dario argento

ARGENTO VIVO – BOMBASTICA INTERVISTA DI MALCOM PAGANI PER “GQ” AL MAESTRO DELL’HORROR – IL TENTATO SUICIDIO, LA DROGA E L’ARRESTO: “FECI ENTRARE I FINANZIERI IN CASA E CERCAI COMUNQUE DI SDRAMMATIZZARE. “AHÒ, MÒ NON FAMO CHE ME NE VADO E VE FUMATE LA ROBBA MIA”, DISSI AGLI AGENTI IMBARAZZATI” - L’ESORDIO CON SORDI, SERGIO LEONE E IL CULO DEI CAVALLI, LA SERATA-PROCESSO AL DAMS DI BOLOGNA - "UNA NOTTE, PERSUASO CHE L’ASSASSINO CHE STAVO DESCRIVENDO SULLA PAGINA FOSSE DAVVERO IN CASA CON ME…" - VIDEO

 

 

Malcom Pagani per "Gq" – www-gqitalia.it

 

DARIO ARGENTO 6

Non potendo più farlo in piscina −«Sono chiuse quasi da un anno» − Dario Argento nuota nella vasca delle sue fantasie. Lo fa fin da bambino: «I miei genitori mi portarono a vedere l’Amleto con loro, niente fu più uguale a prima».

 

E continua a inseguire visioni e inquietudini mentre su Roma pioggia e sole si alternano al ritmo dei ricordi. Ha amato molto ma, giura, la sua «grande compagna di vita è rimasta la solitudine. Ho avuto molti amori, è vero, ma erano passioni che andavano e venivano proprio come le tante donne che ho avuto vicino».

GQ FOTO DI DANIEL RIERA

 

Con la distanza del tempo i contorni sfumano e le responsabilità sono dettagli meno rilevanti di quelli che nei suoi film svelavano l’assassino: «Può anche darsi che il colpevole fossi io perché starmi accanto non era facile. Ero capriccioso, esigente, incostante e quasi sicuramente anche geloso».

 

DARIO ARGENTO 6

Di tagli netti e dissolvenze, la vita di Dario Argento è piena. «Della mia infanzia, molto serena, ricordo soprattutto l’incontro con la paura. Mi ha fatto scoprire mondi sconosciuti di cui i miei amici e i miei fratelli non avevano neanche la più lontana idea.

 

GQ COVER FOTO DI DANIEL RIERA

Io invece, grazie alla lettura e alla fantasia, li frequentavo con entusiasmo. Scoprivo abissi della mente, derive a cui ancorarmi, racconti dell’orrore, opere liriche e tragedie che in seguito, nel mio lavoro, si sarebbero dimostrati fondamentali».

 

Cos’altro si è dimostrato fondamentale?

 Avere consapevolezza del fatto che c’era una parte di me capace di pensieri orribili e immaginazioni spaventose. La mia metà oscura.

GQ - FOTO DI DANIEL RIERA

 

L’ha combattuta?

L’ho coccolata, abbracciata, accudita. Mi ha fatto compagnia e continua a farmela. Mi fa commettere atti crudeli e bruttissimi: è vero. Ma ci dialogo da sempre e non ho mai avuto la tentazione di mediare. Forse per opportunismo: molti di quei pensieri infatti sono nei miei film.

 

Quali paure l’hanno accompagnata in questi anni?

 Quelle di tutti, credo. Essere aggredito, soffrire fisicamente, incontrare il male. A volte erano paure inconsulte, assolutamente irrazionali.

DARIO ARGENTO ENNIO MORRICONE

 

Da ragazzo non dividevo il letto né concedevo l’intimità della notte a nessuno. Temevo che nel sonno, dando le spalle all’amante, potessi essere ucciso.

 

Ha mai avuto paura di qualcosa che stava scrivendo?

 Molto spesso. Una notte, persuaso che l’assassino che stavo descrivendo sulla pagina fosse davvero in casa con me, pronto a uccidermi, mi precipitai sulle scale e svegliai il portiere. Era sorpreso. Parlammo a lungo, almeno fino a quando le mie ansie si placarono».

