mario draghi matteo salvini enrico letta

LA MOSSA DEL CAVALLO DI SALVINI: PRONTO ALL'ACCORDO CON LETTA SU COLLE E GOVERNO - IL PROBLEMA DA SUPERARE È L'OSTINAZIONE DEL CAV, CHE SAREBBE CONVINTO DI POTER CONTARE SUI 505 GRANDI ELETTORI NECESSARI A PARTIRE DALLA QUARTA VOTAZIONE - IL CAPITONE SPERA CON DRAGHI AL COLLE DI PIANTARE UNA BANDIERA SU PALAZZO CHIGI, PROMUOVENDO AL RUOLO DI PREMIER GIANCARLO GIORGETTI…

ALESSANDRO DI MATTEO,CARLO BERTINI per la Stampa

 

ENRICO LETTA MATTEO SALVINI

«Salvini ha accettato lo schema di Enrico, serve un accordo su due fronti: Quirinale e governo». Un dirigente dem bene informato sintetizza così la novità che sarebbe maturata in queste ore, frutto di colloqui anche tra lo stesso segretario e il leader della Lega. Salvini si sarebbe deciso anche dopo l'avviso "uber alles" del segretario Pd sulle conseguenze che avrebbe sul governo una forzatura sul nome Silvio Berlusconi al Colle. Neanche la Lega si può permettere, una crisi, viste le pressioni dei ceti produttivi del nord, zoccolo duro dell'elettorato del Carroccio. E del resto, anche fonti leghiste confermano che la linea è di «cercare un accordo complessivo», come dice un dirigente del partito.

 

letta meloni salvini

Il problema da superare è l'ostinazione del Cavaliere, che sarebbe convinto di poter contare sui 505 grandi elettori necessari a partire dalla quarta votazione. Anche ieri Antonio Tajani su Repubblica ha ripetuto che «l'ipotesi A è Berlusconi e l'ipotesi B è la prima lettera del suo cognome». Una determinazione che verrà verificata al vertice del centrodestra della prossima settimana, quando gli alleati chiederanno al leader di Fi di dire una parola chiara almeno durante la riunione, perché magari pubblicamente per motivi tattici si prenderà ancora tempo per annunciare la decisione. E al Pd sono convinti che in quell'occasione riemergeranno le tensioni fra Lega e Forza Italia.

 

Lo scetticismo degli alleati, però, è forte. Un deputato della Lega conferma: «Noi lavoriamo per un patto che tiene insieme Quirinale-Governo, non c'è dubbio. E Salvini - assicura - sarebbe contento di avere Giorgetti premier, vorrebbe dire avere la Lega alla guida di palazzo Chigi». Il fatto che questo comporti l'accantonamento della candidatura di Berlusconi è nelle cose, aggiunge «Ma oggettivamente come si può pensare di eleggere Berlusconi? Immagino che anche lui sia consapevole che non è possibile. E se non è consapevole, ci penserà Gianni Letta a spiegarglielo».

Enrico Letta, Giorgia Meloni, Patrizia de Luise, Luigi Contu, Giuseppe Conte, Matteo Salvini - FOTO ANSA

 

E gli stessi dubbi sulle chance del Cavaliere si ascoltano tra le file di Fdi. «Lui è determinato - dice un dirigente del partito - e noi saremo leali nel sostenerlo. L'importante è che la stessa lealtà e la stessa unità ci sia anche se poi non dovessero esserci i numeri per eleggere Berlusconi».

 

Il timore, appunto, è che il Cavaliere possa reagire reclamando mani libere, in caso di fallimento della sua scalata al Quirinale. Di sicuro, il Pd è pronto alle barricate per stoppare l'eventualità del Cavaliere al Colle. Letta ripete che con una forzatura sul suo nome il governo cade, «ci sarebbe un big bang, la maggioranza non reggerebbe», dicono al Nazareno. Tanto che Andrea Cangini, Fi, lancia un appello: «I leader di partito da oggi in poi ragionino con grande senso di responsabilità e trovino il modo di siglare - chiunque sarà il presidente del Consiglio, e io auspico sia Draghi - un patto di fine legislatura serio, con l'impegno a rispettarlo con onore».

enrico letta matteo salvini meeting rimini

 

Ma Salvini si starebbe convincendo della necessità di un patto sul Colle e sul Governo, anche perché se fosse eletto Draghi avrebbe speranza di piantare una grande bandiera su palazzo Chigi, promuovendo al ruolo di premier Giancarlo Giorgetti, uno dei candidati del toto-nomi che gira nei palazzi.

 

Di Maio, che sta tenendo colloqui con tutti e che è il vero punto di riferimento del mondo M5s per gli altri partiti, è convinto di poter sostenere anche una salita di Draghi al Colle, perché il nuovo governo che verrà lo vedrebbe tra i ministri in campo. E sono diversi i nomi dei candidati a sostituire l'ex presidente della Bce come premier. Si potrebbe puntare su un tecnico - come Cartabia o Franco - ma i partiti stanno anche pensando di mettere un politico, in quel caso. Fabio Rampelli, Fdi, stoppa Dario Franceschini, «ipotesi che fa rabbrividire». Ma, oltre a Giorgetti, si parla anche di David Sassoli e dello stesso Di Maio.

 

salvini giorgetti

Nel Pd, peraltro, Matteo Orfini ha annunciato che alla direzione del 13 gennaio proporrà di schierare il partito per il bis Mattarella fin dall'inizio. Enrico Borghi gli risponde che si deve partire dal metodo, ma Letta non ha vissuto la proposta come un atto ostile: Mattarella risponderebbe al profilo che il segretari Pd ha in mente, ma - è il ragionamento - non si può non tenere conto della volontà di lasciare più volte espressa dal capo dello Stato. In ogni caso, Letta alla direzione non farà nomi, indicherà un profilo e su quello chiederà un mandato a trattare.

enrico letta matteo salvini meeting rimini 3

 

 

MATTEO SALVINI MARIO DRAGHI

 

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...