IL CINEMA DEI GIUSTI - DOPO “EASY RIDER”, PETER FONDA NON HA PIU’ RIPETUTO UN SUCCESSO PLANETARIO NE’ DA REGISTA CHE DA PROTAGONISTA - E PENSARE CHE QUEL FILM NASCEVA COME MEZZO DISASTRO. UN SET DOVE TUTTI LITIGAVANO TRA LORO SEPOLTI IN UN MARE DI CANNE E OLTRE. NESSUN COPIONE. PERFINO ROGER CORMAN, CHE PURE AVEVA DIRETTO E PRODOTTO “WILD ANGELS” E “THE TRIP”, CAPOLAVORI DI BIKE MOVIES, SCAPPÒ A GAMBE LEVATE PENSANDO AL DISASTRO DEI DUE NEOREGISTI STRAFATTONI…” - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

easy rider peter fonda e dennis hopper easy rider peter fonda e dennis hopper

"We blew it, Billy!" È la misteriosa frase che chiude Easy Rider. La pronuncia il personaggio di Peter Fonda, Wyatt come Wyatt Earp, rivolto al suo amico Billy come Billy the Kid, Dennis Hopper. Chissà cosa volevano dirsi. Ora che a 79 anni se ne è andato anche Peter Fonda, l'unico rimasto tra i protagonisti del film è forse Jack Nicholson a poterci dire qualcosa. Ammesso che si ricordi qualcosa di tutto quel pazzo set. Terry Southern, che scrisse una sceneggiatura che nasceva giorno dopo giorno, ricordava un finale alternativo dove i due eroi, Wyatt e Billy, stuntman e trafficanti di coca, comprano una barchetta a Key West e se ne vanno via verso un tramonto rosseggiante.

 

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È quello che un'intera generazione di ragazzi che sono cresciuti con Easy Rider avrebbe sperato per i loro eroi. In fondo così vicini e così lontani dai personaggi di Leonardo Di Caprio e Brad Pitt, che si muovono proprio nella Los Angeles del 1969,  l'anno che uscì il film cambiando per sempre Hollywood. Come fece rimase un mistero. Peter Fonda e Dennis Hopper non ripeteranno mai più da registi o da protagonisti un successo planetario del genere. E pensare che il film nasce come mezzo disastro.

 

Un set dove tutti litigavano tra loro sepolti in un mare di canne e oltre. Nessun copione. Perfino Roger Corman, che pure aveva diretto e prodotto Wild Angels e The Trip, capolavori di bike movies con Peter Fonda protagonista accanto a Bruce Dern il primo e a Hopper il secondo, scappò a gambe levate pensando al disastro produttivo dei due neoregisti strafattoni. E fu il più grande sbaglio della sua vita. Peter Fonda aveva preparato tutto. Si era disegnato lui stesso il giubbotto di Capitan America che indosserà nel film. I due chopper li aveva costruiti invece un meccanico afro-americano già responsabile delle moto dei film di Corman precedenti.

dennis hopper in easy rider dennis hopper in easy rider

 

Quello di Peter Fonda, ricostruito dopo l'incendio finale, troneggia oggi in un museo delle moto in qualche luogo assurdo D'America. Il montaggio finale di Fonda e Hopper è un polpettone di 4-5 ore che oggi farebbe felice qualsiasi cinefilo. Un film immontabile. Nessuno ci capisce nulla. Henry Fonda solo aver visto il film guarda il figlio e sconsolato gli chiede dove vuole andare con questa roba.

 

Ma Leo Jaffe, dirigente della Columbia, pur ammettendo di non capirci niente, sostiene che il film farà un sacco di soldi e lo sostiene fino in fondo. Bob Rafelson, amico dei protagonisti e produttore esecutivo, chiede a Henry Jaglom di rimontare il film tagliandolo a una lunghezza normale. Lo farà e sarà il film che conosciamo. Sui titoli comparirà solo come editing consultant.

