maurizio serra

ALIMORTÉ, UN ITALIANO IMMORTALE A PARIGI - L'AMBASCIATORE MAURIZIO SERRA È IL PRIMO ITALIANO A ENTRARE ALL'ACADÉMIE FRANÇAISE - AUTORE DI BIOGRAFIE IN FRANCESE SU MALAPARTE, D'ANNUNZIO E SVEVO, IL SUO ULTIMO LIBRO È ‘’LE MYSTÈRE MUSSOLINI’’: “I RAPPORTI POCHI CHIARI CON LE DEMOCRAZIE E CON HITLER. DOPO IL 25 LUGLIO VENNE LIBERATO MA CREDO AVREBBE PREFERITO STARSENE PRIGIONIERO AL GRAN SASSO. INFINE QUELLA CONGIURA ALL'ITALIANA DOVE TUTTI RACCONTANO TUTTO DA SETTIMANE, E LUI, IL DITTATORE CHE CONTROLLAVA OGNI COSA COMPRESA LA POLIZIA, SI PRESENTA COME SE NON NE SAPESSE NULLA”

Maurizio Serra

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera - La Lettura”

 

Davanti a un tè al bar dell'hotel Montalembert, istituzione di Saint-Germain-des-Prés a due passi dalle case editrici Gallimard e Grasset, l'ambasciatore Maurizio Serra racconta della sua immortalità, con infinito rispetto per l'istituzione e una punta di leggerezza esclusivamente dell'Académie Française, l'istituzione fondata nel 1635 dal cardinale Richelieu per aggiungere la dimensione linguistica all'unificazione politica e amministrativa dello Stato francese.

 

Gli accademici stabilirono le regole del francese, unico idioma da imporre in tutto il Paese, e da allora ne sorvegliano purezza ed evoluzione. Richelieu fu il primo protettore dell'Accademia, alla quale concesse il sigillo con la scritta « A l'immortalité », che rende i suoi 40 membri « Les immortels », gli immortali.

Maurizio Serra

 

Serra è ormai uno di questi: nato a Londra 66 anni fa, cresciuto a Parigi, diplomatico a Mosca e Berlino, ambasciatore all'Unesco e poi all'Onu a Ginevra, autore di biografie in francese su Malaparte, d'Annunzio e Svevo, del romanzo in francese Amori diplomatici (Marsilio, 2021) e dell'ultimo Il caso Mussolini (Neri Pozza, 2021), è il primo italiano e il secondo non francese (dopo l'americano Julian Green nel 1971) a entrare all'Académie, seguito poi dal Nobel peruviano Mario Vargas Llosa (novembre 2021).

 

L'Académie ha tuttora un ruolo di enorme prestigio nelle lettere e nella società: oltre alla nobile menzione de l'Académie Française che accompagna i membri, la funzione di tutela della lingua le dà il potere di accogliere o (più spesso) bocciare innovazioni come la scrittura inclusiva o il pronome neutro iel , proposto di recente per superare la distinzione binaria maschile-femminile.

 

Maurizio Serra

La pandemia ha ritardato di due anni la cerimonia ufficiale che segue un rito secolare e segna l'ingresso del nuovo immortale sotto la Coupole de l'Institut de France, l'edificio sulla Senna che ospita le cinque accademie ( française, inscriptions et belles-lettres, sciences, beaux-arts, sciences morales et politiques ).

 

Nelle prossime settimane - avrebbe dovuto essere il 19 gennaio, ma le condizioni sanitarie hanno costretto a un nuovo rinvio - sono previste la consegna della spada, all'Ambasciata italiana a Parigi, e i discorsi solenni nella sala Richelieu della Coupole, sotto lo sguardo di Hélène Carrère d'Encausse, grande storica esperta della Russia e secrétaire perpétuel dell'Accademia dal 1999 (nonché madre dello scrittore Emmanuel Carrère).

 

Ambasciatore, si aspettava di diventare il primo italiano immortale di Francia?

Maurizio Serra

«No, è una grande soddisfazione del tutto inattesa, non lo dico per civetteria. Anche se forse qualche savoiardo nei secoli passati lo è stato prima di me... Avevo avuto qualche avvisaglia, il caso vuole che avessi alcuni amici all'Académie che mi dicevano "pensaci, candidati".

 

Per esempio quando Marc Fumaroli, che presiedeva la giuria, mi attribuì il Prix Chateaubriand per D'Annunzio le magnifique (Grasset), nel discorso volle sottolineare che il mio posto era tra loro. Fumaroli, che non conoscevo prima, è stato tra i miei grandi sostenitori».

 

Quali altri immortali l'hanno voluta all'Académie?

 «I viventi sono diventati tutti amici, anche perché sono arrivato senza essere coinvolto in lotte interne, credo di godere di un certa diffusa cordialità. Tra quelli che non ci sono più, vorrei ricordare Jean d'Ormesson, anche se il suo appoggio lo dava a tutti, e soprattutto a tutte; ma lo faceva con molto garbo e gentilezza, e mi dicono che ha sempre parlato bene di me. Il terzo nome da citare è quello di Yves Pouliquen, il grande oftalmologo, che si è speso fino all'ultimo per me».

 

Maurizio Serra

Lei è stato eletto allo scranno numero 13, quello che fu di Racine e poi di Simone Veil.

«E anche di Paul Claudel, che fu uno scrittore e diplomatico molto più importante di me»

 

. Che cosa rappresenta questa cerimonia per lei?

