IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - COME UNO DEI SUOI PERSONAGGI, KANE IN "ALIEN", JOHN HURT SE NE VA PER UN MALE CHE AVEVA DENTRO DI SÉ - MEL BROOKS DI LUI DISSE: "NESSUNO AVREBBE POTUTO RECITARE 'THE ELEPHANT MAN' IN MANIERA PIÙ MEMORABILE” - FU IL PRIMO A INTERPRETARE UN RUOLO DI PROTAGONISTA GAY, HA RECITATO ANCHE IN “HARRY POTTER” E “V PER VENDETTA” - VIDEO -

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Marco Giusti per Dagospia

 

Come uno dei suoi personaggi più celebri, Kane in Alien, John Hurt se ne va per un qualcosa di cattivo che aveva dentro di sé. Era da un paio di anni che John Hurt giocava con il suo male, mettendolo anche in scena, come nel non ancora uscito That Good Night.

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Questo non gli aveva impedito di recitare un ruolo chiave in Jackie di Pablo Larrain accanto a Natalie Portman o di interpretare Chamberlain in Darkest Hour, che dovrebbe essere il suo ultimo titolo, o di ricevere dalle mani della regina, al castello di Windsor, il titolo di Sir.

 

Lui, che in tutta la sua vita, non si era davvero dato molte regole, che nelle interviste diceva tutto quello che davvero pensava, che aveva diviso notti parecchio alcoliche col suo amico Oliver Reed (“ma lui era un bevitore aggressivo”), che aveva avuto troppe mogli, quattro, che non aveva rincorso premi o una vita glamour.

 

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Ma avrebbe potuto recitare anche con un occhio solo, come dimostrò in uno dei suoi capolavori, The Elephant Man, diretto da David Lynch e prodotto da Mel Brooks, dove è appunto lo sfortunato “mostro” John Merrick. “Io sono… un uomo”, dice l’uomo elefante prima di morire dormendo per la prima volta come un uomo. Mel Brooks, che lo adorava e gli fece interpretare perfino la parodia del Kane di Alien in Spaceball, oggi scrive così del suo talento: “Nessuno avrebbe potuto recitar The Elephant Man in maniera più memorabile. Portò quel film nell’immortalità del cinema”.

 

Ricordo, personalmente, che non voleva parlare troppo di John Merrick, gli stava troppo dentro. Ma era molto critico, ancora, nei confronti del grande John Huston, che mentre lo dirigeva giovanissimo nel suo primo film da protagonista, il divertente ma scombinato Sinful Davis, leggeva il giornale.

 

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L’imitazione era notevole. O di Jacques Demy, altro genio, più preoccupato dei suoi carrelli che della recitazione degli attori in Il pifferaio di Hamelin, al punto che Hurt lo chiamava Jack-le-track. Ma era un attore dotato di un talento eccezionale, come dimostrò nella sua prima apparizione al cinema, Un uomo per tutte le stagioni di Fred Zinneman, accanto a Peter Ustinov, che gli aprì le porte del grande cinema. In sessanta anni di attività ebbe la fortuna di lavorare con i più grandi registi di sempre. Con Sam Peckinpah in The Osterman Weeekend, con Ridley Scott in Alien, con David Lynch, con Alan Parker in Midnight Express, con Jim Jarmusch in Dead Man, con Michael Cimino in I cancelli del cielo, con Gus Van Saint in Cowgirls, come un travestito, con Guillermo Del Toro in Hellboy, ma anche con Michael Radford in Orwell 1984, che adorava, con Freddie Francis nell’horror The Ghoul, con Roger Corman nel tardo Frankenstein oltre le frontiere del tempo, con Alex De La Iglesia in The Oxford Murders.

 

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Interpretò anche due film dimenticati in Italia, Alla ricerca di Gregory con Julie Christie e Paola Pitagora e La linea del fiume di Aldo Scavarda. Poteva interpretare qualsiasi ruolo. Nato nel Derbyshire, in un piccolo villaggio minerario nel 1940, figlio di una ex-attrice e di un pastore, ebbe una gioventù turbolenta che non si placò certo quando entrò alla Royal Academy of Arts, ma si rivelò da subito uno dei più interessanti attori inglesi della sua generazione, legandosi ai commediografi del tempo, i giovani arrabbiati alla Harold Pinter. Fu il primo a interpretare un ruolo di protagonista gay, quello di Quentin Crisp, in un film importante per i diritti degli omosessuali come The Naked Civil Servant nel 1975, fu Caligola nella serie tv inglese I, Claudius, protò al cinema assieme a David Warner un testo teatrale importante come Little Malcolm and His Struggle Against the Eunuchs. Non smise mai di lavorare e di incantarci alternando piccole partecipazioni in film esplosivi, pensiamo ai recenti Snowpiercer,

 La talpa, V come vendetta, a grandi interpretazioni da protagonista con ruoli difficili, Amore e morte a Long Island. Pur passando attraverso le più grandi produzione, Harry Potter, non perse mai la voglia di stupirci e di perfezionare il suo talento.

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