the wall

QUARANTA VOGLIA DI MURO – “THE WALL” COMPIE 40 ANNI: L’OPERA DEI PINK FLOYD E SOPRATTUTTO DI ROGER WATERS È PIÙ DI UN DISCO. È STATA LA COLONNA SONORA CHE OGNUNO HA ADATTATO AI SUOI ABISSI E A QUELLI DELLA STORIA: DAL MURO DI BERLINO AL SUDAFRICA – NICOLA ZINGARETTI: “L’EMOZIONE PIÙ GRANDE LEGATA A ‘THE WALL’ È RECENTE, SONO STATO PROFONDAMENTE COLPITO QUANDO NEL 2014 HO LETTO…” – VIDEO

 

 

 

<iframe width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/SNljo-WtP44" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>

 

1 – THE WALL, UN MURO LUNGO 40 ANNI: LA RIVOLUZIONE DEI PINK FLOYD

Claudio Fabretti per “Leggo”

 

the wall pink floyd

Vecchi muri crollano, nuovi muri nascono, ma quello dei Pink Floyd resta fisso da 40 anni al centro della storia del rock. Il 30 novembre 1979 si rivelava al mondo The Wall, il concept-album più amato, riprodotto, imitato e frainteso di sempre (oltre che bestseller da oltre 20 milioni di copie vendute). Mai come in questo caso le ossessioni e le paranoie di un singolo musicista sono riuscite a dar vita a un immaginario così universale.

 

A Roger Waters bastò uno spunto banale – il suo sentirsi sempre più alienato dal pubblico del gruppo, culminato nel famigerato sputo a uno spettatore a Montréal nel 1977 – per edificare un gigantesco incubo collettivo. Perché The Wall è in fondo la colonna sonora che ognuno di noi può adattare ai suoi abissi più cupi. E al tempo stesso, i risvolti simbolici, sociali e politici dell’opera hanno finito col travalicarne la chiave psicologica individuale.

LA COPERTINA DI LEGGO SUI 40 ANNI DI THE WALL DEI PINK FLOYD

 

Ad esempio, nella Germania divisa tra Est e Ovest, The Wall è diventato una bandiera della lotta contro quella frattura simboleggiata dal Muro di Berlino, tanto che nel 1990, con le macerie ancora fumanti di quella barriera, Waters verrà chiamato a riprodurlo dal vivo nella capitale ormai unificata, davanti a una folla immensa.

 

In Sudafrica, Another Brick In The Wall, da canzone di protesta contro i metodi oppressivi di insegnamento che era, si è trasformata in un inno anti-apartheid. E quando in Bring The Boys Back Home - considerato dal bassista il momento-clou dello show – scorrono sul muro le immagini di un bambino che stringe la mano a un soldato, a simboleggiare gli affetti spezzati dalla guerra – è come se Waters si stesse rivolgendo alle vittime di tutti conflitti che insanguinano il pianeta.

 

the wall live in berlin 2

Eppure, è “solo” la storia di Pink, rockstar plasmata su Waters, che arriva a isolarsi dietro un “muro” mentale a causa di una serie di traumi psicologici (la morte del padre nella seconda guerra mondiale, la madre iperprotettiva, gli insegnanti autoritari, i tradimenti della moglie).

 

Ma non c’è solo il messaggio. Il concept floydiano resta anche una formidabile raccolta di canzoni - da Hey You a Comfortably Numb passando per Mother - in bilico tra rock e funk, psichedelia e ballate intimiste in linea con il futuro Waters solista. Un’opera corale nata in studio di registrazione: ingegneri del suono, arrangiatori, produttori portano a compimento il percorso intrapreso sei anni prima con l’altro kolossal The Dark Side Of The Moon.

 

the wall live in berlin 1

E se il suono che ne scaturisce è perfetto, altrettanto straordinaria è la potenza evocativa della grafica di Gerald Scarfe, che, assieme ai disegni della copertina, curerà le animazioni dello show e del film. Già, perché The Wall è soprattutto uno dei più riusciti progetti multimediali della storia del rock: quasi impossibile immaginarlo spogliato della componente visuale, che trionferà proprio nei concerti in technicolor - portati in giro per il mondo dalla band prima e dal suo ex-leader poi - e nel film di Alan Parker del 1982, con Bob Geldof nei panni del protagonista Pink.

roger waters tour the wall 35

 

Sarà anche il disco che porterà alle estreme conseguenze il dissidio tra Waters e gli altri. Affidato il suo testamento floydiano al requiem anti-bellico di The Final Cut (1983), il leader supremo toglierà il disturbo. Ma The Wall resterà il sigillo definitivo alla sua straordinaria stagione alla testa della band inglese.

