mattia torre valerio mastandrea

A UN ANNO DALLA MORTE DI MATTIA TORRE, LA LETTERA DI VALERIO MASTANDREA: ''AMICO MIO, NEL RESTO DELLA MIA VITA IO E TE TROVEREMO IL MODO DI DIRCI LE MILIONI DI COSE CHE AVREMMO DA DIRE, NELL’UNICO MODO POSSIBILE…'' - LO SPECIALE DI SKY (ON DEMAND E SU NOWTV), I SUOI FILM E LE SUE OPERE - VIDEO: CATERINA GUZZANTI LEGGE UNO DEI SUOI SMS - VIDEO: GEPPI CUCCIARI E IL MONOLOGO SUL CICLO FEMMINILE, ''DICEVANO 'MA SEMBRA SCRITTO DA UNA DONNA', E IO MI SENTO COSÌ COINVOLTA CHE OGGI MI È VENUTO IL CICLO''

 

 

UNO SPECIALE SU SKY E NOWTV PER RICORDARE MATTIA TORRE

Gianmaria Tammaro per www.lastampa.it

 

Dice Valerio Mastandrea che Mattia Torre coincideva, letteralmente, con quello che faceva: «Non era uno che si sdoppiava, con due sguardi diversi, tra vita e lavoro. Era uno così: intero». E «Figli», l’ultimo film che ha scritto, l’ultimo film che avrebbe dovuto dirigere, è nato come una cosa di tutti, una cosa da proteggere e condividere. Un anno fa, Mattia c’era, era pronto, voleva girare. Poi, però, è morto. E oggi restano i racconti e i ricordi (su Sky Cinema Uno e su NowTv, uno speciale condotto da Francesco Castelnuovo e disponibile on demand); restano le cose che ha scritto e che ha immaginato; resta il suo sguardo – uno sguardo, come lo definisce Mastandrea, totale, vero, personale.

mattia torre

 

Mattia era e non era, contemporaneamente. Era scrittore e regista insieme. Metteva ordine alle parole, mentre riempiva il mondo di bianchi e di sospensioni, come in teatro, dando una profondità ulteriore non al racconto, ma alla coscienza dei suoi personaggi. In ogni storia che ha scritto, in ogni ruolo a cui ha dato forma insieme con i suoi attori, resiste un po’ di lui. La sua vita, le sue opere, la sua ironia sottile e ficcante, che a volte scavava lentamente, a volte più velocemente; e la sua malinconia, la sua ansia, la sua apprensione.

 

«Figli» era nato prima come un articolo per il Foglio, nella rubrica di Annalena Benini, e poi era diventato un monologo recitato da Mastandrea. Solo alla fine, come un bambino che muove i primi passi nel mondo, che comincia a sillabare mamma e papà, era diventato un film. Mattia aveva deciso di mettere insieme volti e voci, di dare uno spessore a quello che significa essere genitori.

 

corrado guzzanti mattia torre

Nei libri di Mattia, ci sono la sua anima e la sua coscienza. «In mezzo al mare» è travolgente, divertente, assurdo, pieno di quella comicità detonante che finisce per coincidere – anche se per poco, anche se confusamente – con tutto ciò che esiste, che è. Una battuta è un’esagerazione, certo: ma è pure un altro modo per dire la verità. E Mattia, la verità, la diceva spesso.

 

Ne «La linea verticale», serie e libro, pagine e immagini, ha raccontato la sua storia, la sua malattia, come si è sentito andando in ospedale, e come ha scoperto in un reparto un altro mondo, un’altra dimensione, qualcosa che non sospettava potesse esserci, qualcosa che, a suo modo, con le sue regole, i suoi equilibri, le sue storture, gli era apparso come un universo a sé, a parte, lontanissimo e allo stesso tempo vicinissimo. Materiale e immateriale. Un sogno ad occhi aperti. Un’eccezione.

 

E quando parlava delle sue storie, quando si finiva sempre a «Boris», alla scintilla della creatività, dell’intuizione, di come fare cosa, Mattia non aveva ricette; non si metteva ad elencare metodi e mezzi; partiva da quello che vedeva e da quello che sentiva, come un capitano di ventura alla scoperta del Nuovo Mondo. La commedia, diceva, non è solo una cosa serissima: «È una cosa sacra». E come tutte le cose sacre, anche la commedia ha bisogno dei suoi tempi, delle sue liturgie, delle sue sfumature.

mattia torre

 

Ne «La linea verticale» è più trattenuta, più sottile, colma di detti e non-detti; in «Boris» è oceanica e devastante, farcita di ombre, di esagerazioni, di sottolineature così lampanti, così estreme, da sembrare troppo, da suonare eccessiva. In «456», poi, diventa macabra: c’è l’oscuro, c’è la paura che si tramuta in risata a denti stretti, che va anche più in là di “Boris”, che non si limita più a giocare con le sfumature, ma che vuole scuotere ogni cosa: lo spettatore, la realtà, la scrittura stessa.

 

Mattia sperimentava come uno scienziato nel suo laboratorio o un pittore davanti a una tela bianca. Aveva le sue idee, i suoi punti fermi (sfondi bianchi, monologhi, pause), ma cambiava in continuazione, mutava, si adattava – o, al contrario, costringeva tutto il resto ad adeguarsi alla sua visione. In «456» si parla una lingua non-lingua, un insieme di dialetti, cadenze, parole. È un fiume in piena. Una valanga che non rallenta. «Buttafuori», scritta con Giacomo Ciarrapico e a Luca Vendruscolo, già co-autori di «Boris», è una delle serie a pillole più innovative che siano state fatte, in questi anni, per la televisione italiana. Non solo per la dimensione fisica del racconto – ogni sera fuori dallo stesso locale, stesso posto, stesse dinamiche – ma anche per quello che i due protagonisti, interpretati da Mastandrea e da Marco Giallini, dicono. La vita, l’amore, le cose tutte uguali, la banalità di un venerdì sera.

 

figli mastandrea cortellesi

Con Mattia, hanno mosso i loro primi passi la Wilder di Lorenzo Mieli, poi diventata Wildside, e la comedy all’italiana (non commedia, attenzione); attorno a lui, si sono radunati talenti, attori e registi, e si è radunata un’intera generazione dello spettacolo italiano, e certe cose, certe serie, certi film, che hanno creato insieme oggi rimangono. Sono classici, sono simboli, sono testimonianze. Di un modo di fare, certamente.

VALERIO MASTANDREA LA LINEA VERTICALE ALTER EGO DI MATTIA TORRE

 

Ma anche, e forse soprattutto, di Mattia. Di quella sua visione totalizzante, integra, mai a metà, mai separata. «Era uno così: intero». E lo è ancora adesso, un anno dopo la sua scomparsa. Una penna che racchiude infinite storie e infiniti personaggi. Una voce che, per la sua pacatezza, per la sua passione, per la sua capacità di mettere a fuoco, racconta l’Italia e gli italiani, e li raccontava ieri, li racconta oggi e li racconterà, probabilmente, anche domani.

 

 

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...