ilaria capua

“MAGARI DIRANNO CHE IL CORONAVIRUS L’HO CREATO IO..." –LA VIROLOGA ILARIA CAPUA A ‘SETTE’: "SONO SPAVENTATA DAL FATTO CHE TUTTA QUESTA GRANDE VISIBILITÀ NON MI SI RIVOLGA CONTRO. PER QUESTO STO IN GUARDIA. SONO UNA GUERRIERA E ASPETTO LA PROSSIMA SBERLA”. LE ACCUSE DELL’ESPRESSO "PESANTI E FALSE. MI HANNO TRASFORMATO IN UN ESSERE CRIMINALE…" - "NON C’È GLORIA CHE TENGA, SIAMO TUTTI FRAGILI" - E POI RIVELA LA SUA NUOVA PASSIONE...

Maria Luisa Agnese per https://www.corriere.it/sette/attualita/20_maggio_21/su-7-ilaria-capua-adesso-wuhan-bellissima-ci-faremo-perdonare-natura-f3d73634-98ef-11ea-8e5b-51a0b6bd4de9.shtml

 

ilaria capua

Ilaria Capua è una delle nuove protagoniste della comunicazione post coronavirus, con la sua competenza e il suo sorriso ha conquistato le folle incerte a cui regala piccole sicurezze pur ripetendo spesso: attenzione che ne sappiamo poco. Eppure già nel 2003 ai tempi dell’aviaria aveva fatto parecchio per distinguersi nel mondo della scienza e della virologia.

 

Aveva per prima sparigliato le carte del chiuso mondo accademico e aveva detto che per progredire nella ricerca bisognava mettere i dati in comune. Creando parecchio sconcerto nella comunità accademica ma anche guadagnandosi una nomination come Revolutionary mind per la rivista americana Seed diventando già allora star internazionale. Poi erano venuti tempi difficili, e Ilaria per continuare la ricerca a modo suo ha lasciato l’Italia ed è andata in Florida, a dirigere il centro di eccellenza One Health dell’Università, inventandosi un progetto di Salute circolare con la mente sempre in cerca di nuovi stimoli.

 

ilaria capua

È da qui, dalla sua casa di Gainesville, che Ilaria risponde alle chiamate dall’Italia nel piccolo dehors davanti al quale ha costruito il suo orto immaginario: piante aromatiche da una parte, basilico, salvia, menta, rosmarino, peperoni, zucchine con fiore, limoncini, pomodori mediterranei dall’altra. Le erbe funzionano bene, e difatti la figlia le ha appena preparato una pasta con salsa trapanese (pomodori, aglio, mandorle e appunto basilico), mentre le altre stentano.

 

«Gli ortaggi non mi vengono tanto bene, ma li raccolgo lo stesso e mio marito e mia figlia li buttano di nascosto. Lo curo mezz’ora al giorno, produce poco e non è perfetto. Ecco perché lo chiamo orto immaginario: è un work in progress, un gioco, e rilassa». E sempre dalla Florida licenzia le copie del nuovo libro, Il dopo. Il virus che ci ha costrettoa cambiare mappa mentale , in uscita in Italia per Mondadori editore, dove racconta in un puzzle quasi romanzesco le avventure di virus, pipistrelli e pangolini, e spiega come, se viene sconvolto il loro habitat, possano obbligarci a ripensare le nostre vite. Oggi tutti di fronte al Covid-19 applaudono e invocano, giustamente, la condivisione dei dati.

 

Una rivincita per lei?

«Certo i dati vanno condivisi e la trasparenza è fondamentale, ci mancherebbe. Ma io non parlo di rivincite. Anzi, sono spaventata dal fatto che tutta questa grande visibilità non mi si rivolga contro. Magari diranno che il coronavirus l’ho creato io. Per questo sto in guardia. Sono una guerriera, ma non mi illudo e aspetto la prossima sberla».

 

Anche perché l’ultima sberla non era stata leggera.

ilaria capua

«Mi ero preparata per una vita, avevo studiato e lavorato per tanti anni, per far bene questo lavoro utile in emergenza di pandemia. Ho cercato di espandere questa visione a Padova, dove ho lavorato per oltre vent’anni. Volevo portare un approccio interdisciplinare allo studio del rapporto fra virus e ospite, alla Torre della Ricerca della Città della Speranza. Purtroppo non andò in porto. Ero pronta a lasciare il Paese.

 

D’improvviso, proprio in quel periodo, mi telefona Mario Monti allora premier e mi chiede di entrare in Parlamento; io per spirito di servizio mi lancio ma restando sui miei temi, ricerca, Ebola, influenza, antibiotico, resistenza: sugli argomenti che conosco. Poi è arrivato l’ Espresso , che con un’accusa pesante e falsa mi ha strappato la reputazione di dosso, mi ha trasformato in un essere criminale. Ho dovuto gestire, difendermi, ricostruire e ricostruirmi».

