enrico beruschi

“IN TV NON MI FANNO PIÙ LAVORARE, FORSE SONO FUORI REGISTRO” – IL COMICO ENRICO BERUSCHI SI RACCONTA DALLA GALBUSERA DOVE DAVA "LA MULTA AI DIPENDENTI INEFFICIENTI" AL DRIVE IN (“SONO STATO UN PIRLA A LASCIARLO DOPO 3 ANNI”) – “SONO IN PENSIONE DAL 1994, AVEVO 53 ANNI" – LA REGOLA DI BERLUSCONI ”IN ONDA NON VANNO BARBE E TESTE PELATE”: “IO PERÒ L’AVEVO CONVINTO, LA BARBA È PARTE DEL PERSONAGGIO. ANZI: DI ME. HO LA BOCCA STORTA, LA BARBA MIMETIZZA. POSSO QUASI PARLARE A LABBRA SERRATE, LA GENTE RESTA DI STUCCO" – "IL FIGLIO CANTANTE IN UNA BAND DEATH METAL? NON HA MAI USATO IL SUO VERO NOME E HA AVUTO SUCCESSO” – E SUL "BERUSCAO"… VIDEO

Anna Gandolfi per corriere.it - Estratti

 

 

«È permesso? Posso sedermi?».

enrico beruschi

Enrico Beruschi ha appena attraversato la sala di un bar in cui tutti lo conoscono: sfodera una gentilezza d’altri tempi («Le ricordo la mia età?») e regge almeno quattro-cinque soste. Buongiorno, buonasera, quanto tempo, mio figlio è a scuola con sua nipote, la tv era meglio quando c’era lei. «Che di solito mi chiedono: perché non ti vediamo più in tv?».

 

Ma non vale la pena di anticipare questa risposta.

Nato al Ticinese di Milano, Beruschi vive ad Arese dal 1980 e ad Arese dà l’appuntamento. A 83 anni non farà tv ma in compenso entra ed esce da teatro. «Tra poco scappo: in via Fezzan, a Milano, portiamo Il Misantropo di Molière. La mia è la voce esterna e non ho costume di scena, a parte forse la cravatta». Abbassa gli occhi. Pirotecnici fiori rossi sbocciano su fondo grigio. «Mi sa che terrò questa: non è mica male. Si fa guardare, non trova?».

 

 

(...9

Quando era capo ufficio?

«Quando sapevo che in Fininvest avrei incrociato Silvio Berlusconi. Ci voleva in ordine. Già aveva digerito la mia barba...».

ezio greggio enrico beruschi

La regola «in onda non vanno barbe e teste pelate»…

«Io però l’avevo convinto: la barba è parte del personaggio. Anzi: di me. Sedicenne l’ho fatta crescere per protesta (i miei mi avevano vietato una festa): mai tagliata, 67 anni di onorata carriera. Tra l’altro mi aiuta».

Per cosa?

«Ho la bocca storta (un dente e mezzo di spostamento): la barba mimetizza. Posso quasi parlare a labbra serrate, la gente resta di stucco: che divertimento già a scuola. Avevo 10 in condotta perché per i prof non chiacchieravo. È diventato il mio piatto forte...».

Scatta la dimostrazione. Faccia mobile, occhiolino, doppio occhiolino, poi triplo con sorriso ipnotico.

ezio greggio enrico beruschi

Obiettivo raggiunto. Ci ha fatto finire dritti nella televisione degli anni 80. 

«Vede: quando recito non simulo la faccia storta, è storta davvero».

Riavvolgiamo il nastro. Dunque Enrico Beruschi, celebrità comica di una tv pionieristica, indimenticabile ragioniere di «Drive In», adesso cosa fa?

«Teatro, letture su Guareschi, regie di lirica, sto scrivendo un’autobiografia. Grazie per l’”indimenticabile”: in tv non la pensano così. Qualcuno mi definisce meteora».

Lo è?

«Ho iniziato al Derby di via Monte Rosa nel ‘72, ho fatto Non Stop nel ‘77, nel ‘78 La Sberla, pure Sanremo nel '79 (un comico in finale), nell’83 Drive In, senza contare Luna park, il Circo, Conto su di te e altro, a seguire le parti al cinema e il teatro. Una meteora sparisce, io dispettosamente persisto».

ENRICO BERUSCHI DURANTE UNA PUNTATA DI DRIVE IN

Da quanto è in pensione?

«Dal 1994, avevo 53 anni»

.

Questa è una delle sue battute.

«No: è vero. Allora gli attori andavano in pensione presto, ho sommato 15 anni di contributi e altrettanti dai lavori precedenti. In verità ho continuato a fatturare, quindi fino a 65 anni non ho visto pensioni. Tuttora lavoro».