 

2 – NICOLA ZINGARETTI A LEGGO: «HO AMATO THE WALL ALLA FOLLIA, CUSTODISCE I VALORI DELLA PACE»

NICOLA ZINGARETTI

Intervento di Nicola Zingaretti pubblicato da “Leggo”

 

Sembra una vita fa, l'uscita di The Wall. In quarant'anni abbiamo fatto in tempo a gioire per muri che crollavano, e a vederne erigere di nuovi. Come milioni di persone, ho amato alla follia questo capolavoro di ingegneria musicale, politica e ribellione. Nel corso degli anni, sono tornato spesso, come a una fonte, al suo messaggio di pacifismo, rifiuto della violenza e dell'ordine costituito, assoluto e senza compromessi, incastonato in quella maestosa architettura musicale.

the wall

 

Ma l'emozione più grande legata a The Wall per me è più recente. Sono stato profondamente colpito quando ho letto, nel 2014, che Roger Waters aveva scoperto, dopo una lunga ricerca, che il nucleo sentimentale da cui si generò il corpo di The Wall è un fatto storico accaduto ad Anzio, sulle coste della nostra regione, a pochi chilometri da Roma. È lì che morì nel 1944 il padre di Roger Waters, soldato dell'esercito inglese: combattendo per la nostra libertà.

 

carlo massarini

In The Final Cut, il disco che completa The Wall, la voce narrante si chiede a un certo punto: Is for me that daddy died? Ecco, i quarant'anni di The Wall, oggi in questo complicato snodo storico in cui vediamo rivivere tensioni, istinti di guerra, nuovi muri - mi fanno pensare soprattutto al peso di una responsabilità politica ed etica: alla necessità di custodire, con cura e amore, la pace e i valori democratici che ci hanno consegnato i nostri padri e le nostre madri.

 

3 – «SUI MATTONI DI QUEL MURO, UN INCUBO COLLETTIVO»

Claudio Fabretti per “Leggo”

 

Carlo Massarini, che cosa rappresentava quel muro allora e cosa rappresenta oggi, in un’epoca in cui alcuni muri sono caduti e altri se ne vogliono costruire?

Carlo Massarini

«Lì erano gli incubi personali di Waters che diventavano simbolo, che raggiunge il punto più alto quando nel 1990 è portato in scena ad Alexanderplatz, di fronte al Muro di Berlino demolito appena un anno prima. Oggi i muri vengono eretti (o minacciati) per contenere, separare: è solo l’inizio dell’evoluzione della trama di Waters, chissà se il finale sarà altrettanto liberatorio, o solo una prosecuzione dell’incubo».

roger waters

 

Fu anche uno spartiacque nella storia dei Pink Floyd: finì con il dividere le strade del leader e del resto della band...

«Lo spunto è proprio l’ultima tappa del tour precedente, quando Waters, innervosito dalla caciara di alcuni spettatori in prima fila, sputa verso di loro e pensa che vorrebbe costruire un muro fra il palco e il pubblico. Due anni dopo, i rapporti erano ormai usurati, in parte anche per le difficoltà di realizzare un album di tal magnitudo».

NICOLA ZINGARETTI

 

La sua peculiarità sta anche nell’essere un disco multimediale, da leggere su più livelli (disco, show, film)?

the wall live in berlin

«Sì, anche se non è stato il primo. Gli Who con Tommy, dieci anni prima, e Quadrophenia, avevano già declinato la storia su più medium: disco, teatro, cinema, colonna sonora (The Wall ha anche una versione operistica)».

 

Al di là del messaggio di Waters, è un disco in cui ognuno può trovare nuove chiavi di lettura. È anche questo ad averlo reso sempre attuale?

