francesco siliato

“LA TV? È CAMBIATO TUTTO, MA NON L’OFFERTA. SIAMO SEMPRE LÌ A GUARDARE FILM, SERIE, DOCUMENTARI” -  FRANCESCO SILIATO, STUDIOSO DI ASCOLTI TV, PREVEDE LUNGA VITA PER LA TELEVISIONE: “LE GENERALISTE VEDONO ERODERE I PROPRI BACINI, MA ALLA FINE RIMANGONO DOMINANTI. I PROGRAMMI PIÙ SEGUITI SONO I TELEGIORNALI. I TALK SHOW NON HANNO PIÙ TANTO APPEAL. LO SHARE? CERTI PROGRAMMI TIRANO OLTRE OGNI LIMITE DI UMANA SOPPORTAZIONE PER INCREMENTARLO, MA SI TRATTA DI MEZZUCCI BUONI PER LE CLASSIFICHE SULLA STAMPA, NON CERTO PER IL MERCATO…”

Antonello Piroso per “La Verità”

 

francesco siliato 4

Quando il direttore di Panorama Claudio Rinaldi decise, nella seconda metà degli anni 80, di inaugurare una sezione del settimanale dal titolo "Mass media", era da poco nato l'Auditel. Come capirne di più? Mi fu fatto il nome del siracusano Francesco Siliato, studioso di ascolti tv che aveva appena fondato con Clelia Pallotta, collega nonché consorte, lo Studio Frasi

 

Più di trent'anni dopo, l'universo tv è mutato completamente. L'offerta di contenuti è esplosa, non arrivando più solo dai cosiddetti broadcaster -Rai e Mediaset, per capirci, la "televisione"- ma da un bouquet sempre più nutrito di fonti (canali digitali, satellite, Internet con le "app" che operano in streaming), che hanno trasformato l'apparecchio, il "televisore", in smart tv.

televisione 7

 

Siliato, come sta la tv?

La televisione sta benissimo, ne va ridefinito il perimetro. Perché oggi abbiamo immagini in movimento su schermi domestici e in mobilità. E quindi: le dirette Instagram, Facebook, Twitch, YouTube sono “televisione”? E quando Youtube mette in linea programmi televisivi, film, serie, cos’è? Come distinguerla da Rai Play, Infinity o anche Prime Video e Netflix? E' evidente che il concetto di broadcaster vada rivisitato e esteso, non dimenticando i diversi modelli di business legati alla diffusione di contenuti audiovideo.

 

E le tv generaliste? 

telegiornali

Rimangono dominanti, vedono erodere i propri bacini di utenza ma lentamente, considerando che sono ancora seguite da oltre il 60% di chi guarda la tv e che le reti non sono più solo le famose "sette sorelle" (le 3 Rai, le 3 Mediaset e La7) ma centinaia. Insomma: se la cavano bene, sono resilienti.

 

Nei loro palinsesti quali sono i programmi più visti?

Spesso i tg.

 

I telegiornali?

Come Studio Frasi abbiamo appena pubblicato una ricerca relativa ad ascolti e share delle edizioni principali dei tg, quelle serali, mettendo a confronto il periodo tra il 26 settembre e il 16 novembre degli ultimi tre anni. Non di rado Tg1 e Tg5 risultano i prodotti più visti di Rai 1 e Canale 5 nell'intera giornata.

 

auditel 2

Ma in termini di telespettatori o in quelli di share, su cui ormai si concentrano giornali, siti, blog?

La misurazione delle audience esiste perché esiste il mercato pubblicitario (altrimenti basterebbe l’antico indice di gradimento). Alla base del mercato pubblicitario c’è il costo per contatto, il rapporto tra investimento e platea numerica. Si "comprano" e si "vendono" le teste, non le percentuali. E lo share è una percentuale, che tra l'altro ha una variabilità legata all’ora di emissione e alla durata. Il che spiega perché certi programmi tirino in lungo oltre ogni limite di umana sopportazione per incrementare lo share. Ma si tratta di mezzucci buoni per le classifiche della stampa e dei social, non certo per il mercato. 

 

Per i Tg di che numeri stiamo parlando?

programmi tv

Quest'anno, nell'intervallo citato (26/9-16/11), il Tg1 ha avuto una media di 5.048.000 telespettatori, 23,4% di share, il Tg5 4.177.000, 19,11%. Rispetto allo stesso periodo del 2020 perdono entrambi, come tutti gli altri Tg, perché possiamo supporre che l'anno scorso con la seconda ondata pandemica la gente si sintonizzasse di più sui notiziari per avere aggiornamenti. Il raffronto più omogeneo è tra il 2021 e il 2019. Il Tg1 ha guadagnato mediamente 141.000 telespettatori, il Tg5 ne ha persi 198.000, meno comunque di Tg2 (-209.000) e di Studio Aperto delle 18.30 (-212.000), che è quello che registra la performance peggiore.

francesco siliato 2

 

E la migliore?

Quella della TgR, la testata giornalistica regionale della Rai, che nell'edizione delle 19.30 arriva a una media di 2.800.000 telespettatori, con una crescita sul 2019 di 300.000 teste.

 

La Tgr? Proprio quella per cui sono ai ferri corti l'amministratore delegato Carlo Fuortes e l'Usigrai, il sindacato dei giornalisti interni. Che gli rimprovera la contraddittorietà: da un lato dice di non voler seguire la bussola dello share, dall'altra taglia l'edizione notturna dei Tgr, colpevole di "un crollo di ascolti in termini di share"?

Per principio, non mi sono mai occupato di nomi, nomine, polemiche politico-partitico-sindacali e, nel caso della tv pubblica, della pratica della lottizzazione, comunque poco commendevole. Sono un addetto ai lavori che mette sul vetrino del microscopio gli ascolti, e quelli leggo e interpreto.

