maria de filippi

PER CAPIRE PERCHE' LA SINISTRA ITALIANA E' FINITA CON UN AMEBA COME ZINGARETTI, SENTITE LA SANGUINARIA: ''MI AVEVANO OFFERTO LA DIREZIONE DE 'L'UNITÀ' ONLINE'' - E POI CONFESSA DI ESSERE UNA LADRA DI SPETTATORI: 'L’ABILITÀ NON COINCIDE NÉ CON LA SPONTANEITÀ NÉ CON L’ISTINTIVITÀ. È COME SCEGLIERE TRA UN LADRO PERFETTO E UN BORSEGGIATORE. PREFERISCO ESSERE UN BORSEGGIATORE, PREFERISCO ESSERE ME STESSA''

MARIA DE FILIPPI BY FRANCESCO VEZZOLI

 

Malcom Pagani e Francesco Vezzoli per www.vanityfair.it

 

Lo stesso lavoro, da più di mezzo secolo: «La mia famiglia ha sempre avuto una casa nell’Oltrepò Pavese. Dovendo seguire i lavori della sua azienda agricola, mio padre portava me e mio fratello con lui, facendoci trascorrere nella zona mesi e mesi. La noia era la nostra compagna privilegiata e il mio unico interesse era riuscire a passare il tempo  con i mezzadri. Ero piccola e non conoscevo nessuno, ma pretendevo di stare con loro, mangiare con loro, ascoltare i loro racconti.

 

Nella casetta dei custodi, con il papà contadino, la moglie e la figlia che faceva la sarta e oggi non avrà meno di 80 anni, attraverso le loro parole, passava tutto il paese. Quando nei weekend, i giorni della festa e del vestito buono, mio padre mi portava nella piazza principale di Mornico Losana, il mio divertimento, un divertimento assoluto, era restituire un volto alle persone di cui avevo sentito parlare per tutta la settimana.

 

maria de filippi giovane

Ciascuno dei paesani aveva un soprannome e il soprannome incarnava il difetto della persona. C’erano le due mariucce, la corta e la lunga, e c’era giassè, il ghiacciolo, quello che beveva e nel dare di gomito metteva un po’ di ghiaccio in tutti i bicchieri che si scolava. C’era un teatro che mi innamorava e mi rapiva e che, alla fine, mi portava a una sola domanda: “Perché?”, lo stesso nomignolo che, vista la curiosità che mi animava e le domande che facevo in continuazione a chiunque, mi aveva affibbiato mio padre. Non so se tutto quello che sono stata dopo nasca da allora, ma so per certo che quella stessa curiosità di bambina, molti decenni dopo, io l’ho portata nei miei programmi».

 

vanity fair diretto da francesco vezzoli

Non è chiaro se sia la televisione a rendere longevi o la longevità a dilatare il tempo della televisione fissandone i volti, le voci e il carisma in un indistinto sospetto di eterno. Maria De Filippi c’è sempre stata, ma non avrebbe dovuto esserci. Esordì davanti a una telecamera, quasi per caso, nel settembre del 1992: «Senza mai aver ambito a farlo né aver mai sostenuto un solo provino. Lella Costa, la prima conduttrice di Amici, rimase incinta e non riuscivo a trovare una persona che potesse sostituirla né soprattutto mettere in atto quel che avevo in mente io».

maria de filippi

 

Che cosa aveva in mente?

«Già da allora, inconsapevolmente, volevo destrutturare il canone e scardinare la regola televisiva per cercare negli altri gli unici sentimenti che arrivino davvero dall’altra parte dello schermo: verità e spontaneità».

Un’impresa difficile nel primo Amici?

«Era tutto abbastanza sceneggiato. Alberto Silvestri, storico autore del Maurizio Costanzo Show e poi di Amici, sceglieva cinque o sei storie a puntata da far commentare ai ragazzi in studio. Quando mi dava il segnale io voltavo pagina e passavo all’altra. Pur nei confini di una sostanziale libertà ero “diretta”, ma presto cominciai a sperimentare altro. Quando una storia non mi interessava non la seguivo e non lo facevo per una sterile forma d’insubordinazione, ma soltanto perché mi sarebbe stato impossibile andare contro la mia natura».

 

E cosa impone questa natura?

135 francesco vezzoli mnt 0943

«Un solo patto a cui non ho mai derogato neanche in seguito: se una cosa mi interessa più di un’altra, io le corro dietro fregandomene del resto. Potrebbe sembrare il contrario di quella che dovrebbe essere la televisione, ma è un po’ la stessa ragione per cui i miei format non hanno un titolo specifico. Che sia nello studio di Uomini e donne o mi trovi a condurre C’è posta per te cambia poco. Mi scelgo le storie da sola perché se non interessano a me non riesco a portarle avanti e questo è da sempre il mio principale metro di valutazione».

