mussolini roma

LA “FORZA COSCIENTE” DI ROMA, CAPITALE DEL FUTURO - IN UN SAGGIO IL RAPPORTO TRA MUSSOLINI E LA CAPITALE: DAL MODELLO ARCHITETTONICO  AVVENIRISTICO ALL’OSSESSIONE PER IL DECORO, IL DUCE SI OCCUPAVA DI TUTTO - "CACCIATE I GATTI DAL FORO" -QUANDO VEDEVA I SUOI MANIFESTI AFFISSI SU EDIFICI PREGIATI DEL CENTRO, MUSSOLINI NE DISPONEVA LA RIMOZIONE ISTANTANEA

mussolini roma

Mario Ajello per il Messaggero

 

Il mito di Roma e i gatti di Roma. La costruzione urbanistica e architettonica dell' Urbe come grande metropoli moderna, ma capace di essere ordinata e potente come era stata ai tempi di Augusto, e l' attenzione ossessiva al decoro quotidiano di questa città anche nei suoi dettagli più minuti.

 

Mussolini dal suo studio di Palazzo Venezia mandava circolari, note, raccomandazioni su Roma a getto continuo, dava ordini e suggerimenti tecnici («Va tolto di mezzo quell' orrendo carciofo che deturpa l' estetica del centro della città per pubblicizzare il ristorante Piperno a Montecenci») e s' interessava quotidianamente al destino e alla vivibilità della Capitale come vetrina del regime e della nazione. Anche tramite sfuriate al governatore capitolino se gli accattoni che aveva detto di sloggiare restavano lì e se la colonia felina che infesta e deturpa il Foro di Traiano non veniva immediatamente rimossa.

mussolini roma

 

«Nonostante i miei solleciti, mi dicono che i gatti sono ancora lì, torno a pregarvi di provvedere subito alla rimozione, anche tagliando l' erba sotto i monumenti per impedire che i gatti tornino». Perfino su se stesso non era tenero, quando si trattava dell' Urbe: quando vedeva i manifesti Dux, se avanzo seguitemi affissi su edifici pregiati del centro, ne disponeva la rimozione istantanea.

 

L' APPROCCIO Affinché il volto della città si presentasse al meglio, agli occhi dei cittadini e del mondo, Mussolini era insomma un pungolo, un martello. Questo approccio all' ordinaria amministrazione, che oggi verrebbe da definire invidiabile, s' intrecciava con una visione di grandezza e di messaggio universale che - dal Foro Mussolini all' Eur, dalla costruzione della città universitaria affidata al team di Piacentini a tutto il resto che durante il Ventennio trasformò straordinariamente la città facendola diventare la passione di Le Corbusier ha invitato da Massimo Bontempelli arrivò nel 34 a omaggiare i nostri architetti, oggetto di visita e di culto degli studiosi sovietici e dei migliori specialisti anglosassoni, coacervo di tradizione e modernità impensabile altrove - il Duce sintetizzava così: Roma è una parola chiara. Un segno che esprime un concetto preciso. Una delle forme del carattere: la forza cosciente.

la roma di mussolini cover

 

Questa epopea, che molto dovrebbe parlare all' oggi e speriamo che riesca a farlo, è raccontata in uno dei libri più completi e documentati su La Roma di Mussolini (Newton Compton).

 

Opera di Paolo Sidoni, storico, documentarista, collaboratore dell' Istituto Luce, dell' Istituto studi storici europei, di BBC History Italia. E dall' immensa mole di carte d' archivio degli Anni '20 e '30 che l' autore ha consultato emerge, oltre al pensiero fisso di Mussolini su Roma che produsse leggi speciali e stanziamenti continui da parte del ministero dell' Interno e di quello dell' Economia per la Capitale e per l' agro romano, il ricorrente uso dell' aggettivo «moderno» da parte dei politici, dei tecnici, degli architetti, degli urbanisti intenti a riflettere e ad agire per questa città.