Ma non è più in tv.

«Con Antonio Ricci, che è un amico (a lui si deve Drive In, ndr), poco tempo fa ho registrato tre puntate di Striscia la notizia sostituendo all’ultimo Enzo Iacchetti che era malato. Ezio Greggio non lo vedevo da tanto però è stata subito sintonia. Ammetto: una parentesi, non faccio più tv. Perché? Non lo deve chiedere a me».

enrico beruschi beppe grillo

Agli atti il tono amareggiato. Rilanciamo: secondo lei perché?

«Forse sono fuori registro. La nostra era una tv fantasiosa, per qualcuno “piccante”, in verità se la guardi ora è una clausura, è ingenua. Una volta ho protestato perché una scena finiva con una ragazza fast food sull’auto in cui si abbassavano i sedili. “Lasciare intendere è ok, però le ragazze devono restare nel sogno”. Si sono rialzati i sedili. Mi hanno ascoltato».

 

Drive In è un cult.

«Avevamo registrato la puntata pilota a Roma, sapevamo di avere contro diversi pezzi grossi in Fininvest: definivano il programma “strano”. Ultimato il lavoro Ricci, Greggio, Giancarlo Nicotra e io abbiamo studiato un piano. Loro sono partiti in auto per portare la cassetta a Berlusconi, a Milano, e chiedere il via libera, a me hanno affidato la seconda copia (se la prima fosse “accidentalmente” sparita?). Mi sono chiuso in un residence, ho messo la cassetta sotto il letto e ho fatto la guardia per 24 ore».

Come è andata?

enrico beruschi e la moglie adelaide

«Berlusconi non li riceveva: “Non ho tempo, andate a pranzo”. Abbiamo scoperto solo dopo che in pausa aveva convocato impiegati e persone fidate per chiedere un parere. Drive In è piaciuto. Ricordo la chiamata: Enrico, puoi uscire…».

 

Lei aveva già un contratto?

«Nella primavera '82 avevo fatto uno spettacolo nella Club House a Milano 2. Berlusconi era il padrone di casa, siamo restati fino all’una di notte: lui cantava, Smaila suonava. A novembre ci siamo incrociati a un concerto di Liza Minelli. “Enrico, hai visto che ho fatto la televisione vera? Cosa aspetti a presentarti?”. Io allora lavoravo in Rai ma non ci ho pensato due volte».

Cachet?

faletti beruschi vastano

«Contratto in esclusiva, appunto, e compenso strabiliante: cinque volte quello della Rai».

Ha lasciato la trasmissione dopo soli tre anni.

«Che pirla. Finiva l’esclusiva, stupidamente ho pensato: esploro il mondo. Berlusconi lo viene a sapere, mi convoca in via Rovani, usa la sua tecnica: mi fa fare un’ora di anticamera, intanto arrivano casualmente prima un tecnico, poi una segretaria, poi una signora delle pulizie, tutti a dire: non andare. Invece sono andato».

 

E?

enrico beruschi

«Mi sono bloccato. Ipotizzarono per me il sabato sera su Canale 5 con Paolo Villaggio, i due ragionieri. Villaggio però non condivise: due son troppi. Lui era quello “di peso”, bye bye Beruschi».

Pentito?

«Non rimpiango niente. Certo un po’ brucia: mea culpa».

 

Berlusconi l’ha più rivisto?

«Tre anni fa a una cena di Forza Italia a cui mi sono ritrovato per caso, c’erano amici di amici. Anche lui esclama: “Non ti si vede più in tv, perché?”. “Presidente, non lo deve chiedere a me”».

Al timone di Mediaset c’è Pier Silvio Berlusconi.

«Abbiamo anche girato una puntata di Drive in per i suoi 18 anni. Se volesse, son qui…».

Il suo personaggio storico è il farfallone con una moglie implacabile.

«C’è chi pensa che Margherita Fumero, con cui siamo amicissimi, sia davvero mia moglie. In verità io ho appena festeggiato i 50 anni di matrimonio con Adelaide».

 

beruschi

Con Margherita Fumero

Che ai tempi del farfallone già c’era.

«Ogni tanto mi diceva e mi dice: sembri proprio scemo. Ci siamo sposati nel 1974, 20 luglio. I suoi genitori insistevano perché mi mollasse dopo che ero andato a vivere da solo in piazza Borromeo: “Non vuole mettere su famiglia”. Complice la mia zia Tina, che aiutò Adelaide nel diabolico piano di accelerare le pubblicazioni, in sei mesi ero sposato. Ah, che tragedia».