 

dario e asia argento

Lovecraft sosteneva che l’emozione più antica dell’essere umano è la paura e che la paura più forte sia quella dell’ignoto.

 Ho sempre nutrito una profonda fascinazione per l’inconoscibile, per le stranezze e per le bizzarrie. Le ho inseguite in lunghissimi viaggi che godevo nell’affrontare da solo.

 

Quando sei solo puoi ragionare su quello che vedi, con gli altri devi verbalizzare e tutto finisce in burletta. Si parla troppo e si capisce poco. Quando sei con te stesso invece comprendi veramente lo spirito dei luoghi.

 

Il primo viaggio significativo?

In Francia. Un periodo di totale libertà. Dopo avermi organizzato una vacanza studio in Costa Azzurra, che nei piani sarebbe dovuta durare non più di un paio di settimane, mio padre Salvatore aveva assistito incredulo al prolungamento coatto della permanenza francese e aveva iniziato a preoccuparsi. Desiderava che tornassi e così aveva deciso di tagliare i fondi, convinto che bastasse per interrompere il viaggio. Si sbagliava.

 

LUCHERINI CON CECCHI GORI DARIO ARGENTO VERDONE

Sognavo a occhi aperti e dormivo ovunque trovassi un giaciglio: dagli ostelli in cui mi infilavo clandestinamente, con il serio rischio di prendere due calci in culo dai custodi, alle stanze fetide divise per un breve periodo con due prostitute sagge e generose.

 

Mangiavo quel che capitava, vedevo moltissimi film, confondevo l’alba col tramonto. Uno dei periodi più felici della mia vita.

 

Presto, prima di diventare maggiorenne, iniziò a lavorare nei giornali...

 Conclusa la “vacanza” francese tornai in Italia. Scrivere mi piaceva e mi industriai per dare alla mia passione la parvenza di un mestiere. A scuola, dopo quell’esperienza che mi aveva fatto sentire improvvisamente adulto, non avevo intenzione di tornare. Così mio padre mi presentò Ugo Ugoletti, l’anziano direttore de L’Araldo dello Spettacolo, un piccolo quotidiano che si occupava di sale, incassi ed esercenti.

dario argento daria nicolodi

 

La sua gavetta?

 Didascalie delle foto, notizie brevi, articoli inutili. In poco tempo però, misteriosamente, mi ritrovai a scrivere per uno dei migliori giornali italiani. Al direttore di Paese Sera, Fausto Coen, non dispiaceva l’idea che qualcuno ragionasse sull’incasso dei film. Da lì, complice anche il caso, presi il largo.

 

Uno dei principali critici del quotidiano infatti si era ammalato di tisi e mi ritrovai a sostituirlo in corsa. Rispetto a un certo conformismo comunista, lo feci in maniera completamente eterodossa. Parlavo bene dei film che mi piacevano e Coen, preoccupatissimo, era spesso costretto a richiamarmi all’ordine.

 

Nel 1966 invece ha esordito da attore al fianco di Alberto Sordi

DARIO ARGENTO VITTORIO CONGIA

 Ero andato a intervistarlo per il giornale. Lui parlava e ogni tanto si ammutoliva fissandomi con insistenza. Al momento del congedo, mentre salutavo, si avvicinò l’aiuto regista: «Tanto noi ci rivediamo», disse. E così mi ritrovai sul set di Scusi, lei è favorevole o contrario? nel ruolo di chierichetto.

 

Aveva mai pensato di diventare regista?

 Ancora no. Una spinta decisiva me la diede l’incontro con Sergio Leone. Non amava i lunghi dialoghi, neanche nella vita. Parlava per immagini e per inquadrature. Parlava con il linguaggio del cinema. Viveva di intuizioni e aveva un vero talento per scoprire il talento. Se qualcuno valeva qualcosa, Sergio lo capiva in un secondo.

 

In lei vide un talento.

