de gregori venditti

DE GREGORI E VENDITTI, IL MIGLIOR NEMICO E IL PEGGIOR AMICO MOLENDINI: ''L'AGENZIA DI SALZANO È RIUSCITA A METTERE INSIEME QUEL TOUR (SENNÒ GLI STADI COME LI RIEMPI?) CHE "IL PRINCIPE" E "CICALONE" NON FANNO DA 50 ANNI. NON L’HANNO FATTO PERCHÉ SONO ARTISTI DISTANTI, PERCHÉ SI SONO DETESTATI, HANNO POI FATTO PACE DAVANTI AI RIFLETTORI, MA CHISSÀ PERCHÉ HANNO CONTINUATO A ESSERE ASSOCIATI IN UNA RETORICA IMMAGINARIA DELL’AMICIZIA - LE FRECCIATE A DISTANZA: “È UN PIANISTA DI PIANO BAR VENDE A TUTTI TUTTO QUEL CHE FA” CANTA DE GREGORI IN "RIMMEL". E VENDITTI SUL TOUR DI DE GREGORI CON DALLA SENTENZIO’: “UNO CHE DÀ RETTA A LUCIO È UN COGLIONE” - VIDEO

Marco Molendini per Dagospia

VENDITTI DE GREGORI 11

 

Il Principe e Cicalone, storia di un'amicizia mitizzata diventata concerto. De Gregori e Venditti, gli opposti che si ritrovano per sommare il pubblico dell'uno e quello dell'altro e trasformare l'appuntamento in evento (sennò gli stadi come li riempi?).

 

E' la ricetta di Friends and partner, la multinazionale della musica italiana, che ha sotto contratto la quasi totalità degli artisti nazionali, ne dispone e ne organizza la vita (artistica), spesso giocando sulla mozione dei ricordi con la suggestione degli incontri e delle rimpatriate, delle amicizie ritrovate e delle associazioni impensabili (come quando Francesco cantò all’Arena di Verona con Fedez e Checco Zalone).

 

de gregori venditti

Così, alla fine, l'azienda guidata da Ferdinando Salzano è riuscita a mettere insieme quel tour che Il Principe (soprannome firmato Dalla) e Cicalone (definizione di Guccini) non fanno da cinquant'anni. Non l’hanno fatto perché non ne avevano voglia, perché sono artisti distanti, autori e cantanti agli antipodi, caratteri opposti, romani diversi (Monteverde uno, quartiere Trieste l’altro). Timido, schivo, aristocratico il primo, esuberante, viscerale e popolare il secondo.

 

Interprete intimo uno, “ugola di tungsteno” (così  l’aveva battezzato Lilli Greco, mitico produttore della Rca) l’altro. Si sono beccati, probabilmente si sono detestati, hanno fatto pace davanti ai riflettori, ma chissà perché hanno continuato a essere associati in una retorica immaginaria dell’amicizia che parte da lontano.

DE GREGORI VENDITTI

 

Ragazzi del Folkstudio, lo sghangherato e fascinoso locale di via Garibaldi, luogo dell’esordio sul finire degli anni Sessanta (con un quartetto battezzato I giovani del Folkstudio assieme a Giorgoo Lo Cascio e Ernesto Bassignano), debuttanti con un primo album, Theorius Campus, firmato assieme per una contingenza più che per un’urgenza musicale: la casa discografica, non volendo rischiare, aveva concesso di fare mezzo disco a testa, metà Venditti e metà De Gregori.

 

E, dal caso, sbucarono due canzoni fatte a quattro mani e due voci. Eppure Theorius Campus è passato alla storia come prova di un indissolubile legame artistico, continuamente evocato, mantenuto in vita, raccontato, alimentato dalla romanità, dalla fede romanista e dal rimando a quei primi passi comuni al Folkstudio sotto l’ala di Giancarlo Cesaroni, il chimico patron del locale di via Garibaldi e poi di via Sacchi.

 

DE GREGORI VENDITTI 1

L'unico vero tour congiunto, i due ragazzi, l'avevano fatto qualche mese prima, anche questo per caso: un viaggio della Federazione giovanile comunista in treno in Ungheria (compenso  per aver registrato su richiesta di Nanni Loy la musica di uno special televisivo magiaro).

 

Antonello aveva preso il posto Claudio Lo Cascio, che aveva rinunciato alla spedizione perchè si doveva sposare. La storica collaborazione artistica, dopo il disco, si esaurisce rapidamente con la coda di uno di quei tour multipli che servivano a lanciar più artisti emergenti (con loro c’era Riccardo Cocciante).

 

Theorius Campus segna il lancio di Antonello con due canzoni potenti e popolari, Roma Capoccia e Sora Rosa, e fa da spartiacque a due carriere separate, a volte antagoniste. Le differenze li allontano e suonano evidenti in quelle due canzoni comuni dell’album, con «l’ugola di tungsteno” di Venditti che sommerge la voce intima di De Gregori.

