fabio volo 1

NON VOLO AL FESTIVAL - "PIPPO BAUDO MI PROPOSE DI CONDURRE SANREMO. GLI DISSI NO. NON FU UNA CAZZATA. SAREBBE STATA LA MIA MORTE. DIREI NO ANCHE AD AMADEUS” (MAGNA TRANQUILLO, FABIE’) - A DISPETTO DEI SUOI (TANTI) DETRATTORI, L’EX IENA OGGI È UNO SCRITTORE DA 7 MILIONI DI COPIE, CON 11 ROMANZI ALL’ATTIVO, CHE SI PIGLIA GLI APPREZZAMENTI E I “CUORICINI” DA VASCO ROSSI – "LE CRITICHE? RIVALSA MAI. ANCHE PERCHÉ ALCUNI DEGLI ATTACCHI ERANO GIUSTI. C’AVEVANO RAGIONE!"

Francesca D’Angelo per rollingstone.it

 

FABIO VOLO 1

Ve lo diciamo così, a bruciapelo, saltando a pie’ pari il classico incipit da intervista perfettina: Vasco Rossi ha mandato un messaggio fitto fitto di cuoricini a Fabio Volo. Capite bene: il Blasco. Che usa i cuoricini. E li manda a Volo.

 

Questa sorta di ossimoro comunicazionale ha preso forma in seguito all’uscita del nuovo libro di Volo, Una vita nuova: il romanzo, edito da Mondadori, contiene un omaggio al mitico Vasco. «Gli ho detto della citazione e lui mi ha ringraziato scrivendomi che era onorato e orgoglioso, poi ha messo dei cuoricini, tutto carino: è stato davvero molto gentile», ha raccontato Fabio Volo che, nel frattempo, dall’11 novembre sarà pure al cinema con il film Per tutta la vita di Paolo Costella.

 

fabio volo ambra

La pellicola schiera un cast all star che va, appunto, da Volo (nelle vesti di un padre e marito divorziato) ad Ambra (sua ex moglie) passando per Claudia Pandolfi, Luca e Paolo, Carolina Crescentini, Filippo Nigro e Claudia Gerini. Come se non bastasse, prossimamente ne uscirà pure un altro, di film, dove Volo sarà diretto ancora una volta da Michela Andreozzi dopo il successo di Genitori vs influencer.

 

Insomma, meno male che Fabio era “il qualunquista”, quello che “non sarebbe mai durato”. A dispetto dei suoi (tanti) detrattori, Volo oggi è uno scrittore da 7 milioni di copie, con 11 romanzi all’attivo, che si piglia i cuoricini da Vasco Rossi e trova pure il tempo di fare qualcosa come una dozzina circa di film al cinema, il tutto coronato dal suo lavoro in pianta stabile a Radio Deejay.

fabio volo cover

 

Dimmi la verità: non provi mai un senso di rivalsa verso chi, all’epoca, sosteneva che non saresti andato lontano?

No: rivalsa mai. Anche perché, diciamocelo: alcuni attacchi erano giusti. Lo dico davvero: c’avevano ragione! Certo, le offese non fanno mai piacere, ma pure quelle fanno parte del gioco. E poi tutto quel clamore ha contribuito a creare il “caso Volo”. Probabilmente oggi non sarei così famoso se non ci fosse stata la pioggia di critiche.

 

Combatti ancora contro la sindrome dell’impostore?

Eh… diciamo che, rispetto al passato, va un po’ meglio. Il fatto è che sono sempre stato una persona insicura di carattere e irrequieta nell’animo: sono uno che deve muoversi, fare, sperimentare. Per dire, non lavoro perché “devo”, ma perché mi piace: la radio per esempio mi diverte ancora tantissimo, non mi pesa alzarmi tutte le mattine, anzi.

 

Quando non vado in onda mi manca. Non credo che il senso di inadeguatezza mi lascerà mai, però adesso ho capito che è più importante accettarsi come si è, piuttosto che sforzarsi di cambiare. E sai una cosa? Proprio quando ti accetti le cose iniziano a cambiare, difetti compresi: si vaporizzano. Giuro.

 

fabio volo

Dài, è un ragionamento da paraculo.

No, perché?

Suona come una scorciatoia per accontentarsi e non lavorare su se stessi.

