marco mengoni

COSA ABBIAMO FATTO DI MALE PER MERITARCI LE MINCHIATE DI MARCO MENGONI A GIORNALI UNIFICATI? UN DISTILLATO DI BANALITA' POLITICALLY CORRECT: “L’AMORE NON PUÒ AVERE PROIBIZIONI” (VALE ANCHE QUELLO CON LE PECORE?) – PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE (“I SOCIAL SONO ILLUSORI”, "HO IMPARATO A PERDONARMI"), METAFORE NAUSEABONDE: “QUESTO DISCO È STATO COME FARSI UNA DOCCIA, PULIRE LO SPORCO DI DOSSO”- IL FINALE: “ORA CANTO CON L’ANIMA” (L’ANIMA DE LI MEJO…) - VIDEO

Andrea Laffranchi per corriere.it

 

marco mengoni

Dire che quell’amore è «proibito» ha un valore in più in tempi di bocciatura del ddl Zan?

«L’amore non può avere proibizioni. Sui social avevo detto che provavo un senso di vergogna nel vedere la politica che si schiera contro i diritti fondamentali. L’applauso si fa per un gesto artistico, non in un aula parlamentare.

 

In coda al brano c’è un appunto vocale, un coro gospel che dice “che bella giornata potrebbe essere”. Arriverà un momento per l’emancipazione della nostra società e del nostro Paese. Mi sono indignato nel vedere quelle immagini».

 

 

MENGONI

Paolo Giordano per "il Giornale"

 

(…)

mengoni mattarella 2

«Non sono certamente contro l'inevitabile evoluzione, mi limito a riflettere che, nella società dei like, pochi riflettono abbastanza prima di mettere un like. È tutto così fulmineo. Ma mi piace pensare che la mezz' ora che tu hai concesso all'ascolto di un disco, a sua volta ti ha concesso qualcosa».

marco mengoni

 

Insomma è un Mengoni 2.0. Un artista che ha la forza e il coraggio di confrontarsi con le proprie influenze («Ho sempre ascoltato soul e musica americana, ma anche Lennon e McCartney») e di trasformarle in un disco così intenso da accogliere anche gli ospiti (Madame in Mi fiderò e Gazzelle in Il meno possibile) senza perdere omogeneità. Una sorta di meditazione en plein air, a cuore aperto, per tutti.

marco mengoni

 

Come in Proibito, che è racconto e riflessione sull'amore universale con uno «special», ossia un inserto all'interno del brano, che è un messaggio vocale, un augurio, anche autobiografico, di innamorarsi: «I social ti danno l'illusione di avere tutto e rischi di non dare valore alle cose che hai». Insomma, Materia (Terra) sorprende perché non vuole sorprendere, perché è spontaneo ma non irruente, perché trasmette il profumo e l'odore della musica come i più esperti hanno già respirato e i più giovani magari ancora no. E sarà una sfida riproporre queste canzoni negli stadi, visto che sarà a San Siro di Milano il 19 giugno e all'Olimpico di Roma il 22. «Quando canto sento di essere meno angosciato, di soffrire meno», spiega. E l'altra sera, in quella piccola sala in centro a Milano, ha confermato di avere voce e ormai anche repertorio per salire ancora più su.

 

 

 

LA MATERIA DI MENGONI

Gabriella Mancini per "la Gazzetta dello Sport"

 

mengoni mattarella

(…) «Durante la pandemia ho capito che dovevo imparare a perdonarmi, se non perdoni te stesso non puoi farlo con gli altri. E poi ho imparato ad aver pazienza e a dare fiducia anche al mio istinto». Due collaborazioni (Gazzelle e Madame), e titoli che stupiscono come Un fiore contro il diluvio , sull'importanza della condivisione o Una canzone triste , che sprigiona ottimismo.

 

La copertina è dipinta a olio su tela dallo stesso cantautore. Che mercoledì sera, di bianco vestito, ha cantato i brani in anteprima con 9 musicisti in una location trasformata in club: soul, blues, R' n'B, atmosfera da New Orleans e tanta voglia di pubblico, (pochi intimi con mascherina). Quando un album esce è di tutti noi. A giugno, incrociando le dita, concerti a Milano e Roma.

 

MARCO MENGONI

Ernesto Assante per "la Repubblica"

 

marco mengoni natale e compleanno

(…) Quanta verità c'è, allora, in queste canzoni? «È stato come farsi una doccia, pulire lo sporco di dosso, la pesantezza. In alcuni momenti so che potrei cantare qualsiasi parola e si sentirebbe quello che voglio dire. Ma comunicare può essere doloroso e impegnativo perché tiri fuori una parte vera di te.

 

Non l'avevo capito fino in fondo, credevo fosse una cosa accademica, di stile, invece c'è molto di più. A 33 anni ho gli strumenti per perdonare delle scelte della vita, magari superficiali, che ho fatto con le persone e nella carriera. Forse grazie al perdono capisco che posso fare altro, aggiungere altro». C'è più arte allora?

gli enigmi di marco mengoni

«Arte e artista sono due parole grosse e pesanti, non le metterei mai vicino al mio nome. Se però servono a dire che una persona comunica e cerca di far sì che i suoi pensieri possano essere di aiuto agli altri, posso definirmi un bravo artigiano delle emozioni. Non so se si arrivi mai all'arte, anche perché dire cos' è l'arte è come dire cos' è l'amore: non ci si arriva mai».

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