vanoni

ORNELLA 85! “LE FEMMINISTE NON CI SONO PIÙ. E GLI UOMINI SONO DIVENTATI TUTTI FROCI - UNA BANCA MI HA FREGATO 4 MILIARDI - UN GIORNO MI SI AVVICINÒ PASOLINI: “TU SEI L’UNICO CULO FEMMINILE CHE MI FA VIBRARE’’ - CELENTANO SULLA POLITICA DICE SCIOCCHEZZE. HO VISTO IL ’68, CON I CONTESTATORI CHE FACEVANO LE BARRICATE CON I MOBILI DEGLI ALTRI. ME NE ANDAI AL MARE CON RENATO ZERO” - SESSO SFRENATO E COCAINA CON GIORGIO STREHLER, L’AMORE IMPOSSIBILE CON GINO PAOLI

ornella vanoni

Malcom Pagani per Vanity Fair

 

Stato dell’arte: «Le femministe non ci sono più. Esistono le donne che ce l’hanno fatta e sono molte, anche se non si può certo dire che in assoluto la donna viva un gran momento. Chiede all’uomo cose inutili: “Quanto guadagni?” o “Che lavoro fai?”, e intanto avanza un esercito di pseudo modelle magre se non anoressiche, sempre arrabbiate perché non mangiano, davanti al quale il maschio fugge sollevato: “Sei questa? Allora tu stai a casa tua che io sto a casa mia”. Poi ci stupiamo che siano diventati tutti froci. Io dico che è normale, donne così farebbero fuggire chiunque».

 

ornella vanoni

In un ristorante di Brera in cui lei e Mina, in foto, si danno il cambio alle pareti e Gigi, il proprietario, ha più o meno la sua età, Ornella Vanoni ha imparato che senza ironia il tempo non ha senso: «Il sarcasmo è orrendo perché è crudele mentre l’ironia è un balsamo. Come diceva Hugo Pratt, tra ironia e sarcasmo balla la stessa differenza che esiste tra un sospiro e un rutto», e domani non può diventare un altro giorno: «Auspico un ritorno al romanticismo, a una donna che, come cantava Vecchioni, non sia per forza stronza come un uomo». A un ciuffo di ore dai suoi primi 85 anni, Vanoni continua a parlare con il suo barboncino nero: «La mia bambina che quando vede il mare abbaia alle onde perché è felice», a definire il loro posto nel mondo: «Io e il mio cane siamo due ragazze sole», a rubare poesia saltando da un’ispirazione all’altra: «Cerco di vivere in maniera meno ansiosa e provo a non incazzarmi più. Da ragazza mi infiammavo per una sciocchezza. Oggi non ne ho più voglia, vivo molto meglio e voglio ridere».

Ornella Vanoni

 

È merito dell’età?

«Ma non si guarda intorno? Non vede l’isterismo? In un tempo triste e nevrotico, ci salverà solo la risata. In questo mondo di merda ridere è il bene più prezioso che ci resti».

Sono anni così tremendi?

«Abbiamo vissuto in epoche cupe, penso agli anni ’70, tempi in cui ci si sparava in mezzo alla strada, e li abbiamo superati proprio perché sapevamo che sarebbero passati. Qui il problema è che non si sa dove si va a parare. Non abbiamo più un’identità, e se ce l’abbiamo è indirizzata dal denaro. Il mondo è in mano a cinesi, russi e arabi. Comprano interi pezzi di Paese. Sanno che siamo deboli. Tra un po’ suoneranno al campanello di casa nostra e acquisteranno anche noi».

ornella vanoni (3)

 

Farebbero un buon affare con lei?

ornella vanoni

«Non credo. Tra neanche una settimana compio 85 anni. Cantare, viaggiare, esibirsi. È stata una vita devastante. A forza di alberghi e caselli, facendo centinaia di chilometri al giorno, qualche acciacco mi è venuto. È vero che mi sento benissimo, ma è anche vero che per andare avanti ti devi curare, che se ti lasci andare sei bello che finito e che non mi resta un orizzonte sconfinato».