 

Come mai i tg mantengono questa presa sul pubblico?

televisione 1

C'entra anche il fattore demografico. In Italia la vita media continua -comunque e per fortuna- ad allungarsi, collocando il nostro paese tra i più longevi d'Europa. Così, StudioAperto è il tg con il target relativamente più "giovane" (età media 53 anni, 54 quella di chi si sintonizza sul Tg5) per arrivare al TgLa7 (62 anni), quindi al Tg1 (64), infine al top dei 65 del Tg3.

 

Da dove nasce la sua passione per le dinamiche tv?

auditel 3

Dopo la laurea in Scienze politiche nel 1971, partecipai alla costituzione di una cooperativa a Milano, Index, che considerava l'informazione come un sistema da approcciare nel suo insieme. Cominciammo pertanto ad occuparci di contenuti e all'economia dei media. Abbiamo scritto dal primo all’ultimo numero le pagine finali della rivista Alfabeta, titolate “Giornale dei giornali” e “Indice della comunicazione” che curavo personalmente. Passare dallo studio dell'audience dei quotidiani a quella della tv è stata un'evoluzione conseguente.

 

auditel

Dalla tv in bianco e nero, vista con gli amici al bar (con un solo canale Rai, poi due), a quella a colori, quindi l'avvento delle tv private e delle reti allora Finivest. Con il terzo millennio, l'accelerazione: tra il 2000 e il 2010 lo sbarco in Italia di Sky, tra il 2010 e il 2020 la nascita delle diverse piattaforme in streaming, menu on demand e palinsesti personalizzati. Dalla televisione-televisore, focolare attorno a cui si riuniva la tv, alla televisione sullo smartphone...

Si, è cambiato tutto, ma non l’offerta, siamo sempre lì a guardare film, serie, documentari. Perché è questo che ci viene propinato. Tutte offerte smorte, propongono il già finito, il registrato, il passato. Le Ott, le Over the top, le imprese che diffondono contenuti via Internet guardando avanti, l’hanno capito da un pezzo. Amazon compra Twitch con videogiochi e dirette di ogni sorta, Netflix a sua volta propone giochi interattivi, Prime video compra diritti per le dirette d’eccellenza, quelle sportive. La battaglia finale passerà da lì, dalle dirette, e quindi anche dall’informazione, con gli aggiornamenti in tempo reale attraverso le breaking news

televisione 3

 

E i talk show?

Per come sono fatti (stessi conduttori, ospiti, politici, opinionisti, l'identica compagnia di giro) non hanno più molto appeal, e infatti accusano un'evidente stanchezza, dopo di che -costando poco- tutte le reti generaliste, con la sola eccezione di Italia1, ne programmano ciascuna anche più di uno.

 

Oggi ha ancora senso una rubrica di critica tv?

Se coniuga la radiografia di investimenti e ascolti, sì. Ossia quando è in grado di svelare i meccanismi e le scelte di palinsesto, la ricerca dei target e -nel caso del servizio pubblico- il grado di coesione sociale di una rete, un programma. Se invece sono solo una palestra di “mi piace” /“non mi piace”, anche se motivati con belle parole e buone citazioni, dietro cui però si intuiscono simpatie o antipatie "a prescindere", allora no.

televisione 6

 

L'Auditel è ancora uno strumento valido?

Assolutamente sì. L’Auditel "tradizionale" funziona sempre con un panel di famiglie e un meter collegato al televisore dal quale rileva l’audio (audiomatching) che collega all’emissione delle reti rilevate. Poi c’è un Auditel digitale, che rileva i movimenti sulle app dei broadcaster che lo richiedono (Rai, Mediaset, Sky, Discovery, La7) e fornisce dati sul numero di click, sui minuti di connessione ed altro. Il prossimo step, forse già in primavera, sarà la rilevazione delle connessioni.

 

francesco siliato 3

Auditel ha saputo progredire con le novità tecnologiche e i mutamenti radicali che sono avvenuti nell’offerta di televisione, funziona bene, e a breve fornirà la mitica total audience con metriche condivise e attendibili più di quelle che circolano oggi. Del resto, il caso Dazn con l’autodeterminazione dei propri ascolti, su cui c'è ancora polemica, ha finito con il certificare che senza Auditel non si va seriamente da nessuna parte.

 

Amazon Prime, Netflix, Disney+ etc : i loro ascolti sono rilevati? Squid game è stata definita la serie più vista di sempre su Netflix, è stato calcolato anche il ritorno economico (il che ha spinto a mettere in cantiere la seconda serie), a fronte di meno di 30 milioni di dollari investiti, il traffico avrebbe generato incassi superiori ai 900 milioni...

televisione 10

Possono dire quello che gli fa più comodo. Sono tutte autodichiarazioni, "dati di prima parte" come si dice in gergo. Si potrebbe persino fantasticare che Squid game sia diventato popolare dopo le campagne di stampa su giornali e social, anche ricorrendo a influencer utili alla causa, e che fino a quel momento fosse un flop. Sarebbe interessante conoscere il numero di account che l’hanno seguito prima della grancassa pubblicitaria, e cosa è successo dopo.

 

netflix amazon prime disney plus

Senza Auditel, e comunque senza un credibile certificatore terzo, tutto è aleatorio. Detto questo, è significativo che Netflix abbia deciso di diffondere i dati, in ore di visione, della propria offerta. Così a proposito di Squid game scopriamo che nel giro di due settimane (13-19 e 20-26/09) è passato da 63.000.000 a 449.000.000 di ore di visione: a global word of mouth, un istantaneo e repentino passaparola mondiale? Mah.

francesco siliato 1televisione 5televisione 8televisione 9televisione 2televisione 4

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…