putin le pen

IL DIETROFRONT DI MARINE LE PEN: VIA LE FOTO CON PUTIN – LA LEADER DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL HA DATO ORDINE DI MANDARE AL MACERO UNA MONTAGNA DI VOLANTINI ELETTORALI IN CUI CAMPEGGIA UNA FOTO REALIZZATA NEL 2017 CON "MAD VLAD" – IL PRESTITO DI QUASI 10 MILIONI DI EURO OTTENUTO IN RUSSIA DA MARINE – ANCHE ERIC ZEMMOUR HA FATTO LODI SPERTICATE A PUTIN. E MÉLENCHON DA SINISTRA ADERIVA ALLE POSIZIONI PUTINIANE E POCHE SETTIMANE FA CHIEDEVA L’USCITA DELLA FRANCIA DALLA NATO...

Stefano Montefiori per corriere.it

 

PUTIN LE PEN

Il dépliant distribuito dai militanti del Rassemblement National mostra Marine Le Pen orgogliosamente accanto a Vladimir Putin: una foto scattata in occasione del loro incontro del 2017, con una stretta di mano che dimostrerebbe «la statura internazionale» della candidata all’Eliseo.

 

Quel volantino di otto pagine con il programma elettorale e la visione del mondo della candidata è stato stampato in 1,2 milioni di copie e la sua distribuzione è già cominciata in tutta la Francia, solo che adesso la vicinanza a Putin diventa imbarazzante. L’invasione dell’Ucraina decisa dal presidente russo e le immagini dei bombardamenti delle città fanno di Putin un amico che è meglio disconoscere. Secondo Libération Marine Le Pen ha dato ordine di mandare al macero tutti i dépliant non ancora distribuiti, che sono la maggioranza.

 

Presidenziali: tre rivali per Macron

Molti Paesi europei hanno uomini politici vicini a Putin, ma solo la Francia si trova nella situazione di un’elezione presidenziale programmata per il 10 e 24 aprile , con un candidato non ancora ufficiale - Macron - impegnato da capo di Stato nella coalizione occidentale anti-Putin, e i tre rivali che lo seguono nei sondaggi che hanno sempre apertamente sostenuto Putin, anche fino a pochi giorni fa.

PUTIN LE PEN

 

Da Marine Le Pen che nel 2017 ha potuto partecipare alle elezioni grazie a un precedente prestito di quasi 10 milioni di euro ottenuto in Russia, a Eric Zemmour che ha fatto più volte lodi sperticate a Putin facendone il proprio modello ideologico (dalla politica di potenza alla difesa dei valori tradizionali dio patria famiglia), a Jean Luc Mélenchon che a sinistra aderiva alle posizioni putiniane e ancora poche settimane fa chiedeva ufficialmente l’uscita della Francia dalla Nato.

 

Le reazioni di Mélenchon e Zemmour

putin le pen

Adesso, mentre la candidata della destra gollista Valérie Pécresse crolla nei sondaggi al quinto posto, i tre inseguitori di Macron sono chiamati a giustificare la loro passione per l’amico Putin. Il più rapido a prendere almeno in parte le distanze è stato Mélenchon, che ha immediatamente condannato l’invasione russa dell’Ucraina, dopo avere a lungo incolpato la Nato e giustificato l’ammassare delle truppe russe al confine.

 

Eric Zemmour, che fino a poco tempo auspicava l’avvento di un Putin francese (magari se stesso), ha provato a cambiare linea ma senza grande successo, l’ammirazione per Putin è troppo grande: «Putin è il solo colpevole dell’invasione – ha detto Zemmour -, ma i responsabili della guerra sono anche i Paesi occidentali e la Nato che hanno continuato a espandersi a Est», facendo sua la tesi del Cremlino.

 

 

Dietrofront completo

ERIC ZEMMOUR

Marine Le Pen sembra la più convinta nell’allontanarsi da Putin, e non solo mandando al macero il volantino. «Riconosco di essermi sbagliata sull’esito delle tensioni che hanno preceduto l’attacco all’Ucraina. Mi ricordavo un Vladimir Putin autoritario, determinato a fare gli interessi del proprio Paese ma razionale. Ho creduto fino all’ultimo che la ragione avrebbe prevalso, ma mi sbagliavo. La decisione di invadere l’Ucraina e di sottomettere con la forza militare un popolo sovrano è una colpa storica che ci fa ripiombare nella guerra fredda e minaccia la civiltà europea».

 

Il sondaggio

Secondo l’ultimo sondaggio Harris, Macron sale ancora nelle intenzioni di voto e arriva al 27%, seguito da Marine Le Pen (18%), Eric Zemmour (15%), Jean-Luc Mélenchon (12,5%), Valérie Pécresse (11%).

jean luc melenchon 9eric zemmour presenta il suo partito la reconquete 2

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…