IL DIVANO DEI GIUSTI – UNA SERATA CHE INIZIA CON “THE DREAMERS” DI BERNARDO BERTOLUCCI E CHIUDE CON “ULTIMO TANGO A ZAGAROL” DEVO DIRE CHE PROMETTE PIUTTOSTO BENE – IN MEZZO NON C’È MOLTISSIMO, IL TERRIBILE “NONNO SCATENATO” O LO STRAVISTO MA STREPITOSO PRIMO “MISSION: IMPOSSIBLE” DI BRIAN DE PALMA CON EMMANUELLE BÈART PRE-LIFTING, JON VOIGHT PRE-LIFTING, JEAN RENO PRE-RINCOJONIMENTO, KRISTIN SCOTT THOMAS FAVOLOSA – VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

Una serata che inizia con “The Dreamers” di Bernardo Bertolucci con Eva Green meravigliosa, Michael Pitt e il nasuto Louis Garrel su Cine 34 alle 21 e chiude con “Ultimo tango a Zagarol” di Nando Cicero con Franco Franchi, Martine Beswick e Franca Valeri sempre su Cine 34 all’1,05, devo dire che promette piuttosto bene.

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In mezzo, ammetto, non c’è moltissimo, il terribile “Nonno scatenato” di Dan Mazel con Robert de Niro e Zac Efron, canale 20 alle 21, 05, il buono ma non eccelso “Hannibal” di Ridley Scott con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Giancarlo Giannini, Ray Liotta su La7 alle 21, 15, fin troppi film con Tom Cruise, “Jack Reacher: Punto di morte” di Edward Zwick su Italia 1 alle 21, 20 seguito dallo stravisto ma strepitoso primo “Mission: Impossible” di Brian De Palma con Emmanuelle Bèart pre-lifting, Jon Voight pre-lifting, Jean Reno pre-rincojonimento, Kristin Scott Thomas favolosa.

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Non so come sia “Una luna chiamata Europa” dell’emergente Cornel Mundruczo, il regista amato da Martin Scorsese che gli ha prodotto “Pieces of a Woman”. Questo film, Rai 4 alle 21, 20, è una sorta di favola con un immigrato che riesce a levitare alla faccia di Salvini.

 

robert de niro zac efron nonno scatenato robert de niro zac efron nonno scatenato

Ci sarebbero anche il supervisto “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick con Matthew Modine, Vincent D’Onofrio e Lee Ermey doppiato in italiano magistralmente da Eros Pagni (“soldato palla di neve!”).

 

Mi ha detto Massimo Foschi che Eros Pagni per il fisico e la forza fisica era chiamato “Ercolino” dagli amici a teatro. Massimo doppiava invece il soldato nero che non mi ricordo affatto. 

 

 

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Rai Movie presenta alle 21, 10 “Beata ignoranza”, fortunato film di Massimiliano Bruno con Alessandro Gassman e Marco Giallini sulla mania di comunicare sui social a tutti i costi. “Adesso puoi comunicare con miliardi di persone in tutto il mondo!”, cinguetta la ragazza che ha connesso il padre con lo smartphone. “E che cazzo ciavemo da disse?!” è la giusta risposta del padre, Marco Giallini.

 

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Su questo pur giustissimo “e che cazzo ciavemo da disse” è costruito il film, squinternato, caciarone, ma simpatico e divertente, che cerca un po’ di fare il punto su smartphone sì o no, connessione continua oppure sticazzi.

 

Lo fa in maniera assolutamente poco strutturata, ma con tante piccole invenzioni, gag, intuizioni che vanno dal ragazzette che chatta al padre “A papà, ricordati le cotolette panate!” a Giallini che inizia a recitare malamente “A Zacinto” di Ugo Foscolo davanti a una classe esterrefatta.

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Poi viene citato addirittura Jonathan Franzen. E noi che pensavamo che nel titolo, Beata ignoranza, Max Bruno e i suoi coautori avessero fatto un omaggio alla celebre battuta del Don Buro vanziniano, “Saremo puro burini ma beata l'agnoranza, se stai bene de mente, de core e de panza”.

 

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Sempre su Rai Movie alle 23, 20 passa il non così fortunato “Leoni”, buffa commedia veneta di Pietro Parolin con Neri Marcoré, Stefano Pesce e Piera Degli Esposti. Bellissimo, e lo sapete, “Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow con Jessica Chastain, Mark Strong, Joel Edgerton, Iris alle 23, 25, “E tu chi sei?”, chiede il capo della Cia alla protagonista, Jessica Chastain da anni a caccia del covo dove si nasconde Osama Bin Laden. “Io sono la stronza che ha trovato questo posto!”, risponde lei alludendo al covo dove verrà trovato e ucciso Osama Bin Laden. Anzi, più che stronza, dice motherfucker…

 

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La cosa che più ci stupiva di questo complesso, sontuoso, intelligentissimo film, scrivevo alla sua uscita, è il distacco morale che il film ha verso la storia che racconta. La Bigelow e il suo sceneggiatore Mark Boal non prendono distanza dai loro personaggi principali, capitanati dalla Maya di Jessica Chastain, eroina invasata che passa dieci anni della sua vita nella caccia a Bin Laden, e da tutti i suoi maschi combattenti, dal torturatore Dan di Jason Clarke al Patrick di Joel Edgerton che comanda la squadriglia della notte della cattura, ma li mettono in scena per come pensano che esattamente siano e come si siano comportati.