 

Franca Valeri di anni ne ha 99 e dice che non riesce a immaginare un mondo senza di lei.

Strehler Vanoni

«Adoro Franca, ma non voglio campare così tanto. Ho paura di non vedere, di non muovermi, di star male. Che due coglioni, ma se lo immagina?».

 

Non riesco.

ORNELLA VANONI E GIORGIO STREHLER

«La aiuto io allora, quando me ne andrò si terranno le mie esequie. E chissà che funerale sarà».

 

Paolo Villaggio sosteneva che la vera cifra dell’importanza del nostro segno sulla terra sia data dal nostro funerale.

«In Francia, quando è morto Johnny Hallyday, sembrava fosse andato in cielo De Gaulle. I francesi hanno il senso del mito, noi molto meno. Venderanno due dischi, scriveranno due cagate su di me e poi puff, sparisci, finisce tutto».

Ornella Vanoni

 

La sua è una lunga storia.

«Ero timidissima e, a causa di un’insicurezza cronica, ho fatto fatica. Arrossivo e cercavo la mia identità tra un silenzio e un azzardo. A 15 anni mi rasai a zero e mi feci bionda. Dormivo poco. Mi facevo schifo. Avevo paura. Un inferno». 

 

È difficile avere paura a 15 anni?

GIORGIO ALBERTAZZI E ORNELLA VANONI

«Se incontravo qualcuno che conoscevo mi nascondevo. La mia paura era genetica, delle stesse soffriva mio padre».

 

Che paure erano?

«Per esempio quella del denaro. Ho lavorato tantissimo e oggi dovrei essere ricca. Invece di soldi non mi sono mai occupata, non ho mai controllato i conti, ho dato carta bianca a una banca che mi ha fregato 4 miliardi di lire e ho dissipato tutto quel che ho guadagnato. Sono stata una cretina e mi si è rivelata una verità: quando hai paura di qualcosa la perdi». 

 

GINO PAOLI E ORNELLA VANONI

Non ha più paura?

«Ne sono uscita dopo tanti anni, con un grande sforzo. Adesso non solo non ho più paura, ma da quando l’anno scorso sono stata a Sanremo, mi sono definitivamente liberata».

 

Da chi?

«Dalla Vanoni. Non ne potevo più di lei. È rimasta solo Ornella. Ora sono io ed è tutta un’altra vita».

 

Della primissima cosa ricorda?

«Un senso di smarrimento. Volevo fare l’estetista. Avevo sofferto di acne e mi illudevo di alleviare la sofferenza altrui. Mio padre cassò l’ambizione: “Scordati che ti apra un salone, non sapresti neanche da dove iniziare”. Ero tornata dall’estero dopo aver studiato a Parigi e a Losanna e cominciai a gironzolare per Milano senza costrutto».

ornella vanoni

 

Cosa cercava?

«Non cercavo niente, ma dopo tanti anni fuori mi sentivo sperduta. Un’amica di mia madre mi sentì parlare e mi suggerì: “Perché non fai l’attrice?”. “E come si fa?”. “Si va alla scuola del Piccolo”.  “Va bene, ci provo”. Andò così».

 

Ci pensò e ci provò.

«Mi presentai. Entrai per ultima, quasi all’ora di pranzo. Portai La morte avrà i tuoi occhi e un brano dell’Elettra. Fuori splendeva il sole, ma dentro c’erano nuvole nerissime. I membri della commissione sbuffavano. Mi salvò la Ferrati: “State attenti, qui c’è qualcosa di interessante”».

 

Il Piccolo per lei significa anche Strehler.  

giorgio strehler maria mulas

«L’uomo che forse mi ha amata di più. Avevo 21 anni, lui 13 in più. Giorgio aveva molti vizi. Per un po’ li assecondai. Poi, a un tratto, dissi basta».

 

Nella sua biografia, Una bellissima ragazza, lei parla di sesso sfrenato e cocaina.

