bret easton ellis

"CANCEL CULTURE", IL NUOVO MACCARTISMO AMERICANO - BRET EASTON ELLIS: ''IL MIO ROMANZO D'ESORDIO OGGI SAREBBE PUBBLICATO SOLO SE SCRITTO DA UNA PERSONA DI COLORE DISABILE E TRANSGENDER. LE CORPORATION DELL'EDITORIA E DELLO SPETTACOLO SONO DIVENTATE UN CAMPO DI RIEDUCAZIONE - ALL'UNIVERSITÀ TI INSEGNANO CHE È IMMORALE METTERSI NEI PANNI DELL'ALTRO E RUBARGLI LA STORIA. UNO DOVREBBE SCRIVERE SOLO DELLA PROPRIA ESPERIENZA. MA CHE COSA SIGNIFICA ESSERE UNO SCRITTORE? NON SIGNIFICA PROPRIO METTERSI NEI PANNI DELL'ALTRO?''

 

Giuseppe Culicchia per “la Stampa

bret easton ellis - bianco

 

Viviamo in un' epoca contrassegnata da un nuovo puritanesimo, o se preferite da un nuovo maccartismo nel nome del politicamente corretto: al punto che se uno scrittore bianco maschio eterosessuale narrasse le vicende di una protagonista nera Lgbtqi verrebbe accusato di «appropriazione culturale».

 

Si tratta, a tutti gli effetti, di una questione che ha a che fare con la libertà di chi pratica il mestiere di narratore. Una libertà che oggi si scontra con la cosiddetta cancel culture, e che è al centro di Bianco, l' ultimo libro di Bret Easton Ellis, uscito qualche mese fa (in Italia da Einaudi) e alla luce degli ultimi eventi (l' abbattimento delle statue di Colombo, la lettera dei 150 pubblicato da Harper' s Bazaar) straordinariamente attuale.

 

«Sono scioccato per ciò che sta avvenendo, è orwelliano», dice lo scrittore americano.

bret easton ellis foto di bacco

«Ma il libro parla di questo, parla del passaggio dal vivere, crescere ed essere educato in una società libera, una società che crede nella libertà di espressione, che crede che tu sia qualcosa di più del colore della tua pelle, che sia qualcosa di più della tua sessualità, per poi ritrovarti in un' epoca dove non si parla altro che di identity politics, appropriazione culturale, proteste e resistenza.

 

Oggi le statue possono essere distrutte, i dipinti possono essere rimossi, le opinioni possono essere modificate e rinominate dal New York Times, è un momento molto strano. E così il libro è più attuale ora di quanto non lo fosse quando è uscito lo scorso anno».

mia e ronan farrow

 

Recentemente il regista Spike Lee si è scusato per aver difeso Woody Allen.

«La storia di Spike Lee mi ha sorpreso perché non sembrava nello stile di Spike Lee. Ma Spike Lee ha un nuovo film in uscita e il mondo dello spettacolo in America è governato dalle corporation e le corporation sono tendenzialmente contro Woody Allen. Quindi il responsabile della promozione del nuovo film di Spike Lee deve avergli spiegato che doveva ritrattare».

 

woody allen, mia farrow e i figli

A proposito di cancel culture e Woody Allen: la sua autobiografia è stata pubblicata in Italia da La Nave di Teseo, mentre in Francia si sono rifiutati di stamparla. Una vera forma di censura in nome del politically correct.

Bret Easton Ellis

«All' inizio nemmeno qui da noi c' era un editore disposto a pubblicare il libro di Woody Allen, ma alla fine è uscito. L' ho letto ed è bellissimo, molto divertente. Il problema è che l' editore che stava per pubblicarlo qui negli Stati Uniti ha pubblicato anche Ronan Farrow, il figlio presunto di Woody, anche se assomiglia così tanto a Frank Sinatra, con cui la madre aveva una relazione mentre stava con Allen. Dunque il libro di Woody Allen non poteva essere pubblicato dalla stessa azienda che pubblica Ronan Farrow.

woody allen mia farrow soon yi

 

Inoltre qui in America vige la narrazione secondo cui Allen è colpevole, anche se quando leggi questo libro capisci chiaramente che non lo è. E certo decidere di non pubblicarlo perché lo si ritiene colpevole, al di là del fatto che nessun tribunale lo ha condannato, è una forma di censura. Ma il problema è che le corporation sono notoriamente politically correct e di sinistra.

american psycho 5

 

Ora, io ho sempre sentito di appartenere a quella parte, ma poi lentamente mi sono spostato verso il centro. Non a destra, perché non sono un conservatore, un repubblicano: ma mi sono allontanato dall'"illiberalismo" della sinistra in questo Paese, e il caso Allen è un esempio perfetto del perché».

 

Un altro caso è quello di Roman Polanski: c' è chi pensa che i festival non dovrebbero più accogliere i suoi film.

 

sharon tate e roman polanski

«Se uno considera tutta la musica che ama, tutti i film che ama, tutte le opere che ama, tutta l' arte che ama e giudica ogni cosa in base alla biografia degli artisti, beh, probabilmente non resta granché. L' arte viene per prima. Ma ciò che sta succedendo ora, ed è molto interessante che sia successo negli ultimi dieci anni, è che l' artista è la star.

