al cinema col tablet hollywood sala cinematografica

FUGA DAL BOTTEGHINO - IL PARADOSSO ITALIANO: ANDIAMO AL CINEMA MENO DI FRANCESI, SPAGNOLI E INGLESI MA PRODUCIAMO MOLTI PIÙ FILM - NONOSTANTE LE PARTECIPAZIONI AI FESTIVAL E I PREMI INTERNAZIONALI LE SALE SONO VUOTE - IL CROLLO È GENERALIZZATO IN TUTTA EUROPA, MA I DATI ITALIANI SONO IMPIETOSI - UFFICIALMENTE SONO IN ARRIVO UN PIANO DI RISTRUTTURAZIONE DEI CINEMA E GLI ACCORDI CON NETFLIX, MA LA VERITÀ È CHE...

Elisabetta Pagani per “la Stampa”

 

LA PARANZA DEI BAMBINI

Al cinema andiamo meno di francesi, spagnoli e britannici. Eppure - in media - produciamo più film, che arrivano sul grande schermo concentrati in pochi mesi. Per risollevare il botteghino (nel 2018 si è registrato un altro calo, di quasi il 5%) non bastano partecipazioni a festival internazionali e nemmeno premi (tra l' altro non pochi, tra gli ultimi l' Orso d' argento a Berlino per la miglior sceneggiatura a La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi).

 

MARCO CUCCO - RICERCATORE UNIVERSITA' DI BOLOGNA

Pluralità di voci, riconoscimenti, tradizione consolidata: «Eppure i risultati in sala rimangono scoraggianti, ed è curioso che il cinema produca più film in anni di crisi del botteghino» osserva Marco Cucco, ricercatore dell' Università di Bologna esperto di industria del cinema. Ma quali sono i motivi? E quali gli interventi per invertire la rotta?

 

Il confronto

dario franceschini

Il 2019 promette di essere un anno di cambiamenti. Sui finanziamenti si dovrebbero finalmente vedere i risultati della legge Cinema targata Franceschini (2016). Ma non solo: dovrebbe partire il piano per la ristrutturazione delle sale e soprattutto, in ritardo, si dovrebbe firmare il delicato accordo con tv e piattaforme digitali sulle quote di programmazione del cinema e sugli investimenti per finanziarlo. Inoltre, ha da poco esordito la multiprogrammazione (la possibilità per i cinema monoschermo delle città monosala di proiettare nella stessa giornata film diversi) e a giugno si intensificherà il cinema d' estate: una «svolta», la definiscono produttori, distributori ed esercenti, che corregge un' anomalia tutta italiana, quella della sospensione dell' uscita di titoli importanti nei mesi caldi.

I NUMERI DEL CINEMA IN ITALIA - INFOGRAFICA DA 'LA STAMPA'

 

Basterà a far ripartire una macchina in parte legata alle fiammate di pochi titoli fortunati (si pensi ai film di Checco Zalone), che subisce la concorrenza delle piattaforme di streaming (Netflix&co) in un contesto europeo di calo degli incassi? Il box office 2018 evidenzia infatti un crollo in Germania (-16%) e contrazioni in Francia (-4%), Spagna (-2%) e Italia (-5%). Non solo. «I dati mostrano che in Francia si staccano 3,1 biglietti all' anno per abitante, nel Regno Unito 2,6, in Spagna 2,2, in Germania 1,5 e in Italia 1,6» spiega Nicola Borrelli, ex responsabile della Direzione generale Cinema del ministero dei Beni e delle Attività Culturali (Mibac). Borrelli a marzo è stato sostituito da Mario Turetta, che ha lasciato la direzione della Venaria Reale, dopo oltre due mesi di attesa che avevano fatto insorgere il mondo del cinema.

lucia borgonzoni foto di bacco (2)

 

In una situazione generale di calo dei biglietti aumentano però i film prodotti. Anche nel 2018. «I film che hanno chiesto il nullaosta per uscire in sala sono 276, di cui 93 documentari - anticipano fonti del ministero -, nel 2017 erano 235 e, nel 2016, 223». Un numero che molti giudicano sovradimensionato. «Lo è - commenta la sottosegretaria del Mibac Lucia Borgonzoni -: su questo tema voglio aprire un tavolo con tutti gli attori del settore.