«Sì, rimangono leggendari l’impianto mastodontico dal vivo, che Waters ora porta in tour solista (maggior incasso di sempre di un singolo performer), e la complessità della scrittura. Vi si intrecciano tanti temi diversi: la solitudine, la guerra (da sempre un tema fondamentale di Waters, il cui padre è morto nello sbarco alleato di Anzio), l’alienazione della star, la rigidità del sistema scolastico inglese, i sistemi totalitari. E, infine, la redenzione attraverso la presa di coscienza. È un disco molto visuale, che ripercorre un viaggio interiore paranoico e disperato, dentro e fuor di metafora».

concerto the wall

 

Che tipo di hit fu il singolo “Another Brick In The Wall”?

«È un unicum – per arrangiamenti, ritmo - della loro storia. Molto lontana dagli inizi psichedelici. Non volevano farla uscire a 45 giri, non con quella base simil-disco. Fu il produttore Bob Ezrin a imporsi, ed è stata una delle chiavi del successo dell’album. Il brano – col coro di bambini che incalza - ha un’efficacia pazzesca».

 

Perché dopo “The Wall” è diventato sempre più difficile realizzare concept-album?

«Quelli erano gli anni dei concept-album, dischi con una trama e un pensiero unificante. Da Sgt. Pepper’s ai Pink Floyd è stata una stagione memorabile. Le rock opera non sono finite lì, ma ormai tutte le band che ne avevano i mezzi si erano già cimentate. È una buona idea, ma ambiziosa, complessa e perennemente a rischio di gigantismo e banalità insieme».

Ultimi Dagoreport

donald trump padrone del mondo

DAGOREPORT – TRUMP HA UCCISO LA POLITICA, COSI’ COME LA CONOSCEVAMO: CON LUI VALE IL DIRITTO DEL PIU’ FORTE (LE TRADIZIONALI CATEGORIE DI DESTRA E SINISTRA IN QUESTO SFACELO, HANNO ANCORA SENSO?) - DIPLOMAZIA, DIRITTO INTERNAZIONALE, MULTILATERALISMO E DIALOGO SONO STATI ROTTAMATI IN NOME DEL “SI FA COME DICO IO” - UN BRUTALE RITORNO ALLA POLITICA DI POTENZA DELL’OTTOCENTO E TANTI SALUTI A ONU, NATO, UE E ORGANISMI SOVRANAZIONALI – GODONO SOLO PUTIN E XI JINPING, CHE INFATTI DAVANTI AL BLITZ IN VENEZUELA E ALLA MINACCIA DI TRUMP DI OCCUPARE LA GROENLANDIA TACCIONO – SI DIRA’: MA TANTO TRUMP NEL 2028 SARA’ FUORI DALLA CASA BIANCA. SICURI? GIA’ NEL 2021 NON ACCETTO’ LA SCONFITTA E MANDO’ I SUOI SCAGNOZZI AD ASSALTARE IL CONGRESSO – ORA STA IMPRIMENDO AGLI USA UNA LENTA SVOLTA AUTORITARIA E I SEGNALI NON MANCANO…

antonio di pietro raul gardini

FLASH – PERCHÉ TONINO DI PIETRO HA ASPETTATO 33 ANNI PER RIVELARE LA VERITÀ SULLA PISTOLA RITROVATA LONTANO DAL CADAVERE DI RAUL GARDINI IL 23 LUGLIO 1993? SOLO ORA, IN UN’INTERVISTA AD ALDO CAZZULLO CHE ANDRÀ IN ONDA DOMANI SU LA7, DURANTE “UNA GIORNATA PARTICOLARE”, DI PIETRO AMMETTE: “L’HO PRESA IO STESSO CON IL FAZZOLETTO QUANDO SONO ARRIVATO E ABBIAMO PRESO ATTO CHE SI ERA UCCISO”. POI PRECISA: “NON FUI IO IL PRIMO A INTERVENIRE, MA L’EX MAGGIORDOMO”. NON CAMBIA IL SUCCO DEL DISCORSO: PERCHÉ NE PARLA PUBBLICAMENTE SOLO ADESSO, DOPO TRE DECENNI IN CUI SI È SUSSEGUITO OGNI TIPO DI IPOTESI SU QUELLA PISTOLA…

