DAGO PRESENTA: "YOUTUBE STORY" DI GLAUCO BENIGNI, QUINTA PUNTATA - NEL 2006 ANCHE UN GIORNALE CATTOLICO BENEDICE IL SITO DI VIDEOSHARING: “C’È UN MONDO ENORME ATTORNO A NOI E UN SACCO DI GENTE HA PUNTATO LE VIDEOCAMERE PER RIPRENDERLO” - SI ALLARGA E SI RIDEFINISCE IL CONCETTO DI WEB 2.0, LA PUBBLICITÀ ONLINE SEMBRA REDDITIZIA - IN 4 MESI IL NUMERO DEI VISITATORI PASSA DA 1 A 10 MILIONI - PARTE IL DIBATTITO SUI DIRITTI D’AUTORE...

1 - SI ACCENDE IL DIBATTITO
Il 19 gennaio 2006 sulle pagine del Christian Science Monitor, uno dei fogli più seguiti dalla comunità cattolica statunitense, appaiono tre scarne righe: «Se quello che c'è in Tv non vi eccita, mettete mano alla questione. YouTube autorizza chiunque a inviare filmati originali da mostrare a tutto il mondo e a vedere quello che gli altri hanno creato. I canali includono sport, comicità, didattica e animali domestici. C'è un mondo enorme attorno a noi e un sacco di gente ha puntato le videocamere per riprenderlo».

È un ulteriore segnale, molto importante, che il fenomeno va considerato «ecumenico», anche da chi di queste cose se ne intende. Il dibattito si accende, eccome, anche nei bar, nei ristoranti interni dei grandi Studios e nelle strade di Hollywood, dove migliaia di piccoli e medi produttori e videomaker, insieme a decine di migliaia di piccoli e medi attori, discutono animosamente con migliaia di piccoli e medi autori e registi, ognuno alla perenne ricerca del modo in cui sbarcare il lunario in attesa del contratto che li traghetterà verso la sponda dei grandi budget.

Le piattaforme sulle quali allocare pezzi più o meno lunghi, più o meno divertenti o socialmente impegnati, aumentano ogni giorno: Steve Jobs ha lanciato a ottobre un videoblog che gira sull'iPod della Apple ed è arrivato a 200.000 spettatori; altri big, quali Google, Yahoo!, Microsoft e la stessa Time Warner, vecchia padrona di casa a Hollywood, offrono opportunità per piazzare «qualcosa». Ma cosa?

Una società di nome Rocketboom ha ideato un notiziario della durata di 3 minuti che va via TiVo e fa 130.000 spettatori al giorno, 5 giorni a settimana. «In passato la gente poteva solo cedere i diritti alle reti Tv» si comincia a dire. «Oggi non è più così. Oggi puoi raggiungere direttamente la tua audience e dividere i proventi della pubblicità con i gestori dei siti». Sì, ma a quanto si vendono i contatti Internet alla pubblicità? Circolano alcune cifre: 25 dollari per ogni 1000 contatti. Però, non male!

Ok, ma di che lunghezza devono essere le interruzioni pubblicitarie? Certo non si può restare legati al formato dei 30 secondi. Aprire o interrompere un videoclip con uno spot è impensabile per un mondo di scalpitanti autori che sta progettando la realizzazione di filmati brevi. Short! Short! è l'imperativo per ottenere successo. Ma ben presto si aggiungono altre due caratteristiche: interattivo e visionabile su apparati mobili.

Un caso inaspettato viene alla ribalta a rimescolare le carte e i progetti: ManiaTv. Non è un clip o un cortometraggio, ma un intero canale musicale lanciato a metà del 2005 per essere visto solo su siti online. Oggi raggiunge 2 milioni di spettatori al mese. Fa riflettere.
Siti quali YouTube non sono solo destinati a ospitare filmati amatoriali o filmati professionali, comunque corti. I terabyte a disposizione autorizzano anche un ardito volo di fantasia. Perché non trasportare anche la programmazione dei network Tv, o pezzi di essa, dentro i videosharing sites?

Infuria anche il dibattito su cosa sia un social network e in che cosa differisca da un videosharing network e se queste definizioni siano, a loro volta, aderenti al concetto di Web 2.035 o no.

