michieletto

I PARRUCCONI SULLA GIOSTRA DI RIGOLETTO – IL VERDI DI DAMIANO MICHIELETTO, FITTO DI SPUNTI CINEMATOGRAFICI DA ‘’CARLITO'S WAY’’, ‘’JEEG ROBOT’’, ‘’ARANCIA MECCANICA’’ E ‘’JOKER’’ FINO A LUHRMANN E TARANTINO PER I RIFERIMENTI PULP; ESTETICA DA CLIP E SUGGESTIONI D'ARTE, DA CARSTEN HÖLLER A EDWARD KIENHOLZ, HA CENTRATO L’OBIETTIVO: FAR INCAZZARE I CUSTODI DELLA LIRICA COL PANNOLONE - FILIPPO CRIVELLI:  “LA LOCANDINA DOVREBBE INDICARE RIGOLETTO DEL REGISTA MICHIELETTO CON INSERTI MUSICALI DI GIUSEPPE VERDI”

damiano michieletto 1

1. SULLA GIOSTRA DI RIGOLETTO TRIONFA LA DISTOPIA PULP

Andrea Penna per La Repubblica - Roma

 

Quando sullo schermo Gilda svanisce fra le onde del mare si spegne anche l' ultimo canto della sua voce mentre irrompe l' urlo del padre: la maledizione che chiude l' opera trascina con sé l' unica persona a cui Rigoletto, la maschera dolente di Roberto Frontali, teneva al mondo.

 

Il Rigoletto presentato giovedì dall' Opera di Roma al Circo Massimo si è trasformato in un vero Kolossal fra teatro, cinema e tv. Damiano Michieletto mette al centro della storia la relazione malata e possessiva fra padre e figlia, che attraversa una realtà nera, perfino squallida, illuminata solo dalla gioventù ingenua quanto ribelle di Gilda e dal ricordo della madre, che nei super- 8 seppiati di una giornata al mare si confonde con quello della figlia, la radiosa Rosa Feola.

rigoletto

 

Michieletto incrocia il piano cinematografico dello schermo, i video in presa diretta che corrono su un dettaglio o raccontano gli antefatti, con la scena occupata da grosse berline, un furgone- caravan ( servirà a Maddalena e Sparafucile, l' ottimo Riccardo Zanellato) e la giostra-simbolo, casa, ruota della vita, vortice di ebbrezza giovanile, roulette in cui si rischia la vita.

 

rigoletto 9

È una contemporaneità distopica fitta di spunti cinematografici da Carlito' s way, Lo chiamavano Jeeg Robot e Casino per il Duca boss di Ivan Ayon Rivas, Arancia meccanica e Joker per la gang, fino a Luhrmann e Tarantino per i riferimenti pulp; estetica da clip e suggestioni d' arte, da Carsten Höller a Edward Kienholz, per un racconto in cui la violenza non è edulcorata ma tangibile e contemporanea, anche se a tratti rischia di appiattire in un unico deserto metropolitano di virilità tossica il mondo del duca, il vincitore, e quello di Rigoletto, il vinto, relegando il primo a un grottesco destino da caratterista.

IL RIGOLETTO DI DAMIANO MICHIELETTO

 

In ogni caso questo Rigoletto, in scena fino a lunedì, è uno spettacolo riuscito che offre momenti toccanti; le presenze della politica, a partire dal Presidente della Repubblica, fino a tanti volti dell' ambiente artistico hanno sottolineato invece il segno di vitalità di un mondo, quello del teatro musicale, fortemente minacciato dalla pandemia:

 

rigoletto 8

un evento spettacolare che ha chiesto delle mediazioni e non si può che provare gratitudine per un direttore del prestigio di Daniele Gatti, che come direttore musicale del teatro ha accettato di proporre la sua lettura intimista e cesellata di Rigoletto in un contesto in cui amplificazioni, luci, telecamere, distanziamento di artisti e del coro posto sulle ali della scena, rendevano problematico perfino tenere insieme buca e palcoscenico.

 

Come sempre il miracolo vero lo realizza solo la musica, la speranza è che queste serate romane diano il via al ritorno alle attività di tutti teatri.

 

rigoletto 7

Teatro dell' Opera al Circo Massimo.

Repliche questa sera e lunedì 20. Info tel. 06.481601.

 

RIVOLTA CONTRO IL RIGOLETTO «MODERNO»

Piera Anna Franini per il Giornale

 

Com' è l' opera ai tempi del Covid? Il coronavirus ha accelerato un processo in atto, quello delle regie dirompenti. I registi Damiano Michieletto, a Roma con Rigoletto e Valentina Carrasco, a Viareggio con Gianni Schicchi, hanno firmato i primi melodrammi tornati sulle scene dopo lo stop da pandemia.

filippo crivelli

 

La Carrasco chiama in campo la contemporaneità, proprio quella che - per la verità - vorremmo fuggire, per cui scatta un bacio e interviene la protezione civile, gli artisti indossano guanti e mascherine, il palco è ossessivamente igienizzato, e archiviata la plastic tax, ecco plastica ovunque.

 

Al Circo Massimo di Roma è appena andato in scena un Rigoletto noir, racconto di un mondo criminale anni Ottanta. «Rigoletto è di Giuseppe Verdi, quindi di Francesco Maria Piave. Poi arriva questo regista che dicono essere un genio e mette in scena una banda, vedi figure che ricordano Bobby Solo e Little Tony. Non si capisce come scatta la vendetta.

 

Il Quartetto, una delle pagine più belle del melodramma, finisce in un camper. Sono letture che già in partenza respingono il pubblico dei vecchi. Forse si pensa che in compenso si attireranno i più giovani? Non mi sembra una buona strategia. I grandi registi, penso a Zeffirelli e Strehler, erano rispettosi della musica: il punto di partenza» è l' osservazione di Fedele Confalonieri che alla musica ha riservato passioni e studi culminati in un diploma di pianoforte.

 

valentina carrasco

La cantante Katia Ricciarelli, sollecitata sul tema delle regie, è chiara: «L' opera ha un linguaggio che risale a centinaia di anni fa. Ci sono parole cadute in disuso. Può essere che il libretto chieda all' artista di tenere una spada in mano dall' inizio alla fine, la cosa fa ridere? Pazienza, se ami il melodramma, devi amarlo per quello che è. Bisogna andare al passo coi tempi, non c' è dubbio.

 

katia ricciarelli

Ma questo non vuol dire stravolgere tutto, faremmo altrimenti male al melodramma. Vanno eliminati fronzoli, parrucconi, le corna e la coda di Mefistolfole per dire. lo spettacolo va consegnato snello e pulito. Ma su tutto vige il buon gusto e il Bello. Ciò che più conta è la musica, le voci, la bravura dei cantanti-attori.

 

Solo così possiamo sperare di portare i giovani a teatro. Siamo in un periodo difficilissimo. Penso sarebbe ragionevole procedere a piccoli passi. E poi, siamo onesti: in momenti così difficili abbiamo bisogno di andare a teatro per sognare e trovare un po' di magia».

 

RICCARDO MUTI 4

Il regista milanese Filippo Crivelli ironizza sullo strapotere della regia. E nel commentare il Rigoletto romano dice, la locandina dovrebbe indicare - Rigoletto del regista Michieletto con inserti musicali di Giuseppe Verdi -.

 

No, non è una regia moderna: semplicemente non c' è regia. Se una persona sentisse parlare di Rigoletto, si incuriosisse e volesse andare a vederlo, non capirebbe niente seguendo una produzione così. Si vedono dei movimenti, immagini talvolta belle ma spesso stralunate, e allora ti chiedi se siano le allucinazioni di Rigoletto. Salvo solo la scena di Gilda sulla giostra, lì ho avvertito un momento poetico. L' unico però».

 

Spesso il rapporto fra la buca d' orchestra e il palcoscenico si fa rovente. Ricordiamo le sfuriate dei registi di Giovanna d' Arco, prima della Scala del 2015, inviperiti perché il direttore Riccardo Chailly aveva bocciato una serie di trovate sceniche che nulla c' entravano col dramma.

 

franco zeffirelli 2

Riccardo Muti ormai solo raramente dirige opere in forma scenica, e soprattutto quando di mezzo c' è l' amato Verdi. In un' intervista del 2019 a Classic Voice dichiarò che «tutti i grandi registi oggi su Verdi cadono. Verdi non sopporta l' intellettualismo.

 

Certamente il palcoscenico non dov' essere sovraccaricato di cose in contrasto con la musica. Zeffirelli lo sovraccaricava molto soprattutto negli ultimi tempi ma il Don Carlo era il trionfo di un fare artistico e artigianale che sta sparendo».

 

 

fedele confalonieririgoletto 15rigoletto 12rigoletto 1rigoletto 10rigoletto 11rigoletto 14rigoletto 13rigoletto 3rigoletto 5

 

Ultimi Dagoreport

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO - TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE CHE NEL 2018 PORTARONO IL SOVRANISMO DELLA LEGA E IL POPULISMO M5S A PALAZZO CHIGI, GOVERNO CONTE-SALVINI...

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...