marco d amore roberto saviano

CIRO È ''L'IMMORTALE'' MA SAVIANO SPARISCE: LO SCRITTORE NON SARÀ NEI TITOLI DI CODA NÉ DEL NUOVO FILM DI MARCO D'AMORE NÉ NELLA PROSSIMA STAGIONE DI ''GOMORRA''. COSA CHE LO AVREBBE IRRITATO PARECCHIO, TANTO DA AVERGLI ISPIRATO QUALCHE RIPICCA… - D'AMORE: ''CIRO VIVE DI CONFLITTI, MISERIE E SOPRATTUTTO PAURA. UN BOSS MI CONFERMÒ CHE I CRIMINALI VIVONO NEL TERRORE COSTANTE DI NON ESSERE ALL'ALTEZZA O DI VENIRE AMMAZZATI''

 

marco d amore roberto saviano

 

 

DAGONOTA - Roberto Saviano non sarà presente nei crediti de ''L'Immortale'' di Marco D'Amore né nella prossima stagione di ''Gomorra'', cosa che lo avrebbe irritato parecchio. Tanto da avergli fatto mettere a segno qualche ripicca…

 

 

“CIRO NON POTEVA MORIRE AVEVA TROPPO DA SVELARE”

Gloria Satta per “il Messaggero

 

Sequel e insieme prequel di Gomorra. Ma anche bridge, cioè raccordo tra la quarta stagione, già trasmessa su Sky, e la quinta (in preparazione) della serie italiana più acclamata nel mondo: L'immortale, debutto nella regia cinematografica di Marco D'Amore, 38 anni, napoletano, protagonista nel ruolo dello spietato criminale Ciro Di Marzio, è il primo esempio di prodotto cross-mediale: «Abbiamo fatto dialogare cinema e tv», spiega Riccardo Tozzi di Cattleya che, con Vision Distribution di Nicola Maccanico, ha prodotto L'immortale, nelle sale il 5 dicembre.

 

marco d amore roberto saviano

Spettacolare, epico, denso di colpi di scena (l'ultimo, clamoroso, anticipa i prossimi episodi di Gomorra), il film ritrova Ciro ancora vivo dopo che Genny gli ha sparato: nascosto in Lettonia, gestisce il narcotraffico mentre russi e locali si fanno la guerra e il suo passato napoletano di bambino di strada, reso orfano dal terremoto del 1980 e spinto all'illegalità da un contrabbandiere, riaffiora nei flashback.

 

Cosa l'ha spinta, D'Amore, a girare il film?

«La mia ossessione di scoprire le origini di Ciro. Da sette anni, da quando cammino spalla a spalla con il personaggio, volevo capire cosa aveva fatto di lui un feroce criminale. Non ho mai smesso di interrogarlo come un oracolo nero e di sognarlo, anzi di averne l'incubo».

 

l immortale

E alla fine cosa ha scoperto?

«La sua storia intessuta di conflitti, miserie e soprattutto paura. Un boss, con cui mi capitò di parlare, mi confermò che i criminali vivono nel terrore costante di non essere all'altezza o di venire ammazzati».

 

Nel film, il presente si alterna al passato: com'è cambiata, nel tempo, la criminalità napoletana?

«Il contrabbando di sigarette, che negli Anni Ottanta dava da vivere a 250mila famiglie, ha lasciato il posto al narcotraffico. Ho messo in scena cose che ho visto. Soprattutto la povertà della Napoli disastrata dal sisma e mai ricostruita, una città in cui i bambini sopravvivevano grazie a furti e atti criminali. Ho reso omaggio a chi, a differenza di me, non ha avuto l'opportunità di vivere serenamente e progettare il futuro».

 

l immortale

Ciro Di Marzio le ha dato la grande popolarità: non ha temuto, non teme di venire fagocitato dal ruolo?

«No, non ho paura di lui. Come attore, sono più interessato alle storie che ai personaggi e su Ciro avevo ancora da indagare. La mia lunga esperienza teatrale mi ha insegnato tra l'altro a non giudicarlo».

 

La serie piace anche alle superstar, da Madonna a Benicio Del Toro: non sogna una carriera a Hollywood?

«Mai avuto il sogno americano. Da Los Angeles si sono fatti avanti degli agenti, ma preferisco affermarmi in Italia».

l immortale

 

Come ha scelto l'undicenne Giuseppe Aiello che interpreta Ciro da piccolo?

«Ho visionato tanti bambini, poi a Scampia ho trovato lui. Quando gli ho chiesto perché volesse girare il film, mi ha risposto Perché sono buono. Incarna la bellezza di certi luoghi in cui si pensa non ci sia nulla di positivo».

 

Il pubblico non rischia di parteggiare per un criminale feroce come Ciro?

«Anche lui, come tutti i cattivi del cinema, esercita un grande fascino. Ma gli spettatori sono capaci di fare i conti con la realtà e prendere le distanze dal racconto».

 

Smetterà un giorno di recitare per fare solo il regista?

l immortale

«Non lascerò mai il teatro, cinema e tv sono magnifiche parentesi. Continuerò a produrre film. E a recitare, magari con maestri come Pablo Larraìn e Paul Thomas Anderson».

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?