luigi tenco ricky gianco

“TENCO? IL SUO NON FU SUICIDIO. FORSE UN GIOCO STRANO. IL TESTO DEL MESSAGGIO D’ADDIO, POI, È TROPPO STUPIDO. E LUI NON ERA STUPIDO” - RICKY GIANCO MEMORIES: “L'ERRORE PIÙ GRANDE DELLA MIA VITA? AVER RIFIUTATO DI FARE DA SUPPORTER AI BEATLES IN ITALIA” – E POI CELENTANO, GABER, MINA E JANNACCI: “POCO PRIMA CHE MORISSE CI SIAMO RACCONTATI DELLE BARZELLETTE” – QUELLA CENSURA A UN FESTIVAL DI DEMOCRAZIA PROLETARIA: “DA LORO NON ME LO SAREI MAI ASPETTATO” – VIDEO

 

 

Mario Luzzatto Fegiz per il “Corriere della Sera”

 

ricky gianco

«L'errore più grande della mia vita? Aver rifiutato di fare da supporter ai Beatles in Italia». Parola di Ricky Gianco. «Correva l'anno 1964. L'impresario italiano Leo Wachter mi aveva chiamato per suonare durante il loro tour. Così fu organizzato un incontro fra me e i Beatles all'Astoria Theatre.

 

Vidi lo spettacolo e decisi che non avrei fatto il supporter. Decisione molto stupida. Lo spettacolo era troppo bello. Una regia alla Hitchcock.

 

Una tensione espressiva inimitabile. Fra il primo e il secondo tempo a sipario chiuso riapparivano travestiti con abiti medioevali. Si lasciavano desiderare. Poi atterravano da un elicottero di legno, buttavano giù una scaletta. Sbarcavano prima il capitano, poi il pilota, lo steward, le hostess. Alla fine loro, che rientravano vestiti da Beatles... Io piangevo dall'emozione. Sono stato stupido, tremendamente stupido.

 

luigi tenco

Durante l'incontro - ricorda Gianco - chiesi a Lennon se lui e Paul componevano assieme o se accadeva che uno scrivesse da solo, salvo confrontarsi in tempi successivi. Lennon, che era arguto, mi disse: "No, sempre assieme. Però può succedere che io scriva un pezzo qui a Abbey Road mentre Paul è in bagno... (pausa)... a Liverpool". Un modo elegante per dire che creavano non sempre assieme e che erano simbiotici fino a un certo punto».

 

Gianco, 79 anni, icona del rock italiano.

«No, no. Invecchio e basta, ma non sono un'icona. Ho scritto e collaborato con tanti colleghi ma se mi guardo alla specchio non vedo nessuna icona. Però faccio parte della storia della musica italiana . Non mi sono mai preso troppo sul serio. Mai prigioniero delle luci della ribalta».

 

A che età ha cominciato a comporre?

«A 17 anni. A 11 anni ho cantato in pubblico. A Varazze vinsi un concorso per dilettanti. Dirigeva don Marino Barreto, un grande. A 16 anni la prima incisione discografica».

 

Lei è nato a Lodi.

«Sì, per caso. La mamma era sfollata a Casalpusterlengo da Milano bombardata. Così andò all'ospedale di Lodi. Abito a Milano quasi accanto alla sede del Corriere . Sono sposato dal '77 con Gabriella, detta Gabi. Una delle mie fortune.

ricky gianco

Lavorava da Lorenz in via Monte Napoleone».

 

Celentano?

«È il terzo evento della mia vita. A 16 anni i primi dischi, a 17 Gianfranco Reverberi scopre il sottoscritto Ricky Sanna grazie alla canzone "Ciao ti dirò". E mi presenta alla Ricordi. Li conosco artisti chiamati "genovesi" sebbene non tutti fossero di Genova. Bindi, Paoli e Gaber erano i più conosciuti.

 

Poi c'eravamo noi, gli sfigati, ovvero Tenco, Endrigo, Jannacci ed io. Io avevo 17 anni ed ero la mascotte del gruppo. A 18 anni l'incontro con Adriano Celentano. Mi sente cantare all'Alcione (o allo Smeraldo). "Oe tu sei forte mi dice... Come ti chiami? Ricky? Peccato che non hai la erre". Già, era un grave problema.

 

Non mettevo la lingua correttamente fra i denti. Ne parlai con mia madre che mi mandò a lezione di dizione. E nel giro di qualche mese, mettendoci molto impegno, la erre riapparve. Tempo dopo incontro Celentano che mi dice subito "ma tu sei quello che non aveva la erre, come hai fatto?". E io mentii. "Ho un papà ricco e me l'ha comprata lui". A questo punto Celentano mi parlò del Clan e il primo disco fu il mio Vedrai che passerà e Non c'è pietà (cover di Unchain my heart portata al successo da Ray Charles nel '61) che inaugurò questa etichetta discografica anomala».

ricky gianco

 

I suoi rapporti con i colleghi?