 

LA COMPETIZIONE Roma doveva prepararsi, ecco quando si dice visione, alla modernità dello sviluppo demografico, della motorizzazione di massa, della competizione internazionale ad alto livello che era rappresentata, negli altri, dal monumentalismo in auge in Francia, in Unione Sovietica, negli Stati Uniti. Basti pensare che nel 1932 a Roma circolano 16.417 automobili ad uso privato, quasi il doppio rispetto al 27 e quasi sei volte di più rispetto al 22, e la costruzione della città moderna si coniuga anche al processo di motorizzazione che stava portando l' Italia negli Anni '30 ad occupare il quarto posto nella classifica dei Paesi europei dal punto di vista delle quattro ruote.

mussolini

 

La modernità - fatta di razionalismo, futurismo e grande inventiva - ha bisogno di spazio. Ma c' è anche la tradizione come stella polare della nuova Roma. Si è sempre parlato degli sventramenti, ma come scrive nel suo libro Sidoni: Il quadrilatero di nuove strade comprese tra Piazza Venezia, i Fori, il Colosseo, l' Arco di Costantino, i resti dei palazzi degli imperatori sul Palatino, il Circo Massimo, il Foro Boario, il Teatro di Marcello e il Campidoglio crea una passeggiata archeologica suggestiva come nessun' altra al mondo.

 

Politica dello spettacolo? Non solo. E c' è un elemento importante in queste pagine. Che va ricollegato al credito personale e politico di cui Mussolini godeva nel mondo anglosassone. In parte la realizzazione della Roma fascista si deve al governo e alle banche americane. Una quota dei milioni di dollari versati dagli Usa all' Italia, dopo la prima guerra mondiale, andò a finanziare la municipalità di Roma.

mussolini

 

Linee di credito vennero offerte al Campidoglio per la realizzazione delle opere pubbliche di ammodernamento della città.

 

Dell' eccellenza degli architetti, urbanisti e artisti coinvolti nella ricostruzione di Roma durante il fascismo, inutile dire: si tratta di Piacentini, Foschini, Brasini, Bazzani e dei più giovani come Libera, Ridolfi, Nervi, Piccinato, Mazzoni. Quando si trattò di organizzare nel '28 al Palazzo delle Esposizioni la mostra della Rivoluzione Fascista, in cui Roma voleva sintetizzare la sua forza creatrice, i curatori furono personaggi così: da Sironi a Prampolini, da Libera a Dottori, da Marcello Nizzoli a Mino Maccari, da Libera a Amerigo Bartoli.

 

piacentini

LA SAPIENZA L' eccellenza della Capitale troverà del resto una conferma dopo il fascismo nell' impossibilità per esempio di sbarazzarsi per motivi politici della sapienza di Piacentini, di Foschini e di altri come loro che avevano avuto un' idea di Roma e l' avevano messa in pratica. Non ci fu epurazione che seppe spegnere la sapienza. E non riuscì come si sperava la damnatio memoriae, anche se il Pci - nel momento stesso in cui accoglieva molti intellettuali che erano stati nel fascismo o con il fascismo - faceva per esempio scrivere all' Unità: Bisogna eliminare ogni simbolo del regime anche spandendo uno strato di catrame sui mosaici del Foro Italico e scalpellando via dal monolito la scritta Mussolini Dux prima di abbattere la colonna. Ancora qualcuno abbocca a questo delirio ideologico. Ma già da tempo i più attenti e più onesti conoscitori della materia, i veri studiosi insomma, e i cittadini consapevoli hanno laicamente constatato anche con un certo orgoglio non riconducibile a motivazioni politiche l' eccellenza edificatoria del Ventennio.

marcello piacentini eur img 7720marcello piacentini images

 

marcello piacentini 1612

 

marcello piacentini

Ultimi Dagoreport

rocco eleonora andreatta fabrizio corona

FLASH! – COME SI CAMBIA, PER FATTURARE! - ELEONORA "TINNY" ANDREATTA, FIGLIA DEL DEMOCRISTIANO BENIAMINO, ERA CONSIDERATA UNA BIGOTTONA D’ALTRI TEMPI QUANDO ERA IN RAI - ALL'EPOCA, DA DIRETTRICE DI RAI FICTION, PROMUOVEVA SOLO SCENEGGIATI SU PRETI, SUORE E FORZE DELL'ORDINE, PER NON TURBARE IL SONNO DEGLI ANZIANI TELESPETTATORI - UNA VOLTA PASSATA A NETFLIX, HA ROTTO GLI INDUGI: È DIVENTATA AUDACE! SOLO SESSO, DROGA E STORIE “MALEDETTE”, COME LE SERIE SU ROCCO SIFFREDI, I FESTINI DI “TERRAZZA SENTIMENTO” E ORA IL DOCUMENTARIO SUL PREGIUDICATO FABRIZIO CORONA...

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone mps mediobanca

FLASH! - E SE SU MPS STESSE ANDANDO IN SCENA UN BEL TEATRINO? NON SARA' CHE LE LITI TRA LOVAGLIO E CALTAGIRONE, RACCONTATE IN QUESTI GIORNI DAI QUOTIDIANI, FANNO PARTE DI UNA "NARRAZIONE" UTILE A DIMOSTRARE CHE TRA L'AD DI MONTEPASCHI E IL COSTRUTTORE NON CI FU ALCUN "CONCERTO" PER L'ACQUISTO DI MEDIOBANCA? - A TAL PROPOSITO, VALE SEMPRE LA PENA RICORDARE LE GUSTOSE INTERCETTAZIONI TRA I DUE, IL 18 APRILE, ALL’INDOMANI DELL’ASSEMBLEA MPS CON CUI VENNERO SUPERATE LE RESISTENZE ALL’AUMENTO DI CAPITALE DELLA BANCA AL SERVIZIO DELLA SCALATA DI MEDIOBANCA: “MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE? COME STA?”; “MOLTO BENE! ABBIAMO FATTO UNA BELLA OPERAZIONE. IL VERO INGEGNERE È STATO LEI, IO HO ESEGUITO SOLO L’INCARICO”

leonardis enrico marchi elkann la stampa marco gilli

FLASH! - LA TORINO CON I DANE' SI MOBILITA PER SALVARE "LA STAMPA": LE DUE CORDATE INTERESSATE AL QUOTIDIANO (GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS E GRUPPO NEM DI ENRICO MARCHI), HANNO BISOGNO DEL SUPPORTO DELLE FONDAZIONI CRT E SANPAOLO - NELLA CORSA A "LA STAMPA", AL MOMENTO E' IN VANTAGGIO ENRICO MARCHI, CHE HA GIA' RILEVATO DA GEDI I QUOTIDIANI DEL NORD-EST: "NEM" HA OTTENUTO LA BENEDIZIONE DI CRT E POTREBBE PRESTO AVERE ANCHE QUELLA DI SANPAOLO, GUIDATA DA MARCO GILLI, VICINISSIMO AL SINDACO LORUSSO...

fabrizio corona bloom media house

FLASH – COME HA FATTO UNA SCONOSCIUTA CASA DI PRODUZIONE MILANESE COME “BLOOM MEDIA HOUSE” A PRODURRE “IO SONO NOTIZIA”, LA DOCU-SERIE SU FABRIZIO CORONA? 800MILA EURO SONO ARRIVATI DAL MINISTERO DELLA CULTURA DI ALESSANDRO GIULI VIA TAX CREDIT, MA L'ALTRO MILIONE E 700MILA? GUIDATA DA MARCO CHIAPPA E ALESSANDRO CASATI, “BLOOM” MEDIA FINORA AVEVA PRODOTTO SOLO SPOT E UNA MANCIATA DI DOCUMENTARI “SOCIALI” IMPEGNATI TRA DROGA, FOTOGRAFIA E DISAGIO PSICHICO. COME HA OTTENUTO IL CONTRATTONE PER LA SERIE SUL PREGIUDICATO EX “RE DEI PAPARAZZI”? A PROPOSITO, DOVE SONO LE NUOVE SCOTTANTI “VERITÀ” CHE “FURBIZIO” AVEVA MINACCIATO DI RIVELARE? IL 29 DICEMBRE AVEVA PROMESSO: "CI VEDIAMO A GENNAIO". QUALCUNO HA SUE NOTIZIE?

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI FINIRA' COME GIANFRANCO FINI, CON IL SUO “CHE FAI MI CACCI"? SEMBRA CHE IL GENERALE PUNTI A FORZARE LA MANO A SALVINI FINO A FARSI ESPELLERE - IL VICESEGRETARIO DELLA LEGA, IN QUOTA X MAS, NEI PROSSIMI GIORNI (FORSE GIÀ DOMANI) INCONTRERÀ IL SUO SEGRETARIO PER UN CHIARIMENTO DOPO GLI SCAZZI DELLE ULTIME SETTIMANE. CHE FARÀ L'EX TRUCE DEL PAPEETE? CACCERÀ IL MILITARE SCRIBA DEL “MONDO AL CONTRARIO”? SICURAMENTE CI SARÀ UNA "RESA DEI CONTI" - IL BAROMETRO DEL "VAFFA" DA' AL 50% L'IPOTESI DI UN ADDIO...

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…