 Fece una cosa da pazzo. Mise in mano a due sconosciuti, me e Bernardo Bertolucci, il soggetto di C’era una volta il West. Voleva fare un film diverso dai precedenti, desiderava affidare il ruolo principale a una donna. Pensava che gli sceneggiatori tradizionali del cinema italiano, di donne, non capissero nulla. Cercava ragazzi giovani e investì noi di quella responsabilità.

dario argento foto di bacco

 

Bernardo lo incontrò quasi per caso, alla proiezione di un suo film, a due passi dal Viminale. Glielo indicai e volle conoscerlo. Bertolucci fu sciolto e spigliato: «Il suo cinema mi piace», disse sfacciato a Leone. «In particolare amo come riprende il culo dei cavalli: così bene lo fa soltanto John Ford». Leone fu conquistato dalla totale assenza di sovrastrutture e dopo pochi giorni ci propose di collaborare.

 

E come andò?

Umanamente io e Bernardo ci trovammo benissimo, ma il lavoro durò parecchi mesi e non fu semplice. C’era una volta il West è molto sottile, pieno di svolte, colpi di scena e personaggi che cambiano natura.

 

Alla fine consegnammo il trattamento e l’amicizia tra me e Sergio, un’amicizia che sembrava dover essere eterna, finì da un giorno all’altro. Per un lungo periodo avevamo condiviso emozioni e viaggi. Eravamo stati persino insieme a vedere con i nostri occhi il disastro che aveva provocato l’alluvione di Firenze nel 1966.

 

Finì così, senza una ragione?

DARIO ARGENTO DAVID SPECIALE

 Senza una ragione. Ma il cinema è così. Sembra che l’esperienza in comune leghi le persone per sempre e invece, una volta finito il lavoro, ci si perde di vista come in un branco di nebbia. Non parlai con Sergio, pur continuando a provare affetto per lui, per quasi un ventennio.

 

Poi, senza alcun preavviso, mentre era in grande difficoltà nella scrittura di C’era una volta in America, si fece nuovamente sentire. Cercava aiuto.

 

Gli eravamo tornati in mente io e Bernardo e contattò entrambi, separatamente, per tentare di riunire la squadra e chiedendoci se volessimo collaborare con lui. Ma ormai ognuno aveva preso la sua strada e, pur con rammarico, non se ne fece nulla.

DARIO ARGENTO

 

Cos’è il set per lei?

Un luogo in cui non mi diverto mai. Non ho mai provato una grande felicità nel realizzare i miei film. Era un lavoro che facevo con metodo e applicazione quasi impiegatizia.

 

Un lavoro che non di rado mi lasciava totalmente svuotato e che affrontavo senza questa specie di falsa euforia che sembra essere il corollario indispensabile per potersi definire regista. Non ho mai creduto nella falsa euforia: facevo il mio storyboard, facevo in modo di rispettare il mio stile, cercavo di sopravvivere. (Sorride).

 

Hai mai più litigato su un set?

Mai violentemente perché la violenza non ha mai fatto parte della mia vita. Ma è chiaro che quando si lavora le divergenze di opinione esistono. Ma litigi veri, Musante a parte, mi sono accaduti soltanto con un’attrice spagnola, Cristina Marsillach. Dopo averla vista in uno spot l’avevo scelta per Opera.

 

dario argento

Lei era molto giovane e perfetta per il ruolo. Durante la preparazione, tra l’altro, era andato tutto per il verso giusto.

 

Poi non so cosa successe, ma lei cambiò di colpo. Si vedeva che voleva litigare e iniziò a farlo su ogni singolo aspetto del film: dalle inquadrature alla trasparenza della maglietta. Il rapporto fu pessimo.

 

Lei ha un carattere dolce, ma ha un carattere.

 Sul set non accetto interferenze. Se un attore arriva con delle idee per migliorare la scena è sempre il benvenuto, se arriva per rompere proditoriamente i coglioni, invece, vuol dire che desidera sabotare il lavoro e io il lavoro non me lo faccio sabotare da nessuno. Il cinema è un meccanismo delicato, un gioco di squadra. Se qualcuno rema contro, arrivare a destinazione è molto faticoso.