«Sono infinitamente grato alla Francia per avermi concesso un simile onore. Sono nato a Londra, mio padre era un universitario che ha lavorato anche per il ministero degli Affari esteri, e sono cresciuto a Parigi. Scrivo in francese, ma sono italiano. Mi considero un ospite. Quando poi ci sarà una cittadinanza europea, la prenderò in considerazione».

 

Come mai scrive in francese?

«Un po' per caso, le mie tre lingue sono italiano, inglese e francese, ma ero a Parigi quando la casa editrice Grasset mi ha chiesto una biografia. Io proposi d'Annunzio, loro dissero "cominciamo con Malaparte, ma te la senti di scrivere in francese o preferisci in italiano?", e io accettai di scrivere direttamente in francese.

Maurizio Serra

 

I miei libri sono editi anche in Italia, e seguo personalmente entrambe le versioni perché è difficile riconoscersi in una traduzione. Ora sto curando la versione in inglese del Malaparte, che esce per la casa editrice della "New York Review of Books" ». L'ultimo libro uscito pochi mesi fa è «Le mystère Mussolini».

 

Perché mistero?

«Perché ci sono molte cose poco limpide nella sua personalità e anche nella vicenda storica. Per esempio che cosa volesse fare davvero dopo il 25 luglio: venne liberato ma credo avrebbe preferito starsene prigioniero al Gran Sasso.

 

Poi quella congiura all'italiana dove tutti raccontano tutto da settimane, e lui, il dittatore che controllava ogni cosa compresa la polizia, si presenta come se non ne sapesse nulla. Infine i rapporti pochi chiari con le democrazie e con Hitler, ancora in occasione degli accordi di Monaco del 1938».

 

Quali sono le altre opere alle quali tiene di più?

Maurizio Serra

«Una che ho scritto negli anni Novanta, L'esteta armato. Il Poeta-Condottiero nell'Europa degli anni Trenta (il Mulino), perché riguarda la temperie di quel periodo storico che mi interessa molto. E poi la biografia di Italo Svevo, che ha condotto una vita più privata e nascosta rispetto a d'Annunzio o Malaparte e quindi era più interessante da scoprire.

 

Mi ci sono accostato con la mia passione per i romanzi polizieschi classici. Presto uscirà un nuovo romanzo, il seguito di Amori diplomatici : il titolo sarà In visita in Italia e Visiteur in Francia, una parola che mi piace molto».

 

marc fumaroli

Come mai?

«Perché è il termine al quale sono associato all'Académie. A ogni membro viene attribuita una parola del dizionario, alla quale si sta lavorando al momento dell'elezione. A me è toccato visiteur , visitatore. Forse un modo per suggerirmi di non allargarmi troppo».

 

Che cosa prevede il rituale dell'Académie?

«Ci sarà una prima cerimonia, quella della consegna della spada, all'Ambasciata d'Italia, che ha avuto la gentilezza di accettare la mia proposta. Il mio padrino all'Académie, lo scrittore Andreï Makine, prenderà la spada da un tavolo e me la offrirà, poi pronuncerà un breve discorso in mio onore».

 

Maurizio Serra

Da dove viene la spada?

«Ogni immortale sceglie la sua, è il simbolo dell'antico privilegio di portare l'arma nei palazzi reali, in difesa del sovrano. Alcuni se le fanno fare a Parigi dal celebre orafo di origine georgiana Goudji, raggiungono prezzi esorbitanti.

 

La mia è una modesta e onesta sciabola dritta appartenuta a mio nonno, che dopo una dignitosa carriera militare passò a una - a lui forse più consona - carriera nelle Ferrovie dello Stato. Comunque è una spada con lama Solingen del 1892, porterà alcune incisioni tra le quali i due tricolori incrociati, quello francese e quello italiano. Munito della spada, e indossando l'habit vert , entrerò poi alla Coupole».

 

Che cos' è l'«habit vert»?

jacques chirac simone veil

«È il frac in realtà nero, ma con abbellimenti verdi: la divisa degli immortali. Me lo ha disegnato Giorgio Armani, che è stato straordinariamente gentile. Certo non avevamo pensato a come sorreggere la spada, che pesa tre chili. Comunque, la cerimonia all'Académie sarà molto sobria.

 

Rullo di tamburi, si entra, la presidenza mi dà la parola, io pronuncio il mio discorso di circa 45 minuti in omaggio a Simone Veil che mi ha preceduto, mi siedo con o senza applausi, si alza Xavier Darcos, ex ambasciatore e ministro e ora cancelliere dell'Institut de France, che pronuncia il suo discorso su di me di altri 45 minuti più o meno».

 

Che cosa dirà nel suo discorso su Simone Veil?

simone veil

«Onestamente non è un discorso difficile perché Simone Veil è un personaggio molto rotondo, una donna eccezionale, che cammina sulle acque (una delle donne più amate e rispettate di Francia, sopravvisse ad Auschwitz, fu promotrice nel 1974 della legge che legalizzava l'aborto, ministra e prima presidente donna del Parlamento europeo, ndr ).

 

L'unico rischio è un eccesso di retorica. Farò riferimento all'Europa, alla dimensione più ampia della scelta tra sovranismo e europeismo».

 

Che cosa comporta essere un membro dell'Académie?

«Occorre garantire una certa assiduità, in cambio di uno stipendio mensile di 34o euro lordi, qualche taxi pagato, e un certo coefficiente di prestigio».

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