renato pozzetto 4

UN POZZETTO DI RIMPIANTI: "MI ASPETTAVO IL DAVID PER 'LEI MI PARLA ANCORA' MA NON SONO DELUSO, NON FACCIO I FILM PER I PREMI – NELLA VITA HO SBAGLIATO AD AVERE QUALCHE AMICIZIA, DI GENTE CHE MI FREQUENTAVA PER FREGARMI. ACCATTONI. DUE IN PARTICOLARE. SONO MORTI ENTRAMBI. NON SO SE DEVO DIRE "PURTROPPO" - JANNACCI MI DISSE CHE “PER AMARE OFELIA” ERA UNA CAGATA, LE SERE IN OSTERIA CON MANZONI E LUCIO FONTANA, LAUZI E MASTROIANNI – COME E’ NATO IL TORMENTONE “EH LA MADONNA- VIDEO

 

Giulia Cazzaniga per "la Verità"

 

renato pozzetto

«Sì, ma non mi chieda le cose che dicono tutti quando si accende la televisione eh, abbiamo sofferto tutti in questo periodo, la vita è stata interrotta per tutti».

Promesso, ci proviamo, Renato Pozzetto. Il Covid è il tormentone di oggi. Lei ne ha creati di ben più divertenti, gag che sono icone.

 

«Non è che ho fatto il cinema per le battute, eh, ma per le storie che raccontavamo e raccontiamo. Per mestiere poi ho inventato, creato, a partire dalle cose che ho sentito in giro. "Eh la Madonna", ad esempio, era un' invocazione popolare, dei muratori milanesi che si schiacciano il dito con il martello».

 

Chissà quanti le chiedono di ripeterla, insieme con il celeberrimo «taac» del Ragazzo di campagna, quando la incontrano.

renato pozzetto paolo villaggio. le nuove comiche

«Tantissimi, ma dipende. Gradisco di più chi mi ringrazia per il divertimento che sono riuscito a portare nelle case degli italiani. In particolare ultimamente ricevo molti complimenti per il mio ultimo film».

 

La definiscono il re del nonsense, dell' umorismo paradossale.

Per le sue canzoni con Cochi, soprattutto. Dicono c' è un filo di linguaggio che va da Piero Manzoni a voi. C' è chi vi accosta al dadaismo.

 

(Ride) «Non so, guardi, ognuno dice la sua, ognuno ha il proprio punto di vista. Io e Cochi ci divertivamo parlandoci così tra noi, e quel linguaggio lo abbiamo portato nelle nostre canzoni. Amici fin da quando eravamo bambini, ci siamo sempre definiti dei saltimbanchi».

 

Sono tanti gli artisti che hanno segnato i vostri inizi, contagiato il vostro modo di lavorare, in quella Milano tra gli anni Sessanta e Settanta.

renato pozzetto dalila di lazzaro oh serafina

«È stata una sequenza di fatalità. Io facevo scuola di geometra, Cochi di ragioneria, entrambi all' istituto Carlo Cattaneo. Soldi pochi, e abbiamo cominciato a frequentare questo locale milanese, un' osteria che era un ritrovo di pittori. Con un litro di vino si stava fino a sera, ad ascoltare canzoni, e a far due chiacchiere. Eravamo proprio dei ragazzi, che si divertivano con l' oste».

 

L' Osteria dell' Oca d' oro.

«Sì, e lì c' erano pittori, più o meno importanti. Manzoni era simpatico».

Quello della merda d' artista, per intenderci.

«C' era anche Lucio Fontana, tra i più noti. Ci diceva: "Perché andì minga a fa' il Festival di Sanremo?"».

 

Possibile per i ragazzi di oggi respirare ancora quell' aria di creatività che respiravate voi?

«Cambia tutto nella vita. Noi siamo stati a galla un bel po'. A Milano oggi non si usa più nemmeno andare all' osteria. Ci sono solo quelle moderne, sui Navigli, ma sono un' altra cosa».

 

Nostalgia?

renato pozzetto paolo villaggio. le nuove comiche

«Mah, io non mi lamento. Frequento tanta gente dello spettacolo, mi confronto, e dialogo ancora con il pubblico che mi sta ad ascoltare. Se manca il pubblico allora sì che è un problema».

