2022pulci1811

CHE FA LORENZETTO DI NOTTE? LE PULCI AI GIORNALI! - DALLA PAGINA FACEBOOK DEL “FATTO QUOTIDIANO”: “RESTA INCASTRATO FINO ALL’ASCELLA NEL WATER DELLA DISCOTECA”. IL TESTO SOPRASTANTE CONFERMA: “BRACCIO INCASTRATO NEL WATER: LUNGO INTERVENTO PER LIBERARLO. È SUCCESSO A TORINO”. LA NOTIZIA È CORREDATA DALLA FOTO DI UN GABINETTO ALLA TURCA, QUELLO COSTITUITO DA UN VASO DI CERAMICA INSERITO NEL PAVIMENTO, SU CUI CI SI ACCOSCIA. IL WATER CLOSET È INVECE IL VASO DI MAIOLICA DEL GABINETTO ALL’INGLESE. FRA ERDOGAN E CARLO III C’È UNA CERTA DIFFERENZA…

“Pulci di notte” di Stefano Lorenzetto da “Anteprima. La spremuta dei giornali di Giorgio Dell’Arti” e pubblicato da “Italia Oggi”

(http://www.stefanolorenzetto.it/telex.htm)

 

margherita cagol col marito renato curcio

La Stampa dedica «al boom economico vicentino del Cinquecento» un’intera pagina a firma di Fiorella Minervino, dal titolo «Splendida Vicenza fra genio e impresa». In apertura, un’enorme immagine con la seguente didascalia: «Mulini galleggianti sull’Adige vicino a Castelvecchio e al Ponte Scaligero in un quadro di Bernardo Bellotto, 1745 circa».

 

Avendo occupato Verona soltanto nel 1866, con cinque anni di ritardo sull’Unità d’Italia, i piemontesi tuttora ignorano che l’Adige non bagna Vicenza e che Castelvecchio si trova nella città scaligera e non in quella berica.

 

***

alberto franceschini renato curcio

Concetto Vecchio sulla Repubblica: «Studiano a Trento Renato Curcio e Mara Cagol, i futuri fondatori delle Brigate Rosse, il che nella vulgata fa della facoltà la culla del terrorismo italiano.

 

Ma le Br nasceranno a Milano nel 1970, dove i due studenti innamorati si saranno stabiliti dopo aver abbandonato l’università. Cagol morirà in un conflitto a fuoco nel 1976».

 

Premesso che la studentessa in questione si chiamava Margherita Cagol (Mara era il nome di battaglia che assunse dopo essere entrata in clandestinità), fu uccisa al termine di uno scontro armato con i carabinieri nel 1975, non nel 1976, precisamente il 5 giugno, a Melazzo (Alessandria), dove teneva prigioniero l’industriale Vittorio Vallarino Gancia, rapito dalle Br.

 

***

GIAN ANTONIO STELLA

«Il patrimonio edilizio a rischio nonostante i miliardi spesi» è il titolo di un editoriale del Corriere della Sera nel quale Gian Antonio Stella chiede: «Ricordate il punto di partenza? Era il 27 ottobre del 2017, il giorno dopo il terremoto di Visso, due giorni prima di quello devastante di Norcia». Lo ricordiamo benissimo: era il 27 ottobre del 2016, un anno prima.

 

***

Dall’Ansa: «Mosca, Kiev lancia 4 Himars su Svatovo, in Lugansk». Gli Himars (High mobility artillery rocket system) sono sistemi d’arma costituiti da grandi camion sui quali è installato un complesso multiplo di lanciamissili.

 

lanciarazzi himars

Quindi gli Himars lanciano razzi di precisione. Pensiamo che persino per gli Stati Uniti, grande potenza militare, sarebbe troppo costoso e abbastanza inutile sparare in aria i camion con tutti i missili. È più o meno la storia degli obici. Molti pensano che siano dei proiettili, mentre l’obice è un pezzo d’artiglieria con caratteristiche intermedie fra cannone e mortaio. Anche quello difficile da lanciare.

 

***

Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, non delude mai. In un suo articolo, infarcito di citazioni che manco il cardinale Gianfranco Ravasi, menziona fra gli altri Alessandro Manzoni e Dante Alighieri.

 

La Repubblica, missile a lunga gittata

Secondo lui, «il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare», avrebbe detto don Abbondio nei Promessi sposi. E Dante: «Nel mezzo del cammino di nostra vita». Ma Monda, come spesso gli accade, arronza, perché Manzoni scrive: «Il coraggio, uno non se lo può dare».

 

E Dante, ovviamente: «Nel mezzo del cammin di nostra vita», con il secondo sostantivo tronco. Certo, Monda è anche professore, però di religione, nelle scuole, e questo spiega tutto. Senza offesa per i docenti, s’intende.

 

***

Titolo dalla pagina Facebook della Repubblica: «Missile abbattuto dagli ucraini precipita in Moldava». Caspita, dev’essere stato un missile a lunga gittata: la Moldava è un fiume dell’Europa centrale che scorre per intero nella Repubblica Ceca e confluisce nell’Elba a oltre 1.100 chilometri (in linea d’aria) da Kiev. Più probabile che sia precipitato in Moldavia, nazione confinante con l’Ucraina.

 

***

andrea monda

Titolo dalla pagina Facebook del Fatto Quotidiano: «Resta incastrato fino all’ascella nel water della discoteca». Il testo soprastante conferma: «Braccio incastrato nel water: lungo intervento per liberarlo. È successo a Torino». La notizia è corredata dalla foto di un gabinetto alla turca, quello costituito da un vaso di ceramica inserito nel pavimento, su cui ci si accoscia. Il water closet è invece il vaso di maiolica del gabinetto all’inglese. Fra Erdogan e Carlo III c’è una certa differenza.

 

***

Commentando sul Foglio la richiesta del console ucraino a Milano, Andrii Kartysh, il quale «chiede alla Scala di soprassedere al Boris Godunov di Sant’Ambroeus» in quanto opera russa, Alberto Mattioli parla del «Boris forse più bello visto in vita mia, nel ’94 a Salisburgo con un Abbado piramidale», soffermandosi poi su «Kasper Holten, il regista danese dello spettacolo milanese, già tenutario in patria di uno strepitoso Anello del Nibelungo». Piramidale. Tenutario. È nato il Gianni Brera della lirica.

 

***

Il Fatto Quotidiano, la turca diventa il water

Titolo del Fatto Quotidiano, a corredo di un commento di Maddalena Oliva sul discorso in Parlamento del neopremier Giorgia Meloni: «È la prima, ma parla di donne (e madri) 3 min.». Concisione a parte, invero assai poco tacitiana, messa giù così sembra che vi siano donne (e madri) che sono tali soltanto per 3 minuti.

 

Poi che cosa diventano? Bastava scrivere: «Ma parla per 3 minuti di donne (e madri)». Il titolo veniva troppo lungo? Beh, allora potevate cambiarlo.

 

***

Armando Torno sul Sole 24 Ore parla di Georg Wilhelm Friedrich Hegel (ma nessuno dei personaggi citati nell’articolo ha il nome, solo il cognome). A un certo punto riporta una frase del filosofo: «“Die Kunst, ist und bleibt, nach der Seite ihrer höchsten Bestimmung für uns ein Vergangenes” (“L’arte, in conformità alla sua più alta determinazione, è e rimane per noi qualcosa di passato”)». Citazione inesatta. Quella corretta è: «In allen diesen Beziehungen ist und bleibt die Kunst nach der Seite ihrer höchsten Bestimmung für uns ein Vergangenes».

lanciarazzi himars

 

 

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”