IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - NEL PIENO DEL DISFACIMENTO DELLA FRANCIA MACRONIANA, DOPO FRANÇOISE HARDY IL PAESE PERDE UN’ALTRA DELLE SUE CERTEZZE, LA MERAVIGLIOSA ANOUK AIMÉE, 92 ANNI - LA PRESENZA A FIANCO DI MASTROIANNI IN “LA DOLCE VITA” E “8 ½” LE CAMBIA UNA CARRIERA GIÀ AVVIATA AL GRANDE SUCCESSO E LA RENDE QUALCOSA CHE HOLLYWOOD NON POTRÀ MAI AVERE - SEMPRE A METÀ TRA IL CINEMA PIÙ FACILE E QUELLO DEI GRANDI AUTORI EUROPEI, HA SAPUTO BEN BARCAMENARSI TRA I DUE MONDI, SENZA FAR MAI DAVVERO QUALCOSA DI SBAGLIATO… - L'ADDIO DEL REGISTA DI "UN UOMO, UNA DONNA", CLAUDE LELOUCH - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

anouk aimee 6

“C’est moi! C’est Lola!” Nel pieno del disfacimento della Francia macroniana, dopo Françoise Hardy il paese perde un’altra delle sue certezze, la meravigliosa Anouk Aimée, 92 anni, già Lola, la ballerina di Nantes, per Jacques Demy in “Lola, donna di vita” e “Model Shop”, già Anne Gauthier in un film epocale come “Un uomo, una donna” di Claude Lelouch, e già la moglie o la donna di Marcello Mastroianni nei due capolavori di Federico Fellini, “La dolce vita” e “8 ½”. Una star. Vera.

 

anouk aimee in lola, donna di vita

Anche se fu la prima attrice francese a ottenere una candidatura all’Oscar nel 1966 con “Un uomo, una donna”, che le aveva fatto vincere anche un BAFTA e un Golden Globe, e a Cannes verrà premiata per “Salto nel vuoto” di Marco Bellocchio, era poco adatta al cinema americano. Nemmeno George Cukor che la diresse nel poco riuscito “Rapporto a quattro” o “Justine” tratto dal romanzo di Lawrence Durrell, dopo averla ereditata da Joseph Strick, né Robert Altman, che la volle in “Pret-a-porter” e la voleva protagonista del mai iniziato “At Lake Lugano”, riuscirono a farne una stella di Hollywood.

 

marcello mastroianni e anouk aimee in 8 1:2

L’avevano davvero capita in pochi. E anche se aveva lavorato con grandi registi, Jacques Becker, Georges Franju, Sidney Lumet, Alberto Blasetti, Alberto Lattuada, Bertolucci e Bellocchio, Fellini, alla fine dobbiamo ammettere che quello che l’aveva forse capita meglio di tutti, direi dopo Fellini, che le dette una status internazionale immediato, era stato proprio Claude Lelouch che la chiamò a più riprese. Fino alla fine. E ricordo che era impossibile non piangere quando nel suo ultimo e definitivo film, “I migliori anni della nostra vita” di Claude Lelouch, riprendendo il ruolo di Anne Gauthier, incontra il suo vecchio partner Jean-Louis Trintignant sulla sedia a rotelle, vecchio e malato. “Oh andiamo, non è stata una carriera insignificante”, dirà recentemente.

 

anouk aimee e jean louis trintignant in i migliori anni della nostra vita

 “Se guardate al numero di progetti in cui sono stato coinvolta, le persone con cui ho lavorato... Ma forse è vero che non sempre ho fatto le scelte giuste. Ho accettato parti che non mi sono piaciute particolarmente perché volevo lavorare con il regista, Altman, per esempio. Ma c'è ben poco di cui mi pento di aver fatto. Dovevo farne la maggior parte, avevo bisogno di soldi. Ci sono una o due cose a cui avrei potuto dire di sì, però. Probabilmente è vero”. Però è sempre bella, bellissima, ma soprattutto sempre perfetta. In ogni film.

anouk aimee 4

Capelli corti e occhiali in “8 ½”, dove deve far apparire il gelo fra lei e Marcello, sexy in “Lola”, sensuale in “Un uomo, una donna”, molto più spesso donna inarrivabile alto borghese. Nel meraviglioso “Model Shop” di Jacques Demy, il protagonista, Gary Lockwood, fresco di “2001: odissea nello spazio”, la scopre in California che si vende come modella di foto amatoriali a basso costo. Ma è sempre lei, Lola, la ballerina di Nantes. Nel disastroso “La virtù sdraiata” di Sidney Lumet, che venne fischiato oltre il possibile a Cannes, è invece la moglie infedele di Omar Sharif che si vende in quel di Roma per 100 mila lire a incontro.