«Con Paoli grande intesa fin dall'inizio. Era il mio fratello maggiore e lo è ancora. Io ero un fanatico del rock and roll ma anche di tutto il resto, a cominciare dall'opera lirica. La radio non trasmetteva rock e dischi non venivano importati.

 

Così alla sera andavo al Castello Sforzesco con una radiolina portatile e ascoltavo in onde medie Radio Lussemburgo. Io le canzoni le ho imparate così, senza uno straccio di spartito o di testo. Avrei voluto cantare in duetto e con un testo italiano un brano degli Everly Brothers. Chiesi a Gino di scrivermi una versione italiana.

 

Ma lui faceva orecchie da mercante. Finché non scoprì che il brano originale era francese, Je t' appartiens di Gilbert Becaud. A questo punto l'incredulo del rock cedette. Il titolo italiano era "Come un bambino". E la cantammo insieme ma per ragioni contrattuali Paoli non figurava. Era firmato "Ricky e un altro". In quel gruppo l'unico che amava il rock oltre a me era Luigi Tenco».

 

Che rapporti aveva con lui?

ricky gianco

«Lui non era quello che appariva. Le descrizioni che lo riguardavano erano spesso fuorvianti. Lui non si vendeva, era simpatico, allegro. Non era un introverso... giocava forse a fare il James Dean».

 

La sua tragica fine?

«Non credo al suicidio di Tenco... Forse un gioco strano. Che spiegherebbe il messaggio. La calligrafia è sua ma il testo è troppo stupido. E lui non era stupido».

 

Torniamo all'apprendistato su Radio Luxembourg.

luigi tenco 5

«Quando ascoltai Stand by me rimasi folgorato. Poi scoprii che in un negozio di Lugano si trovavano i dischi originali importati dall'America. Così lo comprai e registrai una versione italiana. Celentano la sentì e disse: "La registro io e venderò almeno un milione di copie". Già e io?

 

"Tu farai il seguito. Se la gente vuol sapere come va a finire la storia dovrà comprare anche il disco cantato da te". Insomma Pregherò e Tu vedrai diventano due successi. Primo esempio di disco a puntate. Adriano era machiavellico. Come un film: primo tempo Pregherò , secondo tempo Tu vedrai ».

 

Jannacci?

«I primi dischi per la Ricordi li ho fatti con lui che era un bravissimo pianista. A un certo punto mettemmo su una orchestrina. Firmammo un contratto di un mese alla Villa Romana di Alassio. Io alla chitarra, Enzo al piano e altri fra cui uno zio di Fabio Concato. Jannacci era imprevedibile anche per se stesso. In scena scattavano dei meccanismi incredibili. Lui era formidabile.

 

ricky gianco

Poco prima che morisse ci siamo raccontati delle barzellette. Io non capivo le sue perché lui mangiava le parole. Sono contento che gli abbiano dedicato un rifugio per i senzatetto».

 

E Gaber?

«L'ho frequentato poco, aveva già una sua vita e anche famiglia. Tutti ci trovavamo in Galleria del Corso. Lui no. Mi venne presentato in una sala di registrazione nella zona di piazza Piola.

 

Gentile. Dopo pochi minuti dalla presentazione duettiamo con Ready Teddy , un classico cantato da Little Richard. Allora Giorgio era ancora un rockettaro. Poi si è spostato al pop con brani come Non arrossire .

 

Non aveva ancora imboccato la strada teatrale con Luporini. A proposito di rock: quando scrissi Sei rimasta sola pensavo a Fats Domino, a un ballabile invece è diventata una specie di coro degli alpini. Niente da fare.

 

luigi tenco 1

Noi abbiamo il melodramma nel sangue. Infatti quando l'ho registrata a Los Angeles con i Toto è diventato uno slow rock».

 

Bindi?

«L'ho conosciuto che avevo 17 anni. Sempre gentile. Arrivava da Genova su un'auto guidata da un autista che lui presentava come un cugino. Una volta accompagnai Bindi in una gioielleria. Comperò un anello e spese quasi 2 milioni del '63. Tempo dopo notai che l'autista aveva quell'anello al dito. Raccontai l'episodio a mia madre. Con freddezza disse: «Non ti interessare della cosa, non sono affari tuoi. Pensa ad altro. La mamma aveva capito. Io no"».

 

Com' era il Cantagiro?

«Bella esperienza. Celentano nella tappa di Siena finse una caduta e si fece sostituire da me. E io, a sorpresa, vinsi la tappa. Ci fu una specie di rivolta di Teddy Reno, Claudio Villa e Luciano Tajoli. Sconfitti da un pivellino».

ricky gianco

 

 È ancora in contatto con Celentano?

«Sono riuscito a sentirlo un paio di anni fa... ma è difficile. Lui e la Mori vivono chiusi anche per gli amici storici».

 

Come vive il tempo che passa?

