angelo maria cardani

UN GRANDE SEGNO DI DEBOLEZZA: ARRIVA IL TRIBUNALE DEL CONFORMISMO. NON POTENDO BATTERLI CON LE IDEE, ALLA VIGILIA DELL'ENNESIMA SCONFITTA DEI ''COMPETENTI'' L'AGCOM ATTIVA LA CENSURA DI STATO SU SOVRANISTI E POPULISTI - LE NUOVE REGOLE PUNIRANNO ''L'INCITAZIONE ALL'ODIO'', CHE È GIÀ PUNITA, MA ANCHE LE ''GENERALIZZAZIONI''. QUINDI DIRE CHE ''GLI IMMIGRATI IRREGOLARI NELLE CITTÀ SONO UN PERICOLO'', PURE SE LO FOSSERO, SARÀ SANZIONATO, CON PROCEDURA RAPIDA E DIRITTO ALLA DIFESA MOLTO COMPRESSO. NON POTENDO STERILIZZARE I PROBLEMI, SI STERILIZZA IL PENSIERO. FINORA NON HA FUNZIONATO…

 

 
1 EVITARE DI COLPIRE SPECIFICI TARGET (DONNE, MIGRANTI)
2 EVITARE ESPRESSIONI CHE FOMENTANO L'ODIO
3 EVITARE LUOGHI COMUNI E STEREOTIPI DISCRIMINATORI
4 EVITARE RIFERIMENTI IMPROPRI AGLI ORIENTAMENTI SESSUALI
5 NON PARTIRE DA SINGOLI EVENTI PER GENERALIZZARE
6 PROMUOVERE IN TV INCLUSIONE E COESIONE SOCIALE
7 RETTIFICARE I CONTENUTI SE CONTESTATI DALL'AUTORITA'
8 RIMUOVERE DALLA RETE VIDEO E FOTO SE DISCRIMINANO

 

 

 

 

1 – TAPPANO LA BOCCA A CHI CRITICA ISLAMICI, ROM, TRANS E MIGRANTI

Maurizio Belpietro per “la Verità

 

ANGELO CARDANI

Cari lettori, il quotidiano che avete tra le mani presto potreste non riconoscerlo più. E non perché rischi di essere stravolto da una riforma grafica: quella la fanno i giornali che sono a corto di idee e soprattutto di copie, ma non è il nostro caso. No, il cambiamento potrebbe essere imposto dall' alto, dalla censura di Stato.

 

Sì, avete letto bene: un' autorità centrale suprema che sta sopra le nostre e le vostre teste potrebbe impedirci di svolgere il mestiere di giornalisti indipendenti e, soprattutto, di chiamare le cose con il loro nome, come siamo abituati a fare da sempre, ragione per la quale molti di voi ogni mattina ci scelgono fra le molte testate presenti in edicola.

 

Quando quasi tre anni fa il primo numero della Verità vide la luce, si presentò a voi lettori con un impegno preciso, cioè di non accondiscendere ad alcuna censura. E così è stato. A chi mi ha seguito nell' appassionante avventura di dare vita a un quotidiano di carta, nella stagione in cui tutti suonavano campane a morto per la carta, personalmente giurai che non gli avrei tolto una virgola e non a caso, a volte, ho pubblicato opinioni che non condividevo o articoli che mi hanno fatto litigare con qualche amico.

 

Però questo era il patto fatto con i colleghi e con voi: un giornale autonomo, impermeabile a qualsiasi condizionamento politico e imprenditoriale, un vero giornale libero. Ma purtroppo oggi devo darvi una cattiva notizia, ovvero che non so se riuscirò a mantenere questo impegno. E non per volontà mia, oppure per cedimento nei confronti della pubblicità o degli interessi imprenditoriali di qualcuno.

 

angelo cardani agcom

No, se temo di non poter più raccontare i fatti per come stanno e non poter più lasciare che si scriva ciò che ci pare giusto scrivere, è perché l' Autorità garante per la comunicazione (Agcom) l' altro ieri ha varato un provvedimento che rappresenta un vero e proprio bavaglio nei confronti di chi non si uniformi al pensiero unico politicamente corretto. Con la scusa di porre un argine all' odio nei tg e nei social, la commissione di super esperti ha infatti emesso un regolamento che impone a tutte le trasmissioni, ai social network, ma anche agli editori, di evitare e cancellare «ogni espressione di odio che incoraggi alla violenza o all' intolleranza».

 

Ovviamente, messa in questo modo, la norma è perfino condivisibile, perché a nessuno piace alimentare l' odio e l' intolleranza. Ma il provvedimento non è contro l' odio, bensì contro chi si permette di esprimere giudizi non conformisti. Infatti il regolamento è scritto su misura per impedire che qualcuno si azzardi a pubblicare qualche cosa che l' Autorità del politicamente corretto non gradisca. In particolare su immigrati, rom, musulmani e sul tema del gender.

 

 

Rai CAUSA GOVERNO AGCOM

Sì, la Polizia linguistica ha nel mirino proprio gli articoli e le trasmissioni che trattano di questi argomenti e si muoverà su denuncia delle associazioni e delle organizzazioni rappresentative di tali gruppi, con un monitoraggio sistematico dei programmi, dei telegiornali, dei social e della stampa. Dunque, prevediamo che da domani saremo inondati di denunce da parte di associazioni Lgbt, rom, immigrati e islamici.

 

Già molte di queste organizzazioni provano quotidianamente a impedirci di esprimere le nostre opinioni, ma grazie al nuovo regolamento adesso avranno un' arma in più. E soprattutto avranno dalla loro un apparato dello Stato.

 

Ovviamente l' Autorità giura di non voler censurare la libertà di stampa garantita dalla Costituzione, ma solo di voler emettere un cartellino giallo, con una segnalazione che pubblicherà sul proprio sito. Ma allo stesso tempo il regolamento prevede una contestazione a cui l' editore avrà tempo 15 giorni per rispondere e, a seguire, scatterà la segnalazione all' ordine professionale per il giornalista, reo di avere opinioni non gradite all' Autorità. Il Tribunale del conformismo, che in altri tempi avremmo chiamato Minculpop, «diffiderà editori, testate e piattaforme Web dal continuare la condotta illegittima».

 

SALVINI POPULISTA

E qualora questi soggetti ignorassero i provvedimenti dell' autorità, andrebbero incontro a sanzioni dal 2 al 5 per cento del loro fatturato. Tanto per capire l' aria che tira, la Rai, nei suoi tg, sarà obbligata a dedicare spazi ai temi della «inclusione sociale, della coesione, della promozione della diversità, dei diritti fondamentali della persona». La tv di Stato, dopo le europee, addirittura dovrà diffondere uno spot dell' Autorità che incoraggia all' uso della parola pace.

 

Mi state chiedendo chi abbia dato alla Polizia linguistica il potere di decidere tutto ciò e soprattutto chi ci sia dietro questa manovra che punta a impedire di parlare di immigrati, rom, islamici e deriva Lgbt? Beh, il potere glielo ha dato il Parlamento, che in passato ha istituito l' Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, istituzione composta da un gruppo di signori che gli italiani non hanno eletto, ma ai quali si trovano sottoposti.

 

Quanto a chi ci sia dietro, vi dico solo il nome del suo presidente, ossia Angelo Marcello Cardani, un professore della Bocconi che ha svolto ruoli nell' ambito della Commissione europea. In pratica, è un regalo di Mario Monti, del quale è stato anche capo di gabinetto. Un altro motivo per ringraziare l' ex presidente del Consiglio.

 

 

2-  SE PARLI MALE IN TIVÙ TI CENSURANO

Renato Farina per “Libero Quotidiano

 

L' Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), per sua definizione indipendente e sovrana nei confini della Repubblica italiana, ha stabilito che saranno puniti con una multa dal 2 al 5 per cento del fatturato gli editori che consentano sui loro giornali, siti web, trasmissioni televisive, libri eccetera espressioni incitanti all' odio. Non l' odio contro tutti, non esageriamo, c' è odio e odio. Per cui l' Agicom ha stabilito di fornire la sua corazza a un bouquet di categorie scelte con cura. Le citiamo pedissequamente. Sono «le donne, gli omosessuali, i meridionali, gli immigrati, i rom, le persone di colore, i musulmani».

BEPPE GRILLO - DI MAIO - DAVIDE CASALEGGIO

 

Senza un guizzo di fantasia, l' Authority ha copiato dal manualetto del "politicamente corretto" i tipi umani infilati dai progressisti nella loro fattoria. Solo loro possono accudirli, nominarli, eventualmente correggerli, cavalcarli. Chiunque altro li nomini, deve pronunciarsi con formula e concetti da loro coniati. Incredibile ma vero.

 

L' intento di Agcom è di prosciugare la palude dell' odio. Sottoscrivo. C' è un problema. I sentimenti non possono essere reati. Dunque nemmeno puniti da un organo dello Stato di diritto.

Ed ecco allora la trovata: i sentimenti no, ma il linguaggio sì. D' accordo: le parole sono importanti. La questione è stabilire quali espressioni siano avvelenamento dei pozzi, e chi abbia tale autorità. Non basta chiamarsi Autorità per esserlo. Ci sono campi, come quello della libertà di parola, che sono materia immane. Si finisce per bruciare i libri.

 

Nel nostro caso, non esiste legge, e nemmeno potrebbe esistere, che assegni a questi signori dell' Agcom un simile potere sulla mente e sulla lingua. Tra l' altro, costoro - sia detto con il massimo rispetto - non li conosce nessuno fuori dal loro giro. In questo caso, al di là della provenienza politica, si appalesano come la dependance operativa della cultura progressista italiana, a sua volta serva dei quartieri alti di New York e di Parigi. Brave persone. Dio ci guardi dalle brave persone, il cui scopo è come sempre altamente educativo.

 

pari opportunita

Domandina. Su quale base di verità, la crème che si ritiene élite morale vuole insegnare la grammatica della vita buona ed imporci il suo vocabolario? Si appellano all' Onu, al Consiglio d' Europa, eccetera. Le radici cristiane sono state spazzate via dalle loro carte. La carta dei diritti umani del 1948 è stiracchiata di qua e di là secondo le convenienze. Magari i principi espressi sono così alti che bisogna inchinarsi. Poi finiscono in mano a interessi meschini e pregiudizi ideologici o addirittura invidie personali.

 

PROPOSITI LIBERTICIDI

Noi di Libero lo sappiamo bene. Espressioni popolari o ironiche, citazioni paradossali, o semplicemente sacrosante grida di indignazione contro stragi di innocenti in nome di una religione, sono diventati uno strumento per impedire la libertà di opinione di questo giornale.

Al sinedrio della casta dei giornalisti non ci si abitua, ma si finisce per sopportare.

 

Parliamo di noi, perché sappiamo che le nostre parole non erano di odio verso chi ci stava davanti ma di amore per la gente che ci segue (e qui parafrasiamo Chesterton). Fin qui passi. Ma adesso siamo a propositi liberticidi. Minacciare con multe di portata milionaria non gli autori di presunte incitazioni all' odio, ma gli editori, è una intimidazione peggio della galera per i cronisti. Uno infatti può per ragioni di coscienza accettare il rischio di esporre se stesso a una pena. Ma trasformare gli editori in giannizzeri del politicamente corretto è una vergogna. Finirà che certe battaglie allora uno potrà combatterle solo scrivendo sui muri.

 

Donne, musulmani, omosessuali, eccetera... Ma questo catalogo che roba è? Questa individuazione di "bersagli" è in realtà una discriminazione. Diventa infatti una autorizzazione implicita all' odio verso chi non è segnalato come possibile obiettivo di un' aggressione.

DISCRIMINAZIONE GAY

Ad esempio: un commissario di polizia come Calabresi in che categoria protetta lo inserirebbe il Garante?

 

La polizia? Non c' è. La lotta di classe che prevede l' odio di classe è consentita? E lo scatenarsi del rancore di massa perché uno bacia un crocefisso è consentito, mentre scandalizzarsi per l' esibizione del velo come appartenenza religiosa e politica è punibile?

 

A SENSO UNICO

In realtà i membri di questa Autorità hanno stabilito, secondo criteri ideologici mutuati da Repubblica e dalla Fiera del libro di Torino, chi sono i forti e chi i deboli.

I primi sono bastonabili bastonabilissimi, secondo la celebre frase del Conte Attilio.

I secondi vanno tutelati non perché "persone", ma in quanto selezionati con il vaglio di una sociologia da quattro soldi. I vecchi, i bambini non nati, i down e i nani nel seno materno, i cristiani, i fascisti, i berlusconiani, i ricchi, i cacciatori, i pescatori, gli animalisti, ci metto anche i comunisti, i leghisti, i medievalisti, i pensionati, i pregiudicati, gli eterosessuali, gli impotenti, i carcerati, gli agenti di polizia penitenziaria, i carabinieri, i preti: quelli si può dire che ci rubano il pane, che sono pedofili, che stermineranno i neri, eccetera?

 

immigrati Melilla

Abbiamo elencato categorie alcune delle quali sono sottoposte in questi giorni a campagne che hanno il chiaro obiettivo di estrometterle dal consorzio sociale. Per giunta oggi le vittime della cultura dello scarto sono trattati con un linguaggio sterilizzato così si eliminano meglio: i vecchi sono chiamati anziani, si è attentissimi a non spregiare i bambini nati con malformazioni, ma diventano sempre di meno perché oggetto contemporaneamente di parole gentili e di aborto eugenetico (detto terapeutico). Anzi chi protesta contro questi maciullamenti è accusato, se propone un manifesto con un feto, proprio di istigare odio contro le donne. E se qualcuno osa dissentire sull' adozione per le coppie omosessuali, è inchiodato all' imputazione di omofobia.

Colpisce molto una dichiarazione di uno degli autori del regolamento.

 

Dice: «La libertà di espressione è sacra, ma vanno fermate pericolose generalizzazioni». Non si potrà più scrivere - a proposito di generalizzazioni - che «gli immigrati ci portano via il lavoro», o che «dall' Africa arrivano certe malattie». Si tratta infatti di «pericolose generalizzazioni, non supportate da dati o statistiche attendibili». Ce le date voi? Siamo qui apposta... Non sono i regolamenti linguistici stabiliti da una casta di presunti sapienti a diffondere l' amore. Semmai si ottiene il risultato contrario.

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