Ah, guarda, questo per me è impossibile (ride, nda). Io non mi accontento mai. Da fuori tu mi vedi solare e leggero, ma in realtà sono una persona menosissima. Ti faccio degli esempi: se non saluto bene qualcuno ci sto malissimo, torno indietro e mi scuso; se passo una giornata senza lavorare, sono travolto dai sensi di colpa. Mi faccio un sacco di paranoie.

 

Nel frattempo quanto è diventato ricco il tuo analista?

Gli analisti, al plurale! (ride, nda) Sono come Woody Allen. In realtà, battuta a parte, ho fatto molta autoanalisi da solo, attraverso la scrittura, però poi qualche percorso terapeutico l’ho fatto anch’io. Oggi, alle soglie dei cinquant’anni, ho capito che le varie sindromi che ci portiamo dietro, come quella dell’impostore per me, non possono essere cancellate: fanno parte di noi. Possiamo però imparare a ridurle e, in questo modo, controllarle. Ecco, io sono entrato in questa nuova fase della vita dove non sono le mie paure a gestire me, ma io loro, perché le ho rimpicciolite.

 

Tu sarai ancora insicuro, ma la gente invece ha le idee chiare: legge i tuoi libri perché li hai scritti tu, a prescindere dalla trama, e lo stesso dicasi per i tuoi film. Possiamo quindi dire che sei diventato un brand?

ambra fabio volo per tutta la vita

Oggi gli editori usano l’espressione “un libro alla Fabio Volo” ed effettivamente, quando diventi una specie di aggettivo, vuol dire che ce l’hai fatta. Forse è stata premiata anche la mia tenacia. Come sai, i miei libri sono stati spesso attaccati sia dall’intellighenzia che da una certa sinistra, così come da una certa destra… chiunque poteva mi attaccava. A un certo punto sono stato addirittura tentato di scrivere in modo diverso: sarebbe bastato usare una parola più forbita o una struttura più sofisticata per mettere a tacere i miei detrattori e dimostrare loro che, se voglio, sono bravo. Ma non l’ho fatto e sono andato per la mia strada: ho tenuto duro, non mi sono fatto lusingare dal mio narcisismo e alla fine, sì, sono diventato un brand.

 

Oggi vanno molto le autobiografie. Visto il tuo successo come autore, te ne hanno mai chiesta una?

Eccome! Ma per scriverle devi avere un trauma: vanno solo le autobiografie con rivelazioni shock.

E tu nulla? Nessun scheletro nell’armadio, malattia, molestia, dipendenza: niente di niente?

fabio volo isabella ragonese il giorno in piu

Mi sto toccando, sappilo… però no, grazie al cielo finora non ho vissuto nulla di così sconvolgente. Diciamo che dopo il successo di Open di Agassi gli editori hanno chiesto autobiografie a chiunque, persino a gente manco trentenne. Quindi bussarono pure alla mia porta, ma io… dài, cosa dovevo raccontare? Sono il figlio di un panettiere, non ho mica inventato Facebook.

 

Veniamo al film Per tutta la vita: interpreti un marito che delega alla compagna l’educazione del figlio. Credi che i padri di oggi debbano farsi un esame di coscienza?

Personalmente ho sempre avuto ben chiara la differenza tra essere genitore ed essere padre. Il primo è alla portata di tutti, persino degli animali: metti al mondo una creatura e poi continui per la tua strada, riprendendo a fare la tua vita, esattamente come prima. Al massimo dedichi il tuo extra time, come diceva Prince, alla prole. Ecco, io non ho mai voluto essere solo un genitore: ho sempre aspirato a essere un padre presente, tant’è vero che ho ridotto i miei impegni professionali. Potendomelo permettere, ho scelto non di concedere parte del mio tempo ai miei figli, ma di crearlo.

fabio volo silvio orlando un paese quasi perfetto

 

Quanto era presente tuo padre in casa?

Poco: era spesso assente per motivi di lavoro, perciò io sono cresciuto cercando la sua approvazione. A ben guardare, è stata anche la mia fortuna: tutta la mia carriera si fonda sul tentativo di attirare l’attenzione di mio padre e avere la sua stima.

In un paio di scene di Per tutta la vita ti si vede a petto nudo: sbaglio o quelli che si intravedono sono dei mezzi addominali?

