adriano celentano 2

“Adrià cantace Azzurro“, avrebbero voglia di urlare in studio mentre si va avanti quaranta minuti con una critica alla tv di oggi. Uno spazio metatelevisivo ma soprattutto un processo al piccolo schermo dopo il flop di Adrian. Tra le righe sembra scaricare la responsabilità sul pubblico, un punto su cui potrebbe aprirsi un lungo dibattito ma se il telespettatore non ti guarda non è mai colpa del telespettatore: “Si potrebbe dire che Adrian è un urlo, un grido d’amore ma soprattutto un grido di aiuto. Voi che dalle vostre case adesso mi state guardando voglio dirvi che non ho dimenticato che nelle prime quattro puntate voi mi avete condannato, accusandomi di essere poco presente, senza minimamente pensare ad Adrian, alle cose che voleva dirvi, che succedono e succederanno.

 

Ma voi che mi state guardando eravate arrabbiati perché quando io ero in scena non parlavo e non cantavo e adesso siete ritornati, sperando che ora mi comporti diversamente dalla volta scorsa. Non avete capito niente allora. Io non solo non farò come la volta scorsa, ma faccio una cosa in più, stavolta ve lo do io il motivo per cambiare canale. Io me ne vado, spegnete tutto”, continua il suo sfogo Celentano.

ilenia pastorelli adrian di adriano celentano 1

 

 

Se ne va ma poi ritorna e canta. Il punto è che quando canta non ha rivali, mangia la scena e incanta il pubblico. Chiambretti lo definisce l’antenato di Greta Thunberg: “È stato il primo, ben trent’anni fa, a parlare di smog, ambiente e cemento armato. Ha preso una volta sola l’aereo nella sua vita per andare a Mosca. Fatti pagare i diritti d’autore, meriti anche un Nobel per la pace”. Con Ligabue duetta e parla di acqua con tanto di ricorso alle teche, ormai sindrome diffusa della tv italiana, poi Alessio Boni fa il riassunto delle puntate precedenti di Adrian. Dopo appena sessanta minuti circa lo show finisce per lasciare spazio al discusso cartone.

 

Troppo poco forse per soddisfare i telespettatori. Impresa comunque non semplice, l’evento questa volta c’è stato, seppur senza exploit e con un ritmo forse troppo lento. Il cartone era indigesto e continuerà ad esserlo. Il problema di Adrian, senza girarci intorno, è Adrian. Celentano resterà Celentano anche con un flop nel suo curriculum.

 

 

2. CELENTANO SHOW , PROCESSO ALLA TV

adrian di adriano celentano 5

Renato Franco per il “Corriere della Sera

 

Sua Assenza questa volta c' è, pause comprese. Celentano dimentica Adrian e torna a fare Adriano, non si limita alla sola esperienza cartonata, ma si manifesta anche in carne, ossa e voce. Il solito tavolo con il bicchiere e la bottiglia d' acqua; la finta di interrompere il suo monologo e andarsene. Déjà vu. I pilastri su cui ha costruito la sua carriera televisiva ci sono tutti, i temi di cui parla sono quelli che gli stanno a cuore: il mondo della tv, l' ambientalismo.

 

Celentano ha allestito uno show che avrebbe le carte in regola per essere definito un evento, a partire dai conduttori che riesce a mettere insieme attorno a un tavolo in rappresentanza delle diverse anime della tv generalista: c' è la Rai (con Carlo Conti), c' è Mediaset (con il trio Paolo Bonolis, Piero Chiambretti, Gerry Scotti), c' è La7 (con Massimo Giletti). Gente che ha in dote qualcosa come 16 milioni di spettatori a sommare i loro programmi da Tale e Quale Show a Non è l' Arena . Il risultato del dibattito risulta però troppo improvvisato, tra qualche banalità e analisi superficiali.

 

Sullo sfondo lo skyline di una città piena di grattacieli affacciata sul mare, entrano uno alla volta e si mettono da un lato del tavolo; sull' altro c' è Celentano annunciato come «il conduttore». Ci mette un po' a far uscire la voce - se no non sarebbe Lui: «Qui c' è la televisione. Loro sono la nostra finestra sul mondo, attraverso di loro ci arriva il bello e il brutto dell' umanità. Io credo che dobbiamo cambiare la tv: cambiare è sempre positivo, anche quando si sbaglia.

adrian di adriano celentano 4

Bisogna essere più diretti, più schietti, meno caramellosi».

 

Celentano dà anche i giudizi sui loro programmi. «Il difetto di Tale e Quale è nella giuria, non hanno il coraggio di dire ai concorrenti quando non sono stati bravi. Metterei una giuria che giudica la giuria». Giletti? «Non riesce a frenare il caos quando gli ospiti si accapigliano». Gerry Scotti?

 

«Sono contrario a regalare soldi in un quiz attraverso un gioco, non è un bel messaggio per i giovani». L' accusa a Bonolis è di indugiare troppo su bellissime ragazze in tanga, «dovresti cambiare». «Ma io cambio culo ogni settimana», la risposta al laser del conduttore.

Poi arriva il «solito» monologo, la preoccupazione per le ferite del nostro Pianeta («La Terra è arrabbiata con l' Uomo»). Con Ligabue invece parlano di acqua. Il momento migliore però è il riassunto teatrale di Adrian fatto da Alessio Boni.

adriano celentano dalla toffanin a verissimo

 

Celentano ha puntato anche su una durata che è il futuro della tv, si rimane intorno all' ora, un minutaggio che ha una diversa lettura: poco tempo per annoiarsi a morte (se non piace), ottimo per non essere sazi (se diverte gli spettatori), perfetto per non diluire le idee (se ci sono) in 3 ore di programma che in questi tempi di attenzione ristretta sono ormai un residuo del Novecento televisivo.

celentanoepisodio di adrian sulle grandi navi a venezia 4chiambretti giletti celentano scotti carlo conti bonolis

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…