gianluigi paragone rai2

PARAGONE, CHE CON LA RAI HA GUADAGNATO ASSAI, RIPARTE CON L'ABOLIZIONE DEL CANONE, OTTIMA BATTAGLIA POPULISTA - CI SCRIVE UN PENSIONATO RAI PRECISINO: ''MA QUESTI LIBERALI ALL'AMATRICIANA LO SANNO CHE LA RAI COSTA MENO E OFFRE DI PIÙ RISPETTO ALLE TV PUBBLICHE IN FRANCIA, REGNO UNITO, SPAGNA E GERMANIA? CHE PRENDE 1,7 MILIARDI DI CONTRIBUTO PUBBLICO, QUANDO IN GERMANIA SONO 8,1? E ORA CON RAIPLAY…''

 

1. UN EX DIPENDENTE: FA FICO BISTRATTARE LA RAI, MA SE VEDIAMO I MERCATI STRANIERI…

Riceviamo e pubblichiamo:

 

GIANLUIGI PARAGONE

Caro Dago, sono un pensionato RAI che conosce bene la materia delle tv pubbliche. Il casino politico sull'abolizione dell'odiato canone non tiene conto di quello che succede nei tanto invidiati (dai liberali de' noantri) mercati stranieri, usati come esempio solo quando fa comodo. Io ormai sono in pensione e non mi frega niente di difendere la mia ex azienda, ma volevo segnalarti dei dati visto che non amo le facilonerie populiste.

 

Tra le concessionarie pubbliche spagnole, francesi, inglesi e tedesche, la RAI è il servizio pubblico che può mostrare i migliori livelli di efficienza alla luce del finanziamento pubblico che riceve attraverso il canone. In termini comparativi, la RAI dispone di risorse pubbliche inferiori alle altre concessionarie: nel 2017, la RAI ha potuto beneficiare di 1.776 milioni di euro di risorse pubbliche, contro i 4.729 milioni di euro della BBC, i 3.378 milioni di euro delle concessionarie francesi e gli 8.122 milioni di euro delle televisioni e radio pubbliche tedesche.

 

Gianluigi Paragone

In Italia il valore unitario del canone, pari a € 90, è inoltre il più basso se comparato al Regno Unito, alla Francia e alla Germania, dove il canone è pari rispettivamente a circa € 175, € 139 e € 210. A ciò va aggiunto che lo Stato italiano non destina alla RAI l’intero importo della raccolta canone, infatti solo l’87% dei  90€ viene versato alla concessionaria.

 

Confrontando la RAI con i più importanti editori pubblici europei, come BBC, ARD, ZDF, RTVE, France Télévisions, risulta evidente che l’offerta di canali della concessionaria italiana è la più ampia e con i migliori risultati di ascolto: nel 2017 lo share televisivo di RAI è stato pari al 36,5%, della BBC il 31,5%, di France Télévisions il 28%, di ARD il 26,1%, della ZDF il 18,2% e della RTVE il 16,7%.

 

La RAI possiede inoltre complessivamente meno dipendenti dell’inglese BBC, delle tedesche ARD e ZDF e di France Télévisions, ma investe in programmazione più di ogni altra concessionaria:  nel 2017, gli investimenti in programmazione in RAI hanno superato il valore complessivo di tutto il finanziamento pubblico ricevuto mentre, ad esempio, in comparazione, France Télévisions ha investito un valore pari solo all’84% del proprio finanziamento pubblico, la spagnola RTVE il 77%, la BBC il 63% e l’editore tedesco ZDF il 68%.

 

fabrizio salini marcello foa

E' chiaro che il canone, soprattutto da quando è in bolletta, è visto come una gabella fastidiosa. Ma soprattutto ora che Raiplay è su molti telefoni, tablet e smart tv, e molti italiani danno quasi 200 euro l'anno a Netflix, dovrebbe essere chiaro a tutti quanto valga l'offerta della bistrattata tv pubblica…

 

Un saluto,

 

Gianni

 

 

2. CANONE RAI, SULL' ABOLIZIONE IN ONDA LO SCONTRO LEGA-M5S

Rosaria Amato per “la Repubblica

 

Abolire il canone Rai, un obiettivo comune per Lega e Movimento Cinque Stelle. Però, all' indomani della presentazione di un progetto di legge targato M5S alla Camera e al Senato, che prevede anche l' abolizione del tetto pubblicitario, la Lega prende le distanze. «Non asseconderemo mai nessuna operazione mirata a smantellare il servizio pubblico - dice il segretario della commissione di Vigilanza Rai Massimiliano Capitanio - né asseconderemo altre logiche di informazione che non siano mirate all' interesse del cittadino e del Paese».

RAIPLAY

 

Di interesse pubblico parla anche Michele Anzaldi, deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai: «Lo stesso fatto che si parli di progetto di legge dimostra che il governo non hanno le forze per farlo. Nel merito, la Rai e il servizio pubblico esistono per trattare tematiche che non hanno appeal. La tv pubblica serve a questo, anche se la situazione adesso è molto deteriorata».

 

michele anzaldi

Un aspetto che Gianluigi Paragone, capogruppo M5S in Commissione di Vigilanza Rai, che ha presentato il progetto di legge al Senato (alla Camera lo ha fatto Maria Laura Paxia), prende in considerazione: «Il disegno di legge che abbiamo scritto parla di abolizione del canone, ma sono disponibile a ragionare anche solo su una fortissima riduzione, se serve per finanziare trasmissioni che altrimenti non avrebbero attrazione per gli inserzionisti oppure nelle quali sarebbe inopportuno inserire degli spot». L' obiettivo, spiega ancora Paragone, è quello di «andare incontro ai bilanci delle famiglie e dei cittadini, già parecchio tartassati». Ma anche quello di mettere la Rai al pari con i concorrenti con l' abolizione del tetto pubblicitario.

 

 

3. RAI: BORIONI, CON STOP CANONE NON ESISTE SERVIZIO PUBBLICO

 (ANSA) - "Un servizio pubblico non finanziato dal settore pubblico, attraverso fiscalità generale o di scopo, non può esistere in natura. Non può esistere un servizio pubblico radiotelevisivo di natura unicamente commerciale". A sottolinearlo è il consigliere di amministrazione della Rai Rita Borioni, a proposito della proposta di legge per l'abolizione del canone Rai presentata dalla deputata Paxia del M5S.

RITA BORIONI

 

 "E in mancanza di un finanziamento pubblico - afferma Borioni - non ha più senso la Convenzione o il Contratto di Servizio e gli obblighi derivanti. Il disegno dell'A.C. 1983 sembra essere semplicemente quello di una Rai molto piccola, con solo un paio di canali, senza più informazione regionale, senza obblighi di finanziamento del cinema e dell'audiovisivo, con nove o diecimila dipendenti in meno. Tanto per cominciare", conclude.

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”