 

Anche facendosi aiutare da psicologi e coach.

«Quando sei in quelle condizioni prendi sostegno dove lo trovi. Ti fai aiutare dalla gente. La mia coach, Luisa Bagnoli, l’ho incontrata a un evento della Deutsche Bank. Strana e imprevedibile la vita, proprio quando finalmente è arrivata la completa riabilitazione, io avevo già dovuto scegliere un nuovo Paese, dove ho inventato una nuova professione che non facevo in Italia, ho sviluppato un centro che ruota intorno alla Salute circolare. E ora, dopo 4 anni che sono negli Stati Uniti, mi ritrovo a fare quello che avrei dovuto fare se fossi rimasta in Italia. In ogni caso l’ho fatto perché ho capito che ce ne era bisogno. So bene che non c’è gloria che tenga. Siamo tutti fragili».

ilaria capua

 

Come il nostro Pianeta?Abbiamo oltrepassato il limite e la Natura ci manda segnali? È un po’ come un intervallo, una messa in mora dell’Antropocene, l’età geologica di dominio dell’uomo sulla Natura? «Certo, e Madre natura ci salverà, ci dice che non va più bene così e ci sta dando consigli per intervenire, per progettare il mondo nuovo. Dai che ci riesci, ci dice, c’è la tecnologia, è come se dicesse: “Vienimi dietro. Seguimi. Guardami, com’è cambiata l’aria, guarda le acque più pulite...”.

 

Vedo quei grafici che mostrano l’area di Wuhan e li trovo bellissimi: Madre Natura si sta risvegliando, è come se si stesse stiracchiando. Con Ilaria Borletti, vicepresidente del Fai, stiamo lanciando un progetto per studiare la resilienza della natura, andiamo a misurare come la natura è più viva ora dentro le ville e i giardini storici, mettiamo delle telecamerine sulle spalle delle api, per capire i loro movimenti di pollinazione, ma anche la qualità del suolo, dell’acqua, anche per coinvolgere la persone che si interessino alla scienza e alla Natura che è loro Grande casa. Homo Sapiens non si è preso la responsabilità, ha trattato il suo ambiente come un interesse secondario e ha creato un sistema perfetto per la diffusione di questo patogeno in tutto il mondo.

 

Ora bisogna rovesciare la prospettiva, non più sfruttare il pianeta ma esserne i guardiani. E chi lo deve fare se non l’Homo sapiens, che ha un cervello. Ci deve pensare il lombrico?».

ILARIA CAPUA A DIMARTEDI' 2

 

È una crisi di cui è responsabile l’uomo.

«È una crisi biologica. È la pandemia che provoca uno stress test per l’economia, come avevo immaginato da subito con hashtag #PandemicsCost, ma nessuno mi ha dato retta. Homo Sapiens ha provocato tutto ciò con la sua noncuranza, arroganza, cupidigia, avidità, ingordigia. I credenti si fanno perdonare dal loro Dio. Se fanno del male, fanno peccato, poi chiedono perdono».

 

E noi come facciamo a farci perdonare da Madre Natura?

«La pandemia è la prova che non possiamo strafare e permetterci di “non essere perdonabili” da Madre natura, perché ci estingueremmo. Bisogna progettare con lei una coesistenza virtuosa, civile. Costruire una mappa mentale guidata da quello che Covid-19 ci ha forzato a fare. Un futuro meno di corsa, con meno macchine e meno aerei. Io per esempio non farò più 15 voli intercontinentali ogni due anni».

 

Aveva ragione Greta, dunque?

ILARIA CAPUA

«Tutti noi viaggiatori ping pong sapevamo da tempo che avevamo sviluppato un sistema al limite della sostenibilità. Al di là di Greta che è stata una formidabile catalizzatrice, ora il problema è quello di nutrire il Pianeta, investire in risorse alimentari a misura non di uomo, ma del Pianeta. Il cambiamento climatico ed altre grandi sfide vanno viste nel loro insieme, non a pezzi. E per fortuna che abbiamo la tecnologia che ci tiene connessi.

 

Cambiare mappa mentale vuol dire anche capire che faremo più call su Zoom, che sono più efficienti, non si perde tempo, si rispettano gli orari: è un altro modo di lavorare. Bisogna metterlo a fuoco e sfruttarlo al massimo. Tagliare, sostituire quello che è sostituibile.

 

Meno movimento materiale, più connessione immateriale. Per esempio io oggi, 22 maggio, sarei dovuta essere in Italia, è stato cancellato il volo, ma sono lo stesso con voi che mi leggete. Sono le meraviglie che ci ha aperto la tecnologia. Si può telefonare gratis in tempo reale. Io ricordo ancora il duplex, e mia madre che telefonava a mio padre una volta al mese, quando lui era a New York. Mentre oggi fai una foto e la fai arrivare nella tasca di un altro in un’altra parte mondo. È vero, facciamo anche sapere tutto quello che pensiamo attraverso i nostri comportamenti sui social. In compenso tra un po’ ci scatteremo immagini del pensiero, credo».

ilaria capua a piazzapulita

 

Nella ripartenza, dunque, vita tutta nuova? Non tutti sono convinti.

