giaccio

GIACCIO PER SEMPRE – BARBARA PALOMBELLI: ’’LA SUA ENERGIA, PUR DI SEGNARE UN MILLIMETRO IN AVANTI LA RIGA DELLE NOSTRE ESISTENZE’’ – CARLO MASSARINI: ‘’IL DIVERSO, IL NUOVO, È STATO SEMPRE IL MOTORE. CI HA LEGATO L’OSSESSIONE DI FARE QUALCOSA DI QUALITÀ, FONTE INESAURIBILE DI EMOZIONI, E NON UN PROGRAMMA. E IN RAI SI FACEVA FATICA AD AVERE UNO SPAZIO, PERSINO DI NOTTE”

Barbara Palombelli a Matrix

DAGO IN MEMORIA

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/dago-perche-non-possiamo-perdere-paolo-giaccio-senza-non-perdere-noi-209848.htm

 

 

MAIL DI BARBARA PALOMBELLI A DAGOSPIA

Caro Dago, l’unica consolazione nella tristezza per Paolo è che anche grazie a lui prima in radio poi all’Europeo siamo stati ragazzi svegli, curiosi, innamorati della vita e di tutto lo spettacolo, di tutta la cultura, di tutti i giornali e delle riviste, della musica, del video, dei gossip, dell’energia universale che ci trascina verso ogni più piccola novità fosse anche una stupidaggine pur di segnare un millimetro in avanti la riga delle nostre esistenze... che fortuna per tutti noi esserci incontrati e ritrovati mille volte!!!!

 

CANZONE PER UN AMICO

Dal profilo Facebook di Carlo Massarini

 

Come e cosa si scrive di una persona che ti ha cambiato la vita?

Giaccio e Massarini 2_b

Perché Paolo Giaccio è stato la persona che ha inciso di più nella mia vita professionale, e quello che abbiamo fatto insieme rimane, senza false modestie, nella storia della radio-televisione italiana.

 

E’ partito tutto, un po’ per gioco un po’ sul serio, da un negozio di vinile. Come High-Fidelity, come si usava conoscersi, studiarsi e frequentarsi in quegli anni in cui gli Lp che portavi sotto il braccio erano la tua carta d’identità. E quindi, il tuo biglietto da visita per ‘entrare’ (dovunque fosse l’ingresso), o essere lasciati fuori, a cercare un altro gruppo, con altri gusti.

Giaccio, Massarini, Fegiz - Per voi giovani (1971)

 

A Roma era Consorti, e su quell’angolo di Via Giulio Cesare sono sfilati molti di quelli che adesso fanno –nei modi più diversi- il mestiere del comunicatore, o del discografico. Lui era più grande (2 anni a quell’età fanno la differenza, tanto più se, come Paolo, sei nato già grande), e ha aperto la pista. Era una pista da scoprire, tracciare, non c’erano precedenti, non c’erano istruzioni. La via al rock in Italia.

 

Giaccio, Massarini, Fegiz, Carlo Basile

All’inizio Per Voi Giovani, ereditata da Renzo Arbore, in coppia con Mario Fegiz. Era il 1970, e l’Italia viveva uno strano post-68, che sarebbe presto deragliato in guerriglie e guerra. Intanto, c’erano scuole e fabbriche occupate, fermenti giovanili ebollienti, voglia di cambiamento. PVG si collegava con i luoghi, faceva sentire le voci, risvegliava coscienze. Troppo. Per volere del Ministro dell’Istruzione di allora Paolo fu esiliato a Londra (che nel 1971 era un bell’esilio, oggettivamente), e al suo posto entrai io. Ero quello che ‘sapeva bene l’inglese’, che mi era già valso un ruolo di traduttore dei testi, perché, giustamente, sosteneva che per farle arrivare in tutta la loro forza le canzoni di Dylan, Cohen, Stones e Zappa e tutti gli altri le parole andavano comprese, godute. Come quelle di una nuova generazione di cantautori italiani.

Mister Fantasy Carlo Massarini

 

Non c’era Internet, gli Lp e i 45 giri venivano pubblicati in Italia con ritardo imprevedibile (anche mesi, ‘Mr Fantasy’ uscì a dicembre ’67 e lo comprai a marzo ‘68…), a volte mai. Non c’erano programmi alla radio, né alla tv, poche finestre non specializzate in cui potevi magari beccarti qualcosa di clamoroso, ma per caso. Il rock non era di massa, i ragazzi non potevano sapere cosa uscisse in GB e USA, quando sentivano per la prima volta Traffic, o Pink Floyd, o Genesis e Van der Graaf sgranavano occhi, spalancavano le orecchie e ringraziavano di avergli fatto conoscere musica che nemmeno immaginavano esistesse. Si trasmettevano gli album per intero. Gli Spotify kids non capiranno come fosse possibile, se guardo indietro sembra davvero una favola di qualche secolo fa.

