marina la rosa

MARINA LA ROSA, UNA "GATTAMORTA" DA REALITY: DAL "GRANDE FRATELLO" A "LA TALPA" PASSANDO PER "L’ISOLA": “MA NON SO FARE SOLO QUESTO, FACCIO PURE UNA PARMIGIANA PAZZESCA” – L’INFATUAZIONE PER JOHN MCCOOK CHE IN "BEAUTIFUL" ERA ERIC FORRESTER, PADRE DI RIDGE, IL CALENDARIO DI "MAX" ("PENSAI: MA ALLORA ANCHE QUESTO SENO PICCOLO VA BENE!”), I GRANDI GUADAGNI DOPO IL GF (“PER UNA SERA CI DAVANO FINO A 50 MILIONI DI LIRE. MA I SOLDI SONO FINITI") - QUEI CORI IN DISCOTECA “FACCELA VEDÉ, FACCELA TOCCÀ” CHE NON ERANO "COSÌ GRATIFICANTI"...

Alessandro Penna per Oggi - www.oggi.it

 

marina la rosa 4

Il primo Grande Fratello, poi Celebrity Circus, l’Isola dei famosi e adesso La Talpa. Possibile che lei sappia fare solo reality? «So fare anche una parmigiana pazzesca».

 

Era una domanda seria.

«Ho girato Carabinieri, la telenovela brasiliana Terra Nostra, qualche puntata di Beautiful. Ho recitato Sofocle a teatro. A un certo punto, mentre stavo in tournée, ebbi come una rivelazione: ero incinta al 4° mese di Renato, il mio primo figlio, e mi sentivo una Madonna tanto ero felice. Mi venne voglia di fermare tutto e di vivere questa gravidanza con assoluta pienezza. Ero una di quelle quasi mamme fissate che promulgano leggi universali: “Mio figlio non avrà mai una televisione, non avrà la tata”. Mio marito era sempre via per lavoro e allora mi dissi: “Eccola, la mia strada: voglio fare la mamma”. Dopo un anno sono rimasta incinta di Gabriele: è la vita che sceglie per te».

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Poi, però, è tornata.

«A fare televisione, e non l’attrice perché, diciamocelo, non avevo quel fuoco sacro. E questa è una delle due risposte».

 

E la seconda?

«Ogni volta che facevo un incontro per un film, purtroppo, il mio “stigma”, la mia fama di “gatta morta” arrivava insieme a me e tutti, produttori, attori e registi, erano convinti che mi avrebbero portato a letto con uno schiocco di dita. Succede una, due, tre volte: alla quarta molli. Senza denunciare, perché non erano i tempi: loro avevano nomi grossissimi, chi avrebbe creduto alla “gatta morta”? Ma anche senza soffrire perché, come ho detto, non avevo la vocazione».

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Marina La Rosa è la star della Talpa, che è partita il 5 novembre scorso su Canale 5 con una formula rinnovata e imponenti misure di sicurezza, per evitare spoiler: le domande e le risposte sul reality sono state mandate e ricevute per iscritto, il resto dell’intervista si è svolto in un arruffato e accogliente appartamento di Trastevere, il domicilio di Daniela Piu, amica e ufficio stampa di Marina. Ci siamo arrivati a bordo di un pregiudizio, ne siamo usciti punti da un dubbio.

 

Il pregiudizio: che Marina sia in fondo una donna normale che ha sprecato l’occasione colossale di piantare le tende in tv o al cinema. Il dubbio: e se fosse vero il contrario? Se fosse stata la tv a perdere un’occasione, a lasciarsi scappare una stella?

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La Talpa sembra fatta su misura per lei: ci vogliono un’indole manipolatoria e capacità di intrigo. Quanto ci ha messo ad accettare?

«Un po’, due settimane. Non volevo essere “categorizzata” come quella che fa i reality. Poi ho messo i “pro” e i “contro” sulla bilancia, e pesavano di più i pro».

 

Quali erano?

«Sostanzialmente: ti pagano per staccarti completamente dalla tua routine, dalla tua vita quotidiana».

 

La sua routine non le piace?

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«Certo che mi piace. Ho due figli meravigliosi, sono molto felice. Ma se mi pagano per un mese e mezzo di vacanza, accetto».

 

I suoi ragazzi come l’hanno presa?

 

«Classica domanda maschilista: a un uomo non la farebbe. Siamo tutte consapevoli del vostro ruolo secondario, nella vita, ma soprattutto nella nascita e nei primi passi di un figlio, ma ora i miei hanno 13 e 15 anni: sono grandi».

 

Mi racconta un aneddoto di quando recitava?

«Quando feci Beautiful, dormimmo tutti a Portofino e lì, in albergo, mi infatuai follemente di Eric Forrester, che era il padre di Ridge (l’attore John McCook, ndr) e poteva essere anche il mio, di papà. Si stabilì una forte connessione, però lo sa come sono le gatte morte: fanno le fusa, ma poi, al momento di concludere, fingono di svenire (ride, ndr)».

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Dopo il Grande Fratello fece subito il calendario di Max.

«Quando me lo proposero ero molto felice, perché io non mi sono mai vista così bella. Ero una ragazzina insicura di 23 anni, un’adolescente che si stupì: “Ma allora anche questo seno piccolo va bene!”. Sono uscita dalla Casa senza sapere cosa pensassero di me».

 

Metà Italia la odiava, metà la desiderava.

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«L’impatto fu violentissimo. Quando andai a provare dei vestiti in un negozio di via Condotti, la folla s’accalcò sulle vetrine fino a sfondarle: mi salvò la Polizia. Ti diverti, ma sperimenti una forte dissonanza tra la vecchia vita e quella nuova, perché in mezzo non ci sono stati una gavetta, dei meriti. Solo 72 giorni in una Casa».

 

Quando decise di entrarci, però, lo fece con l’obiettivo di diventare famosa, no?

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«La prima spinta fu scappare di casa. I soldi erano un fattore relativo: ti davano 100 mila lire al giorno. E non avevamo idea di cosa ci aspettasse fuori. Quando venni eliminata, andai in studio e c’erano solo Daria Bignardi e un pubblico quasi sparuto, mica lo sfarzo di adesso. Conobbi Daniela (Piu, ndr), ci avviammo verso l’albergo, ero convinta che ci sarebbe stata solo mia sorella, e che avremmo preso un aereo per tornare a casa da mia madre. Invece c’erano una marea di gente e un set fotografico già allestito per la copertina dell’Espresso. Daniela mi disse: “Ma allora non hai capito niente”. Venni risucchiata nel delirio».

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Ha detto che per una sera in discoteca le davano fino a 50 milioni di lire. Esagerata.

«Ma era vero! Ci pagavano tutto cash, con le banconote stipate nei sacchi. Le guardavo in silenzio, a volte le spargevo sul letto dell’albergo: dicono che porti male, e infatti non è rimasto niente. Vengo da una famiglia normale, tutti quei soldi per un’ora di moine erano destabilizzanti».

 

Come li ha spesi?

«Ho aiutato qualcuno, fatto lunghi viaggi, pagato affitti folli, ma non ho comprato niente di durevole. Non ci pensavi, a mettere via qualcosa: davi per scontato che quella era la nuova vita, e che sarebbe durata per sempre».

 

Invece…

«Durò due anni, quella follia. Quando i cachet diminuirono, mi sfilai. Perché il giochino era questo: ti metti accanto a deejay, tutti ti gridano “Faccela vedé, faccela toccà”, tu fai due sorrisi e te ne vai. Mi creda: non era così gratificante».

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