paolo rossi berlusconi

“UNA SERA AL DERBY DI MILANO UN TIZIO UBRIACO MI PUNTA LA PISTOLA PERCHE’ NON LO STAVO FACENDO RIDERE”. ECCO COSA GLI RISPOSI – PAOLO ROSSI RICORDA LE CENSURE DI BERLUSCONI, GLI ELOGI DI COSSIGA, ANDREOTTI, "GENIO DELL'IRONIA, UNA SPECIE DI BUSTER KEATON” - “HO CHIESTO LA CITTADINANZA ROM, MI HANNO RISPOSTO: NON ESISTE, AL MASSIMO POSSIAMO PRESTARTI UNA ROULOTTE” – QUELLA VOLTA CHE FU SCAMBIATO PER IL FRATELLO DEL CALCIATORE PAOLO ROSSI – VIDEO

 

Emilia Costantini per il "Corriere della Sera"

 

paolo rossi kamikazen

«Quella sera al Derby di Milano, locale molto borderline, me la sono vista brutta. Un tizio del pubblico, che era ubriaco, mi punta la pistola perché non lo stavo facendo ridere. Io ho reagito da vigliacco: sono rimasto fermo a guardarlo. E lui mi dice: sentiamo la prossima battuta se mi fa ridere. E io rispondo: lo spettacolo è finito, grazie e arrivederci... Insomma, non potevo rischiare di non farlo ancora ridere e di morire per una battuta poco divertente...».

 

Paolo Rossi non sarà coraggioso, come dice lui, ma non si sottrae alle sfide. Per esempio, quando voleva affittare un barcone, reclutare una quarantina di attori del Senegal che conosceva, fare la parte dello scafista albanese e andare sul Lago di Garda:

 «Avevo intenzione di approdare a Salò e chiedere agli stupefatti abitanti del luogo: scusate, è questa Lampedusa? Per vedere l'effetto che fa».

paolo rossi cover

 

Uno dei suoi primi successi in palcoscenico lo riscosse in «Nemico di classe» di Nigel Williams, nel ruolo di un naziskin: che cosa accadde?

 «Eravamo in un teatro a Pordenone. Io recitavo un monologo razzista, ovviamente con tanta autoironia: era una lunga invettiva, assolutamente comica, contro i meridionali, i diversi, i neri... ma gli spettatori mi applaudivano ad ogni battuta come se fosse un comizio. Allora mi sono fermato e, rivolto alla platea, ho detto: i meridionali faranno pure schifo, così i diversi, come i neri, ma la peggiore gente che ho mai conosciuto in vita mia, l'ho incontrata in questo teatro... e potete andarvene tutti».

 

La reazione del pubblico?

paolo rossi

«Resta fermo, non accenna ad andarsene e io ripeto: non so se avete capito, ve ne dovete andare! A quel punto si scatena la rissa, però il giorno dopo c'era la fila al botteghino, tutti curiosi di vedere lo spettacolo».

 

A causa delle sue invettive, lei è stato spesso censurato in tv.Il censore era Silvio Berlusconi?

«Certo! Fui censurato con il discorso di Pericle sulla democrazia ad Atene ripreso da Tucidide, poi con un Molière che non era il "malato immaginario", bensì il "medico immaginario" e il suo assistente si chiamava Previto: dissero che avevo usato un linguaggio blasfemo, che poi non c'entrava niente la blasfemia, e ci fu una causa...

 

silvio berlusconi

che ho vinto. Infine, venni quasi scomunicato dall'Arcivescovo di Carpi per Operaccia romantica , perché considerato sacrilego... Tuttavia, devo dire che l'ex premier per noi comici era una gallina dalle uova d'oro, perché era dotato di una sua comicità involontaria e noi guadagnavamo senza faticare, bastava che ripetessimo le sue battute... un giochetto anche abbastanza umiliante per chi crede nella satira».

 

Perché?

paolo rossi foto di bacco

«Nel caso del Berlusca, la gente rideva, applaudiva e poi lo votava, quindi ti ponevi il problema: forse ho sbagliato bersaglio. Ma la questione non riguarda solo lui: dalla metà degli anni 90, i politici in genere hanno cominciato a capire che gli spettacoli di noi comici li rendevano visibili e ci lasciavano fare. Poi hanno cominciato addirittura a farci i complimenti e persino ad imitarci».

 

Quale politico si è complimentato con lei?

«Ne voglio ricordare uno tanti anni fa: Francesco Cossiga. Mi arrivò una sua telefonata complimentosa, ma feci finta di non essere io al telefono, perché temevo che, oltre ai complimenti, mi avrebbe sciorinato una serie di suggerimenti su come interpretare meglio la sua parte in scena e avrei dovuto pagargli i diritti d'autore. Invece un politico, autentico genio dell'ironia, era Giulio Andreotti, una specie di Buster Keaton».

 

E qual è lo stato di salute della satira oggi?

paolo rossi 8

«Una missione impossibile: fare l'imitazione di una imitazione non ha senso. Io imito il potente di turno quando lui è già nella società dello spettacolo in cui siamo tutti immersi, lui sta già recitando un ruolo, un'imitazione di sé stesso e imitare un imitatore significa fare la parodia della parodia. Oggi il Parlamento non è forse la parodia di sé stesso?».

 

 

Però lei continua a fare teatro.

