giampaolo pansa

NON E’ STORIA SENZA I VINTI: IL LIBRO POSTUMO DI GIAMPAOLO PANSA – "OGNI ITALIANO E’ FIGLIO O NIPOTE DI UN FASCISTA. DAL 1922 AL 1943 TUTTI HANNO ADORATO MUSSOLINI E, QUANDO IL REGIME CADDE, NESSUNO EBBE IL CORAGGIO DI AMMETTERE DI AVERLO SOSTENUTO" – PANSA RITENEVA CHE ANCHE LE STORIE DEI VINTI DOVESSERO FAR PARTE DEL PATRIMONIO COMUNE. ALTRIMENTI LA REPUBBLICA AVREBBE MOSTRATO LE SUE FRAGILI RADICI. SE NE ACCORSE ANCHE EDMONDO BERSELLI CHE…

Alessandro Gnocchi per "il Giornale"

 

PANSA

Inutile parlare di memoria condivisa. Tempo sprecato. Una parte di italiani minoritaria, ma influente nel mondo della cultura, si rifiuta di accettare alcune verità comprovate. (…) Un ruolo fondamentale nella divulgazione, ma spesso anche nella scoperta, di questi fatti è stato ricoperto da Giampaolo Pansa, un maestro di giornalismo, un tipo che andava, non solo metaforicamente, dove i colleghi non volevano o non sapevano andare. Inutile elencare le inchieste, le interviste e gli scoop.

 

Era anche un uomo prodigo di consigli con i giornalisti più giovani. Pansa e «la Grisendi» cioè la moglie Adele, erano una coppia formidabile. Giustamente tocca proprio «alla Grisendi» l'introduzione al libro di Giampaolo Pansa, Non è storia senza i vinti. La memoria negata della guerra civile (Rizzoli). Un volume prezioso e intelligente. L'antologia di pagine di Pansa è accompagnata da una parte di articoli e recensioni suscitate dal Sangue dei vinti e dai successivi titoli.

 

pansa cover

L'aggressione, non soltanto a parole, che dovette subire Pansa è indecorosa. Per che cosa poi? Per aver raccontato i venti mesi terribili della Guerra civile restituendo voce agli sconfitti. Non era una novità in assoluto ma questa volta la storia degli eccidi partigiani arrivava da un famoso e rispettato uomo di sinistra quale era Pansa; e lo stile accattivante, lontano dal «professorese», conferiva una forza micidiale alle storie. Il sangue dei vinti fu un bestseller e aprì un confronto sui grandi media. Fu dunque un salutare risveglio per le sonnolente coscienze italiane.

 

A Pansa ne furono dette di tutti i colori. Fu definito dilettante, falsario, copione e infine gli fu rivolta l'accusa delle accuse, quella che serve a buttare fuori dal dibattito pubblico chi non si conforma alla vulgata: fascista.

 

(…)

PANSA

Tra i primi ad accorgersi della novità «scandalosa» del romanzo I figli dell'Aquila, che scoperchiava le storie dei repubblicani fedeli a Mussolini, ci fu Edmondo Berselli: «e per molti (...) parlare di guerra civile comporta ancora una intonazione inaccettabile, l'infrazione rispetto a una ortodossia, al monumento resistenziale, tragico ed eroico, che "fonda" la Repubblica». Pansa riteneva che anche le storie dei vinti dovessero far parte del patrimonio comune: altrimenti la Repubblica avrebbe mostrato le sue fragili radici. Nel volume si alternano voci pro e contro, segnaliamo le puntuali recensioni di Pierluigi Battista, le interviste a Marco Tarchi e Giano Accame, le interviste a Pansa (da leggere quella firmata da Pietrangelo Buttafuoco) e gli interventi, tra gli altri, di Francesco Cossiga e Francesco Perfetti.

Edmondo Berselli

 

 

 

 

ESTRATTO DEL LIBRO DI PANSA

Da "Libero quotidiano"

 

Per gentile concessione dell'editore Rizzoli pubblichiamo un estratto del libro di Giampaolo Pansa «Non è storia senza i vinti» (si tratta di un articolo pubblicato su Libero l'8 febbraio 2014) in libreria da oggi.

 

ADELE GRISENDI GIAMPAOLO PANSA

Per vent' anni, dal 1922 al 1943, tutti gli italiani sono stati fascisti, hanno adorato Benito Mussolini, gli hanno obbedito e si sono fatti accoppare per lui. Fino alla notte del 25 luglio, quando un gruppo di gerarchi, e non un'insurrezione popolare, mandò a gambe all'aria il Duce. Nel mio piccolo, sono stato anch' io un fascista, essendo venuto al mondo il 1° ottobre 1935, in pieno regime mussoliniano. Il giorno successivo alla mia nascita, la sera del 2 ottobre, dal balcone di palazzo Venezia, il Duce annunciò all'Italia di aver dichiarato guerra all'Etiopia.

 

IL SANGUE DEI VINTI

Per volere di Benito, il discorso venne trasmesso in tutto il Paese, nelle piazze dove milioni di persone stavano in religiosa attesa del suo verbo. Tra i tantissimi raccolti nella piazza principale della nostra città, piazza del Cavallo, doveva esserci anche mio padre Ernesto, operaio delle Poste con la mansione di guardafili del telegrafo. E in quanto dipendente statale precettato per l'adunata in onore dell'attacco al maledetto Negus, al secolo Hailé Selassié. Però mio padre in piazza non ci andò. Gli era appena nato un figlio, il primo, e questo evento gli sembrava un motivo più che valido per restare accanto alla moglie, mia madre Giovanna.