«Lo seguii fino a quando mi fu possibile perché se stai con un uomo ci stai fino in fondo, poi arriva un momento in cui questa sensazione di invincibilità che ti porta a fare Milano-Parigi in un giorno lascia spazio alla stanchezza, alla voglia di riprendere in mano la tua vita, al desiderio di realtà. Con Giorgio finì anche perché non ce la facevo più».

 

ornella vanoni sulla copertina di playmen

Con le droghe che rapporto ha avuto?

«Legato agli anni con Giorgio. Adesso la sera fumo una canna prima di addormentarmi. Mi serve per dormire, per 20 anni l’ho fatto poco e male. Sa cos’è? Le persone come me hanno un cervello simile a una lampadina che non si spegne».

 

Tra voi, chi lasciò chi?

ORNELLA VANONI MINA

«Praticamente ci lasciammo. Luchino Visconti mi gettò nelle braccia di Renato Salvatori, uscirono alcune foto e Giorgio impazzì. Mi diceva: “Senza di te non riesco a vivere, ma con te non posso vivere”. Poi cambiò idea. Quando mi sposai con Lucio Ardenzi mi telefonava tutte le sere. Faceva stalkeraggio con un telefono fisso. Era un lupo ferito. Ululava al di là della cornetta: “Puttana, maledetta, dove sei?”. Cercavo di calmarlo: “Giorgio ti prego, non fare così”».

 

Ornella Vanoni

Il matrimonio con Ardenzi durò poco.

«Forse sarebbe stato più onesto non sposarsi proprio».

 

Avete avuto un figlio.

«Io e mio figlio abbiamo un bel rapporto. E basta così. Il mio esempio è Mina, quando le chiedono: “Come va a casa?”,  dice soltanto: “Bene, grazie”».

 

Lei e Mina siete state molto amiche.

«Eravamo amiche, ora lei è rintanata a Lugano e non la vedo più. Mina ha portato la gioia nella musica, con quegli occhioni e le mille bolle blu ha rotto gli schemi. Io ero sofisticata e impopolare, lei no. Io ero odiata dalle donne, che mi hanno sempre tradita, e lei amatissima. Ma non mi crucciavo: “Se non sarò la prima”,  mi ripetevo, “sarò la seconda”».

mara venier e ornella vanoni

 

Poi Mina lasciò le scene per sempre.

«Ha creato questo mito per cui più non si vede, più c’è. Un giorno mi disse: “Più sto lontana dalle paillettes e meglio mi sento”.  Penso sia contenta di stare a Lugano, so che ha comprato alcune case lì ed è sicuramente felicissima di aver lasciato le scene. D’altra parte è così. Si lascia sempre qualcuno o qualcosa».

Ornella Vanoni

 

Lei invece perché lasciò Ardenzi?

«Perché avevo già incontrato Paoli. Per un po’ restammo in clandestinità, poi la sbandata divenne lampante. Gino l’avevo visto di sfuggita per la prima volta alla Ricordi e notato subito, in mezzo a mille. Chiesi chi fosse e mi risposero: “Uno che prova a cantare, un culattone”. Sa qual è la cosa strana?».

ornella vanoni gino paoli

 

Quale?

«Che anche lui aveva chiesto di me in giro e gli avevano risposto: “È la cantante della Mala, è lesbica”. Decidemmo di frequentarci. Parlavamo, facevamo camminate estenuanti. Io con i tacchi a spillo, lui con il suo montgomery e le tasche vuote. Non aveva una macchina, né un soldo. Un giorno, stravolti dalla fatica, come nella sua canzone, ci sedemmo in un caffè con i camerieri maleducati e finalmente ci baciammo».

 

È stata una grande storia d’amore?

ornella vanoni gino paoli

«Avrebbe potuto esserlo. Ma Gino era sposato. In amore sono stata irrequieta e ho sofferto tantissimo, ma non ho mai lottato per tenere un uomo vicino a me. Gino aveva sua moglie, era combattuto. Un giorno a Forte dei Marmi gli dissi: “Accompagnami al treno, me ne vado”.  Lui non mi guardò mai negli occhi e così non capì il mio dolore. Gino era un amore impossibile, però mi è rimasto nel cuore».

