troisi arena

MASSIMO, RICOMINCIO DA TE – LELLO ARENA RICORDA TROISI A 25 ANNI DALLA SUA SCOMPARSA: "IL MIO RIMPIANTO È DI NON ESSERE ANDATO A BUSSARGLI QUANDO ERA ALL'APICE DEL SUCCESSO: CELEBRATO MA FORSE SOLO" –  IL 'POSTINO' FU UN SET DOLOROSO MA LUI VEDEVA LA VITA COME UN GIOCO E LA VOLEVA CHIUDERE CON UNA VITTORIA” - LA 'PROFEZIA' SULLA LEGA E SU BOSSI - VIDEO

 

https://www.raiplay.it/video/2018/12/Lello-Arena-I-miei-ricordi-insieme-a-Enzo-De-Caro-e-Massimo-Troisi-21122018-46c35bc0-67af-4207-9798-c5e7d82e3e82.html

 

 

Simonetta Fiori per “la Repubblica”

 

troisi arena 4

Periferia di San Giorgio a Cremano, un colpo di citofono nel pomeriggio di un Ferragosto lontano. «Era Massimo che mi chiedeva se poteva salire. Il mio grande rimpianto è di non essere tornato io a bussare da lui, quando era all' apice del successo: celebrato ma forse solo».

 

Lello Arena è l' amico d' una vita. Da venticinque anni viene chiamato per ricordare Massimo Troisi nell' anniversario della scomparsa. Ma davanti alle immagini dell' attore che scorrono sullo schermo - la inconfondibile gestualità, il silenzio interrotto dalla parola smozzicata - non sorride mai. Forse perché il lungo sodalizio artistico - insieme nella Smorfia con Enzo Decaro, e insieme in molti film di successo - è solo una parte della storia, quella più raccontata.

 

LELLO ARENA MASSIMO TROISI 1

Il primo ricordo di Troisi.

«Un minuscolo teatro nella parrocchia di Sant' Anna. Io militavo nell' Azione Cattolica e mi divertivo a mettere in scena pezzi della tradizione napoletana. Un giorno s' ammalò l' attore che doveva fare il salumaio in una farsa di Petito. Una particina in due battute. E chiamammo questo ragazzo che era conosciuto a San Giorgio per un fatto: faceva ridere qualsiasi cosa dicesse, mentre lui voleva essere preso sul serio».

 

LELLO ARENA MASSIMO TROISI 5

Una comicità involontaria?

«No, una disperazione. Massimo era portatore di una diversità che se non si fosse riversata nel teatro sarebbe diventata follia o sperdimento».

 

Come si manifestò?

«In scena doveva elencare i salumi contenuti nella gerla. Ma lui cominciò a chiedere in quale ordine preciso andavano detti: se prima la soppressata e poi il mozzariello , o viceversa. Ma fai come ti viene, gli dicevo. Invece lui insisteva con quel suo perfezionismo ossessivo che sarebbe diventato proverbiale. Già durante le prove la gente moriva dalle risate. E lui restava incredulo.

troisi 7

Ma non aggio capito , chist' è teatro ?Presto avrebbe capito: il palcoscenico era il posto per lui».

 

Che cos' era la sua straordinarietà?

«La diversità dei geni. Penso ai bambini "indaco", quelli che esprimono energia e creatività nei modi più imprevedibili. Io da maestro elementare sapevo riconoscerli. E sapevo che il talento richiede uno sfogo, perché altrimenti diventa pazzia o infelicità».

 

Era malinconico Troisi?

«No. Per Massimo la vita era un gioco. Un gioco da fare con una serietà che sfiorava l' esasperazione, ma restava divertimento. Per un periodo abbiamo anche vissuto insieme, con l' amico produttore Gaetano Daniele. Il quotidiano era un' invenzione continua, imprevedibile. Essere amico di Massimo ti cambiava la vita».

 

LELLO ARENA MASSIMO TROISI 8

Non parlava mai dei suoi problemi al cuore?

«Poco. E, a parte il ticchettio della valvola di titanio, in lui niente evocava malattia. Lo accompagnai a Houston per un controllo dopo il primo intervento al cuore. Io ero la persona meno adatta a quel genere di assistenza, ma forse proprio per quello m' aveva scelto. " Stateve accuorte che mo' chisto sviene ", diceva con l' aria di parlare inglese al medico accorso al suo capezzale per un sanguinamento. Poi io lo spronavo a muoversi per la prova dell' holter: fai le scale, muoviti. "Ma la vita mia non è accussì . Io voglio fare la vita mia, seduto a un tavolo, fermo". Anche nei momenti drammatici, eravamo una coppia comica».

ELEONORA GIORGI E MASSIMO TROISI

 

La comicità era un modo per stare nella realtà o per sfuggirla?

«Era un modo per rileggere la realtà, rovesciando come un pedalino tutti i luoghi comuni. Lui era capace di punti di vista straordinari, come di chi è spostato in un altro pianeta e da lì vede cose invisibili a noi comuni mortali. La risata scattava in quel momento: quando ci rivelava aspetti della vita e dei sentimenti fino quel momento ignoti».

 

All' epoca della Smorfia, in scena improvvisavate?

Massimo Troisi e la telecinesi

«In realtà c' era dietro un faticoso lavoro di scrittura. L' improvvisazione era ammessa quando il pezzo prendeva corpo nelle prove. Ma, una volta scritto il copione, nessuno di noi tre era autorizzato a farlo».

 

Quando avete smesso di divertirvi?

«Mai. Non abbiamo chiuso la Smorfia perché non ci divertivamo. Abbiamo chiuso perché il meccanismo creativo si stava esaurendo. E Massimo, che era in assoluto il più bravo, era anche quello più intransigente sulla qualità delle scelte. Temeva la mediocrità».

 

Poi sarebbe arrivato il grande successo di "Ricomincio da tre". La sua compagna dell' epoca, Anna Pavignano, in un bel libro pubblicato da e/o ne ha restituito lo smarrimento. Come se la popolarità l' avesse travolto.

MASSIMO TROISI IL POSTINO

«Massimo veniva chiamato dai più grandi maestri, ma lui aveva quella delicatezza che ho raccontato: la delicatezza di chi ti viene a citofonare a Ferragosto per non disturbarti quando hai da fare. La dimensione di Massimo era quel pianeta che ho raccontato. Dopo è stato costretto dal suo talento e dalla sua genialità a cambiare registro, senza capire che la ricchezza era già a bordo».

 

Percepiva un suo disagio?

«Percepivo una sua fragilità. Poteva dire di no a Scola o a Mastroianni? Certo che non poteva. Ma Massimo era anche una persona delicata. E quando si è sensibili, si può stare anche sotto i migliori riflettori del mondo ma continuare a sentirsi soli».

MASSIMO TROISI CON LA BANDIERA DEL NAPOLI

 

Perché dice questo?

«Se sei in un pianeta dove gli altri non arrivano, rimani solo. Puoi pure parlare con qualcuno, ma quando rientri lassù, in quel posto bellissimo dove vedi le cose che gli altri non vedono, sei molto solo. Penso che la dimensione del lavoro di gruppo, come è stata la Smorfia, l' abbia aiutato a scendere da questo paradiso di solitudine, facendolo maturare anche come solista».

 

Poi che cosa è successo?

«Credo che abbia sperimentato la felice consapevolezza di essere Massimo Troisi - un gigantesco concentrato di poesia, comicità, bellezza - una consapevolezza però accompagnata da una sofferenza. E qualche volta mi rimprovero di averlo lasciarlo da solo. Sarei dovuto essere più prepotente e suonare al suo citofono, come tanti anni prima aveva fatto lui: ma sei veramente felice? Io ci sono, ti voglio bene. E vaffa..., io ti faccio compagnia anche se non la vuoi».

 

Pensava che lui non la volesse?

«Ma era una cosa mia. L' errore è credere che il successo non contempli il diritto d' amore e di amicizia. E poi uno s' immagina sempre dei finali felici, mentre la vita ti mette davanti a epiloghi tragici».

MASSIMO TROISI IL POSTINO

 

Non si aspettava la sua fine?

«No, credevo che la sua malattia fosse più controllabile. Negli ultimi tempi non ci sentivamo più, anche se io ero informato di tutto. Ci eravamo allontanati per quei garbi che poi, nel consuntivo finale, si sono rivelati inutili sgarbi. Sono cose strane, che hanno a che fare con l' idea di gioco di cui parlavo prima. Massimo amava giocare e vincere. E l' idea che fosse circondato da persone con cui non aveva più le risorse per giocare né vincere mi metteva tristezza».

 

I medici gli avevano detto che le sue condizioni richiedevano un trapianto, ma lui preferì girare "Il Postino", il film che l' ha consacrato.

«Credo che abbia a che fare ancora con la sua idea della vita come gioco.

E che gli piacesse chiuderla con una vittoria. Fu un set molto doloroso, e alla fine deve aver realizzato che sarebbe stato impossibile tornare alle condizioni di prima, quando poteva giocare e vincere. Probabilmente quello è il momento in cui uno fa il pensiero: forse vale la pena di andare a giocare da un' altra parte».

MASSIMO TROISI IL POSTINO

 

Lo sogna mai?

«Sì, sogno lui che si dispera dalle risate vedendomi in difficoltà, una situazione che nella vita quotidiana accadeva molto spesso».

 

Cosa le manca oggi?

«Massimo con i capelli bianchi. E magari un Troisi junior da incoraggiare per le strade del mondo.

Da ragazzi ci immaginavamo decrepiti in sedia a rotelle a recitare monologhi. E poi mi manca il suo punto di vista, sempre imprevedibile. È stato uno dei pochi a rimanere coerente».

MASSIMO TROISI IL POSTINO

 

Non faceva comicità sulla politica, ma resta indimenticabile il suo Bossi che si fa la barba cantando "Tu si 'na malatia" di Peppino di Capri.

«E i leghisti oggi cosa fanno, o meglio fingono di fare? Massimo anticipava le cose, come solo i geni sanno fare».

 

VERDONE Con Francesco e MassimoBIG ARENA TROISI DECARODECARO TROISI ARENAVERDONE TROISIFRANCESCA NERI TROISIdaniele e troisi spe08f11 1364018f1 1 026 u43030410509211xof u43050847489103h1d 512x350@corriere web nazionaleARENA TROISI DECAROBENIGNI E TROISI n TROISI BY SETTANNI troisi nel postinoburt troisi clarissa burt - troisiTROISI SALINA LELLO ARENA TROISI DECARO - ANNUNCIAZIONE

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…