 

Era così anche ieri?

«Dovevo fare la tv a modo mio soprattutto perché in un’altra maniera non avrei mai potuto o saputo farla, ma qualche problema all’inizio si presentò e se non ci fosse stato Maurizio, che di Amici era il produttore, forse non avrei continuato. Ricevette una telefonata di Silvio Berlusconi che lo chiamò per chiedergli se fosse sicuro della bontà della sua scelta. Io rappresentavo l’antitesi di tutto quello che passava in tv, soprattutto all’epoca».

 

All’epoca, nel settembre 1992, lei aveva trent’anni. Pensava sarebbe rimasta in tv così a lungo?

«No, ma forse certe domande sul futuro non me le sono mai fatte neanche a vent’anni. “Cosa farà questa da grande?” era un quesito che si poneva soprattutto mia madre».

Lei non se lo chiedeva?

«Forse accadeva e probabilmente mi rispondevo: “Boh, qualcosa mi inventerò”. Non c’era niente che mi piacesse o mi appassionasse in modo particolare. Per un’astratta idea di utilità nei confronti del prossimo, mi sarebbe piaciuto fare Medicina all’università. Mi dicevo: “Magari salvo qualche vita”, ma poi alla fine mi iscrissi a Giurisprudenza».

 

maria de filippi

Prese 110 e lode eppure sua madre di lei aveva detto: «Non è completamente stupida, ma nemmeno troppo intelligente».

«Anche se lo diceva con ironia, per lei ero una fonte di preoccupazione. Non studiavo e, secondo l’ottica di mia madre, si trattava della cosa più vergognosa del mondo. Stavo sempre attaccata alla televisione e per lei, donna molto pratica, la tv era più o meno nei pressi di Satana. Non ero come mio fratello che studiava seriamente. Io copiavo e la cosa più indecente era che finivo per copiare proprio da mia madre. Insegnava Greco, Latino e Italiano e faceva lezioni private per preparare i suoi alunni al sacro momento del tema».

 

Come copiava?

«Prendevo il tema che aveva preparato per l’alunno, me lo copiavo e lo portavo a scuola. Non sempre i suoi studenti frequentavano il Classico come me e così tra le tracce proposte dai miei professori e quelle che portavo già sviluppate da altri in classe, qualche lieve incongruenza c’era. Non era raro che andassi del tutto o quasi fuori tema». (Ride)

 

Oggi cos’è per lei il lavoro?

maria de filippi

«Da ragazza lo consideravo un elemento strumentale rispetto al resto del tempo. Oggi non ci rifletto più perché in effetti lavoro tantissimo. Ma il mio lavoro mi piace e lo svolgo in una condizione di assoluto privilegio perché posso scegliere le persone con cui dividere lo spazio e gli argomenti dell’avventura. Non sono una faccia in prestito gestita da una produzione che può imporre l’uno o l’altro conduttore a seconda delle stagioni, il maglione di lana o lo scollo a V, disinteressandosi completamente dell’impronta che ognuno di noi lascia sul terreno».

 

La sua è molto riconoscibile.

«Poter fare dei programmi in libertà con una squadra che conosco da anni e che è cresciuta con me mi consente una compenetrazione di pensieri con il gruppo che altrove sarebbe impossibile. Mi troverei disallineata con un capo progetto che, magari in assoluta buonafede, ha scelto tutti i tasselli di un programma che a quel punto dovrei condurre a mia insaputa».

fiorello maria de filippi

 

Si dice che sia perfezionista fino alla maniacalità.

«È vero, assolutamente sì, lo sono. Ma è solo perché da un certo punto di vista sono rimasta la bambina che andava a sette anni nella piazza del paese con mio padre per dare forma alle storie che avevo ascoltato nella cucina dei contadini. Se non capisco l’ospite che ho davanti a me vivo la cosa come un fallimento. Prima di andare in onda, studio. Cerco di leggere tra le righe, parlo con le persone, mi arrovello e lascio che i dubbi si facciano strada e mi portino a soluzioni migliori».

 

Le sue trasmissioni sono un luogo, culturale e psicologico, molto contemporaneo. Con lei le persone mettono a nudo il loro punto di vista sulla sessualità, sul desiderio e sui sentimenti come forse non farebbero neanche dallo psicanalista. Che cosa cerca nelle storie che porta in tv?