 

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Hopper prima non ci sta, poi accetta il montaggio. Come ha dimostrato il disastro del suo secondo film da regista, titolato The Last Movie, Hopper non era allora in grado di portare a casa un film. Né di scriverlo. E Fonda, pur più motivato, non era tanto più lucido. Ma Rafelson, Jaglom, Nicholson e Terry Southern, che si inventa anche il titolo, in un primo tempo si chiamava The Loners, riescono a ricucire le quattro ore di premontato in qualcosa che farà scalpore non solo fra i giovani del tempo. A Cannes vince addirittura un premio come opera prima assieme al film italiano girato in un kibbuz L'assedio di Gilberto Tofano. Hopper e Fonda chiamano il loro regista preferito  Michelangelo Antonioni e glielo fanno vedere in anteprima.

 

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Pochi anni dopo Antonioni chiamerà Nicholson come protagonista di Professione reporter. Nel film si vedono per la prima volta degli attori che fumano marijuana di fronte alla macchina da presa. La coca e gli acidi sembra che non fossero veri. Crederci ? La musica è costruita per la pruma vomta o quasi tutta con canzoni del tempo.

 

Fonda voleva affidare tutto a Crosby Stills e Nash, ma un pezzo scritto appositamente da Stills non viene neanche inserito. Per il soliloquio finale di Wyatt fatto d'acido al cimitero Fonda chiede a Bob Dylan di poter usare "It's Alright, Ma". Dylan vede la scena e accetta. Il film esploderà su Hollywood come una bomba, cambiandone le mode e le regole come abbiamo visto in Once Upon a Time...in Hollywood. Non a caso sarà il film preferito di Charles Manson.

 

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E segnerà per sempre la carriera dei suoi protagonisti che diffcilmente riusciranno a uscire dai ruoli di Wyatt e Billy. Decisamente meglio andrà a Jack Nicholson che pur avendo solo 17 minuti a sua disposizione grazie a Easy rider diventerà una star di prima grandezza. Ma Hopper si rovinerà con The Last Movie per poi risorgere molto dopo da attore, grazie anche al suo personaggio di cattivo pippatissimo di Blue Velvet, mentre Peter Fonda seguitera' a recitare in ruoli non molto dissimili da quello del suo Capitan America o che ne ricordano l'umore.

 

peter fonda in easy rider peter fonda in easy rider

Penso a Dirty Mary, Crazy Larry o a Race With the Devil o a Outlaw Blues. Il suo secondo film da regista, The Hired Hand, un bel western dove recita insieme al suo amico Warren Oates, era troppo sofisticato e inerte rispetto ai film di Sam Pechinpah e di Sergio leone del tempo, ma non era affatto male. Lo ripresento' lui stesso a Venezia nel 2001. Lo intervistai allora.

 

Era identico al suo Wyatt, bello, freddo, distaccato dal mondo. Alle donne di tutto il mondo, dopo Easy Rider, piaceva moltissimo. Aveva distrutto l'immagine dei tanti Rick Dalton di allora, i Ty Hardin e Edd Byrnes che circolavano nei film italiani in cerca di nuova gloria. Fonda era venuto da noi con la sorellina Jane per un episodio di Tre passi nel delirio diretto da Jane Fonda e ci tornerà molti anni dopo per fare il protagonista di una versione Mediaset de Gli indifferenti di Mauro Bolognini con Laura Antonelli e Liv Ullman che nessuno si ricorda.

 

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In realtà ha seguitato a lavorare con gran tranquillità fino a a oggi, vincendo anche due Golden Globe, con Ulee's Gold e The passion of Ayn Rand, giostrandosi tra un film con Nicholas Cage e uno diretto da Asia Argento, Ingannevole è il cuore sopra ogni cosa dal romanzo scandalo di J.T.Leroy. Tra un John Carpenter, Fuga da Los Angeles, e un Steve Soderbergh, The Limey e Ocean's Twelve, ma non riuscendo mai più a uscire dal tragitto che proprio il personaggio di Wyatt gli aveva indicato. Non capisco dove vuoi andare gli aveva detto il padre. Forse da nessuna parte era la risposta.

 

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