monica maggioni

LA MAGGIONI IN GINOCCHIO PER ''BLACK LIVES MATTER'', I TELESPETTATORI SDRAIATI SOTTO LE COPERTE - L'ATTESISSIMO (DA LEI) RITORNO DELLA EX PRESIDENTE SU RAI1 È STATO ACCOLTO CON ASCOLTI DECISAMENTE BASSI, SOPRATTUTTO VISTO IL SUPER TRAINO DEL GIOVANE MONTALBANO - FORSE PERCHÉ CI STIAMO OCCUPANDO DELLA QUESTIONE GEORGE FLOYD COME SE FOSSE SUCCESSA NEL CENTRO DI ROMA E NON DI MINNEAPOLIS…

Gianluca Veneziani per ''Libero Quotidiano''

 

monica maggioni

Leggi Rai e pensi a un allarme: il Razzismo Americano Incombe. Con un gesto di conformismo, il servizio pubblico si è genuflesso allo spirito del tempo. Anziché analizzarlo e giudicarlo con sguardo critico, si è limitato ad assecondarlo. Fa tristezza che, a cedere a questa deriva, sia la Rai che in teoria dovrebbe avere un approccio complessivo, cogliendo la totalità dei fenomeni, non solo gli aspetti che fanno più comodo alla propria narrazione. Gli spettatori però sono intelligenti e agiscono di conseguenza.

 

E così il programma di seconda serata Sette storie, condotto sulla rete ammiraglia da Monica Maggioni, tornata a fare la giornalista dopo un periodo da dirigente Rai, non ha ricevuto il favore del pubblico a casa. La prima puntata di lunedì scorso, incentrata sulla questione razzismo esplosa dopo l'uccisione di George Floyd, è stata seguita da 707mila spettatori con uno share del 7,7%.

 

NUMERI BASSI

 

MONICA MAGGIONI AL MEETING CL

Numeri bassi se paragonati a quelli dell'appuntamento di seconda serata dei lunedì precedenti, Cose Nostre, sui giornalisti minacciati dalla mafia, che veleggiava su medie dell'11% con oltre un milione di spettatori. E ancor più deludenti, se si considera il traino di Montalbano (al 22,3%) e la novità del programma, col ritorno in video della giornalista. La verità è che RaiUno si è ritrovata due volte in ginocchio: si è genuflessa al movimento Black Lives Matter e così si è auto-azzoppata negli ascolti. Facile intuire la ragione del mezzo flop.

 

monica maggioni foto di bacco (2)

Il programma era un'apologia faziosa del movimento antirazzista, che evitava di raccontare e condannare le violenze del BLM, tralasciava le derive ridicole del politicamente corretto (vedi i casi dei "moretti" in Svizzera e della crema sbiancante de L'Oréal), dava la colpa a Trump anziché a Obama del fallimento dell'integrazione razziale negli Usa, e soprattutto rappresentava i bianchi come una congrega di razzisti cronici.

 

Chiariamo: mostrare le scene drammatiche dell'uccisione di Floyd era sacrosanto (come si può non essere empatici con quell'uomo ammazzato tanto vigliaccamente?), così come era legittimo enfatizzare le violenze e gli abusi commessi da molti poliziotti americani. Ma, a partire da queste vicende di cronaca, era assurdo costruire il teorema di una discriminazione generalizzata per il colore della pelle. Al punto che gli unici due bianchi intervistati dalla Maggioni erano un sostenitore dell'inferiorità della razza africana, l'intellettuale Jared Taylor, e un ex naziskin, Christian Picciolini. Guardando quei due razzisti (uno ancora profondamente convinto, l'altro pentito), era facile che lo spettatore pensasse: «Guarda quanto sono intolleranti i bianchi americani».

 

Fortunatamente però essi non rappresentano la stragrande maggioranza delle persone di buon senso, bianche o nere che siano. esempi forzati Allo stesso modo suonava abbastanza forzato prendere come esempio di razzismo in Italia il rapper nero Tommy Kuti, per via di alcuni episodi subiti da ragazzino (ad esempio, il fatto non essere stato invitato al compleanno di un suo amico).

MONICA MAGGIONI

 

Grazie al cielo Kuti, peraltro anti-salviniano, ha fatto carriera nella musica in Italia, evidentemente perché bravo, a dimostrazione che da noi nessuno (a parte qualche idiota) ti discrimina perché sei nero. A conti fatti, un ritorno così la Maggioni, rossa di capelli e non solo, poteva anche risparmiarselo. E, come noi, devono averlo pensato molti italiani che, anziché guardare il suo programma, hanno preferito dormire. Lungi dal mettersi in ginocchio, hanno scelto di distendersi sul letto.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…