pippo baudo

ENCICLO-BAUDIA - MONTANELLI, BERLINGUER, ANDREOTTI, FRUTTERO E LUCENTINI, VI RACCONTO LE MIE 13 EDIZIONI DI “DOMENICA IN” – PIPPO BAUDO E I SEGRETI DEL PROGRAMMA NATO 40 ANNI FA, AI TEMPI DELL’AUSTERITY: “ERA UN ROTOCALCO. OGGI E’ STATO SOSTITUITO DAL CAZZEGGIO. SI PENSA AGLI ASCOLTI. ANCHE SE IO FACEVO ASCOLTI IMPORTANTI CON I LIBRI…” – POI PARLA DI FAZIO E DICE CHE…

ALESSANDRA COMAZZI per la Stampa

 

pippo baudo

Pippo Baudo, lei è il recordman di Domenica in, ne ha condotte ben tredici edizioni. Il programma ha debuttato nel 1976, e adesso siamo ancora lì che la annunciamo, la aspettiamo, la guardiamo, chiamiamo «zia» Mara Venier. 1976-2019: non è veramente troppo?

«I titoli dei programmi vanno mantenuti, sono un po' come le testate dei giornali.

Quelle mica cambiano. Solo che bisognerebbe rinnovarsi, e molto velocemente».

 

Cominciò a condurre «Domenica in» giusto 40 anni fa, nel 1979, e lei, di anni, ne aveva 43: che cosa fece?

«Il programma nacque ai tempi dell' austerity, l' idea era intrattenere gli italiani davanti alla televisione, poiché non potevano viaggiare in auto. Il primo conduttore fu Corrado, che naturalmente diede al programma la sua forte connotazione. Io dovevo fare qualcosa di diverso. E allora pensai a un rotocalco.

 

pippo caruso pippo baudo

Guardare Domenica in doveva essere come sfogliare una rivista, trovando politica, attualità, cultura. Cominciarono le presentazioni dei libri, venivano da me scrittori normalmente refrattari al video, ricordo Fruttero e Lucentini, o Montanelli.

 

pippo baudo mike bongiorno corrado enzo tortora

Pure tra i politici: mio fiore all' occhiello fu Berlinguer, che era parecchio timido e non si metteva mai volentieri davanti alla macchina da presa. E ricordo uno degli incontri con Andreotti: per preparare l' intervista mi ricevette alle 7 del mattino nel suo studio di corso Vittorio a Roma, in veste da camera. Parlammo di tutto, ma non di quello che gli avrei chiesto l' indomani.Onorevole, gli chiesi alla fine: ma, e l' intervista? E lui: domani improvvisiamo. Il fatto è che i politici non avevano l' attuale dimestichezza con la telecamera, figuriamoci i social».

 

Un altro mondo, certamente: però si potrebbe ancora definire Domenica in» un rotocalco?

pippo baudo

«Ma, cosa vuole, il rotocalco è stato sostituito dal cazzeggio. Si va sul facile. Si pensa agli ascolti: anche se... Io realizzavo ascolti molto importanti con i libri, non mi si venga a dire che la cultura non fa ascolto. Certo, bisogna prepararsi perfettamente, leggere tutto, informarsi. L' Unione Editori aveva fatto uno studio: un passaggio a Domenica in valeva in automatico 50 mila copie di vendita. Volevano persino istituire un "comitato editoriale" per valutare quale volume dovesse essere presentato e quale no. Ovviamente dissi: se fate una cosa così mi dimetto. E non la fecero. Insomma, ogni tanto bisogna anche ribellarsi».

 

Questo suo ruolo è stato ereditato da Fabio Fazio?

«Lui lo fa bene, il suo lavoro, certo».

 

Però la sua rivoluzione fu parlare diffusamente di libri con gli scrittori dopo il pranzo domenicale italiano, giusto?

pippo baudo

«Quella fu la scommessa. E realizzare una trasmissione che andasse avanti dalle 14 alle 20. Mi hanno sempre preso in giro tutti per la mia tv-maratona, tv-messa cantata. Ma la sua logica ce l' ha».

 

O ce l' aveva?

«Bisogna porsi delle asticelle, come nel salto: sempre più in alto. E tu conduttore devi portare il pubblico a saltare, quindi ad elevarsi, con te. Ci vuole tempo, il tempo non c' è più, e la volontà è quindi quella di abbassare tutto. Che peccato».

pippo baudo saluta paolo cirino pomicino foto di baccobaglioni baudorino formica pippo baudo foto di baccoPIPPO BAUDOLORELLA CUCCARINI PIPPO BAUDO HEATHER PARISIpippo baudo e fulvio abbate foto di bacco

 

pippo baudo sharon stone 1baudo rovazzi fazioPippo Baudopippo baudo fiorello baudopippo baudo roberto d agostino michele mirabella foto di bacco

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?