LIBERACI DAL SOCIAL NETWORK! – PROFILI FACEBOOK RUBATI, TWEET APOCRIFI, BLOG AVVELENATI – MICHELE SERRA RIVENDICA IL DIRITTO A NON DOVERSI DIFENDERE DA UN MONDO DIVENTATO “OBBLIGATORIO”

Michele Serra per “La Repubblica

 

Sandro Veronesi e Michele Serra Sandro Veronesi e Michele Serra

Denunciando alla polizia postale un impostore che appare sui social network a suo nome, Andrea Camilleri si aggiunge a un elenco ormai piuttosto lungo di scrittori e intellettuali “reazionari”. Uso questo termine con voluta autoironia, facendo parte anche io di quel novero. Ma ha una sua liceità tecnica: è precisamente di una reazione che si tratta, conseguente a una rivoluzione travolgente che, insieme ai suoi ovvi meriti (così ovvi che ripeterli è stucchevole) ha portato con sé anche effetti collaterali molto negativi.

 

Principalmente due: una enorme e contagiosa amplificazione della rozzezza e della violenza verbale, nel quadro di una incalcolabile facilità/ velocità di diffusione di parole e pensieri di qualunque calibro, compreso quello infimo, e comprese le menzogne intenzionali o le fole rilanciate; e l’abuso di identità, che nella vasta gamma di violazioni della sfera personale rappresenta, almeno dal punto di vista psicologico, l’apice della gravità.

 

Il primo fenomeno (rozzezza e violenza verbale) non dà luogo, in genere, a interpretazioni radicalmente dissonanti. Ci si divide, al massimo, sull’attribuzione delle responsabilità legali, sull’omesso o insufficiente controllo, sul grado di automoderazione (e di distinzione del “vero” dal “falso”) che l’assemblea digitante è in grado di raggiungere; ma come si dice in politica “la condanna è unanime”, se si eccettuano poche frange di energumeni e di frustrati che rivendicano la libertà di sfregio e di calunnia come parte integrante di una raggiunta parità espressiva.

Andrea Camilleri Andrea Camilleri

 

Più controversa, e per questo forse più interessante, è la discussione sul furto o sull’abuso di identità. Camilleri avrà modo di accorgersene, così come è capitato a me qualche mese fa. Di fronte a chi protesta per l’esproprio del “sé” nelle sue varie forme, scatta in primo luogo un’obiezione “politica”: se sei un personaggio pubblico devi rassegnarti a un’esposizione mediatica decisamente superiore alla media; e se non lo fai, è per una altezzosa indisponibilità al confronto con gli altri, al libero dibattito, all’uso pubblico del tuo lavoro e delle tue parole. In sostanza, non vuoi pagare il prezzo della popolarità.

 

Che questo prezzo non debba e non possa comprendere anche le dichiarazioni apocrife su Facebook (è il caso di Camilleri) o l’uso del tuo nome e della tua faccia per pagine “non ufficiali” che ti vengono comunque attribuite (è il mio caso) o i falsi account su Twitter (è il caso di entrambi) è una considerazione che forse può allentare il sospetto di “non sapere stare al gioco”; ma non riesce a dissolverlo del tutto, anche perché uno dei miti fondanti del web è una specie di totalitarismo democratico che genera una inevitabile diffidenza, più che per il diritto d’autore, per l’autore in sé.

 

facebook paper facebook paper

È la paternità della parola a sembrare arrogante e “superata” alla moltitudine di parlanti in marcia sul web: perché dunque rivendicarla con tanto puntiglio? Chi ci assicura che il “falso Camilleri” sia più stupido o incapace di quello “vero”, e addirittura che sia “meno vero”? Lo scrittore americano Jonathan Franzen, intervistato da Antonio Monda per questo giornale, disse: «La gente tende a non leggere più i testi ma solo quello che è stato scritto sui testi ». Il web, in questo senso, è uno sterminato contesto, una chat planetaria di potenza così impari che la fagocitazione del testo e dell’autore è uno dei suoi effetti inevitabili.

 

Ti fanno, poi, se ti lamenti troppo di ritrovarti laddove non sapevi di essere e dove non vuoi essere, una seconda obiezione. Meno politica e più “tecnologica”, e dunque molto insidiosa in un ambito così tecnologico. Quando ebbi a lamentarmi sulla prima pagina di Repubblica dei miei indesiderati “avatar”, giovani lettori e internauti e blogger mi hanno scritto lettere anche severe ma senz’altro utili. Li ringrazio in blocco per avermi insegnato più di una cosa su come funziona il “loro” mondo. Ma già definendolo “loro”, quel mondo, comincio a impostare la mia replica. L’imputazione a mio carico, infatti, è “non conoscere abbastanza i social network”, non capire come funzionano, non saperli usare.

 

Come riprova, mi spiegano che la pagina Facebook “” da me contestata non era, in realtà, un vero e proprio fake, o meglio era un fake veniale: una pagina di discussione aperta a mio nome da un amministratore (che poi non la amministrava affatto, ma questo è un altro argomento), come poteva capire chiunque leggendo la dicitura “pagina non ufficiale”.

 

In replica ho da dire due cose. La prima: il mio grado di conoscenza del web (come, suppongo, quello di Camilleri e di altri non nativi digitali per ragioni anagrafiche) discende dall’uso che decido di farne. Cerco informazioni e notizie, navigo, consulto, scrivo, leggo. Ma non uso i social network. Perché dovrei estendere la mia conoscenza anche al funzionamento e al linguaggio dei social network, dal momento che NON è un mondo nel quale abito? Non è forse leggermente totalitario (è la seconda volta che uso questo termine) supporre che tutti debbano non solo usare il web, ma abitarci, impararne la lingua, perché il solo modo per difendersi dai pericoli del web è entrarci dentro mani e piedi e presidiare la propria posizione pre-assegnata? (da chi? da Dio? dal destino?).

BABY BOOMERS FACEBOOK BABY BOOMERS FACEBOOK

 

 Allo stesso modo, non è agghiacciante che il suggerimento univoco che amici espertissimi mi diedero, mesi fa, è «apri la tua pagina Facebook, apri il tuo account su Twitter, è l’unico modo che hai per difenderti»? Ripeto quanto scrissi allora: sono, i social network, l’unico e il primo club nella storia dell’umanità al quale iscriversi è obbligatorio?

Secondo.

 

L’esempio della mia “pagina non ufficiale”, ora chiusa, dimostra in modo lampante che l’equivoco non riguarda me (che abito altrove), ma gli abitanti stessi del web: molti dei quali scrivevano inviti, complimenti, insulti a me diretti rimanendo molto sorpresi o molto offesi dalla mia mancata risposta, e dunque loro, non io, incapaci di decifrare quel sotto- cartello (pagina non ufficiale) appeso sotto l’insegna principale, che portava scritto in grosso il mio nome.

 

Se il problema è di comprensione di quella lingua, vale per chi quella lingua vuole parlare, o pretende di farlo. Non è a me o a Camilleri o a qualunque altro renitente o disertore che i professori di web devono spiegare dove sta l’errore, ma alla moltitudine che ne fa uso quotidiano.

TWITTER TWITTER

 

Controprova (che devo a uno dei miei giovani corrispondenti): esiste un account Twitter “Renzo Mattei”. È subissato di insulti contro Matteo Renzi. Accecato dalla fretta, dalla foga, dall’irriflessività, il toro carica senza neanche darsi il tempo di capire che non ha di fronte Matteo Renzi, ma un ilare fantoccio che ne imita il nome. Il tempo per riflettere, quello, è un benefit che il web non prevede: o uno se lo prende da sé, o è destinato a soccombere ai propri istinti e ai propri errori.

 

Bisognerebbe che gli abitanti dei social network, piuttosto che perdere il loro tempo a sottolineare l’inettitudine, l’estraneità, l’anacronismo di noi assenti o fuggiaschi, facessero meglio i conti con un problema che è decisamente più loro, degli utenti, che nostro. Noi non utenti possiamo, al massimo, far presente che non c’entriamo e non vogliamo entrarci: almeno fino a che ne avremo la facoltà, meglio ancora la libertà. Ma a loro sarebbe utile cogliere, nella nostra stravagante assenza, qualche segnale utile a rendere più piacevole e veritiera la loro presenza.

 

Ps – Per non mettere troppa carne al fuoco accenno appena alla questione, gigantesca, dell’altrettanto gigantesco lucro che i falsi profili e i falsi account portano nelle tasche degli oligopolisti padroni dei social network. Secondo il New York Times, i falsi account su Twitter producono, da soli, utili per trecento milioni di euro all’anno.

 

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...