scalfari angelo rizzoli

"ANGELO, SEI UNO STRONZO" – A CACCIA DI SOLDI PER DAR VITA A “LA REPUBBLICA”, SCALFARI BUSSA DA ANGELONE RIZZOLI E RESTA BASITO DAL “VERSO” DI UN PAPPAGALLO: “MA COME È POSSIBILE CHE ABBIA ADDESTRATO UN UCCELLO PER FARSI INSULTARE?” - RIZZOLI SPIEGÒ: "OGNI QUALVOLTA PRENDO UNA DECISIONE VOGLIO CHE IL PAPPAGALLO MI DICA SE HO FATTO BENE O NO. SE MI DÀ DELLO STRONZO ALLORA CI PENSO DUE VOLTE PRIMA DI CONCLUDERE L'AFFARE" - PENSAI CHE FORSE SAREBBE STATO PIÙ PRATICO SE SI FOSSE AFFIDATO AI DADI O ALL'OROSCOPO…”

Eugenio Scalfari per “la Repubblica” - Estratto

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EUGENIO SCALFARI - CARLO CARACCIOLO - MARIO FORMENTON

Il nostro piano industriale prevedeva un investimento di 5 miliardi di lire, appena sufficiente per avviare il giornale. Avevamo calcolato il punto di pareggio - il break even - come si dice oggi, si attestava intorno alle 130mila copie vendute.

 

Per quanti sforzi facessimo, i nostri capitali erano insufficienti e perciò ci rivolgemmo alla cosiddetta "borghesia illuminata" facendo il classico giro delle sette chiese tra coloro che avevano un cospicuo reddito. Pochissimi si mostrarono interessati e alla fine raccogliemmo meno di quattrocento milioni.

eugenio scalfari carlo caracciolo

 

Gli utili accantonati nell' Espresso ammontavano a circa un miliardo e con le fideiussioni che alcune banche ci accordarono arrivammo alla cifra di due miliardi e mezzo. Dovevamo trovare il resto sul mercato. Solo due editori erano in grado di affrontare quell' investimento, Rizzoli e Mondadori. Mi rivolsi al primo.

 

Avevo conosciuto superficialmente Angelo Rizzoli, un imprenditore che si rivelò abilissimo nel suo campo. Non posso dire lo stesso del figlio Andrea e del nipote Angelo. "Angelone" come era stato soprannominato per via del suo corpo massiccio. Andrea si dimostrò ambizioso ma debole. Aveva sposato Ljuba Rosa, una ragazza molto avvenente con cui Caracciolo aveva avuto un flirt.

francesco merlo eugenio scalfari antonio gnoli foto di bacco (1)

 

Nel 1970 alla morte del padre Andrea ereditò una parte dell' impero e con i capitali a disposizione tentò la scalata al Corriere della sera allora nelle mani di Giulia Maria Crespi, Gianni Agnelli e Angelo Moratti. Nel 1974 i Rizzoli riuscirono a conquistare il quotidiano di via Solferino. Alla luce delle cose che sarebbero accadute in seguito non fu un grande affare.

 

L' anno successivo cominciò a girare la voce che ad Angelone, forse per affrancarsi dall' ingombrante figura del padre, non dispiaceva l' idea di creare un nuovo quotidiano. Andai a trovarlo una prima volta a Roma. Abitava a Porta San Pancrazio dove più di un secolo prima c' era stata la battaglia di Garibaldi contro i francesi.

angelo rizzoli

 

L' impatto visivo della casa dall' esterno era notevole: da una finestra si scorgeva sullo sfondo la statua di Anita Garibaldi, un' eroina a cavallo con la mano nell' arma mentre si fa largo tra le schiere dei nemici che la circondano.

 

Nell' agiografia risorgimentale Anita era sempre stata vista come il riflesso delle imprese dell' eroe dei due mondi ma in quella composizione scultorea acquisiva forse per la prima volta uno spessore e un' autonomia che la storia le aveva negato. Chissà se anche Angelone avrebbe avuto il suo momento di gloria.

 

Quel primo incontro in realtà servì solo a capire quanto fossero fondate le voci circa il progetto di un nuovo giornale. Ci riservammo un secondo round, questa volta nella sua abitazione milanese dove arrivai con leggero anticipo. Aprì un cameriere che mi fece accomodare nello studio. Improvvisamente sentii una voce stridula e sgraziata che pareva dire "buongiorno".

biabiagi, angelo jr. e nicola carraro

 

Era il verso di un pappagallo chiuso in una piccola voliera. Pochi minuti dopo Angelo entrò nella stanza e per prima cosa si diresse verso la gabbia, l' aprì e, facendone uscire il pappagallo, cominciò a parlargli. La scena era a dir poco surreale. Gli aveva insegnato a ripetere "Angelo, sei uno stronzo".

 

Ma come è possibile che qualcuno abbia addestrato un uccello per farsi insultare? Rivolsi la domanda a Rizzoli il quale lo spiegò. "Ogni qualvolta prendo una decisione voglio che il pappagallo mi dica se ho fatto bene o no. Se mi insulta e se mi dà dello stronzo allora ci penso due volte prima di concludere l' affare". Pensai che forse sarebbe stato più pratico se si fosse affidato ai dadi o all' oroscopo.

angelo jr, andrea rizzoli e commenda

 

Finalmente parlammo del progetto che mi stava a cuore. Gli dissi che in quella fase esplorativa avevamo pensato alla Rizzoli come alla grande famiglia editoriale in grado di sostenere la metà di un investimento che avevamo calcolato intorno ai 5 miliardi.

 

Angelone prese tempo. Guardai il pappagallo, che si era appollaiato sul davanzale della finestra. Mi pare appartenesse alla specie dei Cenerini. Angelone si alzò un po' a fatica dalla poltrona e claudicante si diresse verso il pennuto. Sibilò nell' aria uno "stronzone" che mise fine a una storia che non era neppure cominciata.

alberto e angelo rizzoli

 

Nel 1978 Andrea Rizzoli lasciò l' impresa editoriale nelle mani del figlio e si ritirò nel Sud della Francia incalzato da una malinconia e da un' inerzia che i soldi non potevano curare. In poco tempo Angelo si lasciò invischiare a pericolose trame finanziarie e nell' affaire P2.

 

Fu travolto dai debiti e dall' opinione pubblica che gli voltò le spalle. Ho provato una certa pena per quest' uomo introverso e mal consigliato, che non seppe amministrare con oculatezza i propri beni cospicui.

 

L' arresto per la bancarotta, il sequestro delle proprietà, la morte per infarto del padre, il suicidio della sorella, rivelarono i tratti di una tragedia che nessuno avrebbe potuto immaginare per quello che era stato il padrone del primo gruppo editoriale del paese.

 

ANGELO RIZZOLI E MAURIZIO COSTANZO E BRUNO TASSAN DIN ANGELO RIZZOLI L'ARRESTO DI ANGELO RIZZOLI NEL 1983ANGELO RIZZOLI

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