mostra el greco milano

ARTE DA NON METTERE DA PARTE: A MILANO I MUSEI TRABOCCANO DI MOSTRE, A ROMA IL DESERTO - RACHELE FERRARIO RACCONTA LA MOSTRA A PALAZZO REALE DI MILANO DEDICATA A EL GRECO: “FU CONSIDERATO “PAZZO”, LE SUE FIGURE ALLUNGATE ATTRIBUITE A DIFETTI DELLA VISTA: ERA ASTIGMATICO? STRABICO? E INVECE CI VEDEVA BENISSIMO, GUARDAVA I CORPI DI MICHELANGELO E NE RICAVAVA UNA PROSPETTIVA SPIRITUALE ALL’EPOCA DELLA CONTRORIFORMA, PIÙ MONDANA E PROFANA CHE SANTA. CONCEPISCE LO SPAZIO DA VISIONARIO COME SE FOSSE UN CAMPO FLUIDO, ELASTICO. ANCHE PER QUESTO..."

RACHELE FERRARIO

Rachele Ferrario per Dagospia

 

“Sono andato dal Greco per fare una passeggiata con lui in città. Il tempo era molto bello, con un sole primaverile piacevolissimo, che dava a tutti gioia. La città aveva un’aria di festa. Quale non fu il mio stupore, quando entrai nel suo studio, vedere le imposte delle finestre chiuse in modo tale da distinguere gli oggetti. Il Greco era seduto su una sedia, senza lavorare né dormire. Non volle uscire con me, perché la luce del giorno turbava la sua luce interiore”.

 

el greco in mostra al palazzo reale di milano 9

Queste parole dell’amico incisore Paolo Giovio raccontano molto della personalità di quest’eccentrico dell’arte all’epoca della controriforma, che in questi mesi ha destato grande interesse di critica e di pubblico con la mostra a Palazzo Reale di Milano che ha fatto il tutto esaurito ed è stata prorogata (fino al 25 febbraio).  

 

Milano, al contrario di Roma dove al momento tutto langue e non sembra esserci nulla di nuovo, sta vivendo un momento di grande ripresa culturale: certo non è come a Parigi ma per chi ha voglia di cercare c’è tanto da vedere solo tra Palazzo Reale e il Museo del Novecento (impegnato nel nuovo allestimento della collezione ma che coi quadri della Collezione di Gianni Mattioli è diventato uno dei principali musei di Futurismo) ci sono mostre a rotazione continua, una più interessante dell’altra. Accanto a El Greco, Francisco Goya, un altro grande protagonista dell’arte europea.

el greco in mostra al palazzo reale di milano 8

 

Se poi ampliamo il raggio dei musei comunali, dalla Triennale alle fondazioni e gallerie private, Diocesano, Poldi Pezzoli e Pinacoteca di Brera le proposte di qualità si moltiplicano e ci si trova immersi una sorta di musei e spazi espositivi diffusi.  Intanto a Palazzo Reale è già stata annunciata anche la nuova programmazione di Palazzo Reale con Giuseppe De Nittis e Brassaï, “l’occhio vivo di Parigi”, Ugo Mulas (da Venezia) e nel 2025 le antologiche su Felice Casorati, Leonor Fini e Leonora Carrington.  

 

el greco in mostra al palazzo reale di milano 7

Per adesso il pubblico non vuol perdersi El Greco e Goya, che hanno catalizzato l’attenzione (e aumentato i numeri di spettatori anche se le cifre si riferiscono alle mostre in un anno: novecento mila spettatori solo a Palazzo reale, tre milioni e duecento mila per i musei civici milanesi tutti insieme).  Francisco Goya, il pittore colto e illuminato, parte dai cartoni preparatori degli arazzi nelle stanze del re, diventa importante e dipinge ritratti “anti ufficiali”, i cui protagonisti emergono dal fondo scuro della tela.

 

Nella Spagna oscurantista Goya frequenta i circoli clandestini degli intellettuali illuministi, primo artista di denuncia coi suoi rivoluzionari al muro, le mani in alto pronti a morire fucilati per un ideale di libertà. E nelle incisioni Goya racconta di donne e uomini perduti nella loro stessa follia, portati a simbolo degli orrori della Guerra d’indipendenza spagnola: è come se sapesse che la grafica in pochi secoli sarà l’arte del futuro.

el greco in mostra al palazzo reale di milano 6

 

Goya è amato dal pubblico ed è artista di artisti: l’allestimento a Milano è di Fabio Novembre, mentre tre anni fa al Prado di fianco alla sala ovale della Quinta del Sordo Philippe Parreno ha allestito una sala cinematografica e in un cortometraggio ha ricostruito la storia delle pitture nere dipinte da Goya tra il 1819 e il 1824 sulle pareti della sua casa a Madrid, quando non può più sentire.  È però El Greco il fiore all’occhiello. Domínikos Theotokópoulos, “il giovane Candiotto discepolo, si dice, di Tiziano”, ma sensibile alla visionarietà teatrale di Tintoretto.