 

I suoi film sono stati studiati in tutto il mondo, eppure in Italia non sempre è stato capito.

dario argento cover

Il tempo è galantuomo e non mi sono mai preoccupato troppo della critica. Mi sarebbe piaciuto che alcuni film non fossero bollati pregiudizialmente, ma non me ne sono mai fatto un cruccio. A irritarmi erano altre cose. Mi ricordo una serata-processo al Dams di Bologna, sarà stato il 1972.

 

Presentavo 4 mosche di velluto grigio e le domande in platea erano insinuanti, ostili e offensive. Si partiva dal solito luogo comune −

 

«È il regista che sullo schermo fa morire soltanto le donne» − e si arrivava a definirmi senza troppi sofismi ora fascista, ora misogino. Io all’epoca ero stanco, stressato e pieno di problemi nella vita privata. Ma quella sera cercavo di trattenermi, di rispondere in maniera educata e gentile senza cadere nella provocazione.

 

dario argento

Ma a un certo punto si alzò un ragazzo. «Smettetela», disse con tono flautato e conciliante, «se non vi piace il suo cinema non c’è bisogno di insultarlo».

 

Quella difesa pelosa mi fece infuriare più delle accuse gratuite e mi trasformai letteralmente in un altro: «Ascolta, anche tu che fai finta di essere equidistante, con quella cravattina da intellettuale, sei uno stronzo. Un vero stronzo, esattamente come tutti gli altri».

 

Lo mandai a fare in culo e lo stesso feci con il pubblico che definii «branco di pecore». Alla fine dell’intervento, un intervento sull’importanza del libero pensiero, invece di aver acceso la fiamma del dibattito mi accorsi di averlo spento.

 

Sempre acceso, con lei, è stato invece il dibattito sulla censura. Con i suoi film ha dovuto combatterla per anni.

 L’operato della censura è stato spesso orrendo con i miei film, tanto da spingermi a vere acrobazie per salvare alcune copie di lavori che dai tagli erano stati devastati. Opera, un film che mi era costato tanto come preparazione e impegno, per esempio dai tagli venne massacrato. Fu una botta durissima. E io caddi in depressione.

 

dario argento

Le è capitato spesso?

 Mi è capitato di soffrire per l’esito di alcuni film e di sentirmi a volte svuotato, spossato, senza la voglia di andare avanti. Ho ottant’anni e per lunghissimi periodi della mia vita ho vissuto in albergo. Mi sono sempre piaciuti, gli alberghi. Sono impersonali, perfetti per concentrarsi, non ti appartengono esattamente come tu non appartieni a loro.

 

Perché me lo racconta?

 Perché in uno dei miei preferiti, l’Hotel Flora, a due passi da via Veneto, nell’inverno del 1976 rischiai di suicidarmi. Stavo preparando Suspiria e le cose sul lavoro andavano alla grande, ma era con me stesso che da qualche tempo le cose non andavano benissimo.

 

Mi era capitato di svegliarmi una notte con il nitido desiderio di lanciarmi dalla finestra e la stessa cosa mi era successa qualche settimana dopo quando mi era addirittura accaduto di immaginare il dopo, il mio corpo che precipitava a terra, lo schianto, il rumore, i titoli dei giornali.

 

GABRIELE LAVIA IN INFERNO DI DARIO ARGENTO

Mi ero diretto senza dubbi verso gli scuri, ma i mobili, i tavolini e le suppellettili mi avevano impedito di realizzare il proposito. Mi ero risvegliato la mattina dopo in lacrime, aggrovigliato tra le tende e avevo immediatamente telefonato a un amico medico.

 

«Il suicidio è una strada a senso unico, se la imbocchi tornare indietro è impossibile, ma se devii in tempo dal tuo percorso non ti accadrà più di intraprenderlo».

 

Come fece a dominare quella pulsione?

 Il mio amico mi consigliò di mettere tutti i mobili della stanza davanti alla porta-finestra. Funzionò. Dovetti combattere ma mi rialzai. Mi tirai su e da allora non ci ho mai più pensato.