roberto vannacci matteo salvini

FLASH – ROBERTO VANNACCI BATTERÀ I TACCHI E ANDRÀ ALLA KERMESSE LEGHISTA “IDEE IN MOVIMENTO”, DAL 23 AL 25 GENNAIO A ROCCARASO? PER L'ADNKRONOS, IL GENERALE NON CI SARA' MA I RUMORS SOSTENGONO CHE IL GENERALE E SALVINI AVRANNO UN FACCIA A FACCIA, PROPRIO IN ABRUZZO - IL MILITARE ABBASSERÀ I TONI, RIALLINEANDOSI ALLA VECCHIA BASE LEGHISTA, O SALUTERÀ INAUGURANDO UN PARTITO SUO? - UNA FORMAZIONE “VANNACCIANA” POTREBBE VALERE TRA IL 2-3%. POCHINO MA IN GRADO DI ROMPERE LE UOVA ALLA LEGA E AL CENTRODESTRA...

rocco eleonora andreatta fabrizio corona

FLASH! – COME SI CAMBIA, PER FATTURARE! - ELEONORA "TINNY" ANDREATTA, FIGLIA DEL DEMOCRISTIANO BENIAMINO, ERA CONSIDERATA UNA BIGOTTONA D’ALTRI TEMPI QUANDO ERA IN RAI - ALL'EPOCA, DA DIRETTRICE DI RAI FICTION, PROMUOVEVA SOLO SCENEGGIATI SU PRETI, SUORE E FORZE DELL'ORDINE, PER NON TURBARE IL SONNO DEGLI ANZIANI TELESPETTATORI - UNA VOLTA PASSATA A NETFLIX, HA ROTTO GLI INDUGI: È DIVENTATA AUDACE! SOLO SESSO, DROGA E STORIE “MALEDETTE”, COME LE SERIE SU ROCCO SIFFREDI, I FESTINI DI “TERRAZZA SENTIMENTO” E ORA IL DOCUMENTARIO SUL PREGIUDICATO FABRIZIO CORONA...

luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone mps mediobanca

FLASH! - E SE SU MPS STESSE ANDANDO IN SCENA UN BEL TEATRINO? NON SARA' CHE LE LITI TRA LOVAGLIO E CALTAGIRONE, RACCONTATE IN QUESTI GIORNI DAI QUOTIDIANI, FANNO PARTE DI UNA "NARRAZIONE" UTILE A DIMOSTRARE CHE TRA L'AD DI MONTEPASCHI E IL COSTRUTTORE NON CI FU ALCUN "CONCERTO" PER L'ACQUISTO DI MEDIOBANCA? - A TAL PROPOSITO, VALE SEMPRE LA PENA RICORDARE LE GUSTOSE INTERCETTAZIONI TRA I DUE, IL 18 APRILE, ALL’INDOMANI DELL’ASSEMBLEA MPS CON CUI VENNERO SUPERATE LE RESISTENZE ALL’AUMENTO DI CAPITALE DELLA BANCA AL SERVIZIO DELLA SCALATA DI MEDIOBANCA: “MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE? COME STA?”; “MOLTO BENE! ABBIAMO FATTO UNA BELLA OPERAZIONE. IL VERO INGEGNERE È STATO LEI, IO HO ESEGUITO SOLO L’INCARICO”

leonardis enrico marchi elkann la stampa marco gilli

FLASH! - LA TORINO CON I DANE' SI MOBILITA PER SALVARE "LA STAMPA": LE DUE CORDATE INTERESSATE AL QUOTIDIANO (GRUPPO SAE DI ALBERTO LEONARDIS E GRUPPO NEM DI ENRICO MARCHI), HANNO BISOGNO DEL SUPPORTO DELLE FONDAZIONI CRT E SANPAOLO - NELLA CORSA A "LA STAMPA", AL MOMENTO E' IN VANTAGGIO ENRICO MARCHI, CHE HA GIA' RILEVATO DA GEDI I QUOTIDIANI DEL NORD-EST: "NEM" HA OTTENUTO LA BENEDIZIONE DI CRT E POTREBBE PRESTO AVERE ANCHE QUELLA DI SANPAOLO, GUIDATA DA MARCO GILLI, VICINISSIMO AL SINDACO LORUSSO...