 

giampaolo pansa

LA NASCITA Il giorno successivo, era il 3 ottobre, due della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale si presentarono in casa nostra e chiesero a Ernesto perché mai non fosse andato anche lui in piazza ad ascoltare il Duce.

 

Mio padre spiegò che gli era appena nato un figlio. «Maschio o femmina?» domandarono i militi. «Maschio» rispose Ernesto. E i militi, una coppia di bonaccioni in divisa e camicia nera, si congratularono: «Ottimo! Anche lui diventerà un soldato della Patria fascista». A vestire la divisa di soldato del Duce non feci in tempo perché il regime cadde molto prima. In compenso, il 1° ottobre 1941, giorno del mio sesto compleanno, divenni un Figlio della Lupa. Era il gradino iniziale della scala inventata per la gioventù del regime. A sette anni, in seconda elementare, si restava sempre Figli della Lupa. A otto si diventava Balilla. Si chiamava «Balilla» anche il giornaletto che leggevo, una specie di concorrente del «Corrierino dei piccoli». Lì avevo imparato chi erano i nemici dell'Italia. Re Giorgetto d'Inghilterra. Il ministro Ciurcillone. Rusveltaccio Trottapiano, presidente americano, che ubbidisce alla signora, la terribile Eleonora.

 

hitler mussolini

Ma i più pericolosi erano i russi che si ammazzavano tra di loro. Il terribile Stalino, l'Orco rosso del Cremlino, dice urlando come un pazzo alle guardie del palazzo: i compagni qui segnati siano tutti fucilati! Nell'estate del 1943, conclusa la seconda elementare, i miei genitori decisero di mandarmi alla colonia montana delle Regie Poste di Alessandria. Era un luogo triste, nascosto fra alture basse vicine a Biella, dove pioveva sempre. Le giornate si aprivano con l'alza bandiera e la preghiera del Balilla, recitata a turno da uno dei ragazzini: «Signore, benedici il Duce nostro nella grande fatica che Egli compie. E poiché l'hai donato all'Italia, fallo vivere a lungo per la Patria e fa' che tutti siano degni di lui...». Ogni mattina, dopo il caffellatte, cominciava l'ora di dottrina fascista. Ed era l'unica vera attrazione della giornata. Il merito andava all'insegnante: una ragazzona maestosa, un trionfo di capelli rossi e un seno stupefacente, figlia del capostazione della nostra città.

benito mussolini marcia su roma

 

E per tenerci a bada, escogitava ogni giorno una preghiera per il Duce. A me ne toccò una che recitava: «Gioventù italiana di tutte le scuole, prega che la Patria non manchi al suo radioso avvenire. Chiedi a Iddio che il ventesimo secolo veda Roma centro della civiltà latina, dominatrice del Mediterraneo, faro di luce per le genti del mondo».

 

GIAMPAOLO PANSA - UCCIDETE IL COMANDANTE BIANCO

Un mese dopo, era la fine del luglio 1943, tutto sembrò sparire con la caduta del Duce. In piazza si videro molte manifestazioni di giubilo, ma la maggior parte della gente se ne restò a casa. La guerra iniziata nel 1940, e i tanti ragazzi morti su troppi fronti, stavano allontanando dal fascismo un numero sempre più grande di italiani. Ma nessuno aveva il coraggio di riconoscere di essere stato un fascista senza pentimento. E di aver sostenuto con entusiasmo un regime che adesso ci aveva portato al disastro. Il nostro fascismo esistenziale lo si constatò sino in fondo in due momenti terribili che confermarono la natura crudele della dittatura di Mussolini.

 

giampaolo pansa copia

LE LEGGI RAZZIALI Il primo, nel 1938, fu il varo delle leggi razziali contro gli ebrei. Il secondo l'inizio delle deportazioni nei campi di sterminio nazisti di migliaia di israeliti, quando l'Italia del Centro e del Nord stava sotto la Repubblica sociale, un regime sostenuto dai tedeschi.

 

Nella mia piccola città, gli ebrei perseguitati e poi uccisi nelle camere a gas li conoscevamo tutti. Erano nostri vicini di casa, insegnanti nelle nostre scuole, medici che ci avevano curato, clienti della modisteria di mia madre. Ma nessuno aprì bocca. Pochi li compatirono. Pochissimi gli offrirono un aiuto. Quando ci ripenso oggi, mi rendo conto di una verità terribile.

 

GIAMPAOLO PANSA LA REPUBBLICHINAGIAMPAOLO PANSA IL SANGUE DEI VINTI

Pure in casa mia, dove ogni sera si discuteva di tutto, della guerra, del fascismo, di Mussolini e dei suoi gerarchi, della Repubblica sociale e dei tedeschi, nessuno disse anche una sola parola sulla fine di persone identiche a noi. E mi domando se, insieme al nostro fascismo mentale, dentro il cuore di ciascuno non si celasse il mostro dell'indifferenza disumana, della cattiveria, della ferocia. Per tutto questo mi sembra grottesco che nell'Italia del 2014 qualcuno chieda a qualcun altro: tuo padre era fascista, tuo nonno portava la camicia nera? La verità è che tutti eravamo fascisti o ci comportavamo come se lo fossimo.

giampaolo pansagiampaolo pansaLA COPERTINA DI 'QUEL FASCISTA DI PANSA'

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)