fiorello

“CHE FIGATA, SONO FINITO SU ‘VARIETY’ COME CLOONEY MA NON C’HO CAPITO NIENTE” - FIORELLO CELEBRATO ANCHE DALLA 'BIBBIA DELLO SPETTACOLO': "VIVARAIPLAY? IO MI DAREI SEMPRE DUE. ORA CHE È FINITA DICO CHE SONO STATO SCEMO AD ACCETTARE: VI RACCONTO PERCHE’- CON UN PO’ VINELLO E LE SIGARETTE HO CONVINTO VENDITTI A CANTARE 'HEIDI' E DE GREGORI 'VIVA LA PAPPA CON IL POMODORO' – E POI IL NO A WEINSTEIN E SANREMO CON AMADEUS: "AI TEMPI DI DEEJAY ERA IL SOLO DI NOI SU CUI CECCHETTO POTESSE FARE AFFIDAMENTO. IO STAVO FISSO IN DISCOTECA A IBIZA” – L’OMAGGIO ALLA MOGLIE - VIDEO

Renato Franco per corriere.it

fiorello venditti de gregori

The show must go off. Il paletto della nuova frontiera televisiva lo ha piazzato Fiorello con il suo show live, ma anche on demand, perché il palinsesto è diventato liquido, guardi quando vuoi, in streaming o off line. Il suo VivaRaiPlay! è stata una maratona di 23 puntate, 30 ore di tv, in pratica il Telethon del varietà. Fiorello è stato anche celebrato da Variety, che nel mondo dello spettacolo vale come una menzione sulla Bibbia. «Bellissimo pezzo, l’ho letto tutto d’un fiato... Ma non c’ho capito niente, poi mia moglie me lo ha tradotto! Che figata, sono finito su Variety come Clooney».

 

A esperienza finita che voto si dà?

«Io mi darei sempre 2, non sono un tipo facile. Però so una cosa: è stata l’esperienza più bella della mia carriera. E adesso che è finita mi dico da solo che sono stato scemo ad accettare».

 

FIORELLO CHECCO ZALONE

Perché scemo?

«Per il mio carattere: sono tremendamente pigro, sono un figlio del divano. Già fare 4 puntate su Rai1 una volta alla settimana per me era uno sforzo incredibile. È andata a finire che ho cucinato 3 puntate a settimana, di fila per giunta. Eravamo partiti da 50 minuti e siamo arrivati a 1 ora e 40. Per non farmi mancare niente ho proposto pure la striscia mattutina di VivaAsiago10! Un deficiente proprio...».

 

Ha detto sì a RaiPlay, ma avrebbe detto no a Rai1: perché?

checco zalone fiorello

«Quando Salini (l’amministratore delegato Rai) mi ha chiamato pensavo mi offrisse il “solito” varietà del sabato sera di Rai1. Invece mi ha parlato di RaiPlay e in 5 secondi ho accettato. È stata una spinta a cambiare, i tempi erano serrati, era tutto più veloce. È più bello avere meno tempo, ma fare più cose, tanti momenti di spettacolo che si possono tagliare in piccoli contributi da far girare sul web».

 

È economicamente sostenibile per la tv generalista un modello di business di questo tipo? Non rischia di diventare pericoloso fare uno show importante che poi viene cannibalizzato in pillole?

«Siamo nel 2020, le cose cambiano: abbiamo device, tablet, cellulari; la strada è questa».

 

FIORELLO VENDITTI DE GREGORI

Oltre 15 milioni di views per «VivaRaiPlay!», una crescita del 40% in termini di visualizzazioni dell’intera offerta on demand. E non c’era nemmeno l’ansia degli ascolti...

«Quell’ansia me la sono dimenticata proprio. E questo ha dimostrato che la preoccupazione per l’Auditel nuoce tantissimo alla qualità di un programma perché a volte fai delle scelte artistiche pensando solo agli ascolti. Magari non lo ammetti, ma è così: pensi che una cosa possa piacere solo a te, pensi che se inviti un certo tipo di ospite su Rai1 fa il 3% di share. Qui non ci ho mai pensato: erano tutti uguali, non c’erano ospiti di Seria A e di serie B».

ROSARIO FIORELLO CHECCO ZALONE CECCHI GORI VALSECCHI

 

Lei è riuscito a far cantare «Heidi» a Venditti e «Viva la pappa col pomodoro» a De Gregori. Come si convincono artisti con una storia importante a essere autoironici?

«Non si convincono... Io ho i miei sistemi, le mie tattiche anche psicologiche. Non chiedo mai niente prima e alle prove li prendo alla sprovvista, con il microfono in mano: quale sarebbe la canzone che non canteresti mai sotto tortura? Poi ci aggiungi un po’ di vinello e due sigarette... Del resto Venditti è così: se non gli dai un po’ di nicotina si blocca. Sono entrati in questo clima e avrebbero fatto qualunque cosa».

 

Una volta c’era chi mescolava alto e basso, ora bisogna contaminare gli adulti con i giovani, mettere insieme il fenomeno di TikTok con Piero Angela?

FIORELLO DE GREGORI VENDITTI

«Esatto. L’obiettivo era portare il pubblico della generalista sulla piattaforma di streaming, però questo ha contribuito a far arrivare anche i giovani, perché se invito Calcutta e Coez si incuriosiscono anche loro. Questa contaminazione tra classico e moderno ha funzionato. In una puntata c’erano Brunori Sas, Piero Angela e pure Gianluca Vacchi, che a molti non piace: io invece prendo tutto, senza nessuno snobismo. Penso al varietà nel vero senso della parola: uno spettacolo che mette in scena una varietà di cose».