 

Mister Fantasy Carlo Massarini

A metterla in onda c’era un gruppo variopinto di pionieristici dj molto diversi di testa e di gusti: Massimo Villa, Michelangelo Romano, Raffele Cascone, Richard Benson, Dario Salvatori, Gianluca Luzi, Claudio Rocchi, due ragazze -opposte anche loro- Fiorella Gentile e Maria Laura Giulietti, e lo stesso gruppo, sempre mutevole per via della contrattualistica RAI, scese anche la notte e a Popoff (beh, notte, 21.30, ma dopo c’era il Bollettino dei Naviganti e la filodiffusione…). Paolo era un fratello maggiore, suggeriva, faceva da cuscinetto con i dirigenti, stimolava, e apprezzava le stranezze – anche se la sua bibbia era Neil Young, ognuno di noi ha una stella polare.

cm dago e giaccio

 

Finito il decennio della radio, Paolo entrò come funzionario a RAI1 sotto la guida del grande Brando Giordani, direttore che – come Paolo Valmarana a Raio Uno- lasciava fare ‘ai ragazzi’, pensando che qualcosa di buono ne sarebbe uscito. Più che buono, direi. Epocale. L’intuizione di Paolo di raggruppare in un programma quello che da qualche anno, ma come materiale promozionale, era usato a volte negli intervalli al posto delle pecore, e di farlo in un contesto televisivo nuovo, è la grande idea di Mister Fantasy, il primo programma al mondo (prima di MTV) sui videoclip.

mr fantasy by massarini

 

mr fantasy by massarini

L’epopea di MrF fa parte dell’immaginario collettivo di una generazione: centinaia di video trasmessi, tanti artisti lanciati e tanti altri già affermati ripresi in modo nuovo, la grafica -straordinaria- di Mario Convertino. Vicinanza ai movimenti artistici milanesi (l’architettura dello Studio Memphis, con Sottsass e Mendini), aperture sul mondo del video-teatro, video-moda, video-design. Puntate in studio, a casa, sui tram, all’estero, nei locali. Le video-lettere, peccato non averle tenute, racconterebbero molto di quegli anni, e dei ragazzi che li abitavano, ‘fra il TG della notte e l’alba’.

 

CM Cascone Rustichelli Bordini by Massarini

Video era la parola chiave degli anni 80, in cui la musica stava cambiando ancora, con l’ingresso delle strumentazioni digitali. Una tv nuova, diversa, piena di intuizioni, di contaminazioni, internazionale di gusto e di intenti. Paolo era uno che amava vivere, circondarsi di gente, conoscere di tutto, era uno degli uomini più curiosi che ho conosciuto. Sapeva cogliere le novità nell’aria – se cercavi una nuova tecnologia, potevi essere sicuro di trovarla da lui- e trasformarle in spunti televisivi, o di vita.

 

cover bianca con righe by Massarini

La locanda Solferino a Milano era una base operativa, un porto di mare, in fondo una replica della sua casa, dove ogni cena, o festa, era un punto interrogativo: chi ci sarà stasera?, e puoi giurare che gente con cui discutere, o abbracciarsi, o interrogarsi, o rivedersi dopo 20 anni ce n’era sempre. Era questa la sua genialità: mischiare, divertirsi a farlo e vedere cosa ne veniva fuori. Sempre con una gentile e invisibile regia, mettendo sempre a proprio agio, perché se si è signori e se ami la vita non puoi usare le persone, ma aiutarle a costruire qualcosa di diverso.

Paolo Giaccio

 

Il diverso, il nuovo, è stato sempre il motore. Come quella notte di febbraio 95, una telefonata dal nulla per dire “ti chiamerà Renato Parascandolo (un altro del gruppo di PVG, Nagra in spalla e interviste politiche, poi direttore di Rai Educational), ti proporrà un programma piccolo. Ma tu accetta, perché è il futuro”. Era Media/Mente, era Internet, era davvero il futuro. Io non lo sapevo, lui sì. O come quando mi chiamò, da vice-direttore di Rai5, e nel tempo, in direzione ostinata e contraria, siamo riusciti a riportare in onda un magazine di musica, Ghiaccio Bollente. La musica.

 

paolo giaccio

Ci ha legato l’ossessione di fare qualcosa di qualità in quel campo così importante per noi e così ignorato in tv. Lo strumento di comunicazione e condivisione più importante dei nostri tempi, una fonte inesauribile di emozioni, e non un programma. Sapevamo che c’erano storie da raccontare, narrazioni da mozzare il fiato e far salire i lucciconi, e si faceva fatica ad avere uno spazio, persino di notte.

 

Strano mondo. Ma forse era la nostra visione a essere ormai ‘contraria’. Voler raccontare le storie, e la storia, scendere in profondità, quando tutto è così rapido, superficiale, fatto al volo e al volo dimenticato. Questo è uno dei motivi per cui Paolo mancherà non solo a me e a quel gruppone di amici costruito nel tempo, ma -anche se non lo sanno- a tante altre persone.

giaccio fegiz - per voi giovani

 

Negli ultimi anni ci sono stati pezzi della mia generazione che ci hanno lasciato, creando un vuoto impossibile da colmare, e delle memorie meravigliose e irripetibili. Lasciandoci ‘helpless’, piccoli e impotenti di fronte allo scorrere della vita. Questo è il più grande di tutti.

Ciao Paolo, grazie di 50 anni di amicizia, e dovunque tu sia, long may you run.

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