 

Il sesso per lei è stato importante?

«Fu bello perdere la verginità con un uomo più grande di me, dolcissimo e molto innamorato. Quando andai in Inghilterra feci l’amore con tanti ragazzi. Ma mi chiedevo sempre: “Che cos’è l’amore? È davvero questa cosa qui?”.  Alla lunga, quel trin trin, tran tran mi parve pura routine. “Ma che noia”, mi dicevo. Non fu sempre così però. Con Strehler c’era lo stesso trin trin tran tran, ma non era noioso per niente».

 

Vanoni Ardenzi

 

Ha letto del MeToo?

«Uomini e donne hanno una fratellanza inquieta, ma secondo me vanno avanti insieme. Separati non siamo più così brillanti, bravi, intelligenti e rischiamo di ghettizzarci. Quando ho scritto dei bei testi, amato, provato a volare, l’ho fatto sempre con un uomo. Il MeToo ha messo al centro del dibattito qualcosa di cui sembrava addirittura impossibile parlare, ma invece di essere liberatorio è stato orribile».

 

Come mai?

ornella vanoni gino paoli jpeg

«Prima di tutto il dibattito è partito da Asia Argento che però poi si è comportata in un modo che non giustificava né lei, né la piega che aveva preso la discussione. E poi per un’altra ragione fondamentale: tutti si sono impegnati a parlare delle attrici, di cui francamente non ci frega niente, e nessuna si è interrogata sulle sopraffazioni vere, sulle dinamiche da ufficio o da supermercato in cui se non ti concedi al capo perdi il lavoro».

ornella vanoni patty pravo come britney spears e madonna

 

Lei è sempre stata bella. Ha mai avuto problemi simili?

«Sono stata corteggiata e, come dice la Deneuve, essere corteggiati è normale. Se continuiamo così nessun uomo oserà più metterci la mano sulla spalla. Comunque gliel’ho detto prima: io non mi sono mai sentita bella».

 

Ornella Vanoni

Però la chiamavano culo d’oro. Lina Sotis diceva: «Quando passa Ornella, le donne guardano il vestito. Gli uomini guardano anche dentro il vestito».

«Un giorno ero con Laura Betti a pranzo e si avvicinò Pasolini: “Tu sei l’unico culo femminile che mi fa vibrare”.  Diventai paonazza. Laura era molto simpatica, aveva sempre fame, ingrassava in continuazione e fece montare una grata con il lucchetto davanti al frigo. Un giorno, nel tentativo di espugnarla, rimase incastrata e la dovettero liberare».

 

Altre passioni femminili?

«Sophia Loren, che avevo sempre immaginato altissima e che quando incontrai mi sembrò invece piccola e minuta».

 

Avrebbe potuto essere un’ottima attrice anche lei.

STREHLER

«Appena misi piede in teatro mi premiarono come attrice rivelazione. Pochi mesi fa mi hanno proposto un film: sa cosa le dico? Magari accetto. Il cinema era divertente, ma serviva applicazione. Tognazzi era un grandissimo attore ma come cuoco e regista aveva i suoi difetti. Era distratto. Una volta sul set gli dico: “Ugo, ma nell’inquadratura precedente non avevi l’orologio?”. E lui: “Oh cazzo, lo sai che hai ragione?”».

Gino Paoli Ornella Vanoni

 

Cosa le piaceva negli uomini?

«La dolcezza, la poesia, la capacità di commuoversi. Quando Giorgio mi portava a Trieste e ripercorreva la sua infanzia gli scendevano le lacrime. Io ero rapita. Se Giorgio fosse stato più equilibrato non l’avrei mai lasciato. Perché avrei dovuto? Lo amavo, mi aveva inventata. Era stato lui a insegnarmi il piacere della lettura, a guidarmi nella magia del teatro, a farmi vedere i film chiave della mia vita. Giorgio mi riteneva un gran talento senza la necessaria tenuta nervosa per farcela».