 

Beruschi, sta tornando nella parte.

«È più forte di me. Una volta si sono inventati un servizio fotografico con Adelaide e Margherita insieme. Abbiamo preso il taxi tutti e tre, loro a discutere: ah l’Enrico a casa fa così, ah, sul set fa cosà. Sembravano due vere mogli. Il tassista continuava a sbagliare strada, alla fine confessa: “Non vi faccio pagare, avrei ascoltato per ore”».

Con Adelaide come vi siete conosciuti?

beruschi

«Poco più che ventenne sono stato assunto in Galbusera, la ditta di dolci. Entravo nella sede di via Padova da capo ufficio, lei era impiegata: tristissima, avevano scelto il candidato più brutto».

 

La sua prima vita: ragioniere in Galbusera.

«Fino a diventare vicedirettore commerciale. Qualche collega oggi se ne esce: il ragioniere ci terrorizzava».

Addirittura.

«Ero lo strano figuro che raccontava di essere amico di Cochi e Renato ma allo stesso tempo dava le multe ai venditori: 5 mila lire per un errore così così, 10 per uno grosso (a una certa cifra raccolta si andava tutti a cena). Ero puntiglioso. I sindacati non mi amavano».

Quando ha fatto il salto nello spettacolo?

«Nel 1972 ho seguito personalmente la meccanizzazione dell’azienda: arrivavano computer giganteschi. Un lavoro ben riuscito, prendevo 300 mila lire al mese e mi aspettavo un aumento di stipendio. Invece mi diedero una pacca sulla spalla e una mancetta. Sono rimasto male. Per sbollire quella sera sono andato al Derby, dove si esibivano da tempo Cochi e Renato, miei ex compagni di scuola. Mi vede Walter Valdi e dice: “Uè, se dis che te set bon de fa rid, duman sera te provet”. Domani provi. Che choc».

enrico beruschi

 

Non è andata male, pare.

«Ho raccontato barzellette. La gente ha riso. Però se chiedete cosa è per me il terrore, è il tendone rosso del Derby. Per un po’ sono andato in ufficio di giorno e di notte al cabaret. Alla fine ho scelto».

Ci dica di Cochi e Renato.

«Pozzetto era in classe con me alle medie di via Tabacchi. Ripeteva l’anno, io ero un po’ secchione, gli passavo i compiti di matematica mentre lui mi aveva nominato con grande magnanimità (dato quanto ero schiappa) prima riserva nella squadra di pallavolo della scuola. Al Cattaneo, per la ragioneria, c’era poi anche Cochi: una volta si è messo a cantare “Temptation” fingendo di rivolgersi a una spasimante. Non aveva gli occhiali, non si accorse di cantare la serenata a un prof che ci mise tutti e tre in punizione».

 

Vi sentite ancora?

«Con Cochi sì, con Renato meno. I rapporti sono cordiali».

Ha figli?

«Due: Filippo (’76) e Gloria (‘79) che mi ha dato una nipote meravigliosa, Susanna».

È vero che suo figlio ha una band death metal?

enrico beruschi

«In verità adesso è più impegnato nel percorso di regista. Non ha mai usato il suo vero nome e ha avuto successo (con lo pseudonimo di Aleister Demon, il gruppo sono i Faust, ndr)».

Dunque in casa Beruschi giravano i metallari.

«Prove in taverna».

Invece lei ama la lirica.

«Sono appassionato, non canto - sono totalmente stonato - ma ho fatto un po’ di regia. Anni fa Riccardo Muti mi ha proposto una particina, il finto notaio nel Don Pasquale. Ho declinato: le prove si sarebbero sovrapposte alle repliche di uno spettacolo avviato con una piccola produzione. Volevo essere corretto. Invece, oltre al danno, la beffa: il progetto è finito male, con dissidi che non sto a raccontare, ci ho pure rimesso 30 milioni di lire. Soprattutto: ho perso il lavoro con il grande Muti».

enrico beruschi

 

Questo è un rimpianto?

«Confermo che no, non ho rimpianti. Anche questa è andata così: storta. Amen».

In compenso ha parecchie cose raccontare nell’autobiografia.

«Oh, sì. Il libro è terminato, esce a breve con Sagoma editore. Si intitola “Enrico Beruschi, una vita meravigliao”».

Scusi ma quello del meravigliao non era Arbore?

Nuovo sorriso. La faccia torna plastica. Rispunta il personaggio.

il disco di enrico beruschi

«Ma prima c’era il Beruscao...».

enrico beruschi al pranzo per i senzatetto organizzato dai city angels a milano 4enrico beruschi

 

enrico beruschi al drive in

 

Ultimi Dagoreport

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI