direttori tg1 carlo rossella clemente mimun giulio borrelli marcello sorgi augusto minzolini bruno vespa

FARE IL DIRETTORE DEL TG1? UNA VITACCIA – IL LIBRO DI IDA PERITORE RACCOGLIE LE CONFESSIONI DEI GIORNALISTI CHE HANNO GUIDATO IL PRIMO TELEGIORNALE RAI (E QUINDI DEL PAESE) TRA STRESS, PRESSIONI E ROTTURE DI BALLE – MINZOLINI: “SEI BLOCCATO. C’È UNA CULTURA CATTOCOMUNISTA CHE HA COME OBIETTIVO CONSERVARE IL POTERE” – VESPA E LA FRASE “IL MIO EDITORE DI RIFERIMENTO È LA DC”, LERNER E LE IMMAGINI DEI BAMBINI VITTIME DI PEDOFILIA

Paolo Bracalini per “il Giornale”

carlo rossella foto di bacco

 

Se la Rai è lo specchio fedele di chi comanda a Roma, il direttore del Tg1 «è come un ministro dell' esecutivo», racconta Carlo Rossella, approdato alla guida del primo Tg Rai nel '94, epoca Letizia Moratti, che gli propone l' incarico con una telefonata mentre lui è in vacanza a Lampedusa. «Potevi rimanere là», dirà uno dei giornalisti del Tg1 alla prima assemblea di redazione di Rossella, arrivato in quota berlusconiana e, quindi, guardato con sospetto.

 

ida peritore

È uno dei dieci direttori interpellati da Ida Peritore (Sua Maestà il TG1. Dieci direttori svelano 30 anni di segreti, Male Edizioni), giornalista storica del Tg1 che, conoscendo l' azienda e il telegiornale in cui lavora, introduce il libro con la famosa massima del Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Tutto cambia in Rai, e al Tg1, per restare in eterno com' è.

 

bruno vespa

«Quando la Rai diceva che si dovevano fare (...) (...) le assunzioni, chiedevo ai partiti una rosa di possibili candidati, i nomi li sceglievo io in questa rosa. Alcuni li conoscevo già, come Vincenzo Mollica, ho assunto anche Mentana», racconta Nuccio Fava, bis-direttore del Tg1 in due bienni diversi. La Peritore, entrata in Rai dal quotidiano Il Popolo e quindi in quota Dc, spiega che, oltre all' eterna spartizione di tg e canali (oggi tocca a Lega e M5s, più briciole per gli altri), c' è sempre stata anche la «zebratura», ovvero «far convivere nello stesso Tg quote di democristiani, socialisti, comunisti, repubblicani, socialdemocratici, liberali e così via.

bruno vespa

 

Con gli anni, sono cambiati i partiti, ma i criteri sono sempre rimasti lottizzatori». Bruno Vespa cade in disgrazia con il crollo della Dc nel '93 di Tangentopoli, pagando il prezzo di aver detto la verità come direttore del Tg1 («il mio editore di riferimento è la Dc»).

 

Quella frase «mi mise contro gli ipocriti assunti quasi tutti per segnalazione politica, mentre io avevo vinto un concorso. Ma li capisco. Negli anni successivi sono venuti da me quasi tutti a dirmi che avevano sbagliato», racconta Vespa. Dopo le dimissioni dal Tg1, rimane nell' ombra per quasi due anni («Fui l' unico testimone nel '93 della visita di Scalfaro e Giovanni Paolo II ai luoghi dell' attentato di San Giovanni in Laterano. Mi fu detto di fare il servizio senza che si vedesse la mia faccia») prima di tornare con Porta a porta e restarci ininterrottamente fino ad oggi.

marcello sorgi

 

Nel '96, dopo una brevissima stagione di Rodolfo Brancoli, viene chiamato Marcello Sorgi. Che ricorda: «Al Tg1 ho capito che le pressioni politiche sono inversamente proporzionali al peso dei partiti che le fanno: così il maggior numero di telefonate le ricevevo dai leader delle formazioni minori!». Cambiano i governi, cambia il direttore del Tg1 dove nel '98 viene promosso un interno, Giulio Borrelli.

 

GIULIO BORRELLI

«Prodi, presidente del Consiglio dell' epoca, nonostante avesse altre simpatie, non mi considerava un nemico - racconta Borrelli -. Questa sua posizione spianò la strada alla mia nomina a direttore negli anni del centrosinistra», ma due anni dopo viene silurato dal dg Celli per far posto a Gad Lerner, «vivace intellettuale di sinistra, molto legato a Prodi». Lerner (che non si è fatto intervistare perché «preferisce non rinvangare il passato») al Tg1 resta pochissimo, travolto dallo scandalo delle immagini di bambini vittime di pedofilia.

gad lerner

 

«Forse la più brutta pagina del Tg1», raccontano i due capiredattori del politico Cesare Pucci e Giorgio Balzoni. Istruttivo anche il racconto dell' esordio di Lerner in redazione: «Fu subito circondato da colleghi ansiosi di farsi conoscere e, all' occorrenza, buscare qualche grado in più.

Ognuno voleva mettersi in sintonia con Gad e prevenire i suoi desideri».

 

clemente mimun

Clemente Mimun (direttore dal 2002 al 2006) ricorda come «pessimo» il clima trovato al Tg1: «Si sentivano, incomprensibilmente, i migliori, ma in generale la presunzione superava le capacità. E anche la pressione dei partiti, soprattutto di sinistra, a favore di questo o di quello, si rivelò a livelli record».

 

AUGUSTO MINZOLINI tg1

Complicata anche l' esperienza di Augusto Minzolini al Tg1: «In quel telegiornale è molto difficile cambiare qualcosa, sei assolutamente bloccato. C' è una cultura dominante cattocomunista che ha come unico obiettivo conservare il potere».

augusto minzolinimassimo corcione clemente mimun enrico mentana emilio carelli

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…