Sì, ma andrebbero chiamati “crisi di mezza età”. L’anno scorso mi sono concesso il lusso della palestra: non ci avevo mai messo piede, perché io e lo sport siamo sempre stati due pianeti molto lontani. Sai cosa mi angosciava? Non tanto l’estetica differente, ma la crescente stanchezza. Ora mangio anche più sano perché fino a una certa età puoi fare quello che vuoi e poi, quando ti avvicini ai cinquanta, è bene ascoltare il proprio corpo.

 

Intravedi la luce in fondo al tunnel di questa crisi?

per tutta la vita ambra angiolini e fabio volo foto di andrea miconi

Eh, la vedo molto lunga! Però non credo di arrivare a comprarmi la moto e il cabrio, tranquilla… (ride, nda)

La pandemia ha amplificato il senso di precarietà e, in fondo, di morte che sta alla base delle crisi di mezza età?

In realtà il così detto “memento mori” ce l’ho sempre avuto. Fin da quando ero ragazzo, penso alla morte almeno una volta al giorno. Solitamente mi viene in mente appena mi sveglio, perché mi dico: “Cavolo, magari questo è l’ultimo giorno che vivrò”. Oppure la sera prima di addormentarmi, che è ancora peggio, perché mi viene voglia di alzarmi e mettermi a scrivere, a fare cose…

 

Inquietante.

Invece ha un suo lato positivo. La mia preoccupazione non è infatti quella di morire, ma di non riuscire a fare tutto quello che vorrei. Quindi la morte è un buono stimolo per vivere a pieni polmoni.

JOHANNA MAGGY MOGLIE DI FABIO VOLO SU CHI

Sei credente?

Ho una buona connessione con la spiritualità, mi piace la figura del Cristo e ho anche tatuato il sacro cuore di Gesù, ma non sono un cattolico praticante. Mi piace fare meditazione e interessarmi delle varie religioni.

 

A proposito di Covid, quanto ti fa specie che l’Italia sia assurta a modello mondiale?

Fa un po’ impressione vedere la mappa del mondo tutta rossa tranne il nostro Paese, così come sentire gli inglesi dire: “Dobbiamo attuare il metodo italiano”. La situazione deve essere proprio tremenda se siamo noi i migliori (ride, nda). Però è anche vero che magari, una volta tanto, ci abbiamo preso. In fondo, in passato, noi italiani siamo stati i primi a bandire le sigarette nei luoghi chiusi e tutti gli altri ci presero a esempio.

 

Torniamo ai tuoi impegni: tanti libri, molto cinema e la radio come grande certezza. Sbaglio o hai un po’ mollato la tv?

Sì, è così. Oggi non ci sono più i budget di una volta e, di fatto, vanno molto la tv parlata o i programmi evento da una o due puntate. Non ho ancora trovato qualcosa che faccia al caso mio.

fabio volo

 

Fare tv è diventato più difficile anche perché, tra i vari media, il piccolo schermo è quello più esposto al politicamente corretto?

Anche. Quei pochi programmi scorretti spesso sono in realtà solo sgradevoli. È diventato sicuramente più difficile fare tv… Io poi sono politicamente scorretto nell’animo, oltre che cinico. Temo quindi che non sopravviverei a lungo: mi piace scherzare su tutto e questo non funziona in una società che si prende sempre tremendamente sul serio.

 

 

Tu sei tra le poche persone che hanno rifiutato di condurre Sanremo. Altre cazzate che hai fatto?

Dài, non è stata una cazzata! Mi chiamò all’epoca Pippo Baudo, ma l’Ariston sarebbe stata la mia morte. Venivo da Mtv e da Italia 1, metà del pubblico si sarebbe domandato: “Ma chi è questo qui? Chi lo conosce?”. Poi con il mio modo di fare sguaiato avrei sicuramente fatto dei danni: Sanremo ha una liturgia molto precisa, è una sorta di messa cantata. Io sarei stato capace di dire: “Va’ quanto è brutta ‘sta canzone!”. No, no: ho fatto decisamente bene a rifiutare! Me la sarei rischiata troppo…

 

Diresti no anche adesso ad Amadeus?

È che non sono proprio capace di fare il conduttore istituzionale: sono un volto che va a braccio, improvvisando. Quindi direi di no anche ad Amadeus. E non dire che è una cazzata, eh…

 

 

fabio volo 4fabio volo 3fabio volo 1fabio volofabio voloFABIO VOLOfabio volo 5fabio volofabio volofabio volo untraditional 8fabio volo untraditional 10fabio volo untraditional 1fabio volo spiaggia nudistafabio volofabio volo

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”