«La pandemia ci ha dimostrato che lo possiamo fare. E che possiamo avere una vita professionale di livello anche con i pantaloni da yoga e mezzo trucco... Esiste un mondo di mezzi busti che prima non esisteva. È già tutto nuovo. Qui in Florida ormai tutta la ristorazione è take away, con tavolini fuori. Approfittiamone, visto che per fortuna non sarà un’ecatombe: Madre natura o il Padreterno non ci hanno mandato un virus altamente mortale che uccide i bambini, è un nemico che dobbiamo gestire insieme all’inquinamento, allo spreco, alla salute nel suo complesso. Insomma dovremo conviverci, come con l’influenza».

 

E sembra risparmiare di più le donne.

«Questo virus ci ha fatto scoprire nuove fragilità e dispiace che una generazione di personaggi che ci ha portati fin qui sta cadendo vittima di questo nemico invisibile. Mentre sembra che questa patologia colpisca in maniera meno aggressiva le donne - paradossalmente considerate da sempre più fragili».

 

Saranno loro le protagoniste della nuova stagione?

ilaria capua

«Agili, le donne sono agili e smart di natura. Altrimenti Madre natura non le avrebbe rese cosi preziose da essere il vero collo di bottiglia alla perpetuazione della specie. Ovvero, non c’è tecnica artificiale che possa portare il prodotto del concepimento da una cellula a un bambino. Ci vuole l’utero materno. E poi sicuramente la resilienza aiuta, e le donne abituate a gestire organizzazioni complesse multilivello, in famiglia, sul lavoro e nello studio, con velocità e abilità facili, possono diventarlo, protagoniste. Se fosse la Natura a decidere ripopolerebbe almeno 50/50, perché sono meno a rischio di sviluppare la malattia grave dei loro coevi».

 

Più saggi e sagge a seguire la Natura anche qui.

university of florida

«E noi dobbiamo seguirla con le nostre Intelligenze collettive. È un percorso che ho cominciato 15 anni fa, piantando semi e iniziative e credo che sia arrivato il momento di raccogliere. Oggi si sta risvegliando un movimento trasformativo dal basso, sto raccogliendo centinaia di ricercatori di altissimo livello e di diverse discipline, perché questa è una “malattia delle città”, legata ai trasporti e all’ambiente: a Milano e in Lombardia non sarà mica stata colpa solo del servizio sanitario. C’è tutta una Rete intorno alle città lombarde molto attiva, con una popolazione che si muove in continuazione. I raggruppamenti di massa sono a rischio perché prevedono la vicinanza fisica di persone che potrebbero essere infette. Ne basta una. Il coronavirus non ha le ali.

 

Si sposta con le persone e qui ci è arrivato con gli aerei, non con una scatola di Amazon. Forse bisognerebbe studiare per rinnovare i treni con comparti difettosi, con tutta quella gente ammassata ogni giorno, e sarebbe una buona idea. E con questo movimento, che nasce in collaborazione con il Cern di Fabiola Gianotti (che mette a disposizione le infrastrutture e il potere di calcolo), sta partendo una meravigliosa sfida di ricerca. Direi che è una ricerca “populista” perché qui ognuno si mette in gioco in prima persona, e alla fine scavalca il barone. Qui uno vale uno. E pancia comanda».

l inchiesta dell espresso

 

Come è stata la quarantena dall’altra parte del mondo?

«Difficile, ma anche un tempo regalato in cui mi sono capitate due cose che voglio raccontare. Per me è stato fantastico poter seguire in questa convivenza stretta e imprevista mia figlia Mia che ha 15 anni, sta per compierne 16, a giugno. Un’adolescente che come tutti gli adolescenti da bruco sta diventando una pupa e uscirà da questa esperienza in uno stadio più avanzato di metamorfosi. È stato un dono».

E l’altra cosa?

«Il rumore per me magico della macchina per cucire, ta-ta-ta, il rumore dell’infanzia. Un’amica aveva un esemplare di cui doveva sbarazzarsi, io l’ho accolto volentieri, non sapendoci far niente ho cominciato con la cosa più semplice: le presine da cucina, indispensabili per non bruciarsi.

 

Non sono brutte, anche se dovevano essere tonde e invece mi sono venute quadrate, rosse da una parte, viola dall’altra, gialle, blu... c’è anche un modello che ho chiamato signora di campagna, piena di fiori da entrambe le parti. Le ho chiamate rose quadrate, perché sono così, come tutte noi. Pilastri della società che hanno tirato fuori due marce in più».

imagesilaria capua per scelta civica

 

ilaria capua 4ilaria capua 3copertina del libro di ilaria capuailaria capua 2ilaria capua

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