massimo bordin

FARINA: ''BORDIN MUORE PER NON VEDERE LA MORTE DI RADIO RADICALE. ADDIO A UN MAESTRO DI GIORNALISMO''. LE FURIOSE DISCUSSIONI CON PANNELLA, ''MARCO, MANCANO 40 MINUTI, CE LA FAI A CHIUDERE LA PARENTESI?''. POI BORDIN DIVENTA TROPPO FAMOSO E AMATO PER LA SUA RASSEGNA STAMPA E IL LEADER RADICALE, CHE MANGIA TUTTI I SUOI FIGLI, GLI DA' DELLO ''STRONZO DALEMIANO'' - ''QUANDO MI CAPITA DI DORMIRE POCHISSIMO, SALGO IN MACCHINA, ARRIVO IN REDAZIONE, STO MALE. LEGGERE È UNA FORMA DI ADRENALINA, MA POI...''

 

 

1. ADDIO A MASSIMO BORDIN VOCE RAUCA E RAFFINATA SUI GIORNALI DEL MATTINO

Alessandro Trocino per il “Corriere della sera”

 

massimo bordin 2

Servo non lo è stato mai, Massimo Bordin, ma sempre libero, liberale e libertario. E naturalmente radicale, senza aggettivi. Radicale fino al midollo, immerso in quest' anomalia italiana che è stato il movimento fondato da Marco Pannella, sin da quando, nel 1979, mise piede per la prima volta in radio. La sua scomparsa, a 67 anni e dopo una lunga malattia, getta nello sconforto chi ascoltava religiosamente ogni mattina la sua voce profonda, sempre più cavernosa.

 

Le sue analisi lucide, sarcastiche e impietose erano una sorta di seduta di analisi collettiva del Paese. Per chi lo ascoltava, nella preghiera laica che teneva da 30 anni, Bordin era un amico. Odiava la sciatteria, la superficialità, il conformismo. Si scusava se sbagliava un cognome («È sdrucciolo, certo»), ma non risparmiava sarcasmi a nessuno, neanche agli amici. I suoi commenti erano spesso acuminati, ma sempre eleganti, colti, con un retrogusto ironico.

massimo bordin e marco pannella

 

Da giovane Bordin è trotzkista. Nel 1979 entra a Radio Radicale e non la lascia più. Diventa il titolare di «Stampa e Regime», creata da Marco Taradash, e si inventa uno stile dissacratorio, immortalato dai fan social «Melomani bordiniani», che amano la sua «sommessa ironia» e la sua «immensa cultura». In radio, ma anche sulla rubrica «Bordin Line» sul Foglio , esercita il cinismo intelligente di chi sa che non esiste la purezza e pure cerca con tenacia di capire, e distinguere.

marco pannella massimo bordin paolo martini

 

Per questo conserva sempre il rispetto di tutti, anche quando Radicali italiani e Partito Radicale litigano ferocemente.

Per anni tiene testa a Marco Pannella, nelle conversazioni domenicali. Un flusso di coscienza interrotto dall' unico in grado di districarsi nel canestro riboccante di parole e ugge pannelliane. Bordin si sottopone stoicamente a questa meravigliosa tortura, usando sempre l' ironia: «Marco, mancano 40 minuti, ce la fai a chiudere la parentesi?». Una volta si imbestialisce per l' infatuazione di Pannella per Massimo Fagioli: non tollera che quest' ultimo definisca Freud «un cretino». Poi Bordin diventa famoso e stimato. Troppo.

massimo teodori e massimo bordin

 

Pannella si ingelosisce e da bravo Kronos che divora i figli spalanca le fauci, dandogli dello «stronzo dalemiano».

 

Seguono le orgogliose dimissioni da direttore, ma non da conduttore.

Negli ultimi tempi se la prende con Vito Crimi, che non vuole rinnovare la concessione alla radio, e che chiama «il gerarca minore». E con Luigi Di Maio, definito «gesuita e stalinista». Sono i giorni del dolore, per la malattia che avanza, e della rabbia, per la fine imminente della radio.