«I 100 metri non li fai più. Siamo in mezzo a un cambiamento drammatico, troppo veloce. Dalle candele alla lampadina, dai piccioni viaggiatori al telefono. È mancato il tempo per assimilare. Il mondo ora non mi piace e non mi interessa perché comanda l'economia. Io ho due figli acquisiti e cinque nipoti. Sono contento che, diversamente da loro, non vedrò certe cose».

 

È mai andato in crisi?

«Alla fine degli anni Sessanta non volevo più scrivere. La storia aveva messo troppa carne al fuoco, c'erano Bob Dylan, le rivolte in California, il Vietnam mentre io componevo canzoni d'amore con Gian Pieretti e mi permettevo di spaziare nel rock jazz col gruppo Albero Motore.

luigi tenco 2

 

Soprattutto, davo la voce alla versione italiana di Braccio di ferro. Poi è nata l'etichetta l'Ultima spiaggia. Ho ritrovato la voglia di scrivere e cantare e ho avuto la fortuna di conoscere Gianfranco Manfredi».

 

Vi beccaste una denuncia per vilipendio alla religione nello spettacolo

«1992: Zombie di tutto il mondo unitevi a Nervi». «No. Fummo censurati a un festival di Democrazia Proletaria. Da loro non me lo sarei mai aspettato».

 

Rapporti con Mina?

giorgio gaber e enzo jannacci

«Mina è un genio musicale. Non è solo brava di voce. Intuisce subito le possibilità di un brano. Avevo scritto una canzone con Manfredi intitolata Io non ci credo . Nelle sue mani è diventata Un cucchiaino di zucchero nel thè . Senza inciso. Capisce a pelle che le regole ogni tanto vanno violate».

 

Un consiglio ai giovani?

«Studiarsi bene la storia del secolo scorso. Viviamo una quasi democrazia. Ma questa non ci è stata regalata. I nostri nonni non vivevano liberi come noi oggi. È molto facile perdere la democrazia. E poi consiglio loro di fare quel che desiderano. Anche se non rende, dà piacere».

luigi tenco 12luigi tenco celentano fo albanese gaber jannacciluigi tencoricky gianco

Ultimi Dagoreport

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...

giorgia meloni arianna ignazio la russa marina berlusconi matteo salvini roberto vannacci

DAGOREPORT – URGE UNO BRAVO PER GIORGIA MELONI: A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM, LA DUCETTA SI RITROVA TRAVOLTA DA BURIANE INTERNAZIONALI E MILLE FAIDE INTERNE – IL TRUMPISMO CHE BOMBARDA L'IRAN E TOGLIE LE SANZIONI ALLA RUSSIA HA DI FATTO SPACCATO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO: SALVINI, PER NON FARSI SCAVALCARE A DESTRA DA VANNACCI, VA ALLO SCONTRO TOTALE - SE TRUMP SI DIVERTE A METTERLA IN DIFFICOLTA' CON I LEADER EUROPEI, IL PARTITO E' DIVENTATO "COLTELLI D'ITALIA": IN ATTO UNA GUERRIGLIA I RAS DI ''VIA DELLA SCROFA'' (LOLLOBRIGIDA, LA RUSSA, RAMPELLI) E LA "FIAMMA MAGICA" DI FAZZOLARI E MANTOVANO - E ANCHE SE NON EMERGERÀ MAI PUBBLICAMENTE, ESISTE UNA TENSIONE LATENTE ANCHE TRA GIORGIA E ARIANNA – RISULTATO? LA STATISTA DELLA SGARBATELLA HA PERSO L’ANTICO VIGORE COATTO, E NON SA DOVE SBATTERE LA TESTA: AL COMIZIO PER IL “SÌ” AL REFERENDUM ERA MOSCIA E SENZA VERVE - SE VINCE IL "NO", L'UNICA SCONFITTA SARA' LEI E TUTTE LE QUESTIONI APERTE POTREBBERO ESPLODERE IN SUPERFICIE E TRAVOLGERLA… - VIDEO

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…

la stampa maurizio molinari alessandro de angelis luca ubaldeschi alberto leonardis

FLASH! – L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” DA PARTE DEL GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS ALLE BATTUTE FINALI: IN CORSO LA NEGOZIAZIONE SUGLI ESUBERI E PRE-PENSIONAMENTI CON IL CDR DEL QUOTIDIANO TORINESE – PER LA DIREZIONE, SAREBBE IN POLE LUCA UBALDESCHI, GIÀ VICE DIRETTORE DE “LA STAMPA” ED EX DIRETTORE DEL “SECOLO XIX” (MA SI PARLA ANCHE DI GIUSEPPE DE BELLIS DI SKY TG24), CON MAURIZIO MOLINARI COME SUPERVISORE EDITORIALE; UNICA CERTEZZA, ALESSANDRO DE ANGELIS ALLA VICEDIREZIONE – IL CAPITOLO “REPUBBLICA” SI CHIUDERÀ LA SETTIMANA SUCCESSIVA AL VOTO DEL 23 MARZO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA…

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...