«Persone reali. Con un sentimento che vada al di là del mezzo stesso e del programma che faccio. Prenda Nello e Carlotta. Vengono da un piccolo paese. Stanno insieme e li ho scelti per Temptation Island perché ho capito che non vengono in tv per aumentare i follower. Magari sono molto lontani da me, ma la distanza è utile. Arricchisce. Ti fa guardare alle vicende umane in modo diverso. Mentre provavo a conoscerli, durante il casting, sono stati capaci di farmi ridere e riflettere al tempo stesso».

JOHNNY DEPP E MARIA DE FILIPPI

 

Cosa l’ha fatta ridere?

«Nello e Carlotta non convivono, ma lei vuole sposarlo. Quando mi ha spiegato il perché ha usato una metafora che mi ha colpito: “Se sei la compagna del tuo uomo e arriva tua suocera in casa per sposta’ un bicchiere, lo sposta. Se sei sua moglie non lo può più sposta’». Pensate quanto verità c’è nella saggezza popolare. L’ho scelta per questo, Carlotta, non certo perché ho pensato che una volta arrivata sull’isola tradisse il fidanzato. Anche se Temptation Island passa per essere l’isola delle corna, di quella roba lì non me ne frega niente. Mi interessa il viaggio nella coppia. Il racconto da portare in tv che ti scuote e ti coinvolge anche se a tavolino non sai mai se ciò su cui ragioni funzionerà o meno. Vado per tentativi, ma non penso mai: “Andrà bene comunque”. Se non scommetti, però, non vinci mai».

 

Nelle sue trasmissioni primi piani e dettagli non sono mai lasciati al caso. I volti parlano non meno delle parole.

maurizio costanzo e maria de filippi

«Il regista si chiama Andrea Vicario e, a proposito di scommesse, iniziò a fare Amici che era un ragazzino. Gli vidi fare due o tre cose e lo scelsi senza indugio nonostante per fare un programma come quello, almeno sulla carta, erano necessari anni di esperienza e mi avessero proposto suo padre, Stefano, un regista molto noto e molto bravo che quell’esperienza l’aveva maturata. “Voglio Andrea”, dissi e lo dissi perché mi accorsi che aveva un punto di vista diverso da tanti altri. Non era solo attento alla cura del dettaglio o all’inquadratura, ma aveva anche l’orecchio giusto per ascoltare».

 

Quello non le manca. In Uomini e donne prende delle persone comuni e le trasforma in eroi popolari. In Amici sceglie talenti fuori dal comune e li porta a essere artisti a pieno titolo. Maria De Filippi è un grande produttore?

«Non lo so: in realtà non ho mai perseguito un obiettivo e non ho mai pensato: “Adesso trovo questo cantante o questo talento e poi lo produco”. Non c’è mai stata una traccia o un copione in questo senso, ma tutto si è svolto sempre molto più liberamente e casualmente di quanto non si possa immaginare da fuori. Tutti pensano che dietro ci sia chissà quale obiettivo, ma in realtà quell’obiettivo non esiste. Neanche nella messa in scena. Quando in Uomini e donne sono seduta sugli scalini, non accade per un’esigenza di sottrazione. All’inizio ero in piedi».

maria de filippi sbotta a 'tu si que vales' 5

 

Poi cosa accadde?

«Le registrazioni diventano quattro, sessantaquattro minuti netti per quattro e semplicemente non ce la facevo più a stare in piedi. Mi sono seduta sugli scalini, nessuno ha eccepito e sono rimasta lì. A volte le scelte sono più semplici e lineari di quanto non si possa immaginare».

 

Anche le scelte artistiche?

«Ci vuole anima. Si pensa che il ragazzino che ha imparato per strada sia meno talentuoso di chi ha studiato, ma non c’è una regola e spesso non è vero. Non esiste nessun artista, cantante o ballerino, che se non ha un’anima sia  in grado di trasmetterla nella sua arte. Alessandra Amoroso faceva il karaoke a casa sua senza frequentare una scuola di canto, però aveva un’anima e quando cantava quell’anima usciva.

 

Ti ritrovi a seguirla, a cercare di concretizzare quello che sogna e, per rispondere a quel che mi chiedevate prima, diventi in qualche modo una sorta di produttore, ma finisce lì. Tanto è vero che poi Alessandra Amoroso esce dal programma, va in una casa discografica e i rapporti tra me e lei a quel punto diventano assolutamente umani e non certo professionali. Altrove, in trasmissioni che hanno dietro una casa discografica, ovviamente il percorso è diverso».

maria de filippi

 

Nelle sue trasmissioni i ragazzi parlano di sentimenti ma è raro che citino un disco, un libro o un film che li abbia particolarmente colpiti.