 

Se Pannella fumava 60 sigari al giorno, Bordin lo emula, con tre pacchetti di Chesterfield. Gli ultimi giorni, si perde in una nuvola gutturale. Scoppi di tosse, pause. Ieri, l' annuncio commosso di Ada Pagliarulo e del direttore Alessio Falconio. E poi il requiem di Mozart, che per anni lo ha preceduto. Sui social, i ricordi commossi degli amici (molti dei quali parteciperanno ai funerali che saranno celebrati venerdì mattina a Roma nella Chiesa Valdese).

massimo bordin 1

 

Ma anche voci meno sincere, di quella che avrebbe definito la «funerea combriccola».

Perché spesso chi fa del male «non è entusiasta: si limita ad essere complice». Stamattina la sua voce non si sentirà. Resterà l' eco del suo avvertimento: «I giornali sono fatti di parole, non di altro. E il loro uso non è mai innocente».

 

 

2. BORDIN MUORE PER NON VEDER MORIRE RADIO RADICALE

Renato Farina per “Libero quotidiano”

 

È morto ieri uno dei più grandi maestri di giornalismo degli ultimi decenni. Di certo il re della Radio. Interprete sublime della politica e del costume di questo nostro Paese. Parlava uno stupendo italiano.

 

massimo bordin 5

Non come chi a macchinetta reciti un libro stampato, ma inseguendo, incespicando, trovando la parola giusta, il verbo sfumato, il congiuntivo elegante e il condizionale arguto. Si chiamava Massimo Bordin, 67 anni, trotzkista da giovane, quindi socialista, infine pannelliano ma infilato nel fianco di Pannella come una spina e in gola però come una rosa.

 

Forse il suo nome non è noto al grande pubblico, perché rifuggiva i talk show e tendeva a sottrarsi alla ribalta, ma Bordin è stato il mito di una setta multipartitica. Essa era divisa in se stessa da atroci conflitti sulla religione, sui diritti di aborto e di eutanasia, ma per la quale - in quell' ora mattutina della rubrica "Stampa e regime" su Radio Radicale - esisteva come fondamentale e imprescindibile un solo diritto umano: sentir parlare, tossire, fare silenzio, dire «mah» oppure «figuriamoci», a lui, Massimo Bordin. Si faceva precedere dal Requiem di Mozart, poi alle 7 e 35 cominciava la rassegna stampa di Radio Radicale.

Massimo Bordin

 

È stato il fedele compagno mattutino di 400mila persone come minimo. I mattinieri in diretta, gli altri in differita, dalle 9 e mezza circa. Durava a tempo variabile, senza pubblicità, né intermezzi musicali. La colonna sonora, in perfetta continuità con Mozart, era «il concerto di catarri», come lo definì il solito Pannella. Rimpiango la battuta che mi scappò: quella tosse cronica, invincibile, che però non disturbava, mi pareva facesse perfetta rima con il Requiem. Ma che peccato.

 

Massimo Bordin e Roberto Villari

Era un genio. Dei grandi letterati si possono rileggere i libri. Ma come si fa a riascoltare le rassegne stampa? Certo sono nell' archivio di Radio Radicale, ma erano irripetibili e immortali come gli attimi della vita reale, non si possono riascoltare, ma solo ricordarne le vibrazioni.

 

ARGUTO FINO ALLA FINE

A proposito. Pure se avessimo la tentazione di risentire, l' archivio di Radio Radicale morirà entro maggio con lei, che se ne andrà senza colpi di tosse ma grazie a un soffocamento ignobile, oppure a un colpo alla nuca, scegliete voi la metafora. La sentenza di morte è stata emessa dal governo Conte, con una legge pervicacemente voluta dal M5S e in specie dal boia festante, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per, anzi contro l' editoria, Vito Crimi. A costui, proprio Massimo Bordin dedicò in fin di vita una delle sue definizioni derisorie e non querelabili, aghi sotto le unghie per chi vuol capire: «Un gerarca minore» . Crimi si domanderà: perché minore? Perché sì.

massimo bordin 6

 

È troppo facile vedere la morte della sua voce «più autorevole e più bella», come hanno twittato i colleghi di Radio Radicale, in parallelo perfetto con la fine dell' emittente cui ha dedicato la vita (e la morte). Ma è proprio impossibile sfuggire a questa evidenza, come quando due sposi decedono a poche ore l' uno dall' altro. Ma non confondiamo le essenze: Massimo era una persona, ed è più importante di un' antenna. Per questo brilla come una luce di memoria purissima la scelta del direttore Alessio Falconio e dei suoi collaboratori di evitare durante il giorno del lutto qualsiasi intervista, intervento, polemica, appello in favore della sopravvivenza di Radio radicale.

