jann wenner rolling stone

LA PIETRA NON ROTOLA PIÙ – L'EX DIRETTORE DI "ROLLING STONE ITALIA", CARLO ANTONELLI, FA A PEZZI LA VITA SPERICOLATA E PARACULA DI JANN WENNER, IL CREATORE DELLA CELEBRE RIVISTA ROCK – ''ALLA FINE DEGLI ANNI ’60, MENTRE SI SCOPAVA QUESTO MONDO E QUELL’ALTRO, FUMAVA, TIRAVA COCA E SOPRATTUTTO SI CALAVA DI LSD, HA DATO VITA A UNA RIVISTA UNDERGROUND, FIGHISSIMA, CAPACE DI RACCONTARE (E MONETIZZARE) IL MOVIMENTO HIPPIE – PECCATO CHE POI ABBIA PERSO IL CONTATTO CON LA REALTA', PERDENDO IL TOCCO E DISTRUGGENDO LA SUA CREATURA…''

carlo antonelli

Carlo Antonelli per “Vanity Fair”

 

Il mito di Jann Wenner è in parte giustificato e in parte proprio no. Wenner appartiene a quello che da molto tempo ho cercato di definire come “capitalismo hippie” nato alla fine degli anni Sessanta e che vede numerosi esempi: da “Body Shop” (ora in disgrazia, ma per molti decenni in gran forma) ai “Club Mediterranee” (quando erano fatti di capanne spartane e ci andavano i backpacker da tutta Europa in autostop, e solo dopo “animati” e maranza per due decenni, fino alla sparizione attuale) alla fantasmagoria anch’essa francese di “Barbapapà” (favolosa), alle più sofisticate agenzie di viaggi a piedi o in bici superchic come Butterfield&Robinson, fino al trionfo di Richard Branson con “Virgin”, che parte dai dischi per arrivare alle astronavi.

jann wenner like a rolling stone

 

Ah, non dimentichiamo nel novero anche gli astutissimi organizzatori di Woodstock, volponi di tre cotte. La maggior parte dei “reclamanti al diritto alla felicità personale totale, e forse collettiva” di quegli anni se ne stette lì bella spaparanzata a farsi i cannoni e i trip, tutti nudi, a rotolarsi in fanghi di ogni tipo e a pastrugnarsi.

 

Ma poi ce n’erano alcuni che immediatamente videro gli infangati e le infangate come dei polli da spennare, ma smerciando roba buona, sia ben chiaro. A questi appartiene Wenner. Ravana dalle parti di San Francisco, partecipa alla scena, sfiffa l’aria e non solo. E’ un giornalista sagace. Capisce in un lampo che tutta quella gente non ha un giornale da leggere. In quattro e quattr’otto lo inventa e lo stampa in tempi record.

 

jann wenner

Tempi in assoluto che rotolano velocissimi, con un’accelerazione che allora sembrava supersonica e che era invece acqua fresca rispetto a quella dei nostri ultimi vent’anni, solo che era molto più divertente. Velocità che impedisce alla pietra di coprirsi di muschio. “A rolling stone gathers no moss” è una cosa blues scritta da Muddy Waters, ma è anche una canzone del figherrimo Bob Dylan.

 

jann wenner con mick jagger e earl mcgrath

Ecco che la testata della rivista balza fuori: è appunto la “pietra rotolante”. Ah, c’è pure la guerra in Vietnam, idiota, sanguinaria, ma anche ottima iconografia per indignazioni facilmente solubili. E infatti è un’immagine di questo conflitto- quella di un ragazzo con l’elmetto in mezzo a quel troiaio- quella che “campeggia”- si diceva una volta- sulla prima copertina di quello che sembra un quotidiano o un magazine semi-underground della Bay Area.

 

Messo l’amo dentro lo stagno del mercato in un punto in cui pescano in pochi se non nessuno, il risultato è immediato. I pesci abboccano. Anche perché vengono nutriti come dei pascià, questo va detto: inchieste bellissime e coraggiose, una posizione politica a difesa dei diritti civili immacolata con una chiara propensione alla fattanza di vario genere, una relazione personale e reale con molti musicisti centrali della scena.

 

jann wenner con yoko ono a mustique nel 1990

In breve tempo l’underground diventa un ricordo e Wenner inizia a commissionare copertine, e sono copertine memorabili. Jann ha talento ed è un hippympreditore con i controcazzi. Scopre in un sottoscala maleodorante Annie Leibovitz e ne intuisce il talento facendola diventare LA fotografa della scena, un po’ come fece Franca Sozzani con Steven Meisel all’inizio della sua folgorante reggenza di “Vogue Italia” più di dieci anni dopo.

