ECCO COME FELLINI SOFFIÒ “I VITELLONI” A SERGIO LEONE – LA CONFESSIONE INEDITA DEL REGISTA ROMANO CHE DI FELLINI FU AIUTO-REGISTA: “IO A 18 ANNI SCRISSI UN FILM CHE ERA IL FILM DELLA MIA GIOVINEZZA, DELLA MIA INFANZIA, CHE SI CHIAMAVA VIALE GLORIOSO. LO SCRISSI CONTEMPORANEAMENTE A LUI E ME L' ERO RISERVATO COME IL MIO PRIMO FILM, IL FILM DEL DEBUTTO; INVECE POI USCÌ I VITELLONI; E HO PIANTO DI RABBIA PERCHÉ… - VIDEO

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FEDERICO FELLINI E SERGIO LEONE FEDERICO FELLINI E SERGIO LEONE

 

 

Da “Avvenire”

 

Pubblichiamo la confessione inedita del grande cineasta romano al collega francese Gérald Morin, che di Federico fu aiuto regista «A 18 anni scrissi un film sulla mia giovinezza, però Federico fu più veloce di me e uscì il suo primo capolavoro» Proponiamo in questa pagina due inedite confessioni rilasciate nel lontano 1977 al regista Gérald Morin, storico collaboratore di Federico Fellini, da Sergio Leone e da Alberto Lattuada.

 

Della rivelazione a Morin del cineasta romano, reso famoso soprattutto dai cosiddetti "spaghetti western" e di cui sono appena ricorsi i novantanni dalla nascita e i trent' anni dalla morte, riportiamo qui un ampio stralcio riguardante l' inizio della propria carriera e il primo contatto con il collega riminese. Nell' altro articolo viene riportata, a firma dello stesso Morin, una intervista a Lattuada che con Fellini ebbe una lunga e proficua collaborazione negli anni Quaranta e nei primi anni Cinquanta.

fellini 100 la mostra fellini 100 la mostra

 

Devo dire che io ho incontrato lui, ma Fellini non ha incontrato me, in quanto la prima volta che l' ho visto, fui invitato da un montatore a vedere, a Cinecittà, La dolce vita. Mi ricordo che uscendo, me lo presentarono. Fu una presentazione fugace, io non avevo ancora fatto niente, ero un giovane aiuto regista, e uscendo mi fermai con la macchina, stavo con mia moglie, davanti all' Istituto Nazionale Luce, dopo aver fatto pochi metri e dissi: «Mio povero Federico, ma che farà d' ora in avanti?», perché ebbi la sensazione, specialmente in quel periodo (oggi forse rivedendolo accusa un po' di tempo), che in quel film c' era tutto; c' erano tutti i concetti, eppure espressi magicamente.

 

sergio leone viale glorioso sergio leone viale glorioso

Questa era una certa posizione limitativa, in quanto mi sembrava che ci fosse la magia del cinema dentro, tutti i sentimenti, tutte le percezioni, tutti gli umori di quel periodo che attraversavamo. Poi io con Federico ho una certa congenialità, perché lei deve sapere che Federico è in un certo qual modo il primo personaggio che mi ha fatto piangere. Perché io a 18 anni scrissi un film che era il film della mia giovinezza, della mia infanzia, che si chiamava Viale Glorioso, e stranamente questo nome è alle pendici del Gianicolo vicino a Villa Sciarra, dove io ho passato tutta la mia infanzia.

 

sergio leone sergio leone

Era di una ingloriosità totale, perché c' eravamo mescolati a tutti i ragazzi trasteverini, proprio al milieu, un certo milieu trasteverino, ladri, ecc. ... e facevamo una specie di doppia vita come il Dr. Jekill e Mr. Hyde, a casa e fuori; e quindi scrissi questa storia che era la storia di sette, otto ragazzi, io compreso, autobiografica, che era i Vitelloni a Roma.

 

fellini 100 la mostra fellini 100 la mostra

La scrissi contemporaneamente a lui, ma poi quando la finii, io ero ancora troppo giovane per poter affrontare la regia a quei tempi, e me l' ero riservato come il mio primo film, il film del debutto; invece poi uscì I vitelloni; e ho pianto di rabbia perché poi soprattutto gli umori erano gli stessi, anche se il luogo diverso. C' era dentro tutto, il mio leggermente più drammatico, che finiva con la morte di uno di questi ragazzi, ma l' atto del film era quasi identico. Stranamente, senza conoscerci; nessuno dei due aveva raccontato qualcosa all' altro, dunque senza possibilità di fuga di idee; avevamo pensato tutti e due allo stesso modo di cominciare la carriera.

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