 

Anche solo per questo soprassalto di gratuita umanità e affetto per l' amico, più importante del posto di lavoro e di un marchio, questa esperienza d' informazione e di servizio pubblico unico nel suo genere merita un intervento eccezionale perché possa continuare a svolgere un compito importantissimo: trasmettere le dirette del parlamento, dei congressi di partito, persino di quelli che la vogliono seppellire nella tomba accanto a Bordin. I processi, le lettere dal carcere, le cause perse per poveri cristi abbandonati da tutti, le liti furibonde tra bande di radicali pronti a scotennarsi, informazioni rarissime dalla Turchia e da Israele.

 

massimo bordin luciano pellicani massimo teodori lorenzo strikliers gianfranco spadaccia

Invece questo governo riempie di milioni su milioni di euro la Rai, e nega denari per chi fa un servizio pubblico nei fatti. Com' è Radio Radicale (ed è - anche se i grillini, e non solo loro, se ne sono augurati ripetutamente la radiazione dall' albo dei viventi - pure Libero).

 

ANALISI E PASSIONE

Bordin raccontò come cominciava la giornata. Erano pronti a registrare il suo lamento per le alzatacce: dover leggere i giornali, tutti, e poi mettere giù un appunto, separare le pagine con un post it giallo. Il tutto per vent' anni, dal lunedì al venerdì. «Vabbè, la mia è una giornata normale Esco di casa prima delle sei, c' è un sacco di gente che va a lavorare a quell' ora e non ha neanche la soddisfazione di fare la rassegna stampa alla radio».

 

In un video dell' Adnkronos ad uso della setta dei bordiniani spiegava: «Quando mi capita di dormire pochissimo, salgo in macchina, arrivo in redazione, sto male. Leggere è una forma di adrenalina, è la passione che si mescola all' analisi. Poi, finita la trasmissione, sto peggio».

 

Queste sono le confessioni di un artista. Si criticava. «Faccio un po' troppo cabaret, ma è per tener desta l' attenzione».

Cabaret sì, ma alla Totò, alla Walter Chiari, con una sapienza nell' uso dei tempi comici e drammatici da teatro dell' arte.

 

luciano pellicani massimo bordin

Per capire il personaggio. Diresse Radio Radicale dal 1990 al 2010. Veniva dai mondi della sinistra extra-parlamentare di sinistra. Ci fu una rottura in lui quando lesse le affermazioni dei capi. Ad esempio Mario Tronti che scrisse: «Conosce veramente, solo chi veramente odia». Per capire la sua cultura, abbastanza elitaria, bocciò quella frase con parole che piacerebbero a Carlo Freccero: «Era l' estrema filiazione dello hegelismo di sinistra applicato alla lotta di classe». Eh? Tradusse subito: «Mi sembrò immediatamente una coglionata».

massimo bordin

(a Luca Telese, il Giornale, 13/2/2005).

 

Con Pannella ebbe furiose discussioni. La più memorabile fu la domenica di Pasqua del 2010. Bordin comunicò le sue dimissioni irrevocabili perché l' editore lo aveva sfiduciato.

Pannella, l' editore appunto, voleva tenerselo lo stesso. Infine gli diede dello «stronzo». Bordin, elegantissimo anche se portava una maglietta rossa con la scritta "DUBITARE, DISOBBEDIRE, TRATTARE", commentò: «Siamo diversi. Io una cravatta così, mai». Pannella si toccò il collo dove troneggiava una specie di nodo con la coda gialla, arancione e con grossi petali blu: non la prese benissimo.

 

Bordin rimase alla radio, senza più titoli. I due restarono proprio diversi: uno il rovescio amantissimo e insopportabile dell' altro. Anche nella morte.

premio biagio agnes grazia bottiglieri, massimo bordin e gerardo greco

Pannella trasformò l' appartamento della sua lunga agonia in un luogo mistico, dove i pellegrini lo veneravano imbalsamato in vita. Bordin lavorò con i polmoni ormai senza più ossigeno, si circondò di riserbo, interruppe le trasmissioni solo il primo aprile, e morì in ferie, non in malattia. Il Requiem di Mozart sembra scritto per uno così.

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