La redazione, una volta spremuta la scena californiana, passa a New York dove la coolness si fa bella pesante e il commercio della gioventù esplode e diventa futuro: da Max’s Kansas City, il locale, come centro di ogni relazione (ci stava sempre appoggiato al bancone anche Oliviero Toscani, che non a caso prende a lavorare anche per “Rolling Stone”, scatta Lou Reed per esempio) fino naturalmente alla Factory di Warhol e compagnia cantante e vellutata.

 

jann wenner john kennedy

Wenner si diverte come un pazzo, incontra chiunque, si fa amico di tutti, inizia a bazzicare il partito democratico e non più le frange esterne dei vari movimenti, si sposa con Jane, compra una bellissima casa di fianco del Dakota Building dove stanno John Lennon e Yoko Ono, nell’Upper West Side. Non si contano da quel momento in poi le copertine dedicate a John, soprattutto quella stracultona dei corpi nudi messi a conchiglia yin e yang di Lennon+Ono, naturalmente fotografati da Leibovitz. In realtà John – a seguito di uno scazzo tra il 1970 e il 1971- prese ad odiare Jann, tanto che quando lui venne al Dakota per fare le condoglianza a Yoko, lei terrea in volto gli mise gli occhiali ancora insaguinati di John in mano, dicono le cronache.

 

jann wenner con bono vox, mick jagger e bruce springsteen

Ah, cosa fondamentale per capire la comitiva di “Rolling Stone”: Leibovitz è dichiaratamente lesbica ed è stata storica compagna dell’immensa Susan Sontag, questo a significare che diversità e fluidità nella redazione di “Rolling Stone” erano già allora praticatissime e ben accolte. E così fa Wenner che si scopa in giro questo mondo e quell’altro, mentre fa tre figli. E questo, francamente gli fa onore.

 

jann wenner con barack obama nel 2016

Fuma canne e pacchetti sigarette a nastro, tira di coca ogni tanto ma soprattutto - dagli anni d’oro di San Francisco- si porta dietro un amore sconfinato per l’Lsd, mai dismesso. Seguono anni pazzeschi, con proventi a palate, quando andare sulla copertina di “Rolling Stone” significa avercela fatta.

 

Jann sta in ufficio, insulta i collaboratori, scopre talenti assoluti altrettanto amanti degli acidi. Tra questi, il re ovviamente è Hunter S.Thompson, meraviglioso, che eternamente strafatto va dietro alle campagne elettorali, su di lui viene tagliato su misura il genere del “gonzo journalism” (anche Hunter finirà per odiare Wenner, dopo che bastardamente cancellò su due piedi il reportage che gli aveva appena commissionato sulla guerra Vietnam; peccato che Thompson stava già a Saigon, in mezzo alla gente che scappava con gli elicotteri).

 

michael douglas jann wenner east hampton 1986

E c’è anche il salottiero Tom Wolfe, dai salotti -appunto- che Jann frequenta, da un certo punto in poi, certo più del CBGB, ovvero il tempio protopunk dove si stava forgiando la musica del presente esteso 1975-2022. Mette star puramente pop in copertina. Il suo occhio gay tranquillamente esibito cerca di ottenere torsi e muscoletti maschili più che può. Lo spirito rock’n’roll, o meglio la cultura rock’n’roll fatta di rottura dei codici, di coraggio, di forza erotica e di stile senza compromessi, fatta di straordinarietà profonda, è dimenticato.

 

paul maccartney jann wenner ringo starr

Si aprono edizioni internazionali, dando in licenza il brand a casaccio, e la qualità del magazine declina, si fa moscia. Jann sta sempre col sigaro coi piedi sulla scrivania in piena Manhattan a straparlare. Non si accorge di quello che sta succedendo intorno: Internet prima, i siti, i social dopo. Se ne fotte. Tenta il colpo mediatico mettendosi con Matt, un bonazzo più giovane che lavora da Calvin Klein (che Jann frequenta agli Hamptons e a Long Island insieme a tutti i fighetti della città) ma è il segreto di pulcinella. Finché arriviamo noi.

 

Quando l’improbabile editore Ixo acquisisce la licenza di “Rolling Stone” per l’Italia, nel 2003, il loro dirigente locale Andrea Cagno chiama prima di tutto David Moretti come direttore artistico dell’operazione (per intenderci, David anni dopo diventerà l’unico art director italiano assunto da Conde Nast USA per l’edizione-madre di “Wired”, giusto a San Francisco, e oggi è art director presso Apple, tanto per dire).

 

jann wenner nel suo ufficio fotografato da annie leibovitz

Moretti chiama me come direttore, anche se non avevo mai fatto giornali, mai. Io chiamo Michele Lupi come vicedirettore (lui stava a GQ come caposervizio). Il mondo italiano di RS inizia a frullarmi nella testa come una trottola, e senza Lsd. Si inizia a formare una galassia complessa fatta di quello che provo a marchiare come “rock’n’roll style magazine”, per evitare che si creasse l’erronea percezione del brand come rivista musicale, e invece no: musica, arte contemporanea, letteratura, cinema, molta moda, politica, amore per le droghe leggere, personalità potenti da ogni campo e molti altri ingredienti (magnificati da uno stile visivo incendiario, viscerale) iniziano a far bollire il pentolone fino a portare ad una pozione esplosiva, ad un nuovo tipo di rivista culturale, molto vicina allo spirito del primissimo “Rolling Stone”.

 

jann wenner nel suo ufficio 1960

Pozione alla quale Michele – che a quel punto mi affianca alla guida- aggiunge il mondo delle corse e degli sport di velocità in genere, il gusto per l’outdoor e il suo abbigliamento, una certa Britannia fine anni 70 (ereditata dal padre, credo, l’art director Italo Lupi).

 

Facciamo il primo numero in meno di due mesi, in un ufficio vuoto senza aria condizionata vicino alla Stazione Centrale di Milano e lo portiamo a fine agosto a Wenner. Ci riceve in ufficio con sufficienza. Si ricrede di fronte ad un’energia che è cinquanta volte più forte di quella del suo prodotto attuale, anche se noi non ne eravamo coscienti a pieno.

 

jackie onassis jann wenner oyster bar manhattan 1977

Si illumina. Ritrova i suoi 20 anni, e ce lo dice proprio che gli ricorda l’RS dei bei tempi. Ma anche i suoi 40 anni, quando sulla rivista c’erano le pubblicità dei grandi marchi di moda, che poi l’avevamo mollato, annoiati dal brodino che veniva propinato loro da questo impigrito mogul dei media (è suo anche il popolare gossipparo “Us”, col quale si divertiva di più, forse). Noi invece ce li abbiamo tutti, quelli della moda.

 

Ci porta a cena a casa sua, dove incontriamo Matt, il fidanzato, una specie di gatto di marmo. Non capiamo un cazzo, di colpo, dopo 10 minuti. Scusate i toni da grandeur sborona, ma è tutto vero. Nelle successive cene che negli anni Wenner darà per la truppa delle versioni internazionali del magazine- trattata con piglio coloniale come una banda di sfigati e nerd senza speranza- si ripeterà la stessa cosa: dopo due bicchieri di vino la testa partiva a razzo.

 

bill clinton jann wenner

Al terzo episodio identico abbiamo sospettato che Wenner mettesse delle cosine chimiche nel vino rosso in modo da rendere la serata meno noiosa per lui. C’era sempre anche il gatto di marmo, imbalsamato. Nel frattempo ad ogni richiesta che facevamo, i suoi sgherri non facevano che dire no, se non lo faceva direttamente lui stesso, con un imperativo chiaro: impedire con forza ogni minimo movimento in avanti.

 

copertina rolling stone 1994

E quindi: no al sito web del giornale in pieni anni Duemila, no a fare magliette (e ne avremmo venduto a paccate), no a dare il brand per una radio rock (per questo sotto al logo di Virgin Radio c’è scritto “Style Rock”, perché Alberto Hazan adorava RS Italia e ne parlammo a lungo), no a tutto ciò che usciva dalla pura rivista di carta. E così il rifiuto a venire a patti con il presente porta Wenner fuori dal tempo (anni dopo, uscirà col website di RS e tenterà approcci goffi al digitale fuori ogni tempo massimo, senza conoscerne i linguaggi), fino ad appesantirsi fisicamente e mentalmente -gli acidi non lo aiutano più da un pezzo- e fino a distruggere la sua creatura che non voleva cambiare di uno iota, trattata come un leggendario negozio di barbiere anni sessanta, mai ristrutturato, con una sua grande storia, ma dove nessuno mette più piede da anni. L’ozio e l’arroganza l’hanno alla fine costretto a vendere tutto, e ad prezzo stracciato.

 

john lennon yoko ono rolling stone

Ora scrive l’autobiografia di un uomo che ha avuto una vita piena, certo, ma con la spocchia di pensare che sia clamorosa. Ma le vite belle sono soprattutto belle dai cinquanta/sessantanni in poi, quando il gioco si fa serio, tosto, e è proprio questo che le rende seriamente interessanti. E questo gioco Wenner l’ha perso.

 

Mettere in copertina dell’autobiografia la propria faccia con un’improbabile espressione da “giovane deliquente” del Dopoguerra (fotografato naturalmente dalla povera Leibovitz) ne è la dimostrazione. Insomma, come un film dell’orrore tagliato su misura per il target “boomer” (e qui ci siamo in pieno, non è un espressione gergale), alla fine si è avverato il peggiore degli incubi: la pietra ha smesso di rotolare e si è coperta di muschio e di funghetti, non importa se allucinogeni.

bob dylan suona con il figlio di jann wenner, gus jann wenner copiajann wenner jann wenner 2jann wenner 3jann wenner con l'ex moglie e i figli jann wenner 4

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...