Il successo crea un solco: uno diventa il campione di una canzone d’autore popolare, l’altro è il paladino di una canzone dal gusto aristo-snob. Arrivano anche a lanciarsi frecciate musicali a  distanza: “è un pianista di piano bar vende a tutti tutto quel che fa” canta Francesco nel brano conclusivo di Rimmel, il disco che sblocca la sua storia.

DE GREGORI VENDITTI 66

 

Anni dopo Antonello si leva il macigno, riferendosi all’amico racconta in una intervista a Mollica: “Quante me ne avete fatte negli anni '70. Quando De Andre' si accorse di te, io rimasi solo, col mio linguaggio meno forbito, ma ugualmente forte e colto. Venivate a rovinare le presentazioni dei miei dischi. Al Teatro Gerolamo io presentavo 'Quando verra' Natale' e tutto andava per il meglio quando siete arrivati voi con Nanni Ricordi e vi siete messi a fare casino,  mandando via la gente. Io mi arrabbiavo come una bestia e pensavo: 'ma questi due fighetti, che vogliono?''.

 

Nel ‘96, un quarto di secolo dopo Theorius Campus, improvvisamente si ritrovano, in occasione della campagna elettorale dell’Ulivo per le elezioni politiche. "Stamattina ho telefonato a Francesco e gli ho chiesto se gli andava l'idea di esserci per un saluto a Veltroni. Mi ha richiamato e mi ha detto: sì Antonello, ma se ci andiamo cantiamo insieme", la ricostruzione di Venditti. Si esibiscono a piazza Vittorio, due soli pezzi, Roma Capoccia e Viva L’Italia, quanto basta per riaccendere la retorica dei cantautori riuniti.

 

THEORIUS CAMPUS VENDITTI DE GREGORI

Invece finisce con le due canzoni per l’Ulivo e i giornali che continuano a sognare sulla ritrovata amicizia. Sette anni dopo un altro vagito, la canzone ''Io e mio fratello'', che esordisce così: “Sono Antonello e questo è mio fratello/ Il mio miglior nemico/Il mio peggiore amico”.

 

In quell’occasione Francesco chiede pubblicamente scusa a Antonello, rivelando comunque il solco scavato: ''Antonello, ho fatto un grandissimo errore e chiedo scusa. Ti devo confessare che quando hai scritto l'inno della Roma, sono rimasto spiazzato in modo anche spiacevole, da cantautore impegnato con la puzza sotto il naso, da cantautore col Kappa. Invece quella canzone e' una straordinaria canzone. La canto in certi momenti formidabili della Roma, come si fa a non cantarla'''.

 

Il miglior nemico e il peggior amico si ignorano o quasi per altri 15 anni, salvo un’uscita incontrollata di Antonello nel backstage del concerto di Vasco Rossi all’Olimpico del 2011 (Antonello è uno specialista delle uscite incontrollate, non per niente è Cicalone, come quella volta che durante un certo a Messina sparò “perché Dio ha creato la Calabria?”, frase poi finita su Youtube e che gli scatenò contro l’intera regione). Nell’aftershow dell’Olimpico, chissà perché, se la prende contro la reunion di De Gregori e Dalla: “Uno che dà retta a Dalla è un coglione”, fu la sentenza.

DE GREGORI VENDITTI 15

 

Ma il tempo, si sa, lenisce tutte le ferite, la nostalgia di sè  addolcisce i ricordi, mettici in più l’offerta a cui non si può  dure di no di Friends and partner e, cosí, rieccoli ora a braccetto, pronti a celebrare il matrimonio mai celebrato. Salzano aveva messo il primo mattone del suo progetto  tre anni fa  all’Arena di Verona, con Francesco ospite dell’altro ex ragazzo del Folkstudio nel concerto dei quarant’anni di Sotto il segno dei pesci.

 

antonello venditti, simona izzo, francesco de gregori e riccardo cocciante

La serata è stata lo sbrinamento definitivo, lo scivolo verso gli stadi del duo ritrovato. Causa covid l’appuntamento è slittato ma, nel frattempo, i due hanno continuato a filare in armonia, cullati dal progetto di santificazione urbi et orbi  di quell’unione indissolubile che non c’era mai stata. Si sono persino ritrovati all’Expo di Dubai con Antonello ospite di Francesco per cantare di nuovo Roma Capoccia e Viva l’Italia

 

ferdinando salzano

L’Olimpico, il 17 luglio, sarà il debutto di un lungo viaggio, si annunciano tre ore con la suggestione di un catalogo musicale che ci ha accompagnato lungo tutta la vita. Impossibile mancare, ma non c’è bisogno di condire la storia con la leggenda di un sodalizio artistico da ricomporre. Lo stesso Venditti, qualche giorno fa, presentando l’appuntamento ha ammesso: “Finora non avevamo mai lavorato su nulla di realmente strutturato”. Non è mai troppo tardi.

antonello venditti de gregoriantonello venditti lucio dalla claudio baglioni simona izzo francesco de gregoriFIORELLO VENDITTI DE GREGORIferdinando salzanovenditti de gregori folkstudioantonello venditti, francesco de gregori e riccardo cocciante

 

venditti de gregoriVENDITTI DE GREGORIfiorello venditti de gregori

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO