al pacino

AL PACINO FA 80! - “NON MI VOLEVANO PER “IL PADRINO”, DICEVANO CHE ERO TROPPO BASSO COME GANGSTER” - “VENGO DALLA STRADA, DAL SOUTH BRONX, CON MIA MADRE E I NONNI EMIGRATI DA CORLEONE, PRIMA DI ESSERE ACCOLTO DA LEE STRASBERG ALL'ACTOR'S STUDIO - NON SONO AMERICANO: IO SONO COMPLETAMENTE ITALIANO! MIO NONNO, JAMES GERARDI, ERA UN IMBIANCHINO E MI HA INSEGNATO LA GIOIA DEL LAVORO. HO SMESSO DI BERE NEL '77 PROPRIO GRAZIE AL MESTIERE DI ATTORE…”

al pacino e robert de niro in irishman

Filippo Brunamonti per “la Repubblica”

 

Intervista del 9 marzo 2018

“Volete licenziarmi? Provateci». Quello sullo schermo, con aria di sfida, non è più Al Pacino ma un ultracorpo: il viso ha il colore di una vecchia brioche, il tronco panciuto, i capelli grigi. Nel film diretto da Barry Levinson per Hbo, Paterno - prossimamente su Sky Cinema - Pacino si trasforma nella leggenda Joe Paterno, l'ex allenatore italoamericano entrato nel Guinness dei primati con il più alto numero di vittorie nella storia del football major-college.

 

Fino all'accusa di aver coperto uno dei suoi assistenti, Jerry Sandusky, colpevole dell'abuso di quaranta bambini negli spogliatoi della Pennsylvania State University, dove "JoePa" era un'istituzione dell' atletica giovanile. La faccia invecchiata da ore di make-up fa saltare tutti i personaggi nati in quarant'anni di carriera: «Vengo dalla strada, dal South Bronx, dove abitavo con mia madre e i nonni emigrati da Corleone a New York, prima di essere accolto da Lee Strasberg all' Actor' s Studio», racconta Pacino, 77 anni.

al pacino e robert de niro in la sfida

 

Con il gangster Michael Corleone, Tony Montana di Scarface e il poliziotto Serpico, Paterno «ha in comune il senso di solitudine che provavo io da bambino, quando mi chiudevo in una stanza a reinterpretare i film che vedevo al cinema». Da allora ci sono stati un Oscar, vari Golden Globe e la reunion de Il padrino: «Lo studio non mi voleva. Troppo basso come gangster, dicevano».

 

E a proposito di mutazioni, nel 2019 ritroveremo Pacino e De Niro (l'ex Vito Corleone) insieme tra mafia e corruzione in The Irishman di Martin Scorsese, ringiovaniti e invecchiati dagli effetti della Industrial Light & Magic.

ROBERT DE NIRO E AL PACINO

 

Pacino, che rapporto ha con il tempo?

«Rispetto a quand'ero giovane, e improvvisavo le mie commedie teatrali nelle vetrine dei bar del Village, oggi ho l'opportunità e il privilegio di scegliere. Avevo 23 anni, forse ero infelice. Cercavo di spingermi verso una direzione, e quella direzione spesso era il cinema. Adesso è il cinema che viene verso di me, a dirmi: io ti salvo. È di grande aiuto poter dire sì o no quando ti offrono un copione; questo lo scelgo, questo lo scarto. Mi godo la grande lotteria dello spettacolo. Non faccio più film perché devo».

 

Dalle vetrine dei bar è arrivato a interpretare "Il mercante di Venezia" a Central Park.

AL PACINO E ROBERT DE NIRO

«In passato ero un recluso, un timido. Il teatro mi ha riconciliato con il pubblico e con la mia identità. Ma la penso un po' come Orson Welles: una volta che cominci a fare cinema, non torni indietro».

 

Ha già interpretato personaggi realmente esistiti. Perché Joe Paterno?

«Ogni progetto è diverso: per Hbo sono stato l'avvocato gay Roy Cohn in Angels in America, poi il Dr. Morte, il padrino del suicidio assistito Jack Kevorkian (un Emmy, ndr) diretto da Barry Levinson, e il produttore e musicista Phil Spector, riconosciuto colpevole di omicidio.

 

AL PACINO E ROBERT DE NIRO

Se c'è un legame tra loro? Io che li interpreto! La regola aurea è evitare la replica. Non imitare. Anche se dovreste ascoltarmi cantare Al Johnson o Sinatra Su Paterno ho fatto molte ricerche: la squadra di football Penn State Nittany Lions, le fotografie, i ritagli di giornale, documentari. Ma non ho incontrato di persona la comunità che ha amato Paterno al punto da dedicargli una statua. Era un imperatore, un re. Lì la vicenda scotta ancora. L'annuncio di dimissioni di Paterno è arrivato un anno prima della sua morte per cancro ai polmoni».

 

Secondo gli investigatori, Paterno tentò di insabbiare gli abusi. Era davvero al corrente ed è rimasto zitto?

«Recitare è una delle cose più complicate al mondo. In Paterno ho dovuto fare una scelta: credo a Paterno o lo considero un bugiardo? Conosco diversi coach, li ho contattati uno a uno per prepararmi: tutti parlano esattamente come Paterno.

 

al pacino in wilde salome

Ripetono le stesse parole. La più citata è "focus". Infatti focalizzano l' attenzione sul campo, le strategie, il gioco. Non esiste altro, soltanto lo sport. È probabile che Paterno non si sia mai accorto di ciò che accadeva negli spogliatoi. Nel film, a un certo punto, sua moglie lo provoca e dice: "Jerry Sandusky è stato in piscina con i nostri bambini, un giorno. Se tu avessi saputo che era colpevole, non lo avresti lasciato andare. Giusto?"».

 

Paterno era un italoamericano, come lei.

«Non mi stancherò mai di ripeterlo: io sono completamente italiano. Dentro! L' Italia è la mia casa, la mia patria».

 

al pacino il padrino

In "Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone il suo personaggio, Tony D' Amato, ispirato al coach Vince Lombardi, diceva: "O noi risorgiamo come collettivo o saremo annientati individualmente".

«Credo nello spirito di squadra in tutti i settori della vita. Mio nonno, James Gerardi, era un imbianchino e mi ha insegnato la gioia del lavoro, del fare gruppo. Ho smesso di bere nel '77 proprio grazie al mestiere dell' attore. Ecco perché non ci faccio caso quando parlano di rivalità con Robert De Niro. Bobby è un genio puro».

AL PACINO A VENEZIA 71al pacino in danny collins I CAPELLI FINTI DI AL PACINO jpegAL PACINO PHIL SPECTOR AL PACINO PHIL SPECTOR PHIL SPECTOR FILM AL PACINO AL PACINO PLASTICHE FACCIALI VARIE CHRISTOPHER WALKEN AL PACINO Cruising con Al Pacino fu censurato Al Pacino jpegAL PACINO A VENEZIA 71AL PACINO E BRIAN DE PALMA

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...

valter lavitola sigfrido ranucci

DAGOREPORT - SE NON CADONO SULLA FIGA, CADONO SULLA VANITÀ (AL LIMITE DELLA MEGALOMANIA) – A FREGARE RANUCCI È STATO IL SUO EGO. È VERO CHE IL GIP DI ROMA ESCLUDE CATEGORICAMENTE QUALSIASI COINVOLGIMENTO DI SIGFRIDO NELL’ATTENTATO. MA NELL’ORDINANZA CHE HA DISPOSTO IL CARCERE PER LAVITOLA, IL GIUDICE SCRIVE CHIARAMENTE CHE IL GIORNALISTA ERA, SE NON TENTATO, SICURAMENTE LUSINGATO DAL PROGETTO POLITICO DI VALTERINO, CON MIELI E CAPPELLINI COME ADVISOR – QUANDO IL FACCENDIERE GLI GIRA IL FAMIGERATO SONDAGGIO SUI POSSIBILI LEADER DEL "CAMPO LARGO", CHIEDENDOGLI UN’OPINIONE, RANUCCI RISPONDE: “L HO VISTO MA VA INTEGRATO". E DOPO QUALCHE GIORNO MODIFICA LA BOZZA – PERCHÉ LAVITOLA, PRIMA DI ESSERE ARRESTATO, HA RIPETUTO: “SE L’ATTENTATO L’HA FATTO GOMES, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO FARE IO, E SE L’HO FATTO FARE IO, VUOL DIRE CHE L’HO FATTO D’ACCORDO CON SIGFRIDO”? – NEI GIORNI SUCCESSIVI ALLA PERQUISIZIONE, INTERCETTATO, LAVITOLA SI LASCIA ANDARE ANCHE A UN'ALTRA FRASE: “MA COME CAZZO NON FANNO AD ARRESTARMI QUESTI?”

paolo mieli lavitola ranucci cappellini

DAGOREPORT - SUL CASINO RANUCCI, DI RESPONSABILITÀ PENALI NON SAPPIAMO E NON POSSIAMO DIRE. MA C’È UNA DOMANDA CHE I GIORNALONI EVITANO ACCURATAMENTE DI FARE: PERCHÉ UN BI-DIRETTORE DEL "CORRIERE", PAOLO MIELI, E UN VICE-DIRETTORE DI "REPUBBLICA", STEFANO CAPPELLINI, SI SONO MESSI A FARE, COME DOPOLAVORO, I ''CONSIGLIERI-ADVISOR'' DI UN SONDAGGIO MESSO SU DA UN MILLANTATORE PREGIUDICATO COME LAVITOLA? - SEMPLICE SMANIA DA “KINGMAKER”? SOLITA ROMANELLA DEL "CI CONOSCIAMO TUTTI?" - SULL'EX GALEOTTO LAVITOLA, CONDANNATO PER DUE VOLTE PER TENTATA ESTORSIONE, I NOSTRI "EROI" NON POSSONO CADERE DAL PERO - DALLE FITTE CHAT LAVITOLA-MIELI-CAPPELLINI, LA COLLABORAZIONE È EFFETTIVA, NON LIMITATA A SUGGERIMENTI O CHIACCHIERE DA BAR - A UN CERTO PUNTO, IL “VALTER CARISSIMO” (BY MIELI) SEMBRA UN EDITORE CHE DA' ORDINI AI SUOI DIPENDENTI IN RITARDO SULLA CONSEGNA DEL LAVORO - (CHISSA' A "REPUBBLICA" COME AVRANNO PRESO IL "GIRO DI VALTER" DEL DIRETTORE CAPPELLINI..) 

ursula von der leyen giorgia meloni friedrich merz pedro sanchez emmanuel macron ceuta

DAGOREPORT – SPLASH! GIORGIA, T’HANNO RIMASTO SOLA: DOPO TRUMP, ORA RISCHIA UN "VAFFA" ANCHE DALL'EUROPA - DEI 22 PAESI UE CHE HANNO FIRMATO LA LETTERA SU SCHENGEN PROPOSTA DALLA PREMIER DELLA GARBATELLA, NESSUNO È ANDATO OLTRE CHIUDENDO I CONFINI - IL PRIMO COLPO FATALE SULLA MELONI "SCHENGENATA" E' ARRIVATO DALL"AMICO MERZ", CHE IERI HA ANNUNCIATO CHE LA GERMANIA RISPEDIRA' IN ITALIA I MIGRANTI SBARCATI SULLE NOSTRE COSTE - IL COLPO DEL KO È ATTESO NELLE PROSSIME ORE: L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELL'ESECUTIVO EUROPEO, URSULA VON DER LEYEN, PER CHIUDERE L'INSOSTENIBILE CORRIDA ITALIA-SPAGNA - DAVANTI AL "MURO DI BERLINO", ALLA DUCETTA NON RESTA ALTRO CHE RINCULARE, MAGARI SPARANDO QUALCHE SUPERCAZZOLA PER NON PERDERE LA FACCIA. ALTRIMENTI, RISCHIA L'ISOLAMENTO POLITICO TOTALE: OLTRE ALLA FRANCIA DI MACRON E ALLA SPAGNA DI SANCHEZ, SI RITROVERA' CONTRO ANCHE LA GERMANIA DI MERZ - L'ATTACCO A SANCHEZ, OLTRE A CAVALCARE LA DILAGANTE ONDATA DELLE DESTRE SOVRANISTE (VANNACCI IN PRIMIS), SAREBBE STATO SUGGERITO ALLA PREMIER DE' NOANTRI DAL LEADER DI VOX, L'AMATO SANTIAGO ABASCAL...

carlo deodato intelligenza artificiale cristiano ceresani sebastiano dondi davide de lungo

DAGOREPORT - L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE? LA SOLITA SCUSA PER FAR LAVORARE I SOLITI, E FAR GIRARE L’ECONOMIA DELLA ROMANELLA POTENTONA! – TRA I DOCENTI DEL CORSO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I DIPENDENTI DI PALAZZO CHIGI CI SONO MOLTI VOLTI NOTI DEI PALAZZI ROMANI: FUNZIONARI, DIRIGENTI, EX CAPI DI GABINETTO GIÀ STRAPAGATI DA CAMERE E GOVERNO. NON POTEVANO IMBASTIRE UNA LEZIONCINA INTERNA A PIAZZA COLONNA? PERCHÉ HANNO DOVUTO FARE UN GIRO IMMENSO, RICORRENDO ALL’ACCADEMIA TRECCANI, CON PUZZA DI SOFFRITTO D’INTERESSI? SARÀ MICA CHE L’OPERAZIONE SERVE A DISTRIBUIRE QUALCHE ALTRA MANCETTA AGLI AMICI? AH, NON SAPERLO!