Nel '74 E la vita la vita è la sigla di Canzonissima.

«L' ombrello credo serva a tutti in tutto il mondo, ma forse in Italia serve un po' di più. Per chi non ha l' ombrello le cose si fanno più difficili».

 

Quanto c' era di Jannacci nelle vostre canzoni?

«Spesso le musiche erano sue. Abbiamo lavorato insieme al Derby Club, altro luogo storico del cabaret e della canzone milanese, per cinque o sei anni. Ci vedevamo tutti i giorni e siamo diventati amici, semplicemente perché ci piaceva lavorare insieme. Il risultato direi che è stato positivo, se il Derby era sempre pieno di gente, anche che veniva da altre città per vederci».

 

C' è stato un momento particolare in cui le cose sono cominciate a diventare di destra, o di sinistra, e a politicizzarsi? Presunti intellettuali contro presunti popolani.

renato pozzetto paolo villaggio le comiche 2

«La politica e gli schieramenti ci sono sempre stati. Ognuno ha scelto la propria strada. C' è chi ha scelto di farsi coccolare dalla politica, o meglio si è servito della politica per fare strada. Ma ognuno vive come gli pare. Cochi e io eravamo insieme per fare spettacolo, ed eravamo abbastanza particolari, unici».

 

Oggi cosa è popolare?

«Non ho idea di cosa va di moda, sa? Popolare per me vuol dire che hai un pubblico che ti segue, che ti viene ad ascoltare, che paga per sentirti. L' ultimo film mi ha gratificato, questo mi basta».

 

Lei mi parla ancora, di Pupi Avati. Per lei un ruolo drammatico. Hanno scritto che per lei è stata una svolta. Lo è stata davvero?

enrico montesano carlo vanzina renato pozzetto piedipiatti

«Mah, Pupi Avati mi ha proposto il film. Ho letto la sceneggiatura prima da solo, ci ho pensato su, e poi ho deciso con lui che sarei stato capace di gestire il personaggio. E così abbiamo girato, tra mascherine e visite di controllo. Nel cinema ci sono tanti mestieri che devono andare d' accordo. L' attore, il regista, le maestranze Si è collaborato bene insieme».

 

La fa sembrare semplice.

«Recitare mi viene abbastanza naturale. Sarà anche che sono 50 anni che lo faccio».

 

Settanta film?

«Così dicono, secondo me sono 60, non li ho mai contati. Come il panettiere sforna un pane dietro l' altro, così io. Ciascuno fa il suo mestiere».

 

Vittorio ed Elisabetta Sgarbi? Nella pellicola di Avati lei interpreta il padre, Giuseppe.

renato pozzetto enrico montesano piedipiatti

«Elisabetta l' ho vista qualche volta sul set, e poi dopo che il film è uscito. Vittorio è stato molto gentile con me, si è complimentato per il successo, del film e mio».

 

Ha vinto anche un Nastro d' argento speciale, il premio dei giornalisti cinematografici. Dove lo ha posizionato in casa?

«Penso di averlo messo in camera. Ma non sono un collezionista, in tutta la mia vita non ho mai tenuto niente, nemmeno i dischi. È il secondo Nastro che vinco, mi pare».

 

Dopo quello di Per amare Ofelia di Flavio Mogherini, nel 1975, come migliore attore esordiente. È vero che Jannacci le disse che era una boiata e non valeva la pena girarlo?

renato pozzetto ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande

«È vero che disse che era una "cagata", ma nemmeno mio padre è mai riuscito a dirmi cosa fare o cosa non fare. Sono tornato a casa con un ottimo successo, un ottimo incasso e un Nastro, e nessuno ha più detto niente».

 

Ho capito bene che è rimasto deluso per non aver vinto il David di Donatello per Lei mi parla ancora?

«Mi hanno convocato e me l' aspettavo, questo sì. Ma non sono deluso, non faccio i film per i premi. Gliel' ho detto: è il mio mestiere. E non è facile farne tanti, di film: basta che ne vadano male due, ed è finita».

 

A ritirare il Nastro d' argento è andato con sua figlia Francesca.

«Sì, abbiamo un ottimo rapporto, i miei figli e io. Ci vediamo tutti i giorni, abitiamo nello stesso palazzo a Milano. Cinque nipoti, mica pochi».

 

renato pozzetto cochi ponzoni

Sento che sta guidando. Dove va?

«Stamattina sono andato a trovare un amico, e poi a fare un po' di spese. Sono a Laveno, sul lago Maggiore. Dove tra l' altro ho la mia Locanda».

 

È famosa pure quella. Perché a un certo punto ha deciso di aprire un ristorante? Il sogno era riprodurre quell' atmosfera dell' osteria di una volta?

«Ma no, quello è irripetibile. Come ogni anno vissuto, d' altra parte, non trova? La verità è semplicemente che io ho sempre amato la buona cucina, anche in momenti non sospetti. Ora ne parlano tutti, ma io anche quando non avevo soldi li trovavo per andare a mangiar bene, viaggiavo per il cibo».

 

C' è stato un momento in questi mesi in cui si sia pentito di avere aperto un ristorante?

«No, è così bello che ha sì sofferto impedimenti, mascherine e chiusure, ma è già tornato a funzionare come una bomba. È un' antica cascina, un posto fantastico dove la gente si diverte e sta contenta».

 

Renato Pozzetto ha qualche rimorso, nella vita?

«No».

 

STEFANIA SANDRELLI E RENATO POZZETTO SUL SET DI LEI MI PARLA ANCORA

E rimpianti?

«Mah, ho sbagliato ad avere qualche amicizia, di gente che poi mi sono accorto che mi frequentava per fregarmi. Accattoni. Due in particolare. Sono morti entrambi.

Non so se devo dire "purtroppo"».

Urca. Gliel' hanno fatta grossa allora.

«A rubare si muore. Si muore ugualmente, eh, ma insomma è andata così. Bene, ora ho finito la devo lasciare».

 

Non se vada senza dirmi qualcosa del suo nuovo impegno: è direttore artistico del Teatro Lirico di Milano, lo riaprono dopo 22 anni.

RENATO POZZETTO IN ROBA DA RICCHI

«Lo consegneranno tra pochi giorni dopo i restauri. Sono stato coinvolto, spero che vada tutto bene. Lo faccio perché considero Milano la mia città, e perché quello è un teatro bellissimo, storico, che spero diventi un punto di incontro anche per chi non fa il nostro mestiere, ma pure per la moda, l' arte, il design, la musica».

 

Farà al Lirico la sua festa per gli 80 anni? Il 14 luglio ne fa 81, ma l' anno scorso temo non abbia potuto festeggiare alla grande.

«A me è sempre bastato un brindisi con gli altri ragazzi, un buon bicchiere.

Ma non sono uno da festeggiamenti, non ho mai aspettato il giorno del compleanno. Anzi, oggi più che mai».

 

Il teatro sarà intitolato a Giorgio Gaber.

«Esatto. E metta una domanda a seguire: e Jannacci?».

renato pozzetto alle prese con il culo di dalila di lazzaro

 

L' avevo prevista: e Jannacci?

«Ero amico di entrambi, li stimavo molto, abbiamo collaborato tanto insieme».

 

È vero che con Dario Fo facevate le vacanze a Cesenatico a gratis, come fanno gli influencer di oggi?

«A Cesenatico andavamo in gruppo, si ballava alla balera e si rideva tanto. C' erano anche Felice Andreasi e Bruno Lauzi».

renato pozzetto il ragazzo di campagna

 

Fu Lauzi a iniziarla alla politica.

«Era del Partito liberale, aveva dato tanto nella politica, mi ha pregato di accettare l' invito a candidarmi, non ricordo se a Pavia o a Milano. Furono contenti dei voti che raccolsi, li gestirono loro. Breve esperienza, non faceva per me».

 

Ultimo flash: con Marcello Mastroianni, su un motoscafo Riva, sul lago.

«Venne a trovarmi, fu uno dei pochi che ho incontrato anche al di là dei giorni delle riprese. Con lui girai Giallo napoletano, nel 1979».

Chissà come vi guardavano.

«Beh, guardavano lui. Un divo vero, una divinità internazionale. Io sono sempre stato un' altra cosa».

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