«Cerco di fare teatro popolare, che deve tornare a essere un'assemblea, un rito collettivo come ai tempi dei greci, una sfida, un azzardo fuori dal coro, dai circuiti tradizionali. Si può mettere in scena Shakespeare in un bar, in un cortile... Solo così il teatro torna a essere "pericoloso", a fare paura e serve a qualcosa, ma non in streaming per carità».

paolo rossi 7

 

«Meglio dal vivo che dal morto», come recita il titolo del suo libro edito da Solferino? «Esatto! Bisogna reinventare il rapporto col pubblico, invogliare la gente a esserci, sia pure con le mascherine». Ma come e perché, da perito chimico qual era, ha intrapreso la strada da attore?

«Provengo da una famiglia di teatranti. Non i miei genitori, ma mio nonno recitava con Rosso di San Secondo, mia zia vinse il campionato delle filodrammatiche. Io a 13 anni chiesi al nonno di farmi un'audizione, lui me la accordò ma andai malissimo e fu lapidario: il tuo futuro è la chimica, un impiego dignitoso. E così feci, anche se la mia passione restava quella di recitare. Ho imparato il mestiere prima per strada, poi con la compagnia milanese dei marionettisti Colla e in seguito ho incontrato maestri particolarissimi come Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Giorgio Strehler...».

francesco cossiga

 

I loro maggiori insegnamenti?

«Beh, Dario non era tagliato per fare il pedagogo, però era molto generoso nel lasciarsi rubare le sue tecniche attoriali, e questo era il suo metodo di insegnamento: mi ripeteva spesso che in teatro è importante la differenza tra rubare e copiare, perché rubare è geniale, in quanto ci metti del tuo, mentre copiare è da coglioni. Poi ho scoperto che questa frase Dario l'aveva rubata a Picasso, e ora che sono morti entrambi, la faccio mia. Enzo, era un pedagogo nato: 7 anni di lavoro con lui e ho imparato tutto.

 

paolo rossi 6

Strehler mi sembrava quello più lontano da me: era colto, con una poetica pazzesca e nei suoi confronti nutrivo una forte soggezione. Mentre lavoravamo all'"Arlecchino" goldoniano, che avrei dovuto impersonare nello spettacolo da lui diretto, e che poi non ho mai fatto, dopo due mesi di prove a casa sua, mi fece capire che il mio Arlecchino era quello senza maschera, più legato alla mia originalità e non a quella del testo. La verità è che io ho continuato sempre a dividermi tra palcoscenico e marciapiedi. Lei pensi che, mentre ero a recitare a Torino, cominciai a frequentare un campo Rom».

 

Per quale motivo?

«Sono affascinato dagli emarginati, dai clochard con cui parlo spesso: io stesso come attore faccio parte di questa categoria, infatti un tempo ci seppellivano in terra sconsacrata. E così ho chiesto la cittadinanza ai Rom, ma il presidente di quella associazione, mi ha risposto: non esiste la cittadinanza Rom, al massimo possiamo prestarti una roulotte».

paolo rossi 5cossiga andreotti

 

Così trasgressore delle regole tradizionali, che padre è per i suoi tre figli? «Non so se sono un buono o un cattivo padre. Certamente ho delle colpe che derivano dal mio mestiere girovago. Comunque i miei due figli maschi e una femmina, la cui età oscilla tra i 18 e i 31 anni, se la cavano piuttosto bene... i tre fratelli vanno d'accordo».

 

Hanno seguito le sue orme?

«Non sono attori: la ragazza è brava a scrivere, uno fa il musicista e l'altro il regista e, insieme ad altri giovani, hanno creato il "Terzo Segreto di Satira", un collettivo di videomaker satirici».

 

A proposito di fratelli: è vero che lei è stato scambiato per il fratello del calciatore Paolo Rossi?

paolo rossi 9

Ride: «Percorrevo la Bologna-Cesena. Una pattuglia della stradale mi ferma per un controllo e, quando leggono il mio documento, mi chiedono se ero fratello del calciatore. E io ho risposto: secondo voi uno ha 12 figli e li chiama tutti allo stesso modo?».

 

Questa sera sarà protagonista del suo nuovo spettacolo «Stand up Omero», con la regia di Sergio Manfredi, al Festival di Teatro Antico di Veleia diretto da Paola Pedrazzini. Di che si tratta?

paolo rossi 2

«È una cavalcata nell'Odissea in 60 minuti. Tutti i ventiquattro canti del poema omerico sono raccontati in un'ora. L'importanza del racconto è fondamentale per portare un conforto laico alle persone. Per me Omero forse non è mai esistito, probabilmente era il nome di una cooperativa di cantastorie. O forse tutta la storia dell'Odissea è nata da una necessità di Ulisse, che l'ha commissionata ad Omero perché non sapeva come giustificarsi con sua moglie dopo aver impiegato dieci anni per tornare a casa. Insomma, quelle storie sono eterne, parlano di natura umana».

 

Il Teatro di Veleia è all'aperto: e se stasera dovesse piovere?

«Qualche anno fa mi è successo proprio a Veleia: la platea era esauritissima e, quando comincia a piovere, io vengo assalito da una sorta di trance, un'estasi agonistica e, forse usando le parole del Prospero shakespeariano, ordinai al cielo di fermarsi: e la pioggia si fermò. Il giorno dopo, l'episodio finì sui giornali locali a titoli cubitali: Paolo Rossi ferma la pioggia. Pensai: adesso mi chiameranno anche per salvare il raccolto dalla grandine».

dario fo

 

In altri termini, un comico mago?

«Beh, ho una certa predisposizione. Diceva Orson Welles: un mago è un attore che fa il mago. E io aggiungo: qualche volta ci riesce».

paolo rossi 4giorgio gaber e enzo jannaccipaolo rossi 1Giorgio StrehlerSILVIO BERLUSCONI E FRANCESCO COSSIGApaolo rossi 10

Ultimi Dagoreport

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…