 

CHECCO ZALONE TOLO TOLO

Bisogna evitare di penalizzare le opere prime ma è evidente che un aggiustamento va fatto anche perché di molti film dopo il ciak finale si perdono le tracce. A dicembre - continua - sono arrivate 246 richieste per il tax credit e proprio oggi si apre la nuova finestra. Ne arriveranno centinaia? Troppe».

Francesco Rutelli Francesca Cima e Andrea Occhipinti

 

Un dato positivo, però, c' è: «Per la prima volta dopo anni - sottolineano dal ministero - il costo medio dei film di fiction ammissibili è aumentato. Sui film 100% italiani siamo passati dal milione e 700 mila euro ai 2,28 del 2018. Una tendenza incoraggiante che avevamo già osservato nelle serie tv italiane, che hanno fatto un salto di budget e di qualità».

 

«Uno dei problemi principali dell' Italia - sottolinea Francesca Cima (Indigo Film), presidente dei produttori dell' Anica - è proprio il costo medio dei film, troppo basso. E questo impatta sull' impianto visivo ma anche sull' occupazione.

 

ciro d'emilio

Con maggiori mezzi produttivi - prosegue - potremmo sperimentare di più anche verso generi come il fantasy o l' animazione. Non avremo mai il budget milionario degli Usa ma possiamo esprimere una linea europea, anche implementando le coproduzioni». La differenza, comunque, non è solo con gli Usa: «La Francia - osserva Cima - ha più titoli all' anno di alto budget, oltre i 3,5 milioni di euro». In Italia, un terzo dei film del 2017 è costato fra 200.000 e 800.000 euro, invece, aggiunge la produttrice, «forse bisognerebbe ridurre il numero di titoli per avere un maggiore impatto produttivo e creativo, con grande attenzione agli esordi. Spesso si pensa che le opere prime debbano costare poco, invece sono proprio i registi esordienti ad avere più bisogno di sostegno economico».

un giorno all'improvviso 1

 

I giovani

L' esordio di Ciro D' Emilio, autore di Un giorno all' improvviso , premiato a Venezia, è costato 343.000 euro: «C' è voluto coraggio, e 5 anni di ricerca dei fondi - spiega il regista, 32 anni -. Gli autori devono trovare storie che valga la pena raccontare ma serve anche uno sforzo per sostenerle».

 

checco zalone

D' Emilio si sente parte di una generazione che merita una chance e si dà da fare per ottenerla. Ha fondato la rivista opereprime.org e, nel 2016, «Pitch in the day» (aperte le iscrizioni per la quarta edizione), che, «sul modello degli eventi di speed date per single, fa incontrare a rotazione produttori e giovani registi. Il cinema è in crisi, ma non morirà mai: può convivere con le piattaforme di streaming».

netflix 1

 

Sulle quote di programmazione tv dei film, e il nocciolo investimenti, proprio in questi giorni si sta trovando un accordo. «Mancano gli ultimi dettagli» assicura Borgonzoni. «È un tema cruciale - osserva Cima - i broadcaster contribuiscono alla filiera e mi auguro che nel giro di pochi mesi la sosterranno ancora di più». Non è completamente d' accordo Cucco: «Se è giusto che le piattaforme di streaming contribuiscano, bisogna però sottolineare che, per quanto riguarda le tv, sarebbe un errore pretendere che tocchi a loro rimediare alle difficoltà del cinema». «Bisogna rafforzare il sistema industriale - conclude Cima - anche evitando che i colossi si comprino le nostre aziende di produzione. Non c' è mai stato un periodo storico in cui il prodotto audiovisivo fosse più richiesto, bisogna approfittarne e far capire ai giovani l' importanza del cinema per il loro futuro».

netflix e gli oscar 2SPETTATORI AL CINEMA netflix e gli oscar 3

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO