jeffrey sachs repubblica

PORTATE I SALI A “JOHNNY” RIOTTA: IL PROFESSOR JERFFREY SACHS HA INIZIATO A SCRIVERE SU “REPUBBLICA”! IL DOCENTE DELLA COLUMBIA UNIVERSITY, GRAN TROMBETTIERE DELLA PROPAGANDA RUSSA E CINESE, IERI HA ESORDITO CON UN ARTICOLO INTITOLATO FURBESCAMENTE SUL BRASILE, MA CHE SEMBRAVA SCRITTO DA ORSINI – UN LETTORE DI DAGOSPIA: “È MEMBRO DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI E STRENUO PROPAGANDISTA DELLE RAGIONI DELLA RUSSIA E DELLA CINA. CHI POTREBBE AVER "SUGGERITO" AL GRUPPO AGNELLI DI PERMETTERGLI DI PROPALARE LE SUE FARNETICAZIONI A VANTAGGIO DEI RUSSI E DEI CINESI?” – TRAVAGLIO: “CHE ASPETTANO IL COPASIR, IL DIS, L'AISE, L'AISI E LA DIGOS A INDAGARE? URGE AGGIORNARE LE LISTE DI PROSCRIZIONE…”

ARTICOLO DI JEFFREY SACHS SU REPUBBLICA

1. MAIL A DAGOSPIA

 

Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dago, si legge sul Domani dell'11 gennaio una interessante notizia: arriva a Repubblica, in qualità di editorialista, il Prof. Jeffrey Sachs, della Columbia University. Il Prof. Sachs è (guarda caso) membro della Pontificia accademia delle scienze sociali ed è (ad es. in materia di conflitto ucraino, Covid, genocidio degli Uiguri) uno strenuo propagandista delle ragioni politiche della Russia e della Cina, ovvero - sempre quando si dice il caso - dei due Paesi verso i quali è maggiormente orientata l'attuale politica estera vaticana.

 

Che si sappia, da mesi Stellantis ha sospeso le proprie attività produttive sia in Russia che in Cina. Non dovrebbe dunque avere impellenti motivi di "captatio benevolentiae" di quei due Paesi. Chi potrebbe, dunque, per pura ipotesi, aver "suggerito" al Gruppo Agnelli - Elkann, o al Direttore di Repubblica, di permettere al Prof. Sachs di propalare, su un giornale a larga diffusione, le farneticazioni e i rutti di cui si dà conto nell'articolo del Domani, a tutto vantaggio dei russi e dei cinesi? E perché? Oh, come sarebbe bello saperlo...

Jeffrey Sachs

 

Distinti saluti e auguri di buon lavoro.

(Giancarlo Lupi, Roma)

 

2. LULA USCIRÀ RAFFORZATO ORA LA VERA SFIDA È SALVARE L'AMAZZONIA

Estratto dell'articolo di Jeffrey D. Sachs per "la Repubblica"

 

[…] Qui in Occidente siamo bombardati quotidianamente da narrazioni ufficiali ridicole, per lo più provenienti da Washington: la Russia è il male puro, la Cina è la più grande minaccia per il mondo e solo la Nato può salvarci. Queste dabbenaggini, imbastite all'infinito dal Dipartimento di Stato americano, sono di grande ostacolo alla soluzione dei problemi globali. Ci intrappolano in mentalità sbagliate e persino in guerre che non avrebbero mai dovuto verificarsi e che devono essere fermate con i negoziati piuttosto che con l'escalation.

RIOTTA PUTIN

 

[…] Le alleanze militari sono infatti un pericoloso anacronismo, non una vera fonte di sicurezza nazionale o regionale. Dopo tutto, è stato il tentativo degli Usa di espandere la Nato alla Georgia e all'Ucraina a scatenare le guerre in Georgia (nel 2010) e in Ucraina (dal 2014 a oggi). Né il bombardamento di Belgrado da parte della Nato nel 1999, né i quindici anni di missione fallita in Afghanistan, né il bombardamento della Libia nel 2011 hanno centrato reali obiettivi.

 

IL PASSAGGIO SULLA NATO NELL ARTICOLO DI JEFFREY SACHS

Neppure la Cina è una grave minaccia come viene dipinta oggi in Occidente. Gli Stati Uniti cercano di dare a intendere che viviamo ancora in un mondo guidato dagli Usa e che la Cina è un pericoloso contendente da bloccare.

 

Ma la realtà è diversa. La Cina è un'antica civiltà di 1,4 miliardi di persone (quasi un individuo su cinque nel mondo è cinese) che punta a sua volta ad alti standard di vita e all'eccellenza tecnologica. Non risolveremo i nostri problemi globali tentando invano di "contenere" la Cina, ma attraverso il commercio, la cooperazione e, sì, anche la concorrenza economica con quel Paese. […]

 

3. L'INFILTRATO PUTINIANO

Estratto dell’articolo di Marco Travaglio per “il Fatto quotidiano”

 

JEFFREY SACHS

Allarme russo, ripeto: allarme russo. Un pericoloso putiniano, aiutato dai soliti hacker moscoviti, s' è infiltrato nelle pagine di Repubblica per ribaltare di 180 gradi la linea di Sambuca Molinari. L'ignoto intruso, che si spaccia per l'economista americano Jeffrey D. Sachs e - leggiamo sgomenti - "comincia con questo articolo la sua collaborazione con Repubblica", riempie un'intera pagina sotto il titolo ingannevole "Lula uscirà rafforzato. Ora la vera sfida è salvare l'Amazzonia" per bombardarne senza pietà 11 mesi di editoriali turboatlantisti sulla guerra russo-ucraina: "Qui in Occidente siamo bombardati da narrazioni ufficiali ridicole, perlopiù provenienti da Washington".

 

Quali? Guardacaso, le stesse di Sambuca, Johnny Riotta, Merlo, Messina, Folli, giù giù fino a Cappellini. […] E tutto questo - ripetiamo con sgomento - su Rep: un autobombardamento in piena regola, che non può restare impunito. Prima però bisogna dare un nome e un volto al putribondo figuro.

 

[…] Che aspettano il Copasir, il Dis, l'Aise, l'Aisi e la Digos a indagare? E dove sono Riotta, la Tocci, il commissario Iacoboni, il duo Sarzanini-Guerzoni e gli altri ghostbuster di hacker e agenti russi? Urge aggiornare le liste di proscrizione. Non c'è un minuto da perdere.

 

i putiniani italiani secondo il corriere

4. ALTRO CHE ORSINI, IL VERO PROPAGANDISTA DI PUTIN È JEFFREY SACHS, IL NUOVO EDITORIALISTA DI REPUBBLICA

Youssef Hassan Holgado per www.editorialedomani.it

 

«Qui in occidente siamo bombardati quotidianamente da narrazioni ufficiali ridicole, per lo più provenienti da Washington: la Russia è il male puro, la Cina è la più grande minaccia per il mondo e solo la Nato può salvarci. Queste dabbenaggini, imbastite all’infinito dal dipartimento di Stato americano, sono di grande ostacolo alla soluzione dei problemi globali».

 

A scrivere è Jeffrey D. Sachs, economista della Columbia e membro ordinario della Pontificia accademia delle scienze sociali. Sono frasi tratte dal suo articolo pubblicato il 10 gennaio sulla Repubblica, quotidiano con il quale ha cominciato una collaborazione.

 

IL PASSAGGIO SULLA NATO NELL ARTICOLO DI JEFFREY SACHS

Sachs è un economista riconosciuto a livello internazionale, ma è anche molte altre cose: le sue dichiarazioni negli ultimi tempi su Russia, Cina e Covid-19 sono state oggetto di aspre critiche e gli hanno procurato anche copiosi attestati di stima da parte del sottobosco più oscuro della americana e degli apparati di propaganda russa e cinese.

 

LA GUERRA IN UCRAINA

Il 6 gennaio il Wall Street Journal ha pubblicato un commento al vetriolo contro Sachs e altri personaggi legati all’establishment americano come Mark Episcopos e Dimitri Simes, qualificati fin dal titolo come «le cheerleader di Putin».

 

Nel commento, Adrian Karatnycky accusa Sachs, Episcopos e Simes di alimentare la propaganda anti occidentale del presidente russo Vladimir Putin.

 

articolo del corriere su orsini e i putiniani italiani

Da quando è iniziata la guerra in Ucraina, Sachs è stato intervistato almeno tre volte nel programma televisivo di Vladimir Solovyov, il più noto propagandista del Cremlino, che più volte ha invocato un attacco russo contro i paesi dell’Unione europea ed è noto per il suo odio nei confronti dell’occidente. Di recente ha attaccato anche la Corte penale internazionale, che sta indagando sui crimini di guerra commessi dai soldati russi a Bucha e altrove.

 

JEFFREY SACHS

Sachs ha accusato la Nato di aver spinto la Russia a invadere l’Ucraina – cosa che ha ripetuto nell’articolo di Repubblica, che però è titolato sull’Amazzonia – e ha chiesto a Zelensky di fare un passo indietro rispetto ad alcune sue richieste – tra cui riavere il controllo della Crimea – e tornare al tavolo dei negoziati per siglare la pace.

 

Prestando il suo nome e il suo volto a Solovyov, Sachs ha contribuito a legittimare la visione del Cremlino, e ha anche scagionato la Russia per il sabotaggio del gasdotto Nord Stream.

 

«Scommetto che la distruzione del gasdotto Nord Stream è stata un’azione degli Stati Uniti, forse degli Stati Uniti e della Polonia», aveva detto Sachs a Bloomberg Tv subito dopo la notizia del sabotaggio avvenuto a metà settembre.

 

E poi ha aggiunto: «So che questo va contro la nostra narrazione e che in occidente non è permesso dire queste cose». Le affermazioni, fatte senza portare alcuna prova, sono state immediatamente rilanciate dai siti e dalle agenzie di stampa russe.

 

COVID

Lo scorso luglio, le dichiarazioni di Sachs sul Covid-19 – secondo cui «molto probabilmente è emerso da un programma di ricerca di laboratorio sostenuto dagli Stati Uniti» – hanno messo in imbarazzo l’Alto rappresentante dell’Unione europea, Josep Borrel, che lo ha scelto come consigliere di politica estera.

GHEBREYESUS XI JINPING

 

Contattato da Politico, il portavoce di Borrel ha specificato che Sachs non riceve uno stipendio per la sua attività di consigliere e che non è un funzionario europeo, pertanto le sue opinioni non rappresentano quelle di Borrell.

 

La sua tesi è ribadita anche nelle raccomandazioni finali della commissione sul Covid-19 per la rivista scientifica Lancet.

 

Sachs, che è stato scelto come presidente della commissione, ribadisce che il virus può essere sia uscito da un laboratorio sia giunto tramite trasmissione animali. Entrambe le ipotesi sono valide, ma lui si spinge oltre, dicendo che gli esperimenti di laboratorio erano guidati dagli americani e per questo l’ipotesi non è stata indagata a dovere.

 

Secondo lui non c’è stata una discussione pubblica onesta e trasparente sull’origine del virus, cosa che ha mandato in solluchero tutti quelli che, a ogni latitudine, gridano indignati che «non ce lo dicono».

 

JEFFREY SACHS.

Durante la presentazione del rapporto finale della commissione sul Covid-19, il direttore dell’Oms, Tedros Ghebreyesus, ha criticato pubblicamente Sachs, al quale ha detto: «Nutriamo notevoli preoccupazioni per le omissioni e gli errori fattuali contenuti nel rapporto della Commissione in relazione alle prestazioni dell’Oms».

 

GLI UIGURI

Nell’aprile del 2021 in un articolo pubblicato sul suo sito aveva chiesto all’amministrazione americana di ritrattare le dichiarazioni dell’ex vicepresidente Mike Pompeo che accusava la Cina di genocidio contro gli uiguri.

 

Per Sachs sono dichiarazioni che portano all’escalation militare e benché «esistano accuse credibili di violazioni dei diritti umani contro gli uiguri», «queste non costituiscono di per sé un genocidio».

 

campi di concentramento per uiguri, nella regione dello xinjiang

Inoltre, secondo Sachs «dobbiamo comprendere il contesto della repressione cinese nello Xinjiang» ovvero «fermare il terrorismo dei gruppi islamici militanti», una giustificazione tratta dall’armamentario propagandistico del regime di Xi Jinping.

 

Sono anche dichiarazioni in controtendenza rispetto alle inchieste giornalistiche pubblicate negli ultimi anni e alle risoluzioni approvate da diversi parlamenti (Regno Unito, Canada, Paesi Bassi ecc.) che hanno concluso che nello Xinjiang è in corso un genodicio.

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