VERONICA LARIO IN TENEBRE DI DARIO ARGENTO

 

La solitudine ha un prezzo.

 In quell’albergo per esempio ogni tanto invitavo qualcuno nel dopo cena per fare festa, ma regolarmente una volta andato via l’ultimo ospite mi sentivo solissimo. Oggi, come ieri, non ho molti amici. La pulsione al piacere della solitudine, come dice lei, un prezzo lo richiede sicuramente. È una dipendenza, la solitudine.

 

Che rapporto ebbe con le dipendenze?

L’hashish mi ha fatto compagnia per moltissimo tempo. Non mi ricordo neanche chi mi iniziò al vizio, ma se avessi potuto avrei continuato. Ho dovuto smettere, con grande dolore, perché bronchite e tosse non mi davano tregua. Per un breve periodo feci uso anche di cocaina, ma a differenza delle canne, non solo non era una dipendenza forte, ma neanche rimpianta. La cocaina mi dava fastidio. Mi faceva star male. Non mi rilassava. Abbandonarla fu naturale.

DARIO ARGENTO

 

Cosa ricorda del suo arresto?

 Qualcuno che non conoscevo aveva spedito un pacco con delle sostanze proibite a mio nome a Fiumicino.

 

La narcotici l’aveva intercettato ed erano venuti a cercarmi. Feci entrare i finanzieri in casa e candidamente, a precisa domanda, ammisi di essere un fumatore mostrando la modesta quantità di hashisch che detenevo.

 

Mi portarono via, a Regina Coeli, ma non volevo che la situazione né i titoli dei giornali suonassero come «il grande regista arrestato per droga», così mentre andavamo via cercai comunque di sdrammatizzare.

 

E come sdrammatizzò?

DARIO ARGENTO

 «Ahò, mò non famo che me ne vado e ve fumate la robba mia», dissi in romanesco e con il sorriso sulla faccia. Gli agenti risero poco, erano imbarazzati.

 

Ridere le è sempre piaciuto.

 Almeno quanto spaventare. Nei miei film, anche nelle situazioni più drammatiche, ironia e grottesco non mancano mai.

DARIO ARGENTO

 

Cos’è la paura per lei?

 Noir, horror e giallo sono solo parole. Contenitori per i nostri sogni.

 

La paura è un sentimento.Un’emozione diversa dal brivido che avverti guardando un film che ti terrorizza. La paura nasce dal subconscio e il subconscio, anche se spesso facciamo finta che non esista, ce l’abbiamo tutti.

 

Si sente un uomo fortunato?

 Fortunatissimo. Non avevo mai pensato di fare cinema e invece fare cinema è diventata un’esigenza fortissima che continua a darmi energia. Ho ancora tanti film in testa, tante storie. E le voglio girare perché senza cinema il mondo mi sembra un posto più povero, vuoto e insignificante. Non ho molte certezze, ma una brilla chiarissima.

 

Quale?

 Finché in una sala ci sarà qualcuno da impaurire potrò considerarmi una persona contenta.

 

A maggio tornerà a girare.

DARIO ARGENTO

 C’è già il titolo, Occhiali neri, e forse anche il cast. È una storia forte a cui penso da molti anni.

 

Che impressione le fa averne 80?

 Un’impressione strana. Non mi accorgo di avere l’età che ho. Poi accade una cosa curiosa: mi pare che più vado avanti con gli anni e più il mio pubblico ringiovanisca.

 

DARIO ARGENTO

 

 

Alla morte pensa mai?

Come fai a non pensarci? La morte fa parte delle paure di tutti. So che un giorno dovrà succedere. Spero soltanto di essere pronto.

dario argento giovanni malagoasia e dario argento

 

DARIO ARGENTO asia argento dario argentoDario Argento dario argentoDARIO ARGENTO PROFONDO ROSSO i personaggi di sergio leone alberto sordiwilliam friedkin dario argentoennio morricone e sergio leonedario argentoDARIO E ASIA ARGENTO

Ultimi Dagoreport

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...