 

Oggi è l' identità dell' artista a dare un significato al suo lavoro. Se sei transessuale, se sei gay, se sei una persona di colore, allora questo diventa il tuo biglietto da visita. E ciò che conta non è necessariamente ciò che hai creato ma ciò che porti in scena come identità. Ed è una cosa spaventosa, perché è il fondamento di una società alla quale non importa dell' arte ma che ritiene si debba guardare prima all' artista.

bret easton ellis 12

 

Roman Polanski è davvero un bravo regista, e in nessun modo glielo si può togliere. E penso che quello che è successo nel 1976-77 sia stato risolto da entrambe le parti, dalla ragazza e anche da Hollywood in un certo senso, perché gli hanno dato l' Oscar per Il pianista. Non posso guardare un film di Roman Polanski o di Woody Allen e automaticamente rifiutarli per i difetti che hanno come persone, non sono mai stato in grado di farlo».

 

Quando lei consegnò American Psycho, il suo precedente editore si rifiutò di pubblicarlo, e quando finalmente il libro uscì lei venne attaccato dalle femministe e accusato di essere misogino, omofobo, razzista e così via. Pensa che oggi American Psycho troverebbe un editore?

bret easton ellis 13

«Penso che se fosse scritto da una persona di colore disabile e transgender probabilmente lo troverebbe, ma da un uomo di mezza età bianco o da un giovane bianco no, non troverebbe nessuno disposto a pubblicarlo, se non forse un editore di nicchia: in quel campo di rieducazione che sono oggi le corporation dell' editoria e dello spettacolo in America no, non sarebbe possibile. Sono tanti i libri che non so se oggi sarebbero pubblicati: non penso che Fight Club, il romanzo del '96 di Chuck Palahniuk, verrebbe pubblicato, perché molti dicono che difende la violenza, il dolore e la crudeltà».

 

roman polanski mia farrow sharon tate

Oggi negli Stati Uniti e altrove si stanno buttando giù le statue, e la stessa cosa succede con la letteratura. In realtà è un fenomeno che viene da lontano, anni fa Mark Twain venne accusato di usare la parola «negro» nelle Avventure di Huckleberry Finn, per cui il libro venne proibito in alcune università americane: e dire che Twain era un convinto abolizionista e disertò dall' esercito Confederato. C' è chi accusa Shakespeare di razzismo e antisemitismo, e Dante di islamofobia e omofobia.

 

Tutto dovrà essere riscritto?

bret easton ellis

«Di recente, come sapete, qui in America la Hbo ha tolto dal suo catalogo Via col vento, salvo poi rimettercelo in una nuova edizione in cui si sottolinea che la pellicola è razzista. Il problema è che quando fai una cosa del genere, hai incoraggiato il plotone d' esecuzione circolare della sinistra, dico circolare perché poi va a finire che si sparano tra loro.

 

Una parte del problema di bandire Via col vento è che Hattie McDaniel ha vinto l' Oscar come miglior attrice non protagonista. Era la prima attrice nera ad aver vinto un Oscar. È per questo che quando se ne sono resi conto poi hanno lasciato perdere. Qui ormai all' università ti insegnano che è immorale mettersi nei panni dell' altro, rubargli la storia. Uno dovrebbe scrivere solo della propria esperienza. Ma che cosa significa essere uno scrittore? Non significa proprio mettersi nei panni dell' altro?

Chuck Palahniuk

 

Quello che sta succedendo è assai preoccupante. Penso che molte persone lo capiscano, ma che quelli che si lamentano di più sono anche quelli che emergono di più, quindi sentiamo la loro voce ma non sentiamo quella di persone molto più sensate, ai margini del dibattito, che semplicemente non si vogliono mettere in mezzo perché non vogliono essere cancellate, non vogliono dire la cosa sbagliata».

 

donald trump roger ailes

Credo che negli anni Settanta, quando Bianco inizia, fossimo molto più liberi. Lei ha nostalgia del passato?

«Sì. Il nuovo romanzo a cui sto lavorando è ambientato nel 1981, e in questo periodo penso tantissimo al passato. Non era tutto fantastico, ma rispetto a oggi avevi una gran voglia di diventare qualcosa, di crescere, di maturare, volevi diventare adulto. Oggi le persone restano piccole molto più a lungo, ed è quello che vogliono.

 

All' università c' era il cineclub e si dibattevano i film e le discussioni diventavano anche accese, ma non erano tutti così arrabbiati e non ci si urlava così tanto addosso gli uni contro gli altri. Il dibattito era civile e le persone non venivano cancellate, buttate fuori o bandite dal college. La libertà di espressione era al primo posto, era vitale, mentre ora semplicemente non lo è più. Qui in America viviamo in uno stupido Paese.

 

donald trump andrew jackson

È una terra di idioti: hanno buttato giù le statue di persone che proteggevano gli schiavi. Non sanno che cazzo stanno facendo, e la cosa molto triste che ho scoperto in queste ultime settimane è che tutti in America sono stupidi, politici, manifestanti, poliziotti, tutti sono stupidi. Io la penso così».

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