 

Si sbagliava.

pamela prati celentano

«No, non si sbagliava perché pur di andare avanti mi sono fatta a pezzi. C’è voluto coraggio perché una cosa è indiscutibile: senza coraggio, il talento non serve a niente».

 

Lei lo ha avuto?

«Certo, ma ho avuto anche le mie cadute. Le mie depressioni. Sono stata chiusa un anno dentro casa senza voler vedere nessuno. Una mia amica, anzi una ex amica che credevo tale e si dimostrò una stronza, mi diceva: “Lo fai per farti notare”. Invece la depressione è tremenda. Dal cancro hai l’illusione di guarire, dalla depressione no. È una malattia vera e sottovalutata. E gli altri pian piano evaporano perché stare vicino a un depresso è tra le cose più difficili che ci siano».

 

Quando finalmente riemergeva che sensazione aveva?

«Quella di conoscere meglio me stessa. Rinascevo da un letargo doloroso e scrivevo subito una canzone, inventavo uno spettacolo, smettevo di piangere».

 

Oggi piange?

ORNELLA VANONI CON BARBONCINO

«Sempre di più e su tutto. Un cagnolino disperso, un uccellino che muore, i disperati che affogano in mezzo al mare o i loro figli che mi chiedo dove vadano a finire. Quando si invecchia il cuore diventa più fragile».

 

Il ricordo la consola?

«Ho conosciuto gente straordinaria».

 

Tra i cantanti?

«Il più geniale, il migliore, era Dalla. Com’era spiritoso Lucio. “Ho scopato la nipote di Stockhausen”, mi diceva, “mi sembrava di scopare il maestro”. Quando hai intelligenza e fascino, l’aspetto fisico sparisce. Lucio era brutto, aveva dita che somigliavano a piccoli wurstel e se entrava in acqua, per i peli, pareva indossasse la muta, ma se cantava ti spalancava un mondo. Era sensibile e per amore ha sofferto molto. L’amore è così. Anche se le storie finiscono, se hai amato qualcuno, a meno che non sia una persona orribile, continui ad amarlo».

 

Lei ha conosciuto bene anche Celentano?

ORNELLA VANONI RENATO ZERO

«Non lo vedo da tanto tempo. Adriano non esce da anni, è blindato. Adrian è stato un flop costato decine di milioni di euro, ma io non mi sono stupita. Se perdi il contatto con la realtà, ti fai guidare dalla presunzione e non dall’autocritica e credi di essere il massimo, il minimo che possa accaderti è di finire contro un muro».

 

Periodicamente Celentano parla di politica. A lei interessa?

LUCIO DALLA

«Lui sulla politica dice tante sciocchezze e non mi interessano. La politica la conosco. Ho visto il ’68, con i contestatori che facevano le barricate con i mobili degli altri e ho preferito andare al mare con Renato Zero. Poi anni dopo ho conosciuto Berlusconi, che era piccolo di statura, ma anche molto bello e con una gran faccia. E naturalmente ho conosciuto Craxi. Stella Pende diceva: “Ridateci il ciccione”. Qualche volta capita di pensarlo anche a me. Ci diede l’illusione di essere felici, Craxi. Mica poco, sa? Andai a trovarlo ad Hammamet. Dimenticato da tutti, abbandonato da tutti».

 

Teme possa accadere anche a lei?

«Non temo più niente. Come dice Frida Kahlo, bisogna lottare senza arrendersi».

 

bettino craxi al mare

Pensa mai alla morte?

«Ci penso e non ho tanta paura. Non me la immagino, la morte, e non voglio neanche saper quanti natali festeggerò ancora. Ricorda Blade Runner? Lui chiede a lei quando sia la sua scadenza e l’altra risponde: “Non dirmela”. Una scadenza l’abbiamo tutti, ma non sappiamo qual è e soprattutto non possiamo saperla».

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