Secondo alcuni, Amazon e eBay sono stati per anni esempi di Web 2.0, anche se la definizione è stata coniata solo verso il 2003 dai manager della O'Reilly Media, una società che organizzava conferenze sul tema. A quel tempo si era indicato con Web 2.0 quel gruppo di siti, non statici, che erano emersi dalle ceneri del collasso del NASDAQ.

Con l'andare del tempo poi si è convenuto sul fatto che i siti Web 2.0 sono quelli che utilizzano porzioni di banda sempre più larga, godono di ampi contributi degli utenti, consentono l'interattività e gestiscono abilmente il sistema dei tag per facilitare le ricerche.
Interrogato sulla questione, Chad Hurley taglia la testa al toro: «Forse il Web 2.0 sta permettendo alla gente di realizzare il vero potenziale di Internet. Secondo noi era lì da sempre. Quello che ha accelerato l'ideale di Web 2.0 sono le tecnologie: soprattutto l'evoluzione della capacità di stoccaggio dati, i software, e di certo la banda larga per connessioni Internet ad alta velocità».

2 - STREAMING SÌ! DOWNLOAD NO!
YouTube intanto continua a crescere. Dal milione di visitatori di novembre è passato ai tre milioni di dicembre e, agli inizi di febbraio 2006, il suo direttore marketing, Julie Supan, annuncia garrula: «Abbiamo superato i 10 milioni di video visti ogni giorno. Mostriamo 115 video al secondo o, se preferite, 6944 al minuto».

Su quel «mostriamo» si apre un nuovo dibattito. Apparentemente poco significativo per i non addetti ai lavori, ma invece fondamentale per le sue ricadute rispetto alle norme sul copyright in vigore. YouTube, come specificato nei suoi Termini d'uso, consente infatti di visionare solo in modalità streaming e per contro non consente il download. Cioè si può vedere ma non registrare, scaricare su altro supporto o all'interno del computer.

E inoltre, ogni potenziale uploader, prima di inviare video, deve affermare di possederne i diritti (licenze, permessi), incluso il consenso di ogni persona che in essi compare. Tale dichiarazione, nella pratica abituale del web viene rilasciata cliccando sulla finestrina in fondo ai Termini d'uso ed è tutto ciò che viene richiesto; per lo meno fino al momento in cui un legale detentore di copyright non si rivolge a YouTube rivendicando la proprietà del materiale e rendendo dunque illegale sia l'azione dell'uploader incriminato che quella di YouTube che ne consente il visionamento.

Ora, secondo alcuni avvocati, in particolare quelli specializzati nella difesa delle case discografiche, che lamentano la presenza di innumerevoli music clips illegali, lo streaming può ritenersi tollerabile, alla luce di quanto scritto nel Digital Millennium Copyright Act del 1998, ma non il downloading, in quanto negato dalla stessa legge.

La questione buffa è però questa: se, dopo aver visionato in modalità streaming, gli utenti di YouTube rimettono in circolazione il materiale illegale filmato grazie alla loro facoltà di condividerlo con migliaia di email, o addirittura milioni, si verifica comunque un danno per i proprie- tari dei diritti, i quali teoricamente si vedono privati di ingenti porzioni di mercato che vengono soddisfatte gratuitamente.

«Ma ciò avviene all'interno di una comunità» rispondo- no a YouTube. «E in ogni caso» aggiungono «in osservanza della legge. Basta che ci venga chiesto di rimuovere i clip illegali e noi procediamo immediatamente». «Ok, voi cancellate il videoclip che appare sul vostro sito e quindi non è più visionabile, ma se nel frattempo qualcuno dei vostri utenti lo ha inoltrato agli altri la questione resta aperta». Il cane si morde la coda. L'uovo e la gallina si confondono. Il groviglio è inestricabile.

3 - CARE VECCHIE ROCKSTAR
Intanto YouTube cresce, grazie anche all'ultima moda, che sta dilagando nelle pieghe dei suoi terabyte, rivelando la sua natura contagiosa, virale. Decine di migliaia di utenti inviano vecchie copie di videoclip musicali, recuperate da qualsiasi possibile supporto, in cui compaiono star del passato più o meno recente. Vuoi rivedere Bob Dylan, Ella Fitzgerald, Nat King Cole, Wilson Pickett, James Brown, John Lennon e chissà quanti altri che hanno cantato le gesta delle generazioni Anni '60, 70, 80? Vai su YouTube e verrai ampiamente e gratuitamente soddisfatto.