«Come sappiamo non c’è in assoluto una grande abitudine alla lettura e, con l’avvento dei social, assistiamo a un paradosso: i ragazzi magari sono più informati di prima, ma di sicuro non comprano un quotidiano».

 

Come mai?

«Perché dei giornali, come dei libri, i ragazzi hanno paura. Hanno timore di accostarsi a qualcosa che viene spesso presentato come inarrivabile da uno scranno che somiglia a una cattedra severa. Quando Giulia De Lellis fa il libro sui tradimenti del suo fidanzato lo vende a persone che vanno in libreria e pensano di poterlo leggere perché conoscono la storia di una ragazza che è come loro».

 

maria de filippi e julia roberts

«Non si possono liquidare i successi pensando che li vedano solo i coglioni». La frase è sua.

«Quando sento i solòni scandalizzarsi e tuonare: “Giulia De Lellis vende più di uno scrittore titolato”, mi stupisco. Non devono adontarsi, ma trovare il modo di vendere il loro prodotto. Non spaventare chi dovrebbe comprarti è un buon inizio».

 

Consiglierebbe la stessa cosa ai direttori di un quotidiano?

«Senza dubbio. Semplificare significa avvicinare. È come dire: “Apritelo, sfogliatelo, lo potete leggere tutti”. Fino a quando i direttori dei giornali parteciperanno solo a trasmissioni in cui si parlano tra loro, a guardarli sarà solo un pubblico che è già abituato a comprare i giornali. Se vogliono allargare il bacino devono scendere dalla loro torre».

 

Lei li ha invitati a farlo?

«Mi sono limitata a invitarli in trasmissione perché, secondo me, all’interno di un programma nazionalpopolare come Amici avere il loro punto di vista avrebbe avuto un senso. Anche senza di me, anche durante la settimana, al solo scopo di spiegare ai ragazzi cos’è un giornale. Avrebbero potuto farlo meglio di me, io un giornale non saprei come farlo. Non saprei da dove cominciare».

maria de filippi sabrina ferilli

Ne è sicura?

«Talmente sicura che, quando anni fa mi venne offerto di dirigerne uno online, dissi di no».

 

Che giornale era?

«l’Unità. Venne da me una persona – è inutile che mi domandiate chi, non ve lo dirò – a chiedermi se mi interessava un giornale digitale come quello, per provare un’esperienza completamente diversa dalla mia. Per un istante sognai persino di accettare. Ci pensai. Pensai a come rendere quella narrazione il più larga possibile, ma fu l’entusiasmo di un secondo. Non sarei mai stata in grado, e non lo dico per vezzo. Non mi metto a fare una cosa che so per certo di non saper fare».

 

Lei ha invitato in trasmissione Roberto Saviano. Se Saviano va ad Amici, il suo libro torna in classifica. È solo un calcolo?

«Non mi pare, anzi, in qualche modo significa educazione alla lettura. Aveva letto una paginetta e aveva raccontato la storia di quel libro in modo normale. Chi lo ha visto ha pensato: “Lo posso comprare” e quel passaggio, quella differenza, non ha fatto bene soltanto alle vendite di Saviano o alla gloria della trasmissione. Né io né lui volevamo metterci una medaglietta, ma aprire nuove strade. Non è che la gente non voglia leggere perché le è antipatica la carta o cova pregiudizi».

maria de filippi fabio fazio

 

In questi anni si è rapportata spesso con il pregiudizio. È stato faticoso?

«A tratti, in particolare nei primi anni, mi è pesato moltissimo. C’erano volte in cui leggevo le critiche e stavo proprio male. Però – e sto dicendo la verità – non ho mai inseguito il consenso e non ho modificato i miei gusti per strizzare l’occhio a qualcuno oppure ottenere un’identificazione. Non l’ho mai fatto e a un certo punto, per fortuna, anche nel giudizio critico le cose sono cambiate. Ma sono gli altri a essere venuti dalla mia parte, non io a subire una metamorfosi. Oggi comunque non soffro più».

 

Sogna mai di restare fuori dal video?

«Posso pensare che un giorno mi allontanerò dal video, ma non lo sogno mai. Il giorno in cui lo dovessi sognare non mi vedreste più. Lo farei. Taglierei il cordone. Senza troppe parole inutili».

MARIA DE FILIPPI

«È così triste essere bravi, si rischia di diventare abili», fa dire Paolo Sorrentino a Toni Servillo ne La grande bellezza.

«È verissimo, l’abilità non coincide né con la spontaneità né con l’istintività. È come scegliere tra un ladro perfetto e un borseggiatore. Preferisco essere un borseggiatore, preferisco essere me stessa».

selfie carlo conti antonella clerici maria de filippi maurizio costanzo maria de filippisanta maria de filippi

 

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