 

Tra poco più di un mese c’è Sanremo: non è che ha cambiato idea e va a farsi un giro in bici in Perù con Jovanotti?

«Nooooo. Come ha detto Amadeus ce lo eravamo ripromessi 30 anni fa, quindi vado con assoluto piacere. Spero di avere ancora lo stesso atteggiamento che ho avuto con VivaRaiPlay!. Io mi preoccupo sempre, invece vorrei andarmi a divertire. Che paura dobbiamo avere? In fondo stiamo facendo solo spettacolo...».

 

Qual è la qualità umana di Amadeus che vi ha fatto diventare amici?

fiorello amadeus savino

«Quella che potrebbe essere un piccolo difetto: è buono, buono, buono. Un bella persona, generosa. Se avessi fatto io Sanremo me ne sarei andato in un eremo; lui no, bello tranquillo ha fatto Sanremo giovani e Telethon, sarà in onda a Capodanno, continua a condurre i Soliti Ignoti, e poi andrà al Festival. È un grande professionista; ai tempi di Deejay era il solo di noi su cui Claudio Cecchetto potesse fare affidamento: il programma lo portava sempre a casa. Se lo dava in mano a me o a Jovanotti, capirai... io stavo fisso in discoteca a Ibiza».

 

E dopo Sanremo?

«Dal 17 febbraio torno a fare VivaAsiago10! su RaiPlay. È lo spirito di Edicola Fiore con un registro diverso. Lì c’erano gli avventori del bar, qui ci sono dei professionisti: Fabrizio Biggio, Mauro Casciari, Danti, Phaim Bhuiyan (il regista e attore di Bangla)».

 

Deve dire anche grazie a sua moglie Susanna...

fiorello amadeus savino

«Non sono uno facile, se una cosa non è andata come volevo io, rimugino, sono nervoso. Io so che torno a casa e trovo una persona che mi capisce: non potrei fare quello che faccio senza questa serenità che dura da 24 anni. Dietro un grande ansioso c’è sempre una grande Susanna».

 

ANCHE VARIETY CELEBRA VIVA RAIPLAY

Valeria Morini per tvfanpage.it

Anche a livello internazionale si sono accorti del successo di Fiorello e del programma sperimentale di "Viva RaiPlay". Il primo show multipiattaforma Rai pensato per lo streaming si è meritato addirittura un articolo dedicato sulla prestigiosa testata americana Variety, vera e propria "bibbia" del mondo dello spettacolo, che sottolinea i grandi numeri dello show: conclusosi dopo sei settimane in onda su RaiPlay (solo le prime puntate sono state trasmesse anche su Rai1), ha portato a un aumento di oltre il 50% degli utenti attivi registrati sulla piattaforma, arrivando a 4,6 milioni.

guidi fiorello

 

Fiorello innovatore della Rai

Il pezzo di Variety sottolinea come questi numeri siano il doppio degli abbonati di Netflix in Italia, secondo le recenti dichiarazioni di Reed Hastings, capo del colosso di streaming: "L'emittente statale italiana RAI ha ottenuto un notevole impulso al suo servizio di streaming RaiPlay servendosi di uno spettacolo di varietà dal vivo originale". L'articolo definisce Fiorello "non solo campione di risultati televisivi e radiofonici, ma anche innovatore", ribadendo come l'amministratore delegato Rai Fabrizio Salini abbia dato carta bianca al conduttore, permettendogli di sperimentare con Viva Raiplay e arrivare così a picchi di 15 milioni di spettatori.

fiorello

 

Variety su Fiorello, il no a Weinstein

Variety riporta le parole di Salini, che ha ribadito come Viva Raiplay sia "qualcosa che nessun'altra emittente pubblica in tutto il mondo ha mai fatto prima" e che ora sogna di produrre contenuti per lo streaming insieme ad altri editori internazionali. Il giornale statunitense ha inoltre spiegato come Fiorello non sia particolarmente interessato al successo all'estero. Variety ha ricordato il curioso episodio che lo ha visto protagonista insieme a Harvey Weinstein. 

 

fiorello viva raiplay

Nel 1999, il conduttore ebbe un piccolo ruolo nel film "Il talento di Mr. Ripley" di Anthony Minghella, in cui cantava sulle note di "Tu vo' fa' l'Americano" con Jude Law e Matt Damon). Come lo stesso Fiorello aveva già svelato in passato, un decennio più tardi il produttore gli propose di recitare un ruolo simile in "Nine" (versione cinematografica del musical ispirato a "8½" di Federico Fellini), ma lui rifiutò la proposta. Weinstein si infuriò e gli mandò un messaggio con scritto “Non lavorerai mai più a Hollywood”. La risposta al produttore, oggi in disgrazia dopo essere stato accusato di molestie e violenze da decine di donne, fu semplicissima: “Chi se ne importa?”.

 

fiorello viva raiplay

Il presente e il futuro di Raiplay

Anche se Viva Raiplay è (per ora) concluso, le sperimentazioni streaming dell'azienda pubblica non si fermano. Lo dimostra il fatto che a Sanremo 2020, AltroFestival (nuova versione del DopoFestival) andrà in onda solo su Raiplay. Inoltre, il 14 dicembre ha debuttato la prima serie Rai in esclusiva per la piattaforma, "Liberi tutti", mentre dal 22 va in onda "Superquark+", estensione del noto programma divulgativo.

 

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