È come se dalla storia recente si levasse un'eco mai so- pita, un mantra collettivo che riecheggia da Woodstock all'Isola di White passando per Parco Lambro: «La musica è nostra e non si paga... la musica è nostra e non si paga». È in gran parte già avvenuto con Napster, ma stavolta è diverso. Ci sono le vecchie immagini, un po' sbiadite, con i colori sparati, i volti eccitati e sudati, gli occhi lucenti dei cantanti, le note riprodotte con apparati analogici. Rock, soul, funk, pop, dance e discomusic riemergono dall'oblio e rientrano sinergicamente nel ciclo past-modern a sostegno del rinnovato gusto vintage.

A YouTube gli impiegati sono diventati venti. Solo venti e nient'altro che venti. Possono chiudere da un giorno all'altro, e lo sanno, ma nonostante il cupo ringhiare dei cani da guardia delle multinazionali della musica, si sentono degli eroi. La marcia trionfale continua e appare inarrestabile. «Se all'inizio poteva impaurire» afferma il direttore della Reverb, una influente società di promozione, «ormai il fenomeno è troppo grosso per essere ignorato».

E infatti, proprio dal mondo della musica giungono i primi rinforzi. Il 14 febbraio la Matador Record annuncia l'accordo Make our video (fate il nostro video). Gli utenti YouTube sono autorizzati, e spronati, a scaricare la versione mp3 di Nocturnal House e ricreare con immagini da loro girate, su quella base musicale, un videoclip originale per la band Pretty Girls Make Graves. Ai migliori un premio di 1000 dollari e un viaggio a New York per assistere al concerto della band.

Il fronte si è rotto. YouTube non è più sola contro tutti ma, anzi, comincia a essere fiancheggiata da sigle prima impensabili. Osservando l'evoluzione del triangolo media-pubblico-inserzionisti, alcuni di questi ultimi hanno infatti deciso, numeri e dati sociodemografici alla mano, che per raggiungere quel turbolento magma costituito dagli esseri umani tra i 15 e i 35 anni bisogna gettare il cuore oltre l'ostacolo, smetterla con le garbate inserzioni, fatte solo di testo, nelle colonnine laterali dei social site e inserire con decisione veri spot, anche a rischio di vederseli rieditati e sbeffeggiati nei commenti irriverenti degli youtuber.

I primi a inserire video pubblicitari nel sito YouTube sono Jeep e Nike. Quest'ultima, furbescamente, sceglie come testimonial il calciatore brasiliano Ronaldinho e rimane in attesa. L'esito è soddisfacente: 140.000 click in 2 mesi. Non male. Sembra sempre più un enorme tavolo di dadi aperto nel Casinò della Comunicazione Globale. Chiunque può puntare e attendere gli esiti. Il video «rolla» nella grande piattaforma e si contano i click.

Tu hai vinto x consensi, tu y. Tu non hai ancora vinto. Tu non vincerai quasi niente. E voci accattivanti, come nei casinò, intanto incitano: «Puntate signori, puntate. Fare gioco, fare gioco. New direction, new selection». Sono i ragazzi del marketing di YouTube, che hanno agende più grandi del solito, tanto sono fitte di appuntamenti con rappresentanti di qualsiasi società si muova nel mercato.

Kevin Donahue, vicedirettore marketing, al telefono, già ha cominciato a parlare anche con Warner Bros e Virgin. Il tema è: «Come far interagire nel modo migliore i nostri utenti con il vostro materiale video in circolazione». E sottovoce si aggiunge: «Anche quello illegale?» «Ovviamente!»

Continua/5....

LINK ALLA PRIMA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-youtube-story-di-glauco-benigni-prima-puntata-ha-cambiato-la-vita-a-36398.htm

LINK ALLA SECONDA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dagospia-presenta-youtube-story-di-glauco-benigni-seconda-puntata-se-i-tre-giovani-nerd-36452.htm

LINK ALLA TERZA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dago-presenta-youtube-story-terza-puntata-non-appena-il-sito-decolla-da-ogni-angolo-36506.htm

LINK ALLA QUARTA PUNTATA
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dago-presenta-youtube-story-di-glauco-benigni-quarta-puntata-quella-grande-idea-di-fare-36567.htm

 

YOU TUBE lapresse youtube Chad Hurley Steve ChenSTEVE CHEN CHAD HURLEY STEVE CHEN JAWED KARIM CHAD HURLEY E STEVE CHEN

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