 

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Siamo troppo e da troppo tempo abituati ai facili moralismi del cinema che confondiamo questo distacco morale dalla storia e dai suoi protagonisti, che è il solo modo per averne una visione rigorosa, per un desiderio di giustificare azioni aberranti come la tortura.

 

Nel film non viene affatto giustificata la tortura del prigioniero Ammar (Rada Ketab, tra i protagonisti de “Il profeta”) come importante per la scoperta di Bin Laden, che avverrà ben dieci anni dopo, viene solo vista per come si svolge nella sua brutalità. “Per piacere, aiutami”, chiede il torturato a Maya, vedendola donna, e quindi forse più umana.

 

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“Ti puoi aiutare da solo dicendo la verità”, risponde secca lei. Siamo ancora dalle parti di “Sentieri selvaggi” (“The Serachers”) di John Ford, un modello che in qualche modo rientra pure in “Django Unchained” di Quentin Tarantino.

 

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Una grande caccia all’uomo, violenta e senza umanità. Un viaggio che dobbiamo assolutamente percorrere fino in fondo e che ci obbligherà a una scelta finale, uccidere o non uccidere, che non potrà che farci sentire più soli.

 

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Attenti, che, se non lo avete visto, è un grandissimo film anche “Il postino suona sempre due volte”, Rete 4 alle 00, 05, nella versione del romanzo di James M. Cain, sceneggiata da David Mamet (al suo esordio nel cinema) e diretta nel 1981 da Bob Rafelson con Jack Nicholson che si innamora della provocante Jessica Lange mal sposata col rozzo John Colicos.

 

full metal jacket soldato palla di lardo full metal jacket soldato palla di lardo

Per farle capire meglio il personaggio, Nicholson fece leggere alla Lange l’autobiografia di un’attrice di serie B, Barbara Payton. Primo grande thriller erotico degli anni ’80, grazie alle performance di Jessica Lange e di Nicholson, soprattutto nella scena sul tavola da cucina, girata da Rafelson solo alla presenza del direttore della fotografia, il grande Sven Nykvist, operatore di Bergman. Non mi ricordavo affatto che ci fossero anche Anjelica Huston e Christopher Lloyd.

 

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Quanto a “Ultimo tango a Zagarol”, confesso che per anni avevo cercato di resistere al fascino del film, un po’ lento, un po’ banale. Ma la situazione è irresistibile, Franco grandissimo nelle scene di sesso con o senza burro (se lo spalmerà sul pane), si permette pure di apparire nudo.

 

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Una cosa che, diceva, aveva scandalizzato Ciccio, al punto da fargli dire che non avrebbe mai più fatto una cosa così audace al cinema. Martine Beswick è una trash queen reale, bellissima. Mi arrendo. Per Nando Cicero, intervistato in tv da Sergio Grmek Germani: «è un film divertente.

 

L’idea non fu mia, ma di un produttore [Galliano Juso]. Io non ho mai fatto parodie, non volevo farne. Fu lui a portarmi a vedere Ultimo tango a Parigi e io, all’uscita, dissi: ‘Sì, qui bisogna proprio farla, la parodia. Parlai anche con amici, poi con Bernardo Bertolucci…».

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E Bertolucci: «Mi rifiutai di vederlo e non voglio vederlo. Perché è un mito e non deve essere infranto. E poi perché non voglio scoprire che Ultimo tango a Zagarol è meglio di Ultimo tango a Parigi». Franco Franchi diceva che Bertolucci gli voleva fare causa e che il film venne salvato dalla mediazione addirittura di Carmelo Bene, grande fan di Franco e Ciccio. Franco, sulle pagine de Il Messaggero, dichiara di aver ricevuto una telefonata da Bene, in cui il maestro gli faceva i complimenti per il film.

 

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«Mi ha detto che l’altro, il tango a Parigi, al confronto, era una parodia del mio». E le voci? Uno dei film preferiti di Robert De Niro, si dice. Lo vide mentre girava Il padrino 2 in Sicilia. Sembra che piacesse molto pure a Francis Coppola, al punto che lo comprò per distribuirlo in America.

 

Franco spesso ripensò al film come a una mossa sbagliata: Mi disse: «Purtroppo Ultimo tango a Zagarol, film che amo molto, fu da tutti frainteso al punto di essere interpretato, poiché oltretutto cadeva in un momento di crisi della coppia, come un segnale d’addio al cinema formato famiglia, per avventurarmi nel genere dell’erotico all’italiana».

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ALESSANDRO GASSMANN E MARCO GIALLINI IN BEATA IGNORANZA ALESSANDRO GASSMANN E MARCO GIALLINI IN BEATA IGNORANZA ALESSANDRO GASSMANN E MARCO GIALLINI IN BEATA IGNORANZA ALESSANDRO GASSMANN E MARCO GIALLINI IN BEATA IGNORANZA

 

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