 

el greco in mostra al palazzo reale di milano 5

 Nato a Candia nel 1541, (l’anno in cui Michelangelo firma il Giudizio Universale della Sistina). Pare avesse una sensibilità tutta sua che gli veniva dalla formazione neobizantina e dalla tradizione italiana ma anche da un’interiorità che forse spiega il segreto del suo successo ancora oggi. All’inizio del secolo scorso fu chiamato “Greco Madonnero” con tono denigratorio. Un po’ leggenda un po’ incodificabile: fu considerato “pazzo”, le sue figure allungate attribuite a difetti della vista: era astigmatico? Strabico?

 

el greco in mostra al palazzo reale di milano 4

 E invece El Greco ci vedeva benissimo, guardava i corpi di Michelangelo e ne ricavava una sorprendente prospettiva spirituale all’epoca della controriforma, quando la chiesa cerca di dettare regole e ordine a un’iconografia, oramai più mondana e profana che santa. Ma lui concepisce lo spazio da visionario come se fosse un campo fluido, elastico e li comincia a inserire i suoi santi, le sue Madonne con la stessa impertinenza che in Italia ebbe solo un altro eccentrico che lascia Venezia, Lorenzo Lotto.

 

Anche per questo El Greco piace al pubblico che nelle sue tele può perdersi e trovare dettagli nascosti e che possono essere interpretati e che parlano un linguaggio universale.  Nel 1570 quando glielo presentano il Cardinale Farnese prende El Greco tra gli artisti della sua scuderia. Per lui El Greco nel suo soggiorno romano dipingerà Il ragazzo che soffia su un tizzone acceso del museo di Capodimonte, ma poi non riuscirà mai ad abbandonare il suo tratto più autentico. 

 

A Palazzo Reale esposto più di un capolavoro e le opere alcuni prestiti da musei internazionali accompagnano i visitatori e raccontano la sua storia e quella dei suoi compagni di strada. Il rapporto con l’Italia, con Tiziano, Tintoretto ma anche con Parmigianino si chiarisce e diventa la sostanza autentica del suo cambiamento a Toledo. Nella provincia spagnola, lontano dal centro del potere El Greco si libera, può finalmente far coesistere la tradizione neobizantina delle origini greche e quella italiana. Così diventa se stesso.

 

el greco in mostra al palazzo reale di milano 3

Memore di quanto aveva visto a Venezia nell’atelier-teatro di Tintoretto, allestisce una bottega con aiutanti e inizia a dipingere alla sua nuova maniera che verrà ammirata da Cézanne e da Picasso.  Si apre un nuovo secolo, il Seicento: tra misticismo e nuove scoperte scientifiche El Greco mette a punto una tecnica e uno stile inaspettati, destinati a raggiungere la tensione massima della visionarietà. Dipinge Cristo agonizzante, l’Orazione nell’Orto, il San Giovanni Battista - oggi conservato a San Francisco – all’epoca voluto da mecenati di Toledo che avevano sposato l’ordine dei Carmelitani Scalzi, fondato dalla mistica Santa Teresa d’Avila. 

 

 Il suo tratto si si fa sempre più sinuoso, verticale: San Martino e il mendicante dalla National Gallery di Washington - uno dei suoi soggetti più popolari – ha successo e allo stesso tempo lo assilla. El Greco ne esegue almeno in cinque copie autografe.   Cristi, Santi e Madonne hanno perso l’erotismo contro cui la chiesa riformatrice aveva combattuto, ma restano sospesi nell’ossessione del mondo sognato e allucinato dell’artista: il battesimo di Cristo di Toledo è un vortice di corpi, l’incarnazione dalla Tyssen Bornemiza di Madrid un gioco verticale di silhouettes e mani d’ogni tipo: “amorevoli, che accarezzano e vezzeggiano, proteggono, ci invitano al silenzio”.  

 

el greco in mostra al palazzo reale di milano 2

Sono mani di Santi e Maddalene che seducono, “mani supplici”, mani che devono espiare colpe o stringono il sasso per la penitenza come San Pietro. Quasi sempre sono “mani eleganti, che osannano e pregano”. Così El Greco – manierista estremo a modo suo - ci mostra di come ha disatteso le regole per trovare se stesso dare voce all’urgenza interiore - di rappresentare un mondo che cambiava veloce. Come il nostro. È anche questo il segreto del successo della mostra: non è solo pensata e ben allestita, ma ci parla di noi.  Rachele Ferrario             

el greco in mostra al palazzo reale di milano 1

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...