 

anouk aimee e jean louis trintignant in un uomo, una donna

In tutti i film, Anouk Aimée nasconde un segreto, qualcosa che gli uomini non devono sapere. Il nome, Nicole Françoise Florence Dreyfus, che rivela l’origine ebrea del padre, Henri Dreyfus, prima glielo cambia la guerra, diventa Nicole Dumont, il cognome della madre, e si trasferisce a Barbezueux Sant-Hilaire, per non finire in un campo di concentramento. Poi glielo cambia addirittura Jacques Prevert, sceneggiatore del suo secondo film, La fleur de l’age” nel 1947, subito dopo “La maison sous le mer” di Henri Calef. Diventerà Anouk Aimée. Più forte, più esotico, più misterioso.

 

anouk aimee e gary lockwood in l'amante perduta

Ha poco più di 15 anni. Prevert e lo scenografo Alexandre Traumer la portano in giro nella Parigi favoloso del Dopoguerra. Conosce Picasso, Giacometti, Sartre, Jean Genet, che scriverà per lei un film, “Mademoiselle”, che alla fine girerà Jeanne Moreau con Tony Richardson. Gira con Serge Reggiani, hanno anche una storia, “Gli amanti di Verona” di André Cayatte, e con Alexander Astruc “La tenda scarlatta”. In Inghilterra gira “La salamandra d’oro” di Ronald Neame e “Illusione” di Harold French con Claude Rains.

anouk aimee e michael york in rapporto a quattro

 

Nel 1949 si sposa con Eduard Zimmerman, che lascerà nel 1950 per mettersi con il regista greco Nikos Papatakis, che sposerà nel 1951 e lascerà nel 1955. Si sposerà ancora con Pierre Barouh, musicista, 1966-69, poi con una star del cinema inglese come Albert Finney, 1970-78, che lascerà per Ryan O’Neal. Ma avrà parecchie storie, più o meno ufficiali, con Warren Beatty, ad esempio, o Omar Sharif. Alla fine degli anni ’50 è già una star che si muove perfettamente nell’Europa delle coproduzioni.

anouk aimee 7

Fa film in Spagna. “Noche de tormienta” di Jayme de Mayora, in Germania, “La vita nelle tue mani” di O. W. Fischer, fa film internazionali, “Il viaggio” di Anatole Litvak con Deborah Kerr, Yul Brynner, Jason Robards. E fa buoni film in Francia, “Montparnasse 19” di Jacques Becker con Gerard Philipe come Amedeo Modigliani, alla sua ultima interpretazione. “La fossa dei leoni” di Georges Franju con Pierre Brasseur e Jean-Pierre Mocky, che la vuole nel suo “Les draguers” con Jacques Charrier e Charles Aznavour. A questo punto arriva la chiamata di Federico Fellini.

 

La presenza a fianco di Mastroianni in “La dolce vita” e “8 ½” le cambia una carriera già avviato al grande successo e la rende qualcosa che Hollywood non potrà mai avere. “Vorrei essere tutto insieme” dice a Marcello nella Dolce vita, “vorrei essere tua moglie, vorrei divertirmi come una puttana…”. Fra le donne felliniane è quella che ha più classe, guardate solo come si nuove, che può affrontare qualsiasi ruolo senza farsi mangiare dall’immaginario maschile del maestro, senza farsi fellinizzare insomma. Non solo ne esce indenne. Ne esce più forte.

anouk aimee 2

 

“Lola” di Jacques Demy la battezza come creatura della Nouvelle Vague. Passa da film di Alessandro Blasetti, “Liolà”, Alberto Lattuada, “L’imprevisto”, Vittorio De Sica, “Il giudizio universale”, a “le voci bianchi” di Pasquale Festa Campanile, quando Claude Lelouch, allora poco più di un buon regista pubblicitario, col ruolo di Anne Gauthier in “Un uomo, una donna”, ne fa la nuova donna dell’immaginario internazionale della seconda metà degli anni ’60.

anouk aimee in un uomo, una donna

La ritroviamo in film anche interessanti, penso a “Una sera, un treno” di André Delvaux, ma di meno successo, nelle opere di Elie Choraqui. Robert Aldrich in “Hustle” le fa fari un cammeo come Anne Gauthier a fianco di Catherine Deneuve. Saranno Bernardo Bertolucci e Marco Bellocchio a riportarla nella Nouvelle Vague con due ruoli perfetti, in “Tragedia di un uomo ridicolo” a fianco di Ugo Tognazzi e “Salto nel vuoto”, a fianco di Michel Piccoli, che le frutterà la vittoria a Cannes. Sempre a metà tra il cinema più facile, quello di Lelouch, diciamo, più facile, e il cinema dei grandi autori europei, ha saputo ben barcamenarsi tra i due mondi.

anouk aimee in la dolce vita

 

 Senza far mai davvero qualcosa di sbagliato. Ha girato buoni film poco noti, “Il generale dell’armata morta” di Luciano Tovoli con Marcello Mastroianni e Michel Piccoli, “Il successo è la miglior vendetta” di Jerzy Skolimowski con Michael York. E ora sarà meglio controllare all’Eldorado di Nantes e Lola è tornata.

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