beatrice venezi

ALLEGRO CON FUOCO (E CON BEA) – CHI E’ LA SPLENDIDA BEATRICE VENEZI, UNA DELLE PIU’ GIOVANI DONNE MAESTRO D’ORCHESTRA E PER ‘FORBES’ FRA I 100 UNDER 30 PIU’ INFLUENTI D’ITALIA – “UNA COLLEGA MI HA CRITICATO PER I VESTITI MA IO NON DIMENTICO LA FEMMINILITA'' – ''LA CLASSICA E LE OPERE SONO POP. CARMEN È IL PRIMO E UNICO FEMMINICIDIO PORTATO IN SCENA. LA BOHÈME DI PUCCINI: IL PRECARIATO, ANCHE SENTIMENTALE'' - LIBRO+VIDEO

beatrice venezi

Eleonora Barbieri per il Giornale

 

Beatrice Venezi è in partenza per l' Argentina. «Venerdì debutto in Sud America, al Teatro del Libertador San Martin di Cordoba.

 

Come sempre all' estero, la prima parte del concerto sarà dedicata all' Italia: il Trittico botticelliano di Respighi e il Notturno di Martucci». Nata a Lucca nel 1990, a trent' anni non ancora compiuti Beatrice Venezi è una delle poche donne maestro d' orchestra. La sua base è la Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli, ma ha girato il mondo dirigendo in Giappone, Bielorussia, Georgia, Armenia e Libano, e Forbes l' ha nominata fra i cento «under 30» più influenti d' Italia. Pucciniana per passione (e origine), è giovane, bella, attivissima sui social. Si racconta in un saggio-autobiografia, Allegro con fuoco. Innamorarsi della musica classica (Utet, pagg. 174, euro 16; in libreria da oggi).

 

Maestro Venezi, come ha iniziato?

«Quasi per caso. Ho studiato pianoforte; poi sono passata alla composizione con Gaetano Giani Luporini e, infine, alla direzione d' orchestra, anche grazie al lavoro di maestro collaboratore».

 

beatrice venezi

La prima volta con la bacchetta?

«Era la mia prima produzione, in estate, vicino a Stoccarda. Il direttore un giorno mi disse: So della tua passione, domani la prova in orchestra la fai tu. Mi lanciai».

Funzionò.

«Andò bene. Fortunatamente...Tornata in Italia ho iniziato a prendere lezioni e ho incontrato il mio primo maestro, Piero Bellugi».

 

Una donna maestro è una rarità. Con le colleghe come va?

«Siamo poche e, fra queste poche, non c' è grande scambio».

 

A Osaka una impiegata dell' Istituto italiano di cultura le disse di non averla riconosciuta, perché aspettava «il maestro Venezi». Quando la vedono si sorprendono?

«È successo davvero. Indubbiamente c' è una sorpresa, a volte anche da parte dell' orchestra. Per esempio quando ho diretto in Armenia, in Georgia o a Sofia. Però questa sorpresa dura pochissimo, così come un eventuale pregiudizio: chi fa musica passa subito sul piano del merito».

 

Altri non lo fanno?

«La difficoltà è farsi giudicare per quello che si vale dal sistema intorno, dalla macchina organizzativa della programmazione».

Però è contraria alle quote rosa.

«Le trovo ulteriormente ghettizzanti. E poi credo non sia necessario sottolineare il genere di un professionista: o sa fare il suo lavoro, o no».

beatrice venezi

 

È vero che la criticano per i vestiti troppo femminili?

«Una volta una collega, su un post, ha scritto che lei, da donna, indossa sempre il frac, perché non vuole che la musica sia distratta dagli abiti».

 

È così?

«A me sembra offensivo nei confronti della musica. È pretestuoso... Forse un retaggio culturale, o generazionale, di un certo tipo di femminismo che ha fatto più male che bene. E che è finito con il diventare ancora più maschilista, limitante e tranchant nei giudizi».

 

Come mai è così attiva su Instagram?

«Ho 29 anni, giocoforza devo relazionarmi con i miei coetanei. E poi si dice che è una vetrina vuota, così ho voluto riempirla di un contenuto: racconto la trama delle opere e il dietro le quinte del mio mondo, l' orchestra e il teatro».

 

La musica classica può essere pop, a partire dal suo amato Puccini?

«Lui è il più moderno dei moderni, perfino troppo pop per una certa intellighenzia culturale, che lo ha escluso dalla Scala per molti anni. È moderno nel linguaggio e nelle trame. Ma non è il solo: nel libro racconto cinque trame molto attuali».

 

In che senso?

«Queste storie ci parlano, hanno gli stessi pattern narrativi dei film e dei telefilm e richiamano storie drammaticamente note. Carmen è il primo e unico femminicidio portato in scena».

 

beatrice venezi

Le altre?

«La Bohème di Puccini: il precariato, anche sentimentale. La mia generazione. E Madama Butterfly, primo esempio di turismo sessuale sul palco. Poi due opere che esortano a strutturare un proprio pensiero critico, contro gli ideali preconfezionati e le fake news: Il trovatore e l' Andrea Chénier».

 

Perché è stata nominata da Forbes?

«Un grande onore... Credo, per prima cosa, perché cerco di veicolare un contenuto che è nel nostro Dna, e rappresenta le nostre radici, con una modalità nuova; un tipo di divulgazione più pop, per tornare a riempire i teatri, e far sì che le nuove generazioni si riapproprino di questo patrimonio».

E poi?

«Perché sono una donna, immagino.La rivoluzione non è tanto nel ricoprire un ruolo maschile; è nel farlo senza dimenticare la mia femminilità, senza mostrare i muscoli. Altrimenti non ci sarebbe progresso».

beatrice venezi

 

È vero che si allena?

«Certo. È anche una performance. Devi stare molto in piedi, tutti i muscoli sono coinvolti nello sforzo. Faccio yoga e studio tanto le partiture».

 

Un sogno?

«Beh, la Scala. Poi tutti grandi teatri italiani. E completare le opere di Puccini che non ho ancora diretto».

 

Perché finora ha lavorato di più all' estero?

«Non dico che sia più semplice ma, forse, in Italia c' è un po' più di resistenza. Ma amo molto il mio Paese e poterlo rappresentare nei teatri all' estero è un grande onore. In Italia no ma, all' estero, essere italiani è un plus».

venezi coverbeatrice venezibeatrice venezibeatrice venezibeatrice venezi

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO