gene gnocchi

MARTEDI’, GNOCCHI! - "MIA SUOCERA DICEVA: 'DOVE VAI A FARE IL COGLIONE STASERA?' QUANDO POI VENNI SCRITTURATO DA ZUZZURRO E GASPARE IN TV, E HO POTUTO PAGARLE IL DENTISTA, LA SIGNORA HA COMINCIATO A CREDERE CHE QUALCOSA DI BUONO LO STAVO FACENDO” – L'AVVOCATO IN PROVINCIA, IL CALCIATORE A 52 ANNI NEL PARMA, GLI STRALI CONTRO GLI OPINIONISTI. "C'È IL TUTTOLOGO, IL GEOPOLITICO, IL VIROLOGO E POI C'È QUELLO CHE NON SA DOV' È IL DONBASS, PERÒ NE PARLA" - VIDEO

 

Emilia Costantini per il “Corriere della Sera”

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Doveva fare l'avvocato, poi il calciatore. E invece da anni Gene Gnocchi calca le scene, teatrali, televisive e cinematografiche, da attore comico. Il 24 luglio è protagonista della Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, con Se non ci pensa Dio ci penso io , in piazza del Kuerc a Bormio.

 

«L'idea - spiega Gene - è nata dal fatto che, dopo aver saputo che Dio è una frequenza quantistica, decido di parlare con lui tramite una vecchia radio. Ho bisogno di chiedere al Supremo parecchie cose. Per esempio la questione monopattini da cui siamo invasi, il calo delle nascite, l'affollamento degli influencer e soprattutto le ragioni della pandemia, della guerra, e poi farmi spiegare cose vuole veramente Putin...

 

Mescolo tematiche divertenti e drammatiche. Se non ci pensa Dio, ci penso io a dare qualche spiegazione. Così come quando gli avevo chiesto di aiutarmi a non andare al mare con mia suocera e, siccome lui non mi ha risolto il problema, ho assoldato la banda della Magliana per romperle il femore».

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Dalla laurea in Legge ai campi di calcio, al palcoscenico, com' è avvenuta la trasformazione?

«Appena finita l'università ho fatto l'avvocato per sei anni. Però in provincia, dove vivevo, era un'attività poco remunerativa, perché non ci si occupa delle grandi cause penali o civili, ma tutta robetta: separazioni matrimoniali, sfratti esecutivi, incidenti stradali. Poi è arrivata la passione per il pallone.

 

Ero bravo, forse tecnicamente un po' lento. Tuttavia ho svolto una discreta carriera, senza superare il limite del semiprofessionista. Mi pagavano bene, ma bazzicavo solo i tornei minori, senza accedere alle vaste platee. Solo una volta a 52 anni riuscii a firmare un contratto con il Parma: sulla maglietta avevo messo il numero 52 e mi ero dato il nome di Gnoccao per un tocco di esotismo. Stavo per raggiungere la Serie A, però il Parma, che era a rischio retrocessione, non ce l'ha fatta e neppure io. Un destino segnato».

 

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I primi passi nel cabaret allo Zelig di Milano segnano la svolta: «Iniziai con un monologo in una saletta minore del locale e, quando videro che funzionavo, che il pubblico veniva, si divertiva, applaudiva, venni promosso alla sala grande. I timori non mancavano: all'epoca ero già padre di due figli e un mestiere così precario sollevava parecchi dubbi in famiglia».

 

A cominciare dalla suocera?

«E come no? Mi diceva: dove vai a fare il coglione stasera? Quando poi venni scritturato da Zuzzurro e Gaspare in tv, e ho potuto pagarle il dentista, la signora ha cominciato a credere che qualcosa di buono lo stavo facendo».

 

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Non solo avvocato, calciatore, attore, ma anche scrittore: di libri ne ha scritti quasi una ventina, il più recente Il gusto puffo (Solferino editore). «La passione della scrittura nasce dal liceo classico, dove il professor Giovanni Petrolini, un glottologo, ci dava i temi con argomenti a piacere e mi ha sempre incoraggiato: mi consigliava gli autori da leggere, tipo Flaiano, Gadda, Brancati, e mi spronava a continuare a scrivere, sostenendo che avevo talento. E, come diceva Carmelo Bene, "il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può"».

 

Progetti futuri?

«Vorrei realizzare una scuola per opinionisti che intendo intitolare: Martiri di Daniele Capezzone. Ormai l'opinionista è una pietra fondante della tv, sono sempre gli stessi in tutti i programmi, una specie di compagnia di giro. C'è il tuttologo, il geopolitico, il virologo e poi c'è